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Capitolo diciotto. - "Benvenuto tra noi."

Le due ragazze stavano tornando al Four Seasons. Camila era appoggiata a Lauren mentre stavano guardando fuori dal finestrino. «Ci siamo divertite e credo che Alessandro sia contento, vero?»

Il ragazzo era dentro la limousine, con le due ragazze. «Sono felicissimo per questo, davvero, non so come ringraziarvi.» sorrise lui e Lauren sorrise.
«Non dovresti ringraziare me, ma bensì Camila. È lei che ha voluto che tu andassi con lei, ma ti prego. Ho bisogno che tu mi faccia un favore.»

Alessandro prese uno sguardo serio, guardò Lauren. «Certo, dimmi.»

Lauren sospirò. «Non so quando ci vedremo di nuovo con Camila, quindi, voglio che tu la controllassi. Non voglio che la gente si avvicinasse a lei.»

Camila sorrise un po' e affondò il viso nel braccio della ragazza dai capelli corvini. «Vedi, Alessandro. Lauren è molto protettiva e non si fida per nessun motivo di me.»

«Non ho detto questo.» disse Lauren spalancando gli occhi.

«Sìsì, dicono tutte così.» disse Camila seriamente e Lauren sospirò.
«Non volevo che intendessi quello, sai che non lo penso.»

Camila rise e la baciò. «Sto scherzando, idiota.» le accarezzò il viso. «Io so che ti fidi di me.»

«Bene.» Lauren le accarezzò il viso.

Alessandro le guardò con tenerezza, sorrise. «Siete molto innamorate, vero?»

«Già.» rispose Lauren seriamente girandosi verso di lui. «Ma purtroppo, ognuno va contro il nostro amore.»

Camila annuì piano e sospirò mentre intrecciava le dita con la ragazza. «Purtroppo ognuno ci va contro. Abbiamo più odio che amore.» disse lei. «Chi per gelosia, altri perché non accettano ciò che è successo tra me e Lauren.»

«Mh, ad esempio?»

«Mia madre non voleva che io mi frequentassi con Camila, fin da piccola mi ha messo uno psicologo in modo che ogni volta riuscisse a farmi dimenticare lei. È stata pazza questa scelta.» disse piano e Camila la guardò con tristezza.

«Adam, il mio psicologo, diciamo che mi ha fatto il lavaggio del cervello per un sacco di tempo, era riuscito a farmi credere che non esisteva nessuna Camila Cabello. Lei era solo frutto della mia immaginazione.»

Alessandro sospirò e continuò ad ascoltare come Lauren gli spiegava le cose.

«Era impossibile che Camila Cabello fosse solo frutto della mia immaginazione. Io ricordavo di una bambola e siccome a me non piacevano, la cosa non mi andava a genio. Quella bambola non era mia, ma era di Camila.»

«Come hai fatto ad avere una sua bambola?»

«Con Lauren, quando eravamo piccole, ci siamo scambiate dei regali... Io le avevo dato una vecchia bambola mentre lei, mi aveva regalato una macchinina giocattolo.» gli spiegò Camila visto che aveva notato fatica nello sguardo di Lauren.

Alessandro sorrise dolcemente. «Sono sorpreso! Quindi voi vi conoscete da quando eravate piccole?»

Lauren negò. «Io ero arrivata in America anni dopo. Non avevo amici fino a quando non avevo incontrato Lauren in un ristorante, avevo sentito uno strano desiderio, ovvero, quello di essere sua amica.» disse subito Cabello.

«Che cosa romantica.» commentò il ragazzo.

«Ricordo ancora come Laur era acida con me. L'unica differenza che ci rendeva diverse era; lei aveva i soldi, io no.» disse Camila e Lauren sorrise un po'.
«Sinceramente avrei preferito rimanere senza di essi.»

Alessandro le guardava con amore. «Voglio essere il vostro testimone di nozze.»

Le ragazze risero insieme.

«Poi, come avete fatto a continuare questa amicizia?»

