Capitolo 9
Michael's pov
Ignorando le parole di Luke entrai in casa, posando il mio zaino per terra. Mi voltai verso il ragazzo quasi trattenendo il fiato, troppo nervoso persino per respirare. Mi accorsi di essere stato in silenzio per troppo tempo quando Luke mi guardò con un sopracciglio alzato, probabilmente in attesa che dicessi almeno qualcosa.
«Posso usare il bagno? Vorrei almeno asciugarmi, ho freddo», riuscii a chiedere, torturandomi le mani.
Luke annuì, indicandomi il corridoio. «Certo. È in fondo al corridoio, la porta a destra. Preferisci dormire sul divano o sul letto?», mi chiese, guardandosi attorno come a non incrociare il mio sguardo.
Mi morsi il labbro inferiore. «Mi va bene tutto. Posso anche dormire a terra in realtà», dissi, «È già tanto se mi ospiti qui. Grazie mille, comunque».
Luke scosse la testa. «Figurati. Comunque puoi dormire sul letto, io starò qui in salotto. Tanto non riesco a dormire comunque», ridacchiò, afferrando lo zaino dal pavimento, «Ti sistemo qualche vestito asciutto sul letto, ti dà fastidio?».
«No, per niente», risposi, grattandomi la nuca. Tutte quelle attenzioni mi mettevano in imbarazzo, mi facevano sentire di troppo ed un estraneo, nonostante Luke non potesse considerarsi estraneo in nessun modo. Avevamo avuto troppo per considerarci estranei eppure troppo poco per considerarci amici. Eravamo ridotti alla strenua di due conoscenti, oserei dire. Conoscenti che erano stati a letto insieme, ma quelli erano dettagli che avrei voluto sorvolare volentieri.
Mi diressi in bagno tremando a causa del freddo; quando entrai mi affrettai a spogliarmi dei vestiti infradiciati. Fissai il mio riflesso corrucciato allo specchio, notando quanto risaltassero i segni lasciati da Esmeralda sulla pelle pallida prima di entrare in doccia. Mi rilassai sotto l'acqua bollente, restando in doccia più del dovuto, finendo per pensare ad Esmeralda mentre l'acqua mi scorreva addosso. Forse adesso aveva seppellito ciò che avevo fatto, s'era alzata da terra ed era già lontana da casa, intenta a strafarsi e a scopare con altri ragazzi. Sapevo che mi tradiva da tempo, ma non avevo mai avuto il coraggio di rinfacciarglielo; dopo tutto quello che aveva passato mi era sempre sembrato troppo indelicato litigare per la sua poca fedeltà. Eppure avrei dovuto farlo, magari mi sarei tolto un peso. Magari, se gliel'avessi detto, saremmo riusciti a mettere la parola fine a quella relazione tossica che ci stava distruggendo, che tra l'altro aspettava solo la resa di entrambe le parti. Ma io ed Esmeralda eravamo testardi, cocciuti, non sentivamo ragione e quindi abbiamo preferito portare avanti quella farsa, senza neanche più fingere di tenere l'uno all'altro, caduti nell'apatia totale.
Mi accorsi di essere rimasto troppo tempo in doccia quando vidi le mie dita raggrinzirsi. Spensi l'acqua e misi piede fuori rimpiangendo già il calore della doccia quando il mio corpo nudo e bagnato entrò in contatto con la fredda aria esterna. Mi asciugai usando l'asciugacapelli e l'asciugamano che Luke mi aveva lasciato sul ripiano del lavandino, restando seduto per terra avvolto nel morbido tesduto spugnoso che profumava di gelsomino per minuti interminabili. Quando mi decisi ad uscire dal bagno trovai Luke seduto sul suo letto fissarmi preoccupato. Tirò un sospirò di sollievo quando entrai nella stanza.
«Dio, pensavo che avessi scelto casa mia per suicidarti», se ne uscì, facendomi ridere sommessamente, «Sono contento di vederti ancora in piedi e con le vene chiuse».
Scossi la testa. «Come al solito sei molto delicato», borbottai, lasciando cadere l'asciugamano ai miei piedi mente mi vestivo sotto lo sguardo attento di Luke; ad essere sincero, non mi importava che mi guardasse nudo, l'aveva già fatto.
«Sei cambiato davvero tanto, in dieci anni», borbottò Luke, facendomi voltare verso di lui, «Ah, e grazie mille per la bella visione. Apprezzo molto», aggiunse, facendomi un occhiolino.
Alzai gli occhi al cielo prima di infilarmi la maglietta. «Tu non sei cambiato affatto invece, a quanto vedo», lo presi in giro, salendo dall'altra parte del letto.
Luke si girò verso di me, guardandomi malizioso. «Ho il cazzo più grosso adesso», si vantò, facendomi sospirare.
