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III

Rimasi sola a terra, priva di dolore in un buio raccapricciante, rinchiusa nella mia stessa mente, per chissà quanto tempo.

Quando mi risvegliai, mi trovai spiaccicata come una merda su di un prato vastissimo, in mezzo al nulla. Era così che mi sentivo.

Aprii gli occhi a fatica e vidi la rugiada posata su tutti quei fili verdi a un centimetro dagli occhi che mi solleticavano il naso.
In lontananza, la collina sulla quale mi trovavo, scendeva dolcemente a valle, che si mostrava decorata dai suoi splendidi colori primaveri.
Gli uccellini cinguettavano e mi sembrava di sentirli fischiettare da ogni dove.
Da lontano vidi le mucche pascolare lentamente e la luce di una prima mattinata faceva brillare ogni cosa intorno a me dei suoi più caldi colori.

Nonostante l'aria fosse ancora fresca, dopo un inverno così rigido, vedere una tale meraviglia, faceva sciogliere anche il cuore più duro. Mi sentivo come una piccola mongolfiera che continuando ad ammirare la bellezza innocente di quel verde sottostante, lasciava cadere poco per volta un sacco dopo l'altro, per volare sempre più in alto.

Un rumore sordo mi risvegliò di colpo e tutti gli uccelli iniziarono a spiccare il volo impauriti.

Inspirai amaramente e mi misi seduta un po' contro voglia.
Notai che addosso mi era rimasto ben poco; avevo ancora la giacca e il vestito, ma non so come, non avevo i calzini ai piedi e neanche le scarpe, chissà che fine gli avevo fatto fare.

Ma ora una domanda mi assaliva:
"che avevo combinato la scorsa notte?"

Mi alzai barcollando.
Non mi sentivo le gambe e la testa mi procurava un forte dolore, che si espandeva dalle tempie fino al basso della nuca. Era così intenso che non ero in grado neanche di aprire gli occhi.

Cercai il telefono nella borsa, ma con le dita toccai solo il tessuto liscio che la ricopriva al suo interno.

Che strano.

La ribaltai sotto sopra e con sorpresa non usci niente.

"No non ci posso credere."
Mi fermai dal lanciarla il più lontano possibile da me solo grazie ad un autocontrollo che non credevo di possedere.

Cosi nel pieno della rabbia mi ricordai di una taschina interna, ma ci trovai solo uno specchietto, ultimo superstite, insieme a qualche spiccio.

Mi ci specchiai, nonostante si fosse un po' rotto e quasi non caddi dallo spavento.

"Mio Dio ma chi è questa qui."

Avevo due occhi piccoli piccoli che quasi scomparivano in un volto sporco di terra. Il trucco era colato malamente e il nero di cui mi ero riempita gli occhi si era sparso sul viso come una melma, facendomi sembrare piena di lividi. Avevo una pelle trasparente e mi fece impressione vedere come le vene blu scuro si intravedevano sulla superficie. I capelli erano completamente arruffati e ci si era incastrato un po' di polline portato dal vento.

Lanciai lo specchietto dal fastidio e preso un lungo respiro per calmarmi e schiarirmi le idee, incominciai a camminare alla ricerca di un percorso da seguire.

"Tanto, qualsiasi strada avessi scelto, era ugualmente lontana da qualunque posto abitato."

Indossavo la vergogna e lo squallore come fossero un abito nuziale.
Mi sentivo tremendamente schifosa, non solo per i posti in cui chissà dove avevo messo il mio corpo, ma dentro, come mi fossi macchiata l'anima a furia di trattarmi senza rispetto.

Perché però sentivo che ne avevo il tremendo bisogno?

Ero spaventata a morte perché non mi riconoscevo più. Come mi ero ridotta? Sola come un cane abbandonato, eppure avevo scelto io di stare così.

Mi sentivo lontana da me stessa anche dentro la mia pelle.

Così lacrime spontanee iniziarono a tracciare velocemente dei percorsi bianchi che contrastavano il buio del mio volto.

Mi ripresi subito però.
"Forse sono ancora un po' ubriaca."

