Frustrazione
Mi tirai il piumone fin sopra il mento, il naso sfiorò il tessuto morbido e mi strinsi nel calore che mi cullava dolcemente.
Girai la testa leggermente e mi imbattei in un profumo acre a cui ormai avevo fatto abitudine. L'odore era l'unica cosa che mi piaceva di lui.
Aprii per qualche secondo gli occhi, Zayn era seduto con la schiena appoggiata alla testiera scura del letto.
Aveva la testa china sul telefono che teneva in mano, il suo petto nudo si alzava e si abbassava facendo cambiare leggermente forma ai suoi tatuaggi.
Mi spostai verso di lui incuriosita, sapevo che aveva notato il fatto che fossi sveglia ma non disse niente a riguardo.
I miei capelli caddero su un suo braccio, fissai lo sfondo del telefono che non era cambiato dall'ultima volta.
-Chi sono?- domandai con la voce ancora pesante e gracchiante. Guardai ancora la tre ragazze sorridenti che si erano schiacciate per fare la foto.
Un'aria fredda mi investì il corpo quando Zayn si alzò velocemente dal letto.
-Non sono affari tuoi.- rispose acidamente.
Camminò verso il bagno e si chiuse la porta alle spalle senza guardarmi. Appoggiai la testa di nuovo sul cuscino, mi nascosi il viso sotto il piumone. Cercai di chiudere gli occhi provando a trasportarmi nel letto di casa mia. Pensai alla mia solita routine e provai a riviverla. Avevo sviluppato la capacità di fare sogni lucidi in pieno giorno, erano così vividi che a volte sembrano delle allucinazioni più che dei pensieri.
Era già arrabbiato ed era solo mattina, pensavo di essere arrivati ad un punto di tregua. Non mi trattava più così male e pensavo che fosse perché non attiravo molto la sua attenzione.
Mi ricredetti in quei pochi minuti in cui il suo tono era stato rigido e freddo.
Perché era arrabbiato?
Il nervosismo si impossessò del mio corpo e della mia mentre mentre camminai nel corridoio del secondo piano, probabilmente a Zayn non sarebbe piaciuta l'idea che io potessi gironzolare per la casa ma sarebbe stato almeno 20 minuti sotto la doccia ed era colpa sua se non mi aveva messo le manette.
Scesi le scale e mi diressi direttamente verso la stanza dov'era rinchiusa Oralee.
Entrai accendendo la luce.
Vidi il suo corpo magro rantolare nel piccolo letto. Cercò di strofinarsi gli occhi con le mani legate.
-Ma sei pazza?- quasi urlò.
Si mise seduta e tenne gli occhi socchiusi per lo sbalzo di luminosità. -Il pezzo di merda ci ammazza entrambe se scopre che abbiamo parlato.- terminò.
-È sotto la doccia.-
Lei si calmò appena, si passò una mano tra il caschetto disordinato e annuì.
-Perché non hai le manette?- osservò le mie mani.
-Si è dimenticato, credo.- spiegai.
Lei trattenne un respiro. Mi osservò per qualche secondo e dopo scosse la testa con enfasi.
-Puoi andartene? Non riesco a guardarti senza avere i conati di vomito.-
Scattai e mi avvicinai al materasso. Sicuramente era infastidita del trattamento privilegiato che Zayn mi riservava, ormai non ero più costretta a stare coricata su un letto giornate intere, venivo vestita con più cura e mi permetteva addirittura di parlargli.
-Si può sapere cos'hai in questi giorni? Cosa ti ha detto Liam?- domandai ad alta voce.
Oralee strinse le labbra in una linea dritta.
-Non capisco solo perché abbia scelto te e non me, voglio dire, cos'hai di speciale?- disse con disprezzo.
-Scelto me per cosa?-
-Anzi, adesso che ci penso, non so se ti invidio più di tanto. Almeno io non passerò il resto della mia vita in questa cazzo di casa a marcire con quel pazzo psicopatico.- parlò più a se stessa.
-Dove ti porteranno?- chiesi. Non riuscivo a capire.
Il mio umore mi finì sotto i piedi, sarei rimasta lì tutta la mia vita? Non potevo accettarlo.
-Probabilmente farò una vita di merda. Le ragazze così fanno sempre una brutta fine. Ma comunque è sempre una fine migliore della tua.- abbassò gli occhi.