«Luke, non sono molto in vena di scherzare, mi dispiace», borbottai, infilandomi sotto le coperte, «Le battute mi deprimono».
«Ma non era una battuta!», si lamentò, facendo un finto broncio mentre io ridevo di lui, «Okay, mi sa che ti conviene lasciarti solo prima che mi abbassi le mutande giusto per farti vedere che ho ragione. Buonanotte Mike».
Per un attimo pensai di lasciarlo andare, dargli la buonanotte e farla finita lì. Sarebbe stato più facile e meno doloroso. Eppure, una parte di me voleva Luke accanto, forse perché era consapevole che da solo sarei soltanto impazzito, proprio come era successo in doccia. Perciò mi voltai, sporgendomi per afferrare Luke per un polso. Il biondo si voltò verso di me, fissandomi sospettoso e trattenendo il fiato. Si capiva dai suoi occhi che non se l'aspettava.
«Luke, aspetta».
Luke deglutì. «Che c'è?».
Mi feci coraggio prima di pronunciare quelle parole. «Puoi restare qui con me, se vuoi».
Luke arrossì, osservando la mia mano che cingeva il suo polso per non guardarmi negli occhi. «Oh... non lo so. Sicuro che non ti do fastidio?».
Gli sorrisi teneramente, lasciando il suo polso per stringere la sua mano, che tremava leggermente. «Nessun fastidio. E poi... sento di impazzire, se resto da solo. Ho bisogno di un po' di compagnia».
«Beh, se proprio la metti così... okay, resterò con te», si convinse infine Luke, sorridendomi timido mentre si distendeva sul letto dopo che io gli ebbi fatto spazio.
«Cos'è successo per farti addirittura scappare di casa?», mi chiese Luke dopo istanti interminabili di silenzio, «Se posso chiedertelo, ovvio. Puoi anche mandarmi a fanculo se vuoi».
Ridacchiai leggermente, tenendo gli occhi ancorati al soffitto. «Ho soltanto litigato con Esmeralda, tutto qui. Le cose si sono fatte un po'... Uhm, pesanti e ho deciso di andarmene di casa», spiegai, deglutendo il disgusto che provavo per me stesso. Avevo la nausea da quando mi ero guardato allo specchio. Da quando avevo lasciato casa, in realtà. Vedere com'ero conciato aveva soltanto contribuito ad aumentarla.
«Pesanti nel senso che vi siete picchiati?».
Mi voltai verso Luke di scatto, fissandolo preoccupato. Lui guardava il soffitto con sguardo assorto. «C-come fai a saperlo?», chiesi con un filo di voce, non preoccupandomi del fatto che Luke sapesse la verità. Se n'era reso sicuramente conto vedendo il mio volto graffiato.
«Un pomeriggio sono passato a trovare Moss al centro dov'è ricoverato», spiegò il biondo, continuando a fissare il soffitto, «Mi ha raccontato un po' di cose su di voi. So che litigate, o avete litigato, per colpa mia. Che tu ed Esmeralda eravate sempre pieni di lividi... so che Esmeralda ha passato un periodo in ospedale. Non ci volevo credere, ma appena ti ho visto qui stasera ho realizzato che era la verità».
Serrai gli occhi, come se non vedere avesse attutito il dolore in qualche modo. Il buio serviva soltanto ad amplificare quelle orrende sensazioni, facendomi sentire sempre più disgustato e nauseato. «Non so perché tu non ci abbia creduto fino ad ora».
«È che mi sembra impossibile che tu possa farle del male. Quando ti ho conosciuto eri una persona così buona, cosa ti ha spinto a trattare Esmeralda in quel modo?», incalzò Luke, avvicinandosi a me. Sentivo il suo corpo spostarsi sul letto.
Sentii una lacrima scappare dai miei occhi chiusi. «Sono passati dieci anni, e le persone cambiano», borbottai, respirando tremolante.
«Potrai anche essere cambiato, ma io lo so che non sei un mostro, Michael. Non lo sei. Cos'è successo di tanto grave, per farti reagire così con la ragazza che ami?», insisté il biondo, afferrandomi il viso.
Decisi di riaprire gli occhi, ritrovandomi il volto di Luke avanti. Mi guardava preoccupato, con le labbra socchiuse. Non ci avevo fatto caso, ma era diventato davvero meraviglioso in questi dieci anni. «Non sono stato l'unico ad usare le mani, anche lei le usava con me. Io reagivo e basta, forse non avrei dovuto farlo, ma reagivo e non mi sentivo neanche in colpa, cazzo. Lei mi ha fatto diventare un mostro e io ho fatto lo stesso con lei», spiegai, piangendo silenziosamente.
