Capitolo quattro. - "Versace."
Italy, Milan
Aveva solo otto anni, il bambino che stava steso sul prato del giardino di casa sua. Anzi, della sua grande casa.
Il suoi capelli erano corti e neri, gli occhi marroni esprimevano tanto sentimento e voglia di vedere bene le cose.
Era un amico della bambina Allyson Brooke Hernandez, la stessa nella quale il signor Jerry lavorava per Moschino.
L'erba candida cullava il bambino che si sentiva libero con un falco nel cielo. Le sue labbra reggevano un filo di erbetta, la mangiucchiava mentre guardava le nuvole.
Le grandi nuvole mostravano delle figure, e lui, decise di dargli un senso. "Quella, sembra un delfino." Pensò mentre guardava attentamente.
Era uno dei sue passatempi preferiti, dopo di questo c'era l'altalena. La sua routine quotidiana era: Svegliarsi alle 08:00, andare a scuola, mangiare, fare i compiti e rilassarsi per poi andare a dormire alle 22:30.
Gli piaceva questo ambiente. Ogni volta, il padre gli ricordava di quante volte si salvava dalla guerra.
Per fortuna, questa volta erano salvi per sempre.
«Javadd.» lo chiamò la madre e il bambino si alzò dal prato e camminò verso la donna che subito lo pulì con dolcezza.
«Non ti arrabbiare.» disse il bambino.
«Per cosa?» corrugò le sopracciglia la madre e lui sospirò.
«Per essermi steso sul prato, con questi vestiti.» disse piano mentre stava dritto con la schiena.
«Tranquillo.» gli fece l'occhiolino.
«Grazie.» sorrise.
Lui era Zain Javadd Malik, un bambino di otto anni che viveva in Italia da quando aveva un anno. Zain, di origini pakistane, nacque a Bradford dalla madre Trisha Brennan Malik e dal padre Yaser Malik. Il bambino, ha un carattere semplice, il suo sogno più grande, è quello di diventare qualcosa di grande.
Malik purtroppo, soffre di bullismo, bambini più grandi di lui, l'hanno preso di mira, di conseguenza, veniva picchiato fino allo sfinimento perché diverso. Zain era pakistano e questo, certi bambini non lo accettavano.
A difenderlo, però, c'era la sua amica, Allyson Brooke. Le voleva molto bene, e lo accettava per quello che era. Zain non aveva fatto nulla di male, perché essere preso di mira? Solo perché credeva in una fede diversa? Perché era di origini diverse?
Il bambino aveva problemi a scuola, Ally invece, era la prima ad aiutarlo e a fargli capire in un modo o in un altro, come funzionassero certi esercizi.
Il sogno del bambino era quello di seguire il padre nel gran mondo della moda, ma c'era qualcosa che gli imponeva questo sogno, ovvero quello di cantare.
A Zain gli piacevano entrambe le cose, amava cantare e danzare, amava sentirsi libero. Ma qualcosa lo portava a pensare alla moda.
«Dimmi mamma.» disse Zain con dolcezza.
«Entra dentro, non voglio che stai fuori con i bambini cattivi che girano per il quartiere.»
«Cosa posso fare?» chiese.
«Semplice, vai da tua sorella Doniya. Sta disegnando in camera sua.» gli fece notare e il bambino percorse le scale di corsa.
«Doniya.» la chiamò lui bussando.
«Avanti.» disse la maggiore. Il bambino entrò e si mise vicino a lei.
«Zain, devi chiudere la porta. Quante volte te lo devo dire?»
«Ah, scusa...» ridacchiò divertito e andò a chiudere la porta della camera per poi tornare dalla sorella. «Cosa stai copiando?»
«Sto copiando dei vestiti da una rivista che mi ha dato papà Yaser.» disse.
«È Versace?» la guardò.
«Dubitavi?» chiese mentre passava la matita sul foglio con un dolce sorriso in viso.
«No, quando mai.» rise lui.
Versace, venne fondata da Gianni Versace a Milano nel 1978, la casa moda, produce abbigliamento, calzature, accessori, occhiali e profumi. L'uomo, della grande azienda, la lasciò in eredità alla famiglia: Santo Versace, il presidente e Donatella Versace che ne è il vicepresidente e Direttore creativo.
