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27th october
11:48 pm

Restarono a passeggiare sulla spiaggia per circa una mezz'ora. La sabbia gli era entrata nelle scarpe e sentiva qualche piccolo granello anche nelle calze. Luhan avrebbe voluto togliersele e camminare a piedi nudi, immergendoli anche nell'acqua, ma ovviamente faceva troppo freddo e non voleva rischiare di ammalarsi, finendo di nuovo in ospedale.

Presero il primo autobus che passava, così tornarono in centro. Nel frattempo si era fatto abbastanza tardi, quindi decisero di non fermarsi troppo a passeggiare ma piuttosto prendere la moto e andare a casa a dormire. Con il tempo che impiegarono per raggiungere il condominio, era già mezzanotte passata.

Certo, se avessero saputo cosa c'era - o meglio, chi c'era - ad aspettargli a casa, non sarebbero mai tornati.
Davanti alla porta dell'appartamento, infatti, c'erano entrambi i genitori di Luhan, i cui volti non erano esattamente il ritratto della serenità, specialmente quello della madre.

Il primo a salire l'ultima rampa di scale che li separava dal loro piano - che era il secondo piano dell'edificio - fu il castano, e lui, per fortuna, li vide in tempo da spingere - non molto gentilmente, oserei dire - Sehun dietro il muro dell'ascensore, al quale le scale giravano attorno. Gli fece segno di restare lì, mentre lui saliva gli ultimi gradini.

Nonostante tutti i suoi sforzi, però, era sicuro che loro si fossero accorti della presenza del minore. Ne ebbe la definitiva conferma quando la donna decise finalmente di proferire parola non appena lui le fu davanti, senza neanche salutarlo prima.
— Fallo pure salire — disse lei, con una falsa cortesia nel tono che alle orecchie del figlio risultava abbastanza agghiacciante, specialmente perché la conosceva e sapeva benissimo che non sarebbe andata a finire bene.
— Non c'è motivo perché si nasconda; non abbiamo mai ammazzato nessuno — continuò, contorcendo la sua bocca in uno pseudo-sorriso e rivolgendo il suo sguardo verso le scale, dove finì anche quello di Luhan.

Lì, Sehun era uscito per metà da dietro al muro e stava sbirciando fuori, più confuso che impaurito.
— Vieni, vieni — gli disse la donna.
Era la calma prima della tempesta, entrambi i ragazzi se lo sentivano e questo gli faceva quasi gelare il sangue nelle vene.
Sehun continuava a guardare il maggiore negli occhi, sperando che gli dicesse cosa fare; che gli mandasse un segno o qualsiasi cosa. Ma l'altro non disse nulla, era paralizzato difronte ai suoi genitori - difronte alla madre, più che altro.

Lentamente, il moro si spostò dal piccolo pianerottolo in cui si era nascosto e iniziò a salire quei pochi gradini. Intanto la donna non gli staccava quegli occhi gelidi di dosso. Il suo sguardo puntato su di lui lo metteva a disagio, lo faceva sentire inadatto, inadeguato, forse anche sbagliato.
Senza neanche conoscerlo, lei aveva già tirato le conclusioni e si era fatta un'idea di lui, e Sehun lo sapeva che lo stava giudicando anche semplicemente per il modo in cui camminava mentre saliva le scale.

— Sono Jingfei, la mamma di Han — si presentò a fatica, come se fosse stata costretta - ed era effettivamente così - a farlo solo perché era una convezione sociale e lei voleva apparire educata e raffinata.
— Tu sei..? — domandò, non senza una lieve sfumatura di disgusto - che non si era minimamente sforzata a nascondere, nemmeno nell'espressione - nella voce.

Sehun guardò ancora il suo ragazzo - che aveva l'impressione di poter definire tale ancora per poco -, aspettando che quest'ultimo gli dicesse cosa fare. Ma, anche questa volta, non disse nulla, ricambiò lo sguardo e basta. Anzi, sembrava lui a chiedere aiuto.
Allora il più alto prese coraggio e parlò: — M-mi chiamo Sehun — poi deglutì nervosamente. Se quella donna riusciva ad incutere timore a lui, che non la conosceva, non osava immaginare cosa provasse Luhan, che era suo figlio.

