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3rd october
11:56 am
Erano passati due giorni dall'ultima volta in cui aveva visto o sentito Luhan.
Non aveva osato scrivergli, era troppo imbarazzato per ciò che era successo.
Gli era venuto semplicemente naturale dargli quel bacio sulla guancia, non ci aveva neanche pensato prima di agire, e questo non era da lui. Di solito riusciva perfettamente a controllare tutti i suoi impulsi, ma questo non valeva quando stava con Luhan. Anche se lo conosceva da poco più di una settimana, il castano riusciva quasi ad annullare ogni suo controllo, con lui era facile essere sé stesso. Ma non è una cosa sempre positiva, visto che poi si ritrovava in queste situazioni.
In più, ogni volta che pensava al maggiore, o anche solo ogni volta che chiudeva gli occhi e provava a rilassarsi, vedeva il suo volto quando, poche sere prima, si erano addormentati insieme sul divano e fu la prima cosa che vide appena sveglio.
Vorrei che ogni mio risveglio fosse così, si era ritrovato a pensare, più di una volta. E si rimproverava per questo, ma davvero non ne poteva fare a meno. Non poteva fare a meno di lui.
E realizzando ciò, decise di prendere il suo cellulare e gli scrisse, durante la pausa pranzo.
12:14 pm
Sehun
Ciao
Sehun
Oggi lavori?
Il castano vide il suo cellulare illuminarsi e vibrare sul ripiano sul quale era appoggiato, così lo prese e controllò le notifiche. Un sorriso comparve sulle sue labbra quando vide chi era il mittente dei messaggi e, mordendosi il labbro inferiore per smorzare il sorriso, si affrettò a rispondere.
Luhan
Sì, ho il turno
di pomeriggio
Sehun
E quando finisci?
Luhan
Alle 18
Sehun
Okay, aspettami
davanti all'entrata
Luhan
Cos
Luhan
Ok.
Luhan spense il telefono e continuò a mangiare il suo panino, in un bar vicino al negozio in cui lavorava - l'unico di quel brand in quella città. Anche se si sforzava, non poteva smettere di sorridere perché, dopo due giorni, finalmente l'altro si era rifatto vivo.
Certo, avrebbe potuto scrivergli, ma aveva paura di disturbarlo.
Sehun chiuse il negozio con mezz'ora d'anticipo. Non era un problema perché non c'erano clienti a quell'ora. Ma anche se ci fossero stati, avrebbe fatto di tutto - letteralmente, di tutto - per raggiungere Luhan.
Inserì l'antifurto, chiuse a chiave la porta e bloccò la saracinesca con un grosso lucchetto. Poi prese la sua moto, parcheggiata davanti al negozio, e partì.
Per fortuna non c'era traffico, così non ci mise molto ad arrivare al negozio in cui lavorava il più grande.
Ed eccolo lì, seduto sulle scale davanti all'entrata, come gli aveva detto.
Mentre il moro parcheggiava la sua moto, il castano si avvicinò a lui.
— È da tanto che mi aspetti? — gli chiese, togliendosi il casco e scendendo dal due ruote.
— No, solo qualche minuto — rispose, con lo sguardo rivolto verso il basso. Lo aveva abbassato dopo aver visto i capelli arruffati di Sehun, quando si era tolto il casco.
— Tieni — il più piccolo gli passò un casco bianco che aveva tirato fuori dal piccolo vano portaoggetti dietro al secondo sedile. Lui lo prese e se lo mise.
— Sali — gli disse poi, salendo a sua volta sulla moto.
— Dove andiamo? — chiese il maggiore, posizionandosi sul sedile posteriore.
— Lo vedrai — gli rispose, mettendo in moto il veicolo, il cui motore cominciò a rombare.
Luhan esitò un po', poi mise le sue braccia attorno alla vita di Sehun e appoggiò il suo petto alla sua schiena.
Il minore sorrise al contatto, e, sentendolo ben aggrappato, fece partire la moto.
Il castano, intanto, avvicinò anche il suo viso al dorso del ragazzo, sfiorandolo con la sua guancia destra. Inspirò e il profumo di Sehun lo avvolse completamente.
Curvarono, e la moto si inclinò leggermente.
Normalmente Luhan avrebbe avuto paura di cadere, in quella posizione, ma con Sehun non era così. Si fidava di lui, sapeva che non sarebbe successo nulla del genere se era il corvino a guidare.
Ne approfittò, però, per stringersi maggiormente a lui.
La moto si fermò poi in un parcheggio poco lontano dal centro, sotto un cavalcavia.
— Cosa ci facciamo qui? — domandò Luhan, scendendo dal veicolo e levandosi il casco per poi porgerlo a Sehun, che lo ritirò.
— Beh, in realtà non lo so — ammise, sistemandosi i capelli dopo aver tolto il casco — Perché io avevo pensato di andare in un ristorante, ma ora è ancora presto per cenare. —
— Al ristorante? — chiese stupito il cinese.
— Sì — lo guardò — N-non ti va? —
— No no, anzi — alzò lo sguardo e lo incrociò con quello di Sehun — Va benissimo — disse, non prestando realmente attenzione alle sue stesse parole. Era completamente perso negli occhi scuri del più alto.