-Non capisco.- dissi fredda.
-Cristo Meghan! Hanno un cazzo di giro di prostituzione.- urlò -Ora hai capito o ti devo fare un fottuto disegno?-
Feci un passo indietro.
-Non me l'hanno mai detto.- osservai. Potevo esserne veramente sorpresa? Ovviamente non me ne avevano mai parlato.
-Perché tu non verrai con me.- mi indicò.
-Non posso rimanere qui!- urlai portandomi le mani tra i capelli. Non potevo più reggere tutta quella pressione, l'ansia di non sapere se sarei riuscita a riavere la mia vita, il libero arbitrio. Per qualche istante invidiai la ragazza davanti a me, almeno lei avrebbe potuto uccidersi se non avesse più retto. Io, invece, sapevo con sicurezza che Zayn avrebbe fatto di tutto per tenermi in vita. Vidi Oralee sgranare gli occhi e osservare un punto indefinito oltre le mie spalle. Lui era qui, e mi aveva appena colta nell'infrangere le sue regole. Ormai, pensai, non avevo più niente da perdere.
Le sue braccia mi strinsero da dietro con forza e mi alzò da terra, continuai ad urlare.
Zayn mi lanciò in un angolo della stanza e si stava avvicinò velocemente ad Oralee che pregò di scomparire nel muro bianco.
Si racchiuse su se stessa ma quello non impedì a Zayn di farle del male.
-Come vi devo far capire le cose?-
La sua ira era palpabile per tutta la stanza. Io cercai di stringermi tutti gli arti verso il petto per proteggermi il più che potevo nel caso avesse deciso di sfogarsi anche su di me.
-Come?- ripeté -Stupide puttane, vi ho ordinato di non parlare l'una con l'altra.-
Chiusi gli occhi quando alzò una mano per colpire Oralee, il suo urlo di dolore mi fece fremere.
Mi tirai su in ginocchio e cercai di avvicinarmi all'uscita mentre mi resi conto di essermi fatta male ad un braccio dopo la caduta, mi ritrovai a strisciare per terra per cercare di scampare alla sua punizione.
-Dove pensi di andare?-
Gelai sul posto, mi mosse lui con la forza, prendendomi per i capelli e obbligandomi ad alzarmi in piedi.
-Lasciami!-
Mi portò fuori dalla stanza trascinandomi e sbatté la porta della stanza di Oralee dietro di sé.
Arrivò in salotto e mi buttò sul divano.
-Ti lascio due cazzo di minuti senza manette e tu vai in giro per casa?-
Tremai al suono della sua voce, basso. Mi avrebbe uccisa.
-Cosa ti ha detto?- domandò piegandosi verso di me.
Guardai da un'altra parte cercando di non piangere.
-Dimmelo!- urlò, impugnò di nuovo i miei capelli e mi tirò su, in piedi.
La mia schiena sbatté contro il muro vicino al divano. Il mio fiato già pesante incontrò quello di Zayn. Fissava i miei occhi da una distanza troppo ravvicinata. Avrei potuto tirargli una testata o morderlo per fargli del male, però sapevo che per avere una possibilità dovevo ucciderlo, non ferirlo.
-Dimmelo o ti ammazzo.- disse calmo.
Deglutii, iniziai a colpirlo quando portò le mani intorno alla mia gola e strinse la presa impedendomi di respirare.
-Va bene, va bene.- ansimai -Va bene.-
Zayn mi lasciò, sbatté ancora le mie spalle al muro e fece scontrare le nostre fronti.
-Ha parlato di un giro di prostituzione, ha detto che ci volete far andare lì.- cercai di parlare, cambiai leggermente la verità.
Volevo tenermi per me più informazioni possibili.
Iniziai a piangere quando lui chiuse gli occhi, fece per colpirmi ma dopo fece scontrare il suo pugno contro il muro vicino al mio viso.
Si appoggiò ancora di più su di me, i nostri nasi premevano l'un l'altro in modo forte, violento.
Mi guardò, era così vicino.
Fece un sospiro di frustrazione e colpì ancora il muro prima di allontanarsi ed entrare in cucina.
Lasciai cadere il mio peso contro il muro e finii presto per terra, piena di confusione e tristezza.
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