Ormai il ragazzo era troppo curioso, Camila lo trovava tenero, indossava ancora la sua polo a maniche corte nera con la scritta del locale ad un lato del petto.

«La seconda volta ci siamo ritrovate ad un parco, poi, visto che mio padre aveva iniziato a lavorare con i Marciano, in un modo e nell'altro, diciamo che si conoscevano con Mike.»

«Mike?»

«Mio padre.» disse Lauren e Alessandro annuì.

«Da lì beh, Mike ci aveva inviato al compleanno di Lauren, il diciottesimo.»

Lauren sorrise arrossendo un po'.

«Era davvero dolce, Lauren era così felice di vedermi anche se non ricordava tanto di me.» sorrise un po' Camila. «Era davvero doloroso tutto quello. Io volevo semplicemente che Lauren si ricordasse di me, in un modo o in un altro.»

«Poi cosa accadde?» chiese il ragazzo.

«Il regalo del padre si basava su un trasferimento.» iniziò a dire Jauregui.

«Questo trasferimento consisteva nel spostarci dalla nostra casa di moda per andare a lavorare in Francia. Ora lavoro per la Louis Vuitton.» sorrise fiera.

«E tra voi due? Cosa è successo?»

«Beh, sono passati anni senza vederci fino a quando mio padre morì.» disse Camila e Lauren poggiò la mano sulla sua spalla. «Lauren era venuta a casa, con la compagnia di suo padre.» sorrise un po'. «Anche in quel momento, la sua mente si lasciava a desiderare.» la prese un po' in giro.

«Hey... Non è colpa mia se mamma mi ha messo uno psicologo...» disse un po' abbattuta. Camila la guardò dolcemente.
«Sai che ti sto prendendo in giro, vero?» la guardò lei e Lauren mise il broncio facendo ridere Alessandro.

«Ora, come mai siete insieme e proprio qui a Firenze?»

Lauren sorrise un po'. «Non so se conosci Keana Issartel.»

«La ragazza che lavora nella sede Gucci?» il ragazzo alzò le sopracciglia.
«Proprio così. Il ventotto ha fatto gli anni e ha invitato ognuno di noi per festeggiarlo. Non immaginavo che ci fosse stata anche Camila. Il giorno avevo lasciato la mia ragazza perché nella mia mente si era formata tantissima confusione.»

«Ora abbiamo un'altra persona contro.» intervenne Camila alzando la mano in segno di vittoria, facendo ridere tutti. «Che c'è? È vero!»

🤠🤠🤠

«Quindi questo è l'Hotel?» chiese il ragazzo deglutendo. «Dovrò davvero stare qui?»
«Sì, ti pagherò io la stanza.» sorrise Camila poggiando la mano sulla schiena del ragazzo. «Vedrai, una volta entrato, ti sentirai come un re.» sorrise Cabello per poi avvicinarsi a Lauren.

I tre ragazzi entrarono dentro la stanza e dopo aver pagato la stanza al ragazzo, ognuno andò nella propria stanza.

Camila aveva messo spalle al muro Lauren dopo essersi assicurata che la porta fosse chiusa a chiave. La maggiore la guardò e sospirò un po' a quel contato fisico.

«Ancora?» chiese Camila mentre baciava avidamente il collo di Lauren. «Dimmi di sì.»

Lauren decise di allontanare Camila leggermente per poi andare a sedersi sul letto. «Cosa c'è?» la guardò la piccola mentre Jauregui rimaneva a testa bassa.

Camila si avvicinò a lei mettendosi in ginocchio tra le gambe di Lauren, le sue mani si poggiarono sulle ginocchia della grande, il suo sguardo era tenero e dolce mentre quello di Lauren era insicuro e spaventato.

«Mi sto preoccupando.» la guardò Camila. «Che succede? A cosa pensi?»

Lauren strinse la mascella e guardò Camila, dopo aver sospirato, decise di parlare. «Sono preoccupata.»

«Per cosa?»

