Capitolo 35
Canzone per il capitolo: "Take me to church" Hozier.
Cover sopra di Ed Sheeran.
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-Porca troia.- urlò tirando un calcio all'anta dell'armadio.
Lexi si strinse in un angolo, accarezzandosi una mano come per rassicurarsi. Guardava Calum tirare calci e pugni contro tutto quello che incontrava.
Lei lo fissava da lontano avendo paura di essere messa in mezzo, ne sarebbe stato capace. In quel momento e da come i suoi occhi si illuminarono in modo oscuro, Lexi capì che si trovava nel posto giusto ma nel momento sbagliato.
Il peggiore che potesse trovare.
Il pugni di Calum andò a colpire la scrivania di Lexi, facendo saltare alcune biro che finirono in mezzo al tappeto peloso.
Lei era immobile, in silenzio, pregando di non subire in prima persona quelle cattive intenzioni. Il corpo iniziò a farle di nuovo male, la sua mente le fece rivivere tutti i lividi e i graffi. Poteva sentire la pelle contusa ancora sui fianchi e sulle gambe.
Seguiva la sua figura con gli occhi verdi come aveva sempre fatto, cercava di non respirare per non attirare la sua attenzione. Calum tirò un altro calcio e fece cadere la sedia vicino alla porta che aveva sbattuto subito dopo che Lexi si era infiltrata nella stanza.
-Non possono farlo!- sentì urlare Calum alzando le mani verso al soffitto, subito dopo se le strinse contro il viso come per strapparselo.
Era senza controllo, e Lexi neanche sapeva il perché. Prima di calmarlo voleva farlo sfogare, farlo stancare e sfinire.
Era fuori controllo, chiuse gli occhi per poi riaprirli e fissare fuori dalla finestra. Appoggiò le mani contro al davanzale facendo contrarre tutti i muscoli delle braccia.
La pelle tesa brillava sotto la luce serale che aveva invaso la camera scura di Lexi, lei, ancora ferma nel suo angolo, aspettava.
Questa era la calma che precedeva l'ira. Calum la stava caricando, accumulandola tutti in un punto. A seconda del punto che avrebbe scelto avrebbe fatto più male a Lexi.
Lei sperava con tutto il suo corpo che non avesse scelto la testa, troppo offuscata dagli avvenimenti ancora a lei sconosciuti. Avrebbe voluto vedere quella tensione sciogliersi in un pianto.
Così fu.
Il corpo longilineo di Calum si accasciò al pavimento, lentamente si appoggiò al muro sotto alla finestra stringendo le gambe al petto e appoggiando la testa sulle ginocchia.
Esse erano scoperte dai tagli che aveva sui jeans scuri, la canotta chiara invece gli scopriva le braccia e Lexi poteva vedere anche leggermente i suoi fianchi contratti per stare in quella posizione così strana per il suo carattere espansivo.
Sembrava volesse implodere, far scoppiare l'interno del suo corpo senza ferire chi gli stava accanto.
Il ciuffo biondo sparì oltre le sue gambe rannicchiate, si vedeva solo quasi più il collo colto da piccoli spasmi, anche le spalle ben presto presero un ritmo singhiozzante.
Dei piccoli gemiti riempirono la stanza, Lexi si avvicinò perdendo tutta la ragione che aveva cercato di accumulare negli ultimi minuti osservandolo.
Sembrava così fragile.
Si avvicinò lentamente e poco dopo si fermò, lo guardava dall'alto.
Portò una mano vicino alla sua testa ma fu bloccata, Calum le strinse il polso alzando il viso verso di lei.
Le guance arrossate e le labbra gonfie erano la cosa che Lexi notò subito, inclinò la testa quando osservò delle linee contro luce sul suo viso e uno strano luccichio a contornare i suoi occhi neri.
Le labbra schiuse facevano fuoriuscire un leggero respiro, Lexi si abbassò appoggiando le ginocchia contro il pavimento. Arrivò all'altezza del suo viso.
-Non è giusto.- gemette Calum a bassa voce.
-Cosa, Cal?- chiese sempre a bassa voce Lexi. Voleva tenerlo in questo tono pacato e quasi oltre al limite non facendoglielo superare.
-Mio padre mi ha denunciato.- soffiò -Ho un'ordinanza restrittiva.-
Lexi spalancò gli occhi senza lasciare uscire una parola, Calum prese ad accarezzarle la mano. Era concentrato sulle sue dita.