Luke deglutì. «È... finita in ospedale per questo? Perché la picchiavi?», mi chiese con un filo di voce, tremando leggermente. Vedevo la paura nei suoi occhi, la stessa inquietudine che caratterizzava gli occhi di Rowin quando aveva realizzato che razza di mostro ero diventato. Non volevo che le persone mi vedessero come tale, io sapevo di non esserlo, ma ero anche consapevole che era ciò che apparivo. Un mostro capace di cose terribili.
«Michael, rispondimi ti prego. Dimmi che non è come penso», mi implorò Luke, riportandomi alla realtà.
Deglutii. Non ero pronto per confessare quella cosa, ma non volevo che Luke pensasse che fossi un completo disastro, nonostante la verità che si celava dietro le apparenze e le omissioni non faceva altro che confermare che fossi un disastro. Che io ed Esmeralda insieme non fossimo stati capaci di farne una giusta.
«Michael, per favore-».
«Esmeralda ebbe un aborto», sbottai, facendo sgranare gli occhi a Luke, «Ecco perché è finita in ospedale. Perché ebbe un aborto».
Dire quelle cose, rivelare quel segreto così profondo non mi fece stare meglio, anzi, mi fece stare peggio di prima. Luke si accorse dei tremori del mio corpo, dei singhiozzi che lasciavano le mie labbra, della mia difficoltà a respirare, normale amministrazione quando si parlava di quel bambino mai nato. Di fatto tendevo ad evitare sempre l'argomento, motivo per cui Danielle non sapesse niente della mia vita con Esmeralda. Non riuscivo neanche a pensarci.
Luke mi fece sedere sul letto e mi ordinò di fare dei respiri profondi mentre mi concentravo sul battito del suo cuore, più calmo rispetto al mio. La crisi respiratoria si calmò, ma per il pianto non si poteva far niente e così Luke lasciò che mi sfogassi tra le sue braccia. Piansi tutte le mie lacrime, fino a pensare di non averne più.
«Vuoi che ti porti un bicchiere d'acqua?», mi chiese Luke, premuroso mentre mi accarezzava i capelli.
Scossi la testa. «Preferirei una bottiglia di Vodka se ce l'hai», borbottai, facendolo ridere.
«Credo che l'acqua sia leggermente meglio. Hai appena avuto un attacco di panico», constatò il biondo, alzandosi e lasciandomi da solo per qualche minuto. Quando tornò aveva in mano un bicchiere colmo d'acqua che mi porse. Lo bevvi tutto d'un fiato, improvvisamente assetato.
«Mi dispiace», borbottai, distendendomi di nuovo.
Luke si distese accanto a me, circondando il mio busto con le sue braccia. «Tranquillo, può capitare», disse, attirandomi a sé.
Lasciai che Luke mi cullasse, dimenticando per qualche minuto i problemi che mi affliggevano, rifugiandomi in una bolla fragile, pronta a scoppiare al minimo soffio di vento. Avevo il disperato bisogno di dirgli che non ero stato io, almeno per quanto riguardava l'aborto di Esmeralda, ma le parole non riuscivano ad uscire dalle mie labbra. Rivivere quei momenti sarebbe stato traumatico, rivedere quegli eventi orribili scorrere davanti ai miei occhi mi avrebbe soltanto distrutto di più.
«Michael... non pensarci, ti prego, sento che tremi. Non voglio che tu abbia un altro attacco di panico», borbottò Luke, distraendomi dai miei pensieri.
Alzai la testa verso di lui. «Scusa. È solo che non ci riesco, non ci pensavo da tanto tempo e... forse ho solo bisogno di distrarmi in qualche modo», mugugnai, sentendo la mia voce affievolirsi mentre i miei occhi si puntavano sulle labbra di Luke, rosa e carnose. Mi domandai se fossero ancora come le ricordavo, o se fossero cambiate da quell'ultimo bacio in stazione. Di conseguenza un vuoto prese possesso del mio stomaco, vuoto che sapevo potesse essere riempito solo da Luke. Dovevo far morire quei pensieri assolutamente, io non potevo desiderare Luke in quel modo. Il nostro tempo era scaduto, dopotutto, era scaduto dieci anni fa...
Luke ridacchiò. «Se vuoi posso andare a prendere quella tanto agognata bottiglia di Vodka. Però dovrai dividerla con me», mi prese in giro, facendo per alzarsi.
«Credo che mi serva qualcosa di più forte della Vodka», sbottai io, bloccando Luke con le mie braccia e facendolo finire sotto di me mentre le mie labbra si congiungevano alle sue in un bacio che avevo onestamente atteso fin troppo. Mi staccai troppo presto, rendendomi conto della cazzata che stavo facendo.