«Perché... Finita questa vacanza, cosa succederà? Tu tornerai negli Stati Uniti e io qui in Francia.» mormorò Lauren. «Voglio che tu stia da me.»

«Non posso.» disse Camila negando. «Non posso abbandonare Guess per venire da te.» disse lei alzandosi. «Devo continuare a lavorare per il nome della mia famiglia, socialmente per mio padre.»

Lauren negò. «E come faremo?»

«Dovremo vederci solo agli eventi, Lauren. In altre circostanze, non so proprio cosa dirti...» sospirò lei. «Ma ti prego, cerchiamo di vivere insieme questi giorni, ne ho veramente bisogno.» disse Camila per poi fiondarsi sulle labbra della ragazza dai capelli corvini.

Il peso della piccola, fece stendere Lauren sul letto, comodamente. Le mani di Lauren vagavano sulla schiena di Camila, intanto quest'ultima non smetteva di assaggiare ogni angolo della sua pelle.

Il respiro affannoso di Lauren si faceva sempre più frequente e non appena sentì bruciare il suo collo, gemette un po'. Le mani di Camila scorrevano lungo l'addome di Lauren, i suoi baci diventavano sempre più voraci, il desiderio di entrambe diventava sempre più intenso.

Le mani di Lauren affondarono nei capelli di Camila, quest'ultima si muoveva lentamente sul suo corpo in modo da lasciare un certo senso di piacere. «Mi senti?» le chiese Camila e Lauren sospirò sul suo collo.

La piccola, baciò il suo collo, il suo viso scendeva sempre di più mentre i suoi occhi nocciola non smettevano di fissare le espressioni facciali della ragazza sotto di lei. Ad un tratto, le due si trovarono faccia a faccia, gli occhi lussuriosi. «Cerca di non essere leggera con me, Karla.» sorrise un po' la grande e Camila la baciò con foga senza fermarsi un secondo.

Lauren decise di spogliare Camila, di toglierle piano piano gli indumenti. «Cristo, Camila.» disse Lauren grugnendo. «Ti desidero così tanto...»

Camila sorrise con malizia. Il suo dorso era esposto agli occhi verdi di Lauren. La piccola decise di alzarsi in modo da lasciare un senso di vuoto all'altra. Lauren Jauregui si sentì così incompleta e dannatamente vogliosa di avere il controllo del corpo di Camila.
Con un movimento agile si alzò dal letto, si avvicinò rapidamente a lei facendola indietreggiare fino a farle sbattere il sedere contro la scrivania. «Calma, tigre. Cosa vorresti fare?» chiese con voce roca la minore in modo da far andare fuori di testa Lauren.
«Fotterti, Camila... Io voglio fotterti.» disse con respiro pesante.

Camila scrollò le spalle e si leccò il labbro inferiore pensandoci un po' ma ad una certa decise di negare con la testa. «Ho deciso che tu non mi fotterai... Vedrò di farti urlare per bene.» disse schioccando la lingua contro il palato.

Dette queste parole, Camila si mise dietro di Lauren e in un attimo riuscì a piegarla a novanta. La sua mano manteneva il viso della ragazza attaccato al piano freddo della scrivania. «Ti piace stare così?» chiese Camila mente apriva le gambe di Lauren. «Ti fotto, sai?» le lasciò una forte sculacciata sulla natica destra che piano piano si arrossava. «Cercherò di renderti sfinita dal bel sesso che faremo.» sorrise lei e Lauren socchiuse le labbra.

Camila mise peso sul corpo di Lauren facendo sì che il suo addome combaciasse perfettamente con la schiena di Lauren. Le mani di Camila ad una certa decisero di toglierle le mutande in modo da lasciare il suo sesso libero. La ragazza che stava dominando l'altra decise di strisciare lungo la schiena della maggiore fino a piombare giù. Le dita della Cabello spostarono le grandi e piccole labbra in modo che si potesse concentrate sull'entrata di Lauren.