-Cosa gli hai fatto?-
-L'ho picchiato.- disse, ancora toccando la piccola mano di Lexi che aveva preso a tremare.
-Non posso più entrare in casa mia, non posso più avvicinarmi a mia sorella Lexi.- continuò iniziando a cedere.
La ragazza gli prese il viso con le mani.
-Calum guardami.- lo pregò -Ti prego.-
Gli occhi di Calum incontrarono quelli di Lexi.
-Non posso più vedere Joenelle, come faccio senza mia sorella? Lei è così piccola.- iniziò a parlare ad alta voce.
Lei fece scontrare le loro fronti.
-Va tutto bene Calum.- sussurrò.
Il ragazzo la spinse indietro facendola cadere a terra, subito dopo si alzò di scatto.
-Non va niente fottutamente bene, Alexis.- urlò guardandola.
-Guardati intorno.- continuò -I miei genitori mi hanno cacciato di casa, mia sorella piangerà non vedendomi tornare a casa, Connor non mi parla da giorni.-
Allargò le braccia guardando per la stanza.
-Supereremo anche questa Calum, come abbiamo fatto con il resto.-
-Tu hai superato il resto, io no!- gridò -Ho sempre l'ossessione di toccarti e di farti del male, non riesco a guardarti senza ricordare quello che ho fatto.-
Lexi abbassò la testa verso il basso, ancora una volta lui era in alto. Lui urlava, lei subiva. Il suo cervello stava scoppiando.
-E tu.- sussurrò con disprezzo indicandola -Tu non mi ami.-
-Calum.- lo richiamò alzandosi dal pavimento.
-No Lexi.- la interruppe. Fece dei passi per dirigersi verso la porta.
-Non te ne andare.- bisbigliò lei sentendo le ciglia pesanti a forza di trattenere le lacrime da bagnarle il viso.
Il ragazzo si fermò senza voltarsi di spalle. Afferrò la maniglia dopo qualche secondo di silenzio.
-Ti prego Calum, resta!- gli urlò contro -Resta qui con me.-
Cercò di raggiungerlo ma si bloccò vedendolo uscire.
-Sai fare solo questo vero? Lasciarmi?- gridò.
Intravide Calum abbassare gli occhi prima di sbattere la porta chiudendo dentro Lexi con tutta la sua delusione.
Allungò un braccio toccando la superficie intorno al suo corpo, neanche il tempo di essersi abituata al calore del corpo di Calum che era sparito. Aprì gli occhi spegnendo la sveglia, si guardò intorno.
Tutto era come la sera prima, le biro ancora sparse nel tappeto mente la sedia ancora ribaltata contro al pavimento.
Lui non era tornato.
E con questa consapevolezza Lexi scese dal letto staccando il telefono che aveva tenuto sotto carica, nessun messaggio. La preoccupazione, l'ansia iniziò a farsi spazio dentro di lei. Cedette qualche secondo, il tempo necessario per scrivergli.
A: Cal 7:36 a.m
Stai bene? Dove sei?
Ripose il telefono sospirando, in pochi minuti si caricò lo zaino in spalle e si incamminò verso la scuola , cercava con lo sguardo tutti i possibili ragazzi che assomigliassero a Calum. Qualcuno che con quel freddo riuscisse ancora ad andare in giro con le canotte.
Abbassò lo sguardo sullo schermo del cellulare oltrepassando l'entrata dell'istituto.
-Ciao.-
Lexi fece un cenno al ragazzo dai capelli rossi che l'aveva affiancata, iniziando a camminare con passo più lento. Mise il telefono nella tasca.
-Da quanti giorni non gli parli?- chiese atona Lexi.
Le occhiaie intorno ai suoi occhi sembravano diventare profonde ad ogni passo che riecheggiava per il corridoio, era stata tutta la notte ad aspettare che la porta di camera sua si riaprisse.
-4.-
-Lui non ti ha fatto niente.- cerco di difenderlo.
-Ma ha fatto qualcosa a te, a quanto vedo.- ribatté veloce.
Lexi scostò i capelli rossi lanciandogli un'occhiata oltre agli occhiali.
-Abbiamo litigato e lui se n'è andato da casa mia, non so dove sia.- sospirò ancora.
Sentii Connor rallentare, si fermò anche lei dopo poco alzando un sopracciglio.
-Allora?-
-Sai se per caso ha parlato di un certo Luke?- chiese Connor.
Lei scosse la testa.
-Ok, allora.-
Ripresero a camminare, Lexi alzò di nuovo la testa quando fu colpita da una spalla. Il colpo le fece quasi cadere dei libri che stringeva al petto.
