Capitolo 15
Le suole delle scarpe rimbombavano giù per gli scalini dell'uscita. Alzò lo sguardo ma lo riabbassò subito quando notò la bici appoggiata contro il muretto.
Spinse la testa di lato quando si ritrovò davanti al ragazzo che l'aveva aspettata davanti a scuola.
-Ciao.- sussurrò la rossa guardandosi le scarpe.
Lo sentì sbuffare prima di prenderle dolcemente il mento. Le girò il viso per poi gemere.
-Hanno chiamato i tuoi?- chiese Calum.
Passò il pollice sullo zigomo arrossato guardandola.
Lexi scosse la testa.
-No, e mia madre torna domani. Non mi ha ancora vista.-
Il corvino annuì, erano passati due giorni dalla sua espulsione e Lexi ormai si era abituata a tutti gli sguardi indiscreti. Tutte quelle parole dette alle sua spalle.
Smise di respirare quando delle braccia la strinsero, strinse gli occhi ma li rilassò quando identificò quel contatto come un abbraccio.
Teneva le braccia lungo i fianchi mentre il ragazzo la teneva stretta a se. Poteva sentirlo respirare il suo profumo, mentre premeva il naso contro i suoi capelli.
-Alexis.- sospirò -Mi credi vero?-
Si distanziò fissandolo.
-Cosa?-
-Che mi dispiace.-
Una risata le scivolò fuori dalle labbra, si mise le mani tra i capelli sfregandosi lo zigomo arrossato.
-Ti dispiace?- sbottò.
Calum incrociò le braccia al petto curioso.
-Si.- sibilò.
-Mi hai picchiato per 6 mesi e ora ti dispiace?-
Lexi lo indicò ripugnante, lui la prese per un polso strattonandola.
-Ma che cazzo stai dicendo.- chiese in un sussurro Calum per poi ringhiare contro la ragazza.
-Dico che non voglio più essere presa in giro, sono stanca.-
Il panico si impossessò degli occhi neri del ragazzo ora diventati più lucidi. La tirò a se prima di far scontrare le loro labbra rumorosamente. Si sentì morire quando due piccole mani lo spinsero dal petto gemendo in disapprovazione.
-No!- urlò Lexi -Non farlo.-
-Perchè non dovrei?- chiese calmo Calum.
-Perchè fa più male di tutti i pugni, calci e schiaffi che mi hai tirato.- boccheggiò -Le tue labbra fanno più male.-
Si passò il dorso della mano contro la guancia prima di voltarsi di spalle e lasciare il ragazzo da solo, contro a quel muretto.
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-Porca troia!- urlò colpendo il retro del divano scuro.
Sbatté i pugni contro di esso respirando affannosamente.
-Cal.- sospirò il ragazzo dai capelli rossi davanti a lui.
-Cal un cazzo. Ha detto che quando la bacio le faccio più male di quando la picchio. Cosa vuol dire?- chiese frustato.
Connor alzò le spalle facendo vagare lo sguardo per la stanza.
-Potresti andarle a parlare.- suggerì.
-Lei non vuole parlarmi.- sputò a denti stretti.
-E da quando ti importa? Calum le hai tirato un ceffone davanti all'intera scuola.-
-Non ricordarmelo, cazzo!- pregò sfregandosi gli occhi arrossati.
Pensò a cosa fare ma le sue idee furono spazzate via da un solo nome.
-Connor chiama Luke.- ordinò.
-Ma,-
-Chiamalo e digli che dieci minuti siamo da lui.-
Connor sbuffò guardando il ragazzo girare l'angolo entrando in cucina.
Dondolò sui suoi piedi prima di biasciare un leggero:
-Si, Dr.-
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