«Oddio Luke, io... mi dispiace-», fui interrotto dalle labbra di Luke, che con foga si posarono nuovamente sulle mie. Questa volta non feci niente per interrompere quel bacio, chiudendo tutti i miei problemi in un cassetto mentre mi concentravo sulle labbra di Luke. Dall'ultima volta che c'eravamo baciati non era cambiato niente, soltanto la consapevolezza e la maturità di Luke, determinato a trasformare quel bacio in qualcosa di più a tutti i costi. Lo riuscivo a sentire dai suoi respiri irregolari, dalle sue mani che percorrevano decise il mio corpo, stringendo la mia pelle quasi con necessità e bisogno.
Con uno scatto del bacino, Luke mi fece finire di schiena sul letto, il suo corpo che torreggiava sul mio. Si chinò per baciarmi dopo essersi sfilato la maglietta, rivelando il suo petto tonico e muscoloso. Feci scivolare una mano su di esso, mordendomi il labbro inferiore mentre la facevo finire nei boxer di Luke, afferrando il suo pene con le mie dita. Luke emise un sospiro strozzato sulle mie labbra, dimenandosi sul mio bacino mentre lo toccavo con lentezza.
«M-michael, non sei costretto a-a farlo se non vuoi», gemette Luke, poggiando le mani sul mio petto.
Io annuii sicuro, estraendo la mia mano dai boxer di Luke e portando le mie dita davanti alle sue labbra ormai gonfie a causa dei morsi e dei baci. «Voglio farlo, Luke», ammisi, arrossendo mentre forzavo le mie dita nella bocca di Luke.
Luke tenne gli occhi ancorati ai miei mentre succhiava le mie dita con avidità, leccandole per bagnarle meglio. Nel frattempo le sue mani continuavano a toccarmi dappertutto, spogliandomi dei miei boxer e della maglietta. Quando anche i boxer di Luke finirono sul pavimento mi resi conto che ormai non si poteva tornare più indietro, cosa che comunque non ero intenzionato a fare. Dovevo riempire quel dannato vuoto che avevo nello stomaco, sentire Luke contro di me, riempire le mie orecchie con i suoi deliziosi gemiti. In quel momento avevo bisogno di Luke quasi più dell'aria nei polmoni.
Senza preavviso sfilai le mie dita dalla bocca di Luke, lasciando una scia di saliva a colare dal suo mento. Percorsi il suo busto con le dita bagnate, sfiorando il suo pene ed arrivando alla piccola apertura, infilandole dentro senza esitazioni. Luke gemette, spingendosi contro la mia mano mentre muovevo le mie dita dentro di lui, dapprima lentamente poi sempre più veloce, sforbiciando all'interno del ragazzo che ormai tremava come una foglia sopra di me. Quando Luke cominciò a gemere estasiato mi affrettai a sostituire le mie dita con il mio pene, infilando centimetro per centimetro dentro con lentezza, godendomi il calore del corpo di Luke. Afferrai i suoi fianchi, aiutandolo a muoversi lentamente su di me, poggiando la testa sul cuscino ed abbandonandomi completamente al piacere, sentendomi come se stessi bevendo acqua per la prima volta dopo secoli. Non era tanto il piacere sessuale ad appagarmi, più che altro era quella sensazione di disperazione che a poco a poco si acquietava nel mio cuore, come se fare sesso con Luke fosse stata la risposta a tutti i miei problemi, a tutte le crisi, a tutti i momenti in cui avrei preferito buttare via la mia vita. Tutti i cocci rotti del mio essere si stavano finalmente ricomponendo, e tutto grazie a Luke ed al suo corpo che senza sosta si muoveva sul mio, in cerca di un piacere che poco dopo colpì entrambi, bagnando il mio stomaco e riempiendo Luke.
Luke si chinò verso di me, incorniciando il mio volto con le sue mani prima di baciarmi esausto. Io ricambiai quasi disperato, facendo finire Luke sotto di me. Il biondo ancorò le gambe al mio bacino, facendo combaciare i nostri corpi nudi alla perfezione.
«Mi sei mancato, Michael», esalò Luke, ancora senza fiato, prima di baciarmi un'altra volta.
Mi morsi il labbro inferiore, evitando di rispondere e concentrandomi soltanto sulle labbra di Luke. Non sapevo come dirgli che anche lui era mancato a me.
***
[A/N] si lo so, è un po' presto, ma ero impaziente di postare questo capitolo AHAHHA è il mio preferito e niente, succedono una marea di cose quindi è normale che lo adori. E poi, muke smut! Ah, finalmente. Aspettavo solo questa scena AHAHAHAH
Adesso non pensate però che i drammi siano finiti! Mancano sei capitoli più l'epilogo al finale, quindi può succedere di tutto. Ah, e la rivelazione di Michael va spiegata, non può uscirsene così senza spiegazioni. Ve lo aspettavate, che Esmeralda fosse finita in ospedale per quello? Spero di no ahahah
Okay, adesso vi lascio. A giovedì! ♥
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