Yaser Malik, venne subito assunto a lavorare nella grande azienda. Era un uomo ricco di idee e con una ottima abilità nel disegno. La famiglia riuscì a sistemarsi subito, si costruirono una villa in campagna dove poterci vivere in pace, senza nessuna guerra che potesse distruggere tutto.
Le loro condizioni economiche erano buone, riuscirono a permettersi di tutto.
«Com'è andata oggi a scuola?»
«Credo bene... Il solito dopotutto.» confessò Malik.
«Di nuovo? Zain, quand'è che ti sveglierai? Devi reagire.» disse la sorella maggiore e il bambino fece spallucce.
«A scuola mi hanno insegnato che la violenza non porta da nessuna parte.» disse serio.
«Ma cavolo, non puoi continuare così.» disse nervosa Doniya.
«Non voglio scontri. Quando sarò qualcuno, vedrai come torneranno da me a stringermi la mano.» disse il bambino e la maggiore negò con la testa.
«Zain, hai otto anni.» disse. «Sai quanti anni ci vogliono per essere qualcuno di famoso? In tutti quegli anni ne prenderai sempre.» disse piano.
«Vorrà dire che ne prenderò.» mormorò e la ragazza vicino a lui, sospirò.
«Che pensi di fare da grande?»
«Mi piacerebbe cantare, ma anche seguire le orme di papà.» disse il bambino pensieroso.
La ragazza pensò un po', lasciò la matita e guardò il suo dolce fratellino. «E se facessi entrambi?» lo guardò e Zain alzò la testa.
«Non lo so.» disse piano e sospirò.
«Va bene, tranquillo. Dopotutto sei ancora un moccioso.» lo prese in giro e il bambino ringhiò.
«Sei sempre simpatica.» disse piano.
«Dai, disegna con me.» disse la maggiore e Zain prese un foglio dove iniziò a disegnare qualcosa di costruttivo.
Ad un certo punto, il campanello suonò.
Trisha andò ad aprire il portone bianco e vide una bambina con i suoi enormi occhiali da vista, l'aveva accompagnata la madre Patricia. «Oh, ciao Patricia.» sorrise la donna e la madre di Allyson sorrise.
«Disturbiamo?» chiese e Trisha negò con la testa.
«Prego.» disse e la madre insieme alla figlia entrarono dentro.
«Caspita, che casa.» disse la donna. «Allyson voleva venire qui.»
«Oh, immagino che sia voluta venire per il mio Zain, giusto?» ipotizzò mentre sorrideva con dolcezza.
«Esatto.» rise la donna.
«Accomodati pure sul divano.» disse e Patricia si sedette.
La madre del bambino andò in camera di Doniya e bussò. «Zain.» lo chiamò e il bambino aprì la porta.
«Dimmi.»
«C'è Ally al piano terra, vai da lei.» sorrise e il bambino dalla contentezza corse giù.
Dopo averla vista, l'abbracciò per poi portarla fuori a giocare a palla.
INTANTO A FIRENZE...
Il signor Issartel manteneva il cellulare in mano con attenzione. Gli squilli sembravano andare a vuoto fino a quando una voce maschile non rispose.
«Pronto, Mike?» chiese con certezza.
«Amico mio, ciao.» rispose Jauregui sorridendo dall'altra parte del telefono. «Come stai?» chiese.
«Tutto bene, voi invece? Clara? I bambini?»
«Bene, stiamo tutti bene.» sorrise Michael. «Keana?» chiese.
«Sta bene. Le manca Lauren.»
«Lauren è in camera sua in questo momento, ma potrei salire in modo che sentisse tua figlia.» avvisò Mike al suo più grande amico.
Dopo che il padre di Keana accennò un "sì", Mike salì le scale e bussò alla porta della stanza di Lauren. «Piccola, sono io.»
«Entra.» mormorò Lauren mentre cercava di resistere al prurito al naso. Michael aprì la porta per poi chiuderla alle sue spalle, l'uomo avvicinò il cellulare a Lauren.
«Chi è?» chiese prendendo in mano il telefono.
«Tu, parla.» disse lui sorridendo e Lauren si mise il Nokia all'orecchio.