-Scusa, non ti avevo vista.- disse quello che Lexi riconobbe come Cameron.
Lo guardò deglutendo.
-Ascolta Evans,- disse guardandola e passandosi una mano tra i capelli, Connor fece qualche passo avanti -mi dispiace per la festa, Calum,-
-Si, me l'hanno detto.- lo bloccò lei.
-Ah ok, quindi tutto okay?- chiese sistemandosi la piccola coda posta in cima alla sua testa.
-Okay.- annuì la ragazza.
Cameron le sorrise prima di camminare di nuovo lungo il corridoio.
Non alzò più lo sguardo dal pavimento per le ore seguenti, come se fosse in punizione e pronta ad essere punita dal proprio carnefice.
L'aria fredda del primo pomeriggio le investì le guance quando uscì dalla scuola, cosa le fece alzare la testa era solo una sensazione.
Quella specie di ansia che si era creata nel suo stomaco in un momento, la sensazione di avere degli occhi puntati addosso.
Girò la testa per il cortile della scuola e rimase in mobile quando trovò due occhi neri incastonati su di lei come un pezzo misurato.
Le persone la colpivano contro le spalle per superarla, sembrava come uno scoglio in mezzo ad un fiume impetuoso. Sentiva le voce sussurrare, la gente parlava mentre guardava il loro scambio di sguardi.
Commenti dispregiativi sul loro amore di amare che Lexi faceva finta di non ascoltare.
I suoi piedi camminarono senza il permesso della sua testa, era come se Calum l'attirasse a se senza dire niente, come una bussola che cercava di puntare sempre verso Nord.
Lui la guardava con le braccia incrociate, un maglione a coprirgli il petto e gli occhi leggermente stanchi.
Non la fece avvicinare più di tanto che incominciò a camminare verso la strada principale, non si girò neanche una volta. Sapeva che Lexi lo stava seguendo come un fedele.
Come se fosse obbligata, a testa bassa seguiva il rumore dei suoi passi pesanti. Quelle Vans gracchiavano contro l'asfalto consumato con il corpo di Lexi.
Si fermò di colpo quando una mano le accarezzò il viso, le labbra di Calum erano schiuse mentre la osservava con le sopracciglia abbassate, in un strada deserta le stava toccando il collo delicatamente.
-Il mio amore ha il senso dell'humor.- sussurrò -È la risatina ad un funerale.-
Lexi inclinò la testa, appoggiandosi alla mano che l'aveva educata nel modo sbagliato.
-Lo sai che tutti disapprovano, "siamo nati malati" li senti dire.- continuò Calum passandole le labbra sulle tempie, come se riuscisse a trapassarle la mente e controllarla.
-Ed ogni giorno il tuo amore diventa più cupo.- confermò Lexi.
-Sono nato malato.- ripeté il ragazzo sorridendo -E anche se il mio amore gira nel verso opposto so che l'unico paradiso al quale verrò spedito è quando sono con te.-
-Io ti amo Calum.- bisbigliò poggiando le labbra contro le sue.
Lui si spostò indietro accigliandosi, dopo qualche secondo le prese una ciocca di capelli rossi.
-Come fai?- chiese sinceramente.
-Non lo so, ma io sono sempre stata un dubbio. Questo stato di ignoranza mi piace Calum, amo il fatto che non so cosa sto facendo. Non so se sto facendo la cosa giusta o quella sbagliata. La faccio e basta, mi buttano giù, mi rialzo ed è come se neanche me ne fossi accorta. Il mio corpo si è coperto di lividi e non ho provato niente se non dolore.- soffiò -Ti amo perché tu ami me, anche quando potresti amare qualcun'altro.-
Calum strofinò la bocca contro quella di Lexi, era un continuo sfiorarsi senza appagarsi.
-Tutti ci verranno contro, lo sai?- spiego gentilmente -Faranno di tutto per non farci stare insieme. Riesci a capirlo?-
Lei annuì ad occhi chiusi, non aveva scelta.
-Ho solo una condizione.-
Aspettò un cenno da parte del ragazzo davanti a lei, quando fece un cenno con il mento leccandosi il labbro inferiore roseo, Lexi continuò.
-Ti prego non lasciarmi più.-
Altro silenzio occupato dal niente, solo le idee scomposte nelle loro teste, soffocate dalla paura di scoprire cosa contenevano.
-Desidererai di non avermi mai amato.- sussurrò Calum.
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