Piano piano avvicinò il viso a quella delizia posta davanti a lei. «Mh.» mugolò Lauren e Camila le lasciò un'altra sculacciata.
«Shh.»

Le labbra di Camila si schiusero e dopo aver fatto uscire la lingua pensò che sarebbe stato giusto iniziare a lavorare.

La lingua di Camila iniziò a muoversi per tutta l'intimità di Lauren, bagnandola notevolmente. «Hai un buon sapore, cazzo.»

Il petto di Lauren, in tanto, si alzava e abbassava come non mai. Le sue gote stavano impazzendo dal rossore, il suo viso era così rigido che le iniziava a far male. Camila non vide niente di questo.

La lingua si posizionò sul fascio di nervi e iniziò a muoverla in modo circolare facendo sì che le gambe di Lauren si chiudessero dal troppo piacere. «... Dio.» disse solo Lauren con voce ancora più roca del solito.
«Sai che è peggio?» chiese Camila alzandosi facendo riaprire le gambe della ragazza maggiore. «Sai che non ti conviene?»

Lauren sospirò in quel momento, quando Camila la dominava in quel modo la faceva impazzire, non riusciva a darsi una spiegazione. Doveva ammettere che era brava, anzi, bravissima. Camila aveva iniziato a stuzzicare l'entrata di Lauren. Il suo indice faceva pressione su di essa. «Se solo avessi un giocattolo...» mormorò per poi inserire il dito senza pensarci due volte. «Dovremo prenderne qualcuno, non credi?»

Le gambe di Lauren iniziarono ad avere una certa sensibilità. Camila sorrise. «Cosa c'è? Non ti reggi in piedi?» chiese lei per poi infilare il medio lungo la sua entrata.

Lauren ignorò la provocazione ma decise di dire una cosa che a Camila sarebbe sicuramente interessata. «Nella...» sospirò. «Mia valigia.» altro sospiro. «C'è una cosa che può fare a caso tuo.» disse lei e Camila alzò il sopracciglio per poi prendere distanze da lei.

I suoi piedi scalzi la portarono verso la valigia nera della sua partner. Dopo aver rovistato per bene, trovò uno strap-on. «E questo? Da dove te lo sei tirata fuori?» corrugò la fonte mentre guardava l'oggetto tra le sue mani e poi Lauren.

«Lo usavo con Jenny.» disse lei cercando di riprendere fiato.
«Lo usavi tu?» le chiese Camila mentre lo indossava.

Lauren annuì mentre si spostava da lì, andava verso il letto. «Uhm, non pensavo.» disse Camila stuzzicando Lauren e quest'ultima negò con la testa sorridendo. Camila si avvicinò a lei, ma non essendo contenta guardò Lauren.
«Alzati, e mettiti quattro zampe.» disse guardandola con desiderio.

Lauren respirò profondamente, si mise a quattro zampe e Camila si posizionò dietro di lei. Dopo aver messo il dildo lungo l'entrata di Lauren, quest'ultima lasciò un gemito. «Mh.» mormorò soddisfatta Camila, iniziò a dar spinte lente.

La sua mano si poggiò sulla natica destra di Lauren, la palpò un po', Lauren intanto, si stava sentendo piena, tutto ciò era fantastico per lei, adorava come Camila si muoveva, adorava ogni minima cosa che lei faceva quando dovevano fare sesso. «Camila...» respirò profondamente ma lei non le diede nessuna importanza e aumentò la forza nei colpi.

Lo strato di sudore iniziava ad essere evidentemente sulla pelle di entrambe, Camila raschiò la schiena di Lauren. La bocca della minore era semi-aperta, presa da quel momento fantastico. La mano dove prima era poggiata sulla natica di Lauren, si avvicinò ai capelli neri della compagna per poi afferrarli in una salda presa.

La schiena di Lauren si inarcò e Camila iniziò ad andarci pesante con le spinte. Lauren gemeva a pieni polmoni, Camila invece, le tirava i capelli.