«Pronto?»
Silenzio.
«C'è qualcuno?» ripeté.
«Lauren!» esclamò la voce femminile della bambina.
«Oh, Keana.» disse sorridendo.
«Mi manchi tanto.» disse lei e Lauren arrossì un po'.
«Immagino, anche tu un po'.»
«Solo un po'?» chiese quasi offesa la bambina di sei anni.
«No dai, di più.» disse Lauren ridendo. -Va bene, quindi ti manco. - sorrise dall'altra parte.
«Che mi racconti? Non ti vedo da tanto.» disse Keana.
«Nulla, non ho niente da raccontarti. Sono caduta e mi sono rotta il naso.»
«Si è spezzato?»
«Sì, diciamo.» disse Lauren piano.
«Hai messo un cerotto?»
«Un'intera fasciatura.» rise Lauren.
«Capito.» mormorò Keana. «Io niente, sono stata con mio fratello Tegan.» sospirò.
«Cosa avete fatto di bello?» chiese Lauren e l'amica rimase a pensare.
«Ieri siamo usciti con Francisca. Abbiamo visto una farfalla bianca.»
«Una farfalla?»
«Sì, era davvero bella, quanto libera.» mormorò.
«Che bella!» disse Lauren.
«Già, molto. Taylor? Cosa sta facendo» le domandò curiosa Keana.
«Taylor, beh... Dorme credo.» disse Lauren semplicemente.
Ci fu un attimo di silenzio e Lauren riprese a parlare.
«Ho conosciuto una bambina.» disse Lauren. «Dagli occhi nocciola.»
«Davvero? Come si chiama?» le chiese Keana e Lauren sospirò per poi sorridere.
«Karla Camila Cabello, prima la chiamavo Karla, con il suo primo nome.»
«Voleva essere chiamata così?»
«No, lei mi disse che Camila era per gli amici.» sussurrò. «Io in quel momento non lo ero.»
«Perché?» le chiese Keana volendo sapere di più.
«Perché ci eravamo appena incontrate.»
Keana sorrise.
«Siete amiche adesso?» le domandò.
«Credo di sì. La penso sempre, le voglio bene.»
«Le vuoi bene come vuoi bene me, vero?» rise.
«Keana.» la riprese ridendo.
«Perché ridi?» chiese senza capire la più grande.
«Perché sei sciocca.» rise.
Era una conversazione molto animata, Lauren stava meglio rispetto agli altri giorni. Si era svegliata di buon umore. In quel momento si sentiva bene a parlare con Keana Issartel.
Lauren non la considerava come una migliore amica, però le voleva bene nonostante la vasta distanza tra loro.
«Non sono sciocca.» ringhiò Keana.
«Ah, no?» continuò a prenderla in giro.
«Vorrei vederti.» sospirò Keana.
«Anch'io, mi piacerebbe molto.» Lauren strinse leggermente il telefono.
«Chiederò a papà se mi porta lì da te.»
«Sei già venuta qui, a New York.» le fece notare Lauren.
«Sì, ma tu non verrai mai da me, so com'è fatta tua madre.»
«Lo so, uffa.» sbuffò Lauren nervosa, non sopportava Clara minimamente. «È una rottura.»
«Verrò io, da te.» disse Keana.
«Lo prometti?» chiese la minore.
«No.» sospirò Keana. «Non prometto.»
«Perché?» chiese Lauren con gli occhi lucidi.
«Perché metti che non succederà?»
Lauren non aveva pensato a questo, il suo cuore aveva smesso di battere. Keana non sapeva benissimo cosa sarebbe successo tra loro. E se non si fossero viste e Keana le aveva promesso che ce l'avrebbero fatta? Ci sarebbero rimaste male entrambe.
«Lauren?» la chiamò al cellulare.
La piccola diede il cellulare al padre. «Tieni ed esci da qui.» disse e Michael prese il cellulare e se lo portò all'orecchio, intanto uscì fuori dalla stanza di lauren.
«Keana, puoi passarmi papà?»
Keana diede il cellulare al padre in modo che parlasse con Michael, sicuro Lauren c'era rimasta male, ed era così.
