Capitolo 1
Anno 2008.
Driin driin.
Ignorai quel trillo che si insinuò nel mio sogno, girandomi dall'altra parte e tirandomi le lenzuola fin sopra la testa.
Driin driin.
Ancora quel suono orribile che significava solo una cosa: dovevo alzarmi.
Mi girai, ancora una volta, dall'altro lato e spensi la sveglia.
Era il mio primo giorno del secondo anno di superiori, così mi alzai a fatica dal mio caldo letto e mi preparai prima mentalmente e poi fisicamente.
~♡~
Dopo circa un'ora e mezza ero già fuori scuola a parlare con la mia migliore amica: Dakota.
Era davvero perfetta quel giorno, non come me, che avevo indossato i primi vestiti che mi erano capitati sotto mano e avevo i capelli arruffati.
La mia migliore amica era considerata bellissima da tutti i ragazzi dell'istituto, non sapevo se era per i suoi capelli lunghissimi e biondi o per i suoi occhi verdi brillanti, ma tutti i ragazzi le andavano dietro, anche se lei non li pensava minimamente: come me, aspettava l'amore vero e non una delle tante storielle inutili e adolescenziali.
Mi riportò al presente, dicendomi:"Ehi, ecco il nostro Jacopo!", sorrise a qualcuno dietro le mie spalle e alzò una mano in segno di saluto.
Mi girai a mia volta e incrociai gli occhi del nostro migliore amico, Jacopo, appunto.
Lui era molto carino, aveva i capelli castano scuri e gli occhi dello stesso colore dei capelli. Era il mio moro, ecco.
Subito gli andai incontro, abbracciandolo, e fui felicissima quando lui ricambiò l'abbraccio, stringendomi più forte.
Dakota ci raggiunse subito e quando sciolsi l'abbraccio, ci disse la sua solita frase:"Eccoli i miei due piccioncini. Ma che belli che siete!".
Le rivolsi uno sguardo trucido, per poi ripeterle, la mia, di solita frase:"Ma lo sai che siamo solo amici, dai!".
Lei annuì semplicemente, ridacchiando e non convincendosene nemmeno quella volta.
Intanto Jacopo era diventato rosso in volto, come gli succedeva sempre quando Dakota affermava che stavamo insieme.
Ma in realtà eravamo davvero solo ottimi amici, anzi era un fratello per me.
Era tutti i giorni a casa mia e i miei genitori lo consideravano come il quarto figlio. Si, quarto, visto che avevo due fratelli: uno più grande di me e l'altro più piccolo.
La campanella suonò, non dandoci tempo di conversare un po', così ci avviammo velocemente dentro quell'edificio che consideravamo un carcere.
~♡~
Dopo quattro ore, estenuanti come sempre, ci affrettammo ad uscire per prendere il solito pullman.
Era vecchio e malandato, ma almeno andava ancora.
E come nostra abitudine, occupammo tre, dei quattro posti in fondo.
Appena toccato il sediolino, i miei pensieri diventarono tutti tristi.
Arrivata a casa, mi aspettavano i soliti litigi tra i miei, con mia madre che voleva più soldi per comprarsi gioielli preziosi che desiderava molto e mio padre che le ripeteva che c'era la crisi e che aveva ancora dipendenti da pagare, per non parlare delle tasse che doveva allo Stato per tenere aperta la sua grande azienda.
E così lei andava in crisi, solo perchè mio padre l'aveva viziata quando l'azienda andava a gonfie vele e poteva permettersi di comprarle tutto.
E mentre loro si urlavano contro per l'incazzatura, mio fratello maggiore, Logan, giocava alla play in camera sua, per distrarsi e non sentirli, mentre Yari, il più piccolo, si chiudeva in camera anche lui, con le cuffie nelle orecchie e la musica a palla.
Loro ci facevano male con le loro litigate ma non lo capivano, mai.
E io? Beh, io non facevo nulla, semplicemente uscivo spesso e mi mettevo a leggere con le cuffiette, per ignorare i grossi problemi che c'erano tra loro.
Mi riscossi, quando Dakota mi diede una leggera gomitata e mi chiese:"Ehi, ma tu l'hai mai visto quello lì?", e seguendo la direzione del suo sguardo, vidi un ragazzo che nemmeno io avevo mai visto prima.
Scossi la testa, osservandolo attentamente da capo a piedi.
Era abbastanza alto, la carnagione non era nè troppo pallida, nè troppo scura.
Le braccia erano muscolose e i pettorali si facevano vedere attraverso la maglietta bianca, quasi trasparente.
I capelli erano molti e folti, tra il castano chiaro e il biondo. Un po' di barba copriva il mento e le guance e da esse uscivano due labbra sottili e rosse.
Salutò un suo amico, forse uno della sua stessa classe, e in quel momento mi persi completamente.
Mi incantai davanti a quel sorriso smagliante e perfetto; sembrava che avessero acceso una luce abbagliante nel pullman e me l'avessero puntata addosso.
Dopodichè il tipo si guardò intorno, così mi affrettai a distogliere lo sguardo, approfittandone per dire a Dakota:"Sara nuovo da queste parti.". Lei annuì e dopo pochi secondi la vidi sgranare gli occhi, così mi girai ancora una volta e vidi che il tizio nuovo, si stava avvicinando a noi.
Cosa voleva?
Forse aveva visto che lo fissavo?
Oh no, e ora cosa mi inventavo?
Mi bastò girarmi e fissare il posto vuoto accanto a me, per capire che non voleva nulla da me, voleva solo sedersi nell'unico posto libero rimasto.
Quando mi fu abbastanza vicino, l'unica e ultima cosa di lui che notai, furono gli occhi: blu e profondi, come l'oceano.
Mi ci persi completamente.
Mi feci forza e mentre lui si sedeva accanto a me, guardai altrove per non fare una brutta figura.
Posando il suo zaino a terra, mi sfiorò il braccio destro, col gomito. Inutile dire che il mio corpo subito andò in fiamme e la mia testa smise di pensare alle litigate a casa, tra i miei, iniziando a concentrarsi su di lui.
Iniziando a pensare ai suoi occhi e a quel sorriso stupendo che aveva.
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