Mi immersi nel bosco che avevo alla mia sinistra e iniziai la lunga camminata di rientro, a piedi nudi.

Dopo qualche ora mi fermai e decisi di prendermi una pausa dal tribunale delle colpe che stava prendendo piede nella mia mente.

"Colpevole" mi dichiaravo ad ogni accusa, che mi vedeva protagonista nelle memorie della sera precedente, che lentamente facevano capolinea davanti ai miei occhi.

Una volta tornata nella realtà, davanti a me c'era un laghetto azzurro come il cielo, che il sole faceva scintillare rendendolo dorato.

Il vociare dei pensieri si acquietò e sentii il suono dolce dell'acqua che si muoveva appena a causa di una piccola sorgente poco distante.

Tutto di quel posto mi invitava ad entrare e così, non avendo più niente da perdere, iniziai a spogliarmi.
Cumuli di terra cadderò dal mio corpo fino a raggiungere i piedi che si sporcavano sempre di più.

Ormai ero da buttare.

Completamente nuda avanzai lentamente e, nonostante il primo impatto con l'acqua gelata mi irrigidì, dopo poco mi ambientai e i muscoli si distesero.
Dalle gambe, andando avanti su un fondale di alghe e sassi, l'acqua passò alla pancia, fino a toccare le punte dei capelli.

Avevo l'impressione che ad ogni passo lasciassi dietro di me una scia scura, come catrame, e che tutta la sporcizia che avevo accumulato nel tempo si stesse piano piano sciogliendo e rilasciando, macchiando la superficie cristallina.

Così mi immersi e nuotai in apnea cercando di andare sempre più giù.
Era come se, ogni volta che risalivo, i pensieri che mi avevano incatenata rendendomi schiava, rimanessero sul fondo, perché troppo pesanti per risalire.

Finalmente libera.

Nella quiete di quel momento il suono di un ramoscello spezzato mi fece voltare e all'improvviso vidi un cerbiatto che timidamente si avvicinò a quello specchio d'acqua per dissetarsi.

Lo spettacolo mi inondo il cuore di meraviglia. Mai ero stata così vicina ad un animale così puro e indifeso, che si trovava in totale armonia con l'ambiente circostante.

Trentenni il fiato, cercando di fare meno rumore possibile e per la prima volta mi sentii parte di qualcosa di bello.

Come invidiavo la purezza del cerbiatto che a confronto mi faceva sentire come una larva appena sbucata fuori dal terreno.

Quel semplice incontro mi fece pensare.
Fosse un segnale che la serenità prima o poi sarebbe arrivata? Che la luce sarebbe stata capace di inondarmi il cuore e farmi tornare a vivere?
Che prima o poi, sarei stata meglio?

Di punto in bianco un boato echeggiò tra gli alberi nel bel mezzo di quel momento.
Il cerbiatto mi guardo fisso impaurito e in un attimo scappò via.

Mi spaventai perché al secondo colpo, ecco che capii di che si stava trattando.

E dopo poco ancora e sempre più vicini.

Pam! Pam! Pam!

Sarebbe stato meglio se non mi fossi mossa, per non dare nell'occhio, ma neanche il tempo di pensarci su che tutt'un tratto, una figura sbucò da dietro ad un grande cespuglio colorato pieno di fiori, con una doppietta da caccia in mano.

Mi irrigidii completamente.
Avevo una paura cieca che stava prendendo il sopravvento. Pensieri mi inondarono e ne ricordo qualcuno che diceva: "oggi è il tuo ultimo giorno", "te la sei andata a cercare dopo tutto", "sola in mezzo ad un posto sconosciuto, che pensavi sarebbe successo?"

Qualche lacrime scese sul mio viso contro la mia volontà e avevo ormai gli occhi già completamente appannati, quando mi accorsi che però quella figura imponente, non mi aveva ancora vista.

L'uomo guardava intensamente per terra, come stesse seguendo le tracce di qualcosa.

Dopo poco però, lo vidi muoversi leggermente, come ci fosse stato qualcosa che avesse attirato la sua attenzione. Si fermò con lo sguardo sul mucchio di vestiti che avevo lasciato a bordo dell'acqua.

