La parte buona e quella cattiva
Non avevo mai visto il cattivo e il buono fondersi così completamente, donarsi l'uno all'altro sotto ogni aspetto.
Ero così affascinata dalla cosa, dalle sensazioni, dal mistero di quella cosa.
Come un formicolio rassicurante, un gusto, un odore acre di cui non puoi fare a meno.
Lo potevo sentire sulla mia lingua e scendere per la gola.
Il buono e il cattivo non li vedevo come due parti opposte, irraggiungibili, li sentivo mischiati. Coalizzati per farmi confondere le idee.
Cercavo dentro di me la parte che avrebbe prevalso sulla mia persona.
Il cattivo muoveva le labbra contro le mie mentre continuava a far scivolare quel sapore sulla mia lingua. Io tenevo gli occhi chiusi perché anche lui lo stava facendo.
Mentre continuava a stringermi la vita e a tirarmi contro di se avrei voluto piangere ma anche urlare per scaricare l'adrenalina dentro di me. Fino a pochi minuti prima pensavo di essere io la buona in tutta quella situazione, eppure in quel momento mi sentivo addirittura peggio di lui. Come se avessi preso il peggio dall'uomo perfido e cattivo che non lasciava andare la presa su di me.
Non sapevo quale fosse la cosa giusta da fare, non lo sapevo.
Ero impazzita. Di quello ne ero certa.
Nella mia vita non mi era mai capitato di mettere in dubbio le mie emozioni, mai. Sono sempre state chiare ai miei occhi.
Ma in quel momento, era un'altra cosa, la mia mente cercava di ricordare ragioni per allontanarmi da quel corpo. La mia mente provava a salvarvi ma Zayn continuava a baciarmi ed una sua mano finì sotto al maglione che indossavo, toccandomi la schiena.
Io provavo a capire ma lui mi distraeva. I suoi movimenti, il suo respiro contro la mia pelle, le sue mani.
Tutto di lui mi distraeva.
Strofinai le mani contro la mascella ricoperta di un leggero strato di barba e passai le mani sul retro della testa, toccandogli i capelli.
La sua pelle bruciava, finalmente potevo toccarlo, assaporare la sua pelle e mordere tutto quello che mi capitava tra le labbra.
Da quant'era che volevo farlo?
Giorni, forse settimane.
Mi resi conto che il realtà era ormai tanto tempo che avevo perso la ragione, lasciandomi andare a pensieri che non erano moralmente corretti.
Non seppi con certezza quanto durò il bacio, minuti, ore.
Fui io la prima a fare un passo indietro, Zayn continuò a tenere la fronte contro la mia. Il suo respiro si era calmato e le sua mani tornarono ad accarezzare il mio viso arrossato.
Ero in una completa confusione mentale.
Ero frastornata. Quasi assente, come se guardassi me e Zayn in terza persona. Come se potessi essere estranea a tutta quella situazione.
Lo avrei voluto davvero.
-Hai visto?- fu la prima cosa che disse.
Le miei sopracciglia chiare su aggrottarono.
-Cosa?- cercai di parlare.
-Io non sono qui per farti male, io voglio prendermi cura di te Meghan. Ti farò sentire bene.-
Adulatore, le sue parole ingannavano e sapevo che era a conoscenza di questa sua dote innata.
Per prima cosa pensai a quanto non fosse vero ma, successivamente, ci riflettei sopra. Il bacio con Zayn mi aveva fatto semite bene, quando di notte mi sfiorava mi faceva sentire bene.
Le mie mani erano cadute fino alle sue spalle.
Non feci in tempo a dire nient'altro che lui fece scontrare di nuovo le labbra contro le mie. In un modo più fluido accarezzò la mia vita scoperta e camminò lentamente verso il letto. Quando la mia schiena si appoggiò al materasso lui si sdraiò su di me, mi ricordava il mio sogno.
Alzai la testa e le sue labbra scivolarono sul mio collo, chiusi gli occhi chiari dopo aver visto il sole calare mentre mi godeva quella sensazione calda e umida sulla mia pelle.