Le gambe della maggiore iniziarono a tremare, il respiro di Camila si faceva sempre più forte, si piegò leggermente in avanti e portò la mano sul fascio di nervi della maggiore, iniziando a massaggiarlo. «Lauren, vieni per me.» disse e lei lasciò che i suoi umori uscissero fuori, un gemito spezzato, urlava il nome di Camila.

La ragazza si tolse da dentro di lei. Il corpo di Lauren cadde a peso morto sul materasso, respirando affannato.

Camila si tolse lo strap-on e lo buttò a fianco del corpo sudato di Lauren. «Camila...» la guardò occhi verdi e la ragazza le rivolse un sorriso. «Vieni qui.» disse lei tendendo le mani verso il corpo nudo di Camila. La piccola si avvicinò fino a stendersi sopra di lei.

Lauren fece scorrere le sue mani lungo il corpo di Camila che sospirò mentre le baciava il collo. I ruoli finalmente si invertirono e Lauren poteva avere il controllo della situazione.

Camila rimase a guardarla. Gli occhi ardenti di Lauren guardarono ogni dettaglio del suo corpo. La mano destra prese il fianco della piccola in modo da farla avvicinare a lei. «Fammi vedere, Lauren... Ma ti prego, sii gentile all'inizio, sai di cosa parlo.» disse piano Camila con espressione seria in volto.

Lauren annuì piano. «Certo, andrò piano.» sorrise e Camila la baciò con foga. I corpi erano incollati, Lauren non la voleva lasciare per nessun motivo al mondo. Camila si staccò in modo da dare il "via" a Lauren.
Le labbra carnose e gonfie dai baci, percorsero il collo della minore, l'intimità di Camila era umida ma mai come quella di Lauren.

Le mani della latina affondarono nei capelli della maggiore. La bocca di Lauren afferrò un seno e iniziò a lasciarci le giuste attenzioni. Camila si morse il labbro e chiuse gli occhi. «Merda...» disse piano.

Lauren, con delicatezza, accarezzò l'addome di Camila causandole un po' di solletico. I baci di Lauren si facevano sempre più intensi. Sotto al seno ci fece un succhiotto.

Una volta arrivata a destinazione, Lauren la guardò con interesse. I suoi occhi verdi stavano bruciando per lei. «Dio, Camila... Non vedo l'ora di entrare dentro te.» disse.
«Beh, cosa stai aspettando? Il papa?» la guardò Camila.

Entrambre risero.

Lauren riprese il controllo della situazione, baciò l'intimità di Camila lasciando la ragazza senza fiato. Era una nuova sensazione. Sempre meglio di quelle volte che passava le nottate a toccarsi senza andare oltre. Camila rimase sorpresa dalla bravura di Lauren.

Lauren stava muovendo la sua lingua in ogni dove, la velocità in cui lo faceva era strabiliante. Camila sentì tantissime scosse lungo il suo basso ventre. Il suo respiro era affannoso e il suo corpo si contorceva dal troppo piacere. Gli occhi felini di Lauren si posarono sul viso della minore che non faceva altro che cambiare espressione.

Lauren decise di fermarsi, si alzò e andò contro il corpo di Camila e la baciò sulle labbra. «Sei pronta a sentirmi?» chiese al suo orecchio mentre posizionava le dita davanti all'entrata di Camila. Gli occhi della piccola erano socchiusi e non appena si sentì penetrare, avvolse Lauren in una salda presa.
«Cristo...» ringhiò Lauren per poi baciarle il collo.

Le dita di Lauren rimasero dentro di Camila, non le mosse. «Come ti senti?» chiese lei e la piccola sospirò un po', stando con gli occhi socchiusi, pieni di lacrime. Le sue gote erano arrossate, le unghie affondarono nella pelle bianca a di Lauren. La maggiore gemette forte quando Camila le raschiò la schiena.
«Sto bene, procedi... Non lasciarmi con questa sensazione di pienezza...» sospirò lei.