— Sì, sì, mi ricordo di te. Sei quel suo amico che ci ha mandato il messaggio. Perché adesso gli amici vanno in giro a baciarsi come se niente fosse, come se fosse naturale? — domandò retorica, mettendo una particolare enfasi nel pronunciare la parola «amici».

Il marito, che non aveva ancora detto una parola, le mise una mano sulla spalla e cercò di farla ragionare: — Cara, non mi sembra il caso... —
Ma neanche lui poteva fare più di tanto, perché era sottomesso e alla più completa mercé della moglie.

— No, no, sono curiosa. Sentiamo cos'hano da dire. —

I due ragazzi la guardarono come due studenti guardano la loro insegnante più severa e spietata mentre fanno scena muta durante un'interrogazione. Non potrà certo finire bene, sono spacciati e lo sanno.

— Da quanto tempo va avanti questa storia? — chiese, visto che nessuno dei due aveva intenzione di parlare di sua spontanea volontà.

— Mam- —

— Da quanto, ho detto! — ripeté insistente, arrivando quasi ad urlare.

Mentre assisteva a quella scena, il minore provò una pena immensa per Luhan, che aveva dovuto sopportare quella donna per tutta l'infanzia. Certo, lui non era nessuno per criticare e magari lui le voleva bene perché, in fin dei conti, era pur sempre sua madre, ma non si stupiva che Luhan avesse preferito andarsene via da lei. E, probabilmente, la storia del non voler diventare avvocato che gli aveva raccontato quando si erano conosciuti non centrava nulla. O, più semplicemente, se l'era inventata sul momento.
Alla fine prese coraggio e decise di provare, per quel che poteva, a difendere il suo ragazzo.
— Non è stata colpa sua; sono stato io a chiedergli di uscire — si sacrificò, ma era anche la pura verità.

— Ah, questo già lo sapevo. Il mio Han non avrebbe mai perso tempo per sua scelta con uno come te — accentuò le ultime tre parole - che arrivarono dritte alle orecchie dell'interessato - con un profondo disgusto, per niente dissimulato, poi continuò: — È stato solo troppo gentile per rifiutare — spiegò, più per convincere sé stessa che gli altri.
— Certo, certo, dev'essere per forza così. Lui ha solo avuto pietà di te. Ora però stagli lontano. Tu sei malato e non voglio che tu contagi mio figlio più di quanto tu non abbia già fatto. —

Sehun sapeva perfettamente che nessuna di quelle parole era vera. Lo sapeva. Erano state pronunciate con il solo e unico scopo di ferirlo e, nonostante lui cercasse di non darlo a vedere, erano riuscite nel loro intento. Voleva dimostrarsi forte, ma era difficile, soprattutto perché Luhan non aveva fatto assolutamente nulla per aiutarlo, era troppo spaventato.

— E, Han, non voglio che tu rimanga qui neanche un solo giorno di più. Fa le valigie perché domani tornerai a casa con noi e non voglio sentire scuse. —

E lui non protestò. Non disse nulla, probabilmente perché così facendo sapeva che avrebbe solo peggiorato la situazione. Ma avrebbe trovato una soluzione, non voleva andarsene. Non voleva abbandonare Sehun e non lo avrebbe fatto.
Preferì stare zitto, per lasciare che lei si sfogasse prima che tuo padre la convinse ad andarsene.
Quindi restarono loro due, con tutta l'attenzione dei condomini rivolta verso di loro, dopo tutto il baccano che aveva fatto la donna.
E non era ancora finita. Anzi, era solo l'inizio. Sarebbero tornati il giorno seguente, per portarsi via Luhan.


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non riesco a fare delle copertine decenti,
sono in crisi

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