Issartel, non voleva spezzare il cuore della bambina, non voleva causare dolore, non alla sua amichetta. Voleva tanto vederla, non vedeva l'ora. Ma sapeva che avrebbe aspettato del tempo prima di farlo.
Keana era una bambina che ci teneva alle sue amicizie, a differenza di Lauren, era molto conosciuta, a soli sei anni, era una bambina molto popolare nella sua scuola. La conoscevano in tanti.
La bambina, avrebbe voluto lavorare come stilista ma anche come modella.
Il S. Issartel si spostò da Keana e andò nel grande salone a parlare con il suo amico. «Ho sentito la conversazione, tu?»
«Quella delle bambine?» chiese insicuro Jauregui.
«Sì, la loro.»
«Beh, mi piacerebbe vederti.» sospirò Michael e il padre di Keana accennò un sorriso.
«Vedrò di venire, per il prossimo mese. Una vacanza ci fa bene.»
«Vi converrebbe venire verso Natale, o no?» sussurrò Michael.
«Vabbè, riguardo a questo, si può pensare. Voglio che la piccola Keana stia bene e felice. So benissimo quanto ci tenga a Lauren.»
«Lo so, lo so. Hanno legato da subito alla scorsa sfilata. Abbiamo fatto bene a metterle vicine, quella sera.» disse. «Ho sentito che tua figlia ha il naso rotto.»
«Già, purtroppo è così.» disse Jauregui e Issartel rise.
«Com'è successo? Ha detto che è caduta.»
«No, non è caduta.» sussurrò. «L'hanno picchiata dei bambini più grandi di lei.»
«Cazzo, dev'essere stata dura per lei.» disse.
«Continua ad esserlo. Lauren rifiuta ogni tipo di uscita.» disse con dolore il padre della bambina.
«Lo posso capire, dopotutto, non è facile.»
«Ne sappiamo qualcosa, eh?» rise Michael e Issartel fece altrettanto. «Che ricordi. Mi ricordo quante corse ci siamo fatti per scappare da quei cretini.» disse Issartel.
«Già, e ogni volta che riuscivano a prenderci, ne vedevamo di tutti i colori.» rispose Mike.
«Vedrò quando venire, amico.» disse.
«Certo.» sussurrò Jauregui e l'amico sorrise.
«Devo staccare, mia moglie mi chiama.» disse il S. Issartel.
Dopo aver chiuso la telefonata, Mike guardò Clara che gli sorrise. «Parlavi con il tuo amico?»
«Già, è sempre bello sentirlo.» sorrise. «Forse verranno da noi, Keana vorrebbe vedere la nostra Lauren. Lo trovo un pensiero davvero carino, non credi?»
Clara si irrigidì e guardò il marito che smise di sorridere. «Secondo te, Lauren vuole anche vederla?» lo guardò.
«Sì, le manca.»
«Non voglio che si faccia il lavaggio del cervello quella bambina.» disse Clara con odio.
«Lavaggio del cervello?»
«Già, gliel'ha già fatto quella bambina che ha conosciuto lì, al locale.» disse.
«Camila?» le domandò e Clara annuì.
«Non voglio che abbia qualche tipo di contatto, con quella.» disse.
«Clara, Lauren ha bisogno di qualcuno con cui giocare. Non puoi farle passare la vita in questo modo. Sta avendo già problemi adesso, non peggiorare la situazione.»
«E se dovesse prendersi qualche cotta per lei?» chiese alzandosi dal sofà.
«E quindi?» incrociò le braccia Mike.
«Non fa altro che pensare a lei. Ne ha prese di santa ragione per difendere quella bambina.»
«Lauren ha un cuore, Clara.» disse il marito con rabbia. «L'avrei fatto pure io.» disse con voce leggermente alterata.
«Non ha un cuore da dare ad una bambina.» disse.
«Ho dimenticato quanto fossi stupida su questo.» disse con dolore.
«Non osare.» alzò la voce. «Lauren non deve manco pensare ad un futuro con una lei.» urlò contro al marito.
«Penso che Lauren, quando sarà grande non avrà bisogno delle nostre regole.» disse lui controbattendo.
La donna si passò una mano sul viso. «Non voglio una figlia lesbica, vienimi in contro.»