Lauren iniziò a muovere le dita con una certa lentezza facendo sì che Camila gemesse e sentisse tanto piacere. Il suo corpo tremava, i suoi sospiri si facevano sempre più frequenti. Camila afferrò il labbro inferiore di Lauren e lo tirò con forza. «Fottimi, cazzo.» disse Camila con grinta dando una sculacciata a Lauren in modo da stimolarla.

Lauren muoveva le dita con velocità, con forza. La schiena di Camila si inarcò e urlò il nome di Lauren a pieni polmoni. Le mani di Camila, senza fermarsi, passavano tra i capelli della maggiore, spettinandoli come non mai. Il marrone nel verde, i loro occhi erano pieni di lussuria, pieni di desiderio e forse d'amore.

Camila iniziò a bagnarsi. «Lauren, Cristo.» la sensazione che stava dentro il suo basso ventre, era troppo elevata da contenere dentro.

Gli umori di Camila vennero liberati in un forte orgasmo. Le dita di Lauren si bagnarono e la piccola allentò la presa per poi lasciarsi andare sul materasso.

🤠🤠🤠

I tacchi di Camila echeggiavano nel corridoio. I suoi occhi marroni osservarono quelli di Alessandro. Lui aveva le mani dietro la schiena. «Sto bene?» chiese lui mentre Camila lo guardava con tenerezza.
«Sì, stai bene... Ora dovremo andare a prendere alcuni vestiti e poi andiamo a parlare da qualche parte sul lavoro che farai.»

Camila Cabello accompagnò il ragazzo ad un negozio di abbigliamento dove gli comprò un completo firmato Guess, ovviamente scelto da lui. «Decidi tu ciò che ti piace.»

Alessandro sorrise e guardò un po'. «Non so come ricambiare tutto ciò che stai facendo per me...» disse con voce tenera.
«Non hai nulla di cui ricambiare, davvero.» gli rispose Cabello con fare altrettanto dolce. «Secondo me hai tantissime doti da offrirmi, sarebbe un peccato ignorarti e lasciarti in un posto non adatto a un ragazzo come te.»

Alessandro le sorrise un po'. «Sei dolce, nessuno aveva notato una cosa del genere in me.» Camila schioccò la lingua contro il palato.
«Le persone non riescono a pensare, si soffermarono sul minimo... Sono chiuse e senza una vita felice.» disse Camila. «Vedi... Nella vita, bisogna sempre sognare per qualcosa, sai, può portarti lontano.»

Alessandro sorrise un po' e le fece vedere la giacca nera. «Ti piace?»

«Un completo Marciano, eh?» Camila alzò il sopracciglio.
«Sì, secondo te mi sta bene?» la piccola annuì.
«Vai a provarlo... Poi vedrò io cosa farci.» sorrise.

Alessandro andò nel camerino e Camila rimase ad aspettarlo fuori. Intanto, decise di farsi un giro. Le sue mani passarono tra gli abiti e non appena i suoi occhi lessero "CAMILA" decise di entrare nella stanza quadrata piena di abiti firmati dalla sottoscritta.

Gli occhi marroni guardarono ogni sua opera, si sentì così fiera di aver fatto un lavoro del genere. Le dita toccarono un vestito vellutato, dal colore nero dove aveva stampate delle rose rosse del medesimo materiale di cui lo era il vestito. Dopo averlo lasciato si girò e vide come c'era il modello della sua pelliccia preferita bianca e nera appesa al muro, in alto. Sorrise, amava quella sua creazione.

Il tossire forte del ragazzo la fece cadere con i piedi per terra, si girò e guardò dolcemente Alessandro.

Il ragazzo dagli occhi glaciali era vestito con un completo nero e una camicia bianca sotto. La giacca era nera con delle striscie bianche ma non tanto evidenti. «Allora?»

«Stai bene, ma sai... quelle scarpe da ginnastica non sono il massimo con un completo del genere, quindi...» Camila si spostò ed andò a rovistare nel reparto uomo. Dopo aver cercato delle scarpe in vernice, gliele portò. «Ti piacciono?»