Strinsi la sua maglietta e la tirai verso l'alto, il desiderio era più forte della paura.
Cercai di spegnere la testa, perché sapevo che, quando avrei ripreso la ragione, avrei dovuto affrontare i conti con la parte sana rimasta di me.
Avrei urlato per la frustrazione e pianto per la disperazione.
Ma, in quel momento, volevo solo godermi quella sensazione che la mia mente non aveva ancora catalizzato come sbagliata o immorale. Cosa che era.
Non mi tolse niente.
Lentamente strisciammo sotto al piumone, continuammo a baciarci fin quando non ci addormentammo.
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NIALL
Mi svegliai e respirai profondamente, notai subito che il petto fosse lucido per quanto avevo sudato e sentivo goccioline fredde scendere lungo le tempie. Cercai di non concentrarmi sul calore che aveva invaso il mio viso e appoggiai di nuovo la testa contro il cuscino per calmarmi.
Era la prima volta che la sognavo.
Avevo sognato i suoi capelli biondi e i suoi occhi azzurri, correva davanti a me divertita mentre si voltava indietro per vedere se riusciva a rincorrerla. Non riuscivo mai a prenderla, ogni volta che mi avvicinavo di più lei aumentava la sua corsa leggiadra. Eravamo in un enorme campo d'erba che sembrava non finire mai e il sole la rendeva ancora più raggiante e bella, due spalline bianche e sottili facevano scendere un vestito bianco fino alle sue caviglia nude, lo teneva su con le mani per riuscire a correre più facilmente.
"Non riuscirò mai a prenderla" pensai.
Strinsi i pugni, mi alzai di scatto e scaraventai la lampada posta sul comodino contro il pavimento.
Camminai tra i cocci rotti e mi tirai indietro i capelli.
Al pensiero di non sapere dove fosse, cosa le stessero facendo, stavo male.
Mi sciacquai il viso, non guardai il mio riflesso sullo specchio e mi misi la camicia, i pantaloni, la cravatta e la giacca.
Controllai che la foto fosse sempre nel taschino interno, la presi tra le mani e feci incrociare i nostri sguardi prima di prendere le chiavi della macchina.
Come può essere così sfuggente? Com'è possibile che non riesco a trovarla?
Rimisi la foto al suo posto e presi tra le dita la maniglia della porta d'ingresso, lanciai uno sguardo alle mie spalle per vedere i pezzi rotti della lampada ancora a terra.
La mia mente si ripeteva la stessa frase da giorni.
Meghan dove sei?
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MEGHAN
Mi rigirai sotto al piumone chiaro come la mia pelle e sfiorai il bordo del mio maglione, una luce fioca mi fece aprire gli occhi.
Il posto di fianco a me era vuoto, ne ebbi conferma quando spostai il piede in quell'area e la sentii fredda.
Quando misi a fuoco notai che il piumone dell'altro lato del letto era piegato. Si era alzato.
Nessun rumore proveniva dalla casa.
Cercai di girarmi, il mio cuore si fece più male dei miei polsi quando un pezzo di ferro si conficcò nella mia pelle.
Il rumore metallico troppo conosciuto alle mie orecchie mi fece rabbrividire. Un mio polso era legato da una manetta alla testiera del letto.
Non di nuovo. Cercai di capire se tutto quello fosse reale, pregai di star ancora dormendo.
Ancora scossa e confusa sobbalzai sul materasso quando Zayn entrò nella stanza.
Aveva una felpa a zip e dei pantaloni della tuta. I capelli neri sempre spettinati. La mia mente incominciò a vorticare in mezzo alle azioni della sera prima.
Perché l'avevo fatto?
Si avvicinò, i suoi occhi si posarono poco sui miei, slacciò la parte della manetta legata alla struttura del letto e mi tirò su per farmi alzare.
Con la più totale indifferenza mi fece camminare giù per le scale fino alla cucina.
Ero tornata ad odiarlo.
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