«Non sei nessuno per dirle chi amare, Clara... Come non sei nessuno te, non lo sono manco io.» disse piano Michael.
«Siamo i suoi genitori.» disse Clara addolorata.
«Siamo i suoi genitori appunto per supportarla in ogni modo. Lauren è ancora piccola.» disse l'uomo.
«È ancora piccola e pensa un sacco a quella.» disse in crisi la donna.
«Dio, Clara.» disse con nervoso. «Che ne sai se è amore? Magari le vuole bene, solo questo. Tu pensi troppo, non riesci a farla vivere.»
«Forse perché me ne rendo conto?» lo guardò.
«Te ne rendi conto in un modo sbagliato, Clara. Ho visto che certe cose sono cambiate in te.» disse. «Cose che non accetto.»
«Sbattiti la testa al muro se non accetti i pensieri di tua moglie.» disse con acidità e l'uomo serrò la mascella.
«Fai come vuoi.» disse e andò via da lei andando in camera sua.
Michael, conosceva bene il carattere di sua moglie, era tosto, ma si era irrigidito di più con l'arrivo di Lauren. Purtroppo lui, non stava molto con lei, non riusciva a godersela a dovere e di questo era molto consapevole.
A volte si pentiva di lavorare per tante ore, si pentiva solo perché era distante dalla sua famiglia, perché non poteva dare il giusto affetto.
Quando vide il bambino gattonare verso di lui, lo prese in braccio. «Ciao amore.» disse Mike con dolcezza mentre coccolava il bambino vestito con un tenero maglioncino grigio e pantaloni blu.
«Pa.» disse il bimbo prolungando la "a" dolcemente. Quei dentini iniziavano a sporgere lo facevano ancora più tenero. Michael Jauregui iniziò a giocare con Christopher in modo da dimenticarsi dei problemi che lo circondavano.
A LOS ANGELES...
Camila correva beatamente per tutta la casa, faceva scorrere le ruote della macchinina sul muro bianco e con la bocca produceva un suono simile a quello di un motore.
Mentre Camila correva, venne fermata dal padre che subito l'acchiappò. «Presa!» disse lui ridendo.
Era il suo giorno libero. «Allora, Camilita.» disse strusciando il naso con il suo. «Che stai combinando?»
«Stavo giocando.» disse ridendo sentendo un leggero solletico al naso.
«Sai che se ti scoprisse la mamma, sono guai?»
«Lo so, lo so...» sussurrò. «Oggi hai visto il signor Jauregui?»
«No, oggi è il mio giorno libero e non è nemmeno giovedì.»
«Oggi che giorno è?» lo guardò mentre lo abbracciava al collo.
«Oggi è martedì.» disse poggiando una mano sulla schiena della bambina.
«Perché?» chiese Camila.
«Cosa, perché?» chiese confuso.
«Perché oggi è martedì?»
«Ma che domanda è?» chiese non capendo.
«Uh.» disse e il padre la mise sulle spalle con tenerezza.
«Ahi ahi, Camila»
«Che ho fatto?» chiese tirandogli i capelli.
«Ouch, Karla!» esclamò l'uomo sentendo dolore alla testa. La bambina rise animamente.
«Ti ho fatto male?»
«Sì, mocciosetta.» disse l'uomo ridendo, sapeva che quel nomignolo le dava fastidio.
«Oh, non sono una mocciosetta, io sono grande.» disse piano Camila mettendo un dolce broncio.
I due uscirono un po' in cortile e videro Sinuhe stendere i panni con attenzione. «Oh, ciao tesori miei.» disse mentre fissava le mollette sul lembo bianco del lenzuolo.
«Ciao, mamma.» disse Camila scuotendo la mano dolcemente.
«Ciao amore.» sorrise Sinu guardandola.
«Hai quasi finito, cara?» chiese l'uomo e Camila poggiò le manine sui suoi occhi. «Chi ha spento la luce?» chiese allarmato.
«Camila Cabello.» disse la bambina ridendo.
«Figlia di chi sei?» chiese l'uomo dolcemente e la bambina rise di più.
«Figlia di papà Alejandro e mamma Sinu.»