«Che numero è?»

«Quaranta.» disse Camila e lui scosse la testa.
«Ho il piede più grande.» disse lui sorridendo.

Dopo aver ricevuto l'informazione sul numero di scarpa del ragazzo, Camila andò a portargliele.

Una volta indossate le scarpe, Camila applaudì felice. «Perfetto, mi piaci.» sorrise lei e Alessandro annuì.
«Per questo?» chiese Alessandro mentre guardava come la giacca era larga dalle spalle.
«Vedrò di lavorarci io, tranquillo.» sorrise Camila e lui annuì.

Dopo aver pagato alla cassa, i due se ne andarono.

«Dove andiamo?» chiese lui.
«Andiamo in un bar?» le chiese Camila e Alessandro sorrise come per dire "sì".

I due andarono in un bar, Camila si mise a sedere e Alessandro ordinò al bancone due caffè.

Dopo aver raggiunto la ragazza che era seduta, la guardò. «Di cosa parliamo?»

«Volevo chiederti; hai avvisato i tuoi genitori della scelta che hai voluto intraprendere?»

«Devo chiamare mia madre per dirle ciò che farò... Spero vivamente che accettino la mia scelta.»

Camila negò con la testa. «Credo che tu sia piuttosto grande per scegliere cosa fare e cosa non fare, lo sai, vero?» Lui annuì. «Bene, allora fai ciò che ti senti, senza avere nessun senso di ripensamento.»

Alessandro si mise una mano tra i capelli, portandoli all'indietro con un semplice gesto. «Hai ragione.»

Camila scrollò le spalle. «Lo so perfettamente che ho ragione.» scherzò su e Alessandro rise. Un espressione seria, si formò sul viso del ragazzo non appena il barman arrivò con i caffè. «Vorrei pagare.» mormorò Camila mentre cercava disperatamente delle monete per pagare il giovane.

Il ragazzo di fronte a lei, diede una banconota da dieci euro al ragazzo. «Non ho monete.»

Cabello lo guardò male, non voleva che pagasse per lei. «Lo stavo facendo io!» ringhiò lei e il ragazzo sorrise.
«Ti ho preceduta.»

☕️☕️☕️

I due stavano camminando, Camila era piuttosto stanca per la giornata passata tra uscita-sesso-uscita. «Stai bene?»

Camila alzò le spalle guardando il ragazzo e quest'ultimo le rivolse un tenero sorriso. «Credo di sì.» gli rispose.

«Sai... Quando stavo camminando lungo il corridoio per esplorare un po' il Four Seasons, mi sono accostato davanti alla porta perché... Sentivo rumori.»

Camila arrossì tanto, più che altro, imbarazzata. «Tutto bene...? Ti comporti in un modo strano.»

«Sì, ti ripeto che sto bene...» sospirò lei e Alessandra la guardò. «Mi spieghi cosa sentivi?»
«Parole, respiri pesanti... Stavo per entrare dentro la stanza per vedere un po' cosa stava succedendo lì. Ma ho realizzato che sicuramente... Non era nulla di brutto, vero?»

Camila voleva sotterrarsi in qualche modo. «Voglio morire...» disse in un sospiro.

«Dai, è una cosa normale...» disse Alessandro.
«Ma va! Non l'avrei mai detto.» disse sarcastica la ragazza più bassa facendo ridere il più alto. «Tu sei fidanzato?»

Alessandro negò con la testa. «No, non sono fidanzato...» sospirò. «Mi sono lasciato da poco, però vabbè, doveva andare così.» alzò le spalle all'aria.

«Troverai la persona giusta.» disse Camila dolcemente.

«Tu, quando hai trovato Lauren, come ti sei sentita?» le chiese lui e Camila alzò gli angoli della bocca in un sorriso tenero.

«Ho sentito e continuo a sentire tantissime sensazioni che in questo momento non mi so davvero spiegare. Ho bisogno di tempo con lei in modo da studiare a fondo ciò che succederà.»

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