Capitolo quattro.
Camila le ore le trascorse nella noia più totale, fino a quando bussarono alla porta.
Il suo professore di filosofia si alzò dalla sedia ed aprì quella lastra in legno, fece un sorriso. «Sì?»
Erano quelle due ragazze.
Insomma, Camila si stava sentendo perseguitata, non ne poteva più. Voleva che sparissero dalla sua vista.
Le due ragazze mantennero la loro sedia ed entrarono in classe. Dopo che si sedettero sorrisero.
«Perché qui?» chiese il professore sistemandosi gli occhiali.
«Perché qui? Beh, manca il nostro professore di fisica, quindi ci siamo spostate qui, in questa classe.» disse la piccola. Aveva una bella voce.
«Di che classe siete?» chiese sempre lui. Camila si sentì in sottopressione per loro.
«Della C.» accennò la più alta tra le due ragazze.
«Come vi chiamate?» chiese giungendo al dunque. Finalmente, Camila a quella domanda alzò la testa, non ne poteva più.
Era fatta, ora avrebbe potuto sapere come si chiamessero – per lei –, culo e camicia.
«Io Allyson Brooke Hernandez, mentre lei, Dinah Jane Hansen.» disse la piccola sorridendo.
«Capisco.» mormorò lui contento e Camila inalò un po' d'aria.
"Ally e Dinah eh? Mmh..." pensò accennando un sorrisetto.
«Dinah siediti pure vicino a Cabello, lì, in quel posto libero.» disse lui e naturalmente Camila si sentì gelare.
La ragazza dalla folta chioma leggermente ondulata andò vicino a lei e le sorrise.
Camila ricambiò il sorriso poi riprese a seguire la lezione, anche se le risultasse piuttosto difficile visto che questa Dinah le stava parlando.
Doveva ignorarla, non voleva avere nulla a che fare con lei, lei era una ragazza per bene, non come lei.
«Come ti chiami?» le chiese con fare attento e tenero, quasi la povera Cabello le metteva angoscia.
La ignorò.
«Dinah, per favore, silenzio.» disse il professore.
Così fece.
Finalmente Camila avrebbe potuto seguire la lezione.
L'ora suonò e Camila ritirò via libro e quaderno, mettendoli nel suo zaino Vans.
«Cabello, come ti chiami?» chiese nuovamente, sta volta insistendo.
Sbuffò, secondo Camila non avrebbero mai fatto amicizia, perché nascondere il suo nome? «Karla Camila Cabello Estrabao.» disse piano, come se lo stesse confessando. «Ma preferisco essere chiamata Camila.» precisò come al solito.
«Cubana, eh?» chiese la polinesiana azzeccando.
Questo porto la Cabello a sbuffare, dandole approvazione.
«Io mi chiamo Dinah Jane Hansen.» disse sorridendo. Ovviamente Camila lo sapeva già, visto che si era presentata prima al professore. Sicuro la droga le causava questo, secondo Camila.
«Okay.» disse solamente, non dando peso.
«Certo che sei proprio simpatica.» le sorrise e aggiunse un tono sarcastico al quanto fastidioso.
«Beh, è normale che mi comporti così con una persona che ha una canna in mano.» si lasciò scappare dalle labbra Camila, dalla ragazza si avvertì un senso di tristezza.
Dinah accennò un sorriso, si alzò ed andò via con la sua sedia di legno, seguita dalla più bassa: Ally.
Dopo un po' Camila si sentì in colpa per il suo carattere poco corretto. Insomma, non era da lei rivolgersi così alle persone, specialmente sconosciute, però, se si trattava di droga... Camila non ci vedeva. La giovane si sentì così stupida, in poche parole.
Sbuffò di nuovo, era una lamentela continua.
Si portò una mano tra i capelli, decise di prendere il suo iPhone e di entrare un po' su Facebook.
Notò di avere due richieste d'amicizia, aveva già capito.
Pigiò lì e le apparvero Dinah e Ally.
Decise di accettare la richiesta ad entrambe. Non voleva avere nulla a che fare con loro, però, la vocina nella sua testa la obbligava a fare cose che non voleva fare minimamente.
Seguì tutte le lezioni, uscì dall'edificio ed andò nella direzione di casa sua, con la testa travolta da mille pensieri.
Dopo aver pranzato, come sempre si rintanò in camera sua, non aveva compiti, per cui si sarebbe potuta rilassare almeno per un giorno. Era contenta.
Camila guardò se avesse notifiche, qualche messaggio o chissà cosa guarda caso non si sbagliava, aveva un messaggio da parte di Dinah su Messenger.
Si passò una mano sul viso, alquanto urtata, era un semplice "Hey". Voleva morire.
Dopo un po', per educazione le rispose.
Iniziarono a messaggiare quando poi arrivò una domanda da parte di Dinah, in cui chiedeva se le andasse di uscire con lei ed Ally, oggi.
Camila, seguì il buonsenso, scartando il fatto che fossero delle fattone, aveva una possibilità per farsi due nuove amiche, quindi accettò.
Sarebbe uscita alle 05:00 P.M., chissà in quale guaio si sarebbe cacciata, pensava. Sperò in qualcosa di tranquillo.
Le ragazze si sarebbero dovute incontrare al parco del giorno precedente, insomma, un bel posto per un primo appuntamento. Voleva morire di nuovo.
Camila si lavò, si mise qualcosa di non tanto pesante, una felpa leggera di colore bianco ed un jeans attillato dal colore blu.
Alle 04:50 P.M., decise di andare verso la porta, solo che sua madre la fermò, chiamandola. «Dove vai?» chiese con tono quasi severo.
«A fare un giro, oggi ho conosciuto due ragazze e ci dobbiamo incontrare per uscire, così ci conosciamo meglio.» disse Camila sorridendo, scacciando momentaneamente quella tensione che si era creata in un attimo.
«Ah, va bene Mila, stai attenta e divertiti.» disse e la ragazza applaudì contenta.
«Certo, mamma.» sorrise, si avvicinò a lei e le lasciò un bacio sulla guancia, dopo un po' andò fuori da casa in direzione del parco.
Ad ogni passo, la tensione aumentava a vista d'occhio. Camila si sentì così nervosa che voleva solo aspettare il punto in cui sarebbe caduta morta sul colpo.
Camminò sul marciapiede, guardò le macchine, i camion ed i taxi passare ad alta velocità, dopo aver voltato a sinistra entrò in quel parco, sempre più spoglio e senza un'anima.
Si guardò intorno, quando poi sentì un odore di sigaretta, Camila capì che erano loro. Erano puntuali, il che la rassicurava moltissimo.
Rimase un po' ferma, la sua mente stava lottando per decidere se andare lì oppure no.
Nella vita avrebbe dovuto rischiare. Il suo cervello smise di pensare non appena sentì il suo nome rimbombare nelle orecchie.
Stavano chiamando Camila, e non sembravano avere cattive intenzioni. Sarebbe stato facile, ormai era fatta, ormai aveva accettato la loro offerta. Ormai doveva solo andare da loro.
Il suo cervello aveva trovato una risposta ai suoi dubbi.
Lei sarebbe dovuta andare da Dinah e da Ally.
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