La risata contagiosa della bambina fece ridere anche i suoi genitori. Camila Cabello era l'animo del divertimento, se non fosse arrivata lei, a quest'ora sarebbe tutto serio e triste.
Da quando era arrivata al mondo, Camila aveva già trasmesso serenità e gioia nella famiglia Cabello, nonostante i loro sacrifici, sforzi, le ore passate in più a lavorare, la bambina riusciva comunque a far sorridere i genitori.
Camila aveva già dimenticato quello che succedeva a Cojimar, ora era felice di pensare alla sua amichetta. Lauren.
Era un bel nome. Il suo carattere era davvero strano, prima, era così acida e ora invece, sembrava dolce come un agnellino. Camila non sapeva come spiegarsi, ma adorava ovviamente la parte dolce che c'era in lei.
Non aveva sentito più notizie da quando erano tornate a casa, le mancava, voleva che stesse bene. Camila ancora pensava a quando Lauren si accasciò per terra, quando si mise davanti a lei per difenderla. Lauren le aveva mostrato in qualche modo la fedeltà.
Lauren era fedele alla sua amica. Forse Jauregui non era stata tutta quella dolcezza, ma quello era un altro conto che si sarebbe scoperto forse più avanti.
Camila riusciva a vedere cose bellissime in Lauren, doveva ammettere che era bellissima. Un qualcosa di unico e dolce che le scaldava il cuore in un attimo. Lauren era riuscita a farle passare quel dolore che si era formato dopo la partenza da Cojimar a Los Angeles.
La bambina aveva detto arrivederci alla sua amata terra, alla sua amica, Ashlee Juno, a tutti.
Ma se non fosse stato per questo, Camila non sarebbe riuscita mai ad incontrare la sua amichetta Lauren.
Il padre di Camila entrò in casa con lei ancora sulle spalle. Decise di prendere il cellulare e di digitare un numero. Camila gli teneva dolcemente le guance mentre spiava cosa stesse facendo il padre.
Non riuscì a capire molto, erano dei strani segni. Decise di ignorare fin quando il padre non le diede il cellulare. «Parla al telefono.» disse lui e Camila prese il cellulare piano e se lo portò all'orecchio.
«Camila?» chiese una voce familiare.
«Ash?» rimase sbalordita la piccola e guardò il cellulare. «Svelta, esci da qui, vieni ad abbracciarmi.» disse Camila mentre scuoteva velocemente il cellulare, Alejandro sbandò.
«Parla al cellulare, Mila.» disse lui e Camila annuì.
«Come stai?» chiese Juno e Camila annuì.
«Bene. Tu?»
«Tutto bene, ti stai divertendo lì?» chiese Ashlee e Camila sorrise.
«Sì, molto.» disse lei contenta.
Le due passarono una bella conversazione, Camila era felice di sentire la sua amica che le era tanto lontana. Finalmente poteva sentire la sua voce che tanto le mancava.
Ashlee chiese come usasse le macchinine, Camila, per battuta le disse che le faceva camminare mentre stavano sospese per aria.
La piccola le raccontò di Lauren e Ashlee in quel punto iniziò ad essere più fredda e meno attenta alle piccole conversazioni.
Che fosse gelosia?
Forse era per quel motivo che Juno dopo una ventina di minuti, decise di staccare la telefonata.
Camila non aveva ben capito cosa fosse successo. Si chiese se avesse detto qualcosa di sbagliato ma non era così. Cabello spiegò un po' la situazione al padre e Alejandro fece spallucce.
Dopo aver lasciato il genitore in cucina, andò in bagno dalla madre che stava sistemando la roba. «Mamma.» la chiamò tirandole il vestitino.
«Dimmi.»
«Ho sentito Ashlee.» sospirò.
«Non sei felice?» si girò verso di lei e Camila annuì.
«Sì! Sono felice. Ma non capisco cosa sia successo, si dev'essere arrabbiata le qualcosa e mi ha chiuso la telefonata.» disse triste.
«Di cosa avete parlato?» le chiese sedendosi sul bordo della vasca, intanto prese in braccio la bambina.
«Un po' di tutto. Le ho detto di Lauren.»
«Lauren, eh? Sicuro Ashlee si è ingelosita.» le fece notare e Camila rimase a pensare abbassando la testa.