Diamine, ecco la mia fine.

Non vedevo il suo volto per colpa del cappello che indossava, ma lentamente ispezionò la zona fino a quando mi vide; immersa nell'acqua un po' tremolante, vicino a delle rocce verdi e scivolose ai piedi della piccola cascata.

In quel momento il berretto mimetico che aveva non oscurava più il suo volto e capii che non si trattava di un uomo, ma di un ragazzo.

Due occhi verdi ancora sconosciuti brillavano in lontananza a causa dei riflessi del sole sull'acqua e sembravano più brillanti di due smeraldi.

Per un momento mi sentii tremare dentro, non so bene se di paura o altro, ma non lo dimostrai e nessuno dei due si mosse.

Ma ecco che partì un altro sparo ed entrambi ci risvegliammo da quel torpore.

Dio ma sono nuda.

Mi voltai di scatto e sentivo la pelle bruciare da quanto ero in imbarazzo.
Volevo solo nascondermi per più tempo possibile. Che figura.

"Cosa ci fai qui?" Sentenziò una voce calda e profonda alle mie spalle, dopo essersi schiarito la voce un po' a disagio.

Non risposi, non perché non volessi, ma non sapevo cosa dirgli. Cosa ci facevo li?

Riprese a parlare schiarendo di più la voce, che mi parve più calma ma incuriosita.
"Signorina lei è di qui?"

Chissà in che posto mi trovavo, ma non ebbi il coraggio di chiederglielo.

"Sa che questa zona è dedicata all'attività venatoria?" continuò subito dopo avanzando, me ne accorsi dal rumore pesante che facevano i suoi passi e me lo chiese con una tale naturalezza, come fosse scontato sapere che quella fosse una zona adibita alla caccia.

Ecco il perché di quegli spari.

Sospirò.
"Suppongo di no, se ora è qui."
Disse sconsolato in un filo di voce.

Ormai era molto vicino a me e sentivo chiaramente la sua voce.

Pam!

Un altro sparo mi fece pendere un colpo però cercai di non darlo a vedere e piano piano, con le mani che mi coprivano il petto, girai il viso per guardarlo meglio.

Il mio sguardo si incatenò al suo e trovai che avesse un viso duro e due occhi affilati, che però nascondevano un po' di compassione.

Non so bene cosa lui vide nei miei, però senza battere ciglio si alzò dalla posizione accovacciata che aveva per andare a prendere i miei vestiti. Tornò indietro e me li porse, dandomi subito dopo le spalle.

Che gentile, pensai.
Chissà se aveva percepito il mio imbarazzo o se lo era lui stesso.
Forse lo eravamo entrambi.

Uscii dall'acqua e mi rivestii, bagnandoli però tutti.

"Che cosa cacciate in questa zona?" all'improvviso domandai ancora indaffarata a coprirmi.

Vidi che il ragazzo alto di fronte a me si mosse un poco dallo stato rigido che aveva assunto e lentamente si voltò, puntando i suoi occhi nei miei.

"Animali di media taglia. Per lo più chinghiali, daini, ma oggi siamo alla ricerca di cervi, ancora meglio se cerbiatti."

Neanche il tempo di finire la frase e un'altra voce maschile, molto più dura della sua, con tono compiaciuto e felice gridò per il bosco:
"Ash, vieni a vedere, ne abbiamo abbattuto uno!"

E lì mi manco il fiato.

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Ciao lettori!!!!! Se siete arrivati a leggere fino a questo punto, ne sono davvero felice.

Vi volevo dire che ad inizio capitolo si trova un video youtube di sottofondo, adatto alla lettura. A me ha aiutato molto a scrivere e può essere utile anche a voi per rilassarvi e per immergevi di più nel racconto.

Detto questo, chissà cosa ci faceva la nostra ragazza in mezzo a questa natura e chi sarà il misterioso ragazzo che ha incontrato???

Al prossimo aggiornamento, vi voglio bene!
Kiss, Kiss

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