Sehun se ne accorse e sorrise, ruotando leggermente la testa. — Allora... facciamo un giro finche non sono quasi le otto? — propose, poi.
— Certo — annuì in risposta.
Iniziarono quindi a camminare, l'uno accanto all'altro, e raggiunsero una delle vie principali, una di quelle piene di negozi, bar, ristoranti e alti palazzi ricoperti di schermi e cartelloni pubblicitari. C'era traffico, visto che era l'ora di chiusura per gli uffici, e un via vai di persone sul marciapiede. Non c'era così tanta gente da rischiare di perdersi, ma Sehun allungò comunque la mano in cerca di quella di Luhan e la strinse, non forte ma quasi affettuosamente.
Luhan sentì il suo battito cardiaco accelerare mentre le dita di Sehun attorcigliavano con le sue e il pollice del minore prese ad accarezzargli il dorso della mano.
Quando Luhan alzò lo sguardo, si ritrovò ancora una volta Sehun che gli sorrideva.
— Quindi... cosa ti va di fare? — chiese, passando una mano tra i capelli, con aria disinvolta.
— Potremmo continuare a camminare guardando le vetrine, tanto non manca molto alle otto — rispose il più basso, cercando di ignorare le loro mani intrecciate, ma non poté evitare di arrossire un po' ugualmente.
Sehun sorrise leggermente notando le guance imporporate del ragazzo accanto a lui, ma non lasciò la sua mano e continuarono a camminare.
Si fermarono davanti alla vetrina di un negozio di articoli sportivi e Luhan rimase a guardare una delle palle da calcio esposte. Guardandolo, Sehun pensò che sembrava un bambino che guardava dentro ad un negozio di giocattoli.
— Ti piace quel pallone? — chiese, avvicinandosi di più a lui; le loro mani ancora unite l'una all'altra.
— Hm sì — rispose, senza staccare gli occhi dalla vetrina e sporgendosi un po' più verso essa.
— Non sapevo ti piacesse il calcio — disse con una nota di sorpresa nella voce.
— Quando ero piccolo sognavo di diventare un calciatore — confessò.
— Quindi sai giocare? —
— Abbastanza — ammise — Un giorno potrei mostrartelo. —
— Certo, mi farebbe piacere — e gli rivolse ancora un sorriso.
Mentre ripresero a camminare, Sehun si appuntò mentalmente di quel pallone. Poi sfilò il cellulare dalla tasca posteriore dei pantaloni e guardò l'ora.
— Sono le otto meno un quarto, ci conviene andare — suggerì.
Sempre stringendo la mano del castano, prese a camminare in una direzione precisa, trascinando Luhan con sé.
— Dove andiamo? —
— Conosco un posto in cui si mangia benissimo e sono sicuro che lì ci troveranno un tavolo — rispose, entusiasta.
Sehun, quindi, continuò a dirigerlo e non si fermò finche non raggiunse un piccolo ristorante in una via che si separava da quella principale.
L'entrata di questo locale era in legno dipinto di nero e dalla vetrata si vedevano le luci calde e soffuse dell'interno.
Sehun passò velocemente davanti a Luhan, e gli aprì la porta.
— Grazie — mormorò Luhan, entrando.
Si trovarono poi davanti un signore dietro al tavolo al quale c'era appoggiata la cassa e il quaderno sul quale venivano segnate le prenotazioni.
— Buonasera Signor Choi — disse Sehun, rivolgendosi al proprietario del ristorante.
L'uomo, sulla sessantina, si avvicinò ai due ragazzi e mise un braccio attorno alle spalle del più alto e gli strofinò i suoi capelli mori con una mano, come fa uno zio con un nipote.
— Ciao Sehun, era da un po' che non ti facevi vedere da queste parti. Come sta tuo padre? —
— Bene, ma è ancora a casa dal lavoro. —
— Capisco... — poi guardò Luhan, come se si fosse appena accorto della sua presenza — Invece chi è questo ragazzo qua? Hai già trovato un fidanzato? — scherzò.
Il maggiore avvampò, mentre Sehun, anche lui rosso in viso, cercò di spiegare: — No, per ora siamo solo amici. —
Per ora. Probabilmente Sehun l'aveva detto senza farci troppo caso, ma il cuore di Luhan a quelle parole prese a battere più velocemente e il suo volto, per quanto possibile, acquisì ancora più colore.
Il Signor Choi rise poi gli chiese di seguirlo fino al loro tavolo.
Mentre lui si allontanava, Sehun, essendosi accorto del rossore sul viso di Luhan, lo guardò e gli sorrise.
— Non voglio metterti fretta — gli disse, scherzosamente.
Avrebbe voluto dirgli che era carino quando arrossiva, ma non voleva metterlo troppo a disagio.
Intanto il castano stava morendo internamente, cercando di capire quale fosse il significato dell'ultima frase di Sehun.
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ookay
premetto che non so quando aggiornerò perché non ho ancora deciso come far finire il prossimo capitolo, visto che ho due idee diverse
e niente, mi do una mossa a scegliere
intanto, spero vi sia piaciuto il capitolo e che non ci siano errori - in caso li trovaste, ditemelo -
grazie per aver letto
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