«Suvvia, non è colpa tua.» disse Sinu accarezzandole i capelli.
«Dici?» le chiese. «Certo. Non hai colpe. Tu devi avere anche altre amicizie, che le vada bene o no.» disse la madre con dolcezza.
Camila si sentiva meglio.
Teneva molto all'amicizia con Ashlee nonostante la differenza d'età. Quella era la sua ultima preoccupazione. Ma la madre aveva ragione. Camila avrebbe dovuto fare amicizia con altri bambini del posto, se no sarebbe stata sola.
Sinu voleva il meglio per Camila, l'avrebbe aiutata in ogni circostanza. Anche nelle scelte. Voleva essere presente nella sua vita, voleva darle tanto.
Una madre avrebbe davvero dato se stessa per vedere sorridere la propria figlia. «Mila.» la chiamò notando che la bambina era distratta.
«Dimmi.» lasciò il suo vestitino.
«Hai mai pensato ad avere un fratellino o una sorellina?»
Camila rimase in silenzio guardando la madre. «Un fratellino? Una sorellina?» la guardò.
«Per aver compagnia, hai mai pensato ad averne uno o una?» la guardò la madre con tenerezza.
«Sì, mi piacerebbe.» disse Camila in un sussurrò. Le sue guance erano leggermente arrossate e paffute. Quella bambina era davvero la fine del mondo. Quei capelli a caschetto la rendevano ancora più tenera.
«La o lo porterà la cicogna?» chiese e Sinuhe rise.
«Sì, verrà la cicogna.» disse piano e la prese in braccio coccolandola, uscì dal bagno lasciando le cose incomplete.
«Stavo parlando con Camila.» disse Sinu.
«Ah, e quindi?» chiese il padre.
«Quindi, niente. Camila vuole un fratellino o una sorellina.» disse Sinu e Camila ridacchiò.
Alejandro lasciò la tazzina di caffè sul bancone prima di berne un sorso. «Cosa?»
«Hai capito.» disse Sinuhe.
«Sì, ho capito. Si vedrà, ora vai a giocare, tesoro.» disse Alejandro e Camila scese felice dalle braccia della madre e andò fuori a giocare tra i panni umidi stesi su dei fili.
«Preferisco aspettare, sono d'accordo dell'idea.» disse Alejandro e Sinuhe alzò le mani ridendo.
«Tranquillo, anch'io preferisco aspettare. Voglio che la nostra Camila cresca prima, poi potremo pensare al resto.» disse Sinu.
«Sì, era quello che intendevo.» disse il marito dolcemente prendendo per i fianchi la moglie. «Ti amo, tesoro.» disse Sinu ad Alejandro e l'uomo sorrise dolcemente.
«Anch'io.»
Camila intanto giocava un po' a palla. Finalmente avrebbe avuto qualcuno del suo stesso sangue per giocare insieme a lei. Non vedeva l'ora.
La bambina iniziò a fantasticare in po' su come sarebbe stato avere un fratellino o una sorellina. Sicuro sarebbe stata la cosa più bella del mondo. Camila avrebbe condiviso tutto con lei, avrebbe giocato con lei e aiutata.
Aspettava solo quello, solo l'arrivo della persona che le sarebbe stata vicino per tutta la vita e che avrebbe contato su di lei o lui. Adesso Camila avrebbe dovuto aspettare l'arrivo della "cicogna".
Solo che il pensiero più bello della sua vita venne interrotto da un altro pensiero semplice anche se tormentante. Quel pensiero semplice era l'unico solo.
Quello della sua amichetta.
Era quello di Lauren Jauregui.
Caspita!
Eccoci qui con il nuovo personaggio. Ebbene sì, il nostro Zayn Malik si trova nella casa di moda Versace! Ve l'aspettavate?
Siete curiosi di sapere chi sarà il prossimo personaggio? Sbizzarritevi scrivendo nei commenti qui sotto! Keana riuscirà ad andare da Lauren Jauregui in futuro?
In questa storia, ne succederanno di tutti i colori, quindi allacciate le cinture!
Ditemi se questa storia vi sta entusiasmando! E grazie per le visualizzazioni, commenti e voti.
Siete curiosi? L'avventura continua!
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