Capitolo 2
Michael's pov
Uscii di corsa fuori a fumare una sigaretta, evitando di parlare con chiunque. Il vento che spirava quella sera mi colpì il viso come uno schiaffo mentre cercavo di accendermi la sigaretta, quasi come se mi stesse rinfacciando il mio fuggire ai problemi infilandomi una sigaretta in bocca anziché affrontarli. Riuscivo a vedere le stelle che si riflettevano nel Pacifico, l'Harbour Bridge illuminato a giorno e, più in lontananza, Il Sydney Opera House. La vista dal balcone di casa di Danielle era a dir poco spettacolare, questo era poco ma sicuro.
Occupato com'ero a fissare le stelle quasi non mi accorsi della porta-finestra che si apriva, lasciando passare qualcuno che si fermò proprio accanto a me. Cercai di ignorarlo, tenendo lo sguardo fisso avanti a me e concentrandomi sull'odore del fumo che riempiva i miei polmoni; respirare il suo, di odore, mi avrebbe fatto andare fuori di testa. Per un po' restammo entrambi in silenzio, fumando le nostre sigarette senza neanche degnarci di uno sguardo, consapevoli che avevamo un sacco di cose da dirci, ma che non sarebbe uscito niente dalle nostre bocche se avessimo parlato. Poi lui si voltò verso di me proprio nel momento in cui io mi voltai verso di lui di sfuggita, ed io sentii il mio cuore letteralmente esplodere nel mio petto.
«Non mi aspettavo che ci fossi anche tu qui, stasera».
Sospirai, raccogliendo tutte le forze necessarie a formare una frase di senso compiuto. «Neanche io mi aspettavo te. Pensavo fossi ancora a Melbourne», borbottai, distogliendo lo sguardo.
Luke ridacchiò; vidi, con la coda dell'occhio, i suoi avambracci poggiarsi sulla ringhiera. «Sono tornato da poco, ho ricevuto un'offerta di lavoro qui a Sydney e ho pensato che sarebbe stata una bella opportunità per... rivedere tutti».
Annuii, deglutendo. La sua vicinanza mi faceva più male di quanto pensassi. «Quindi, hai cominciato a lavorare?», commentai, continuando a fissare le stelle.
«Sì. Faccio il fotografo, ho lavorato in uno studio a Melbourne finché un tizio non ha notato le mie foto e mi ha offerto di lavorare qui, in un'agenzia più grande».
Mi voltai verso di lui, fissandolo sorpreso. Cercai di ignorare il dolore che sentivo nel petto più che potevo, nonostante fosse fortissimo e lo sentissi lacerare tutto il mio corpo. «Non sapevo ti piacesse fare foto».
Luke alzò le spalle prima di spegnere la sua sigaretta sulla ringhiera, buttando il mozzicone giù. «Ho sempre avuto questa passione, ma non avevo mai pensato di metterla in pratica, per così dire», borbottò, sembrando volesse dire altro, «E comunque, tu come te la passi?».
Ahia. Quello era un po' un tasto dolente. «Oh, tutto bene. Anch'io sto lavorando e niente... Si va avanti».
Luke annuì. «Capisco. E... Esmeralda? Come sta? Mi sorprende non ci sia anche lei con noi».
Mi irrigidii mentre cercavo di inventarmi una scusa più o meno credibile. Non gli avrei fatto capire per nessun motivo al mondo quanto la mia vita facesse effettivamente schifo. Dopotutto non aveva il diritto di saperlo. «Oh, lei se la cava alla grande», me ne uscii, dandomi dello stupido quando l'espressione facciale di Luke si tramutò in confusione.
«Oh... okay. State ancora insieme, giusto?», mi chiese indagatore.
«Certo. Tra di noi va a gonfie vele», sbottai, sulla difensiva, «E tu? Hai qualcuno di speciale nella tua vita?».
Mi accorsi che quelle parole suonavano come un'accusa solo dopo averle pronunciate. In quell'istante volevo soltanto darmi fuoco alla lingua. Strinsi l'accendino tra le dita.
«No, a dire la verità no. Sto cercando di concentrarmi su altro al momento», spiegò, accendendosi un'altra sigaretta, «Tra studio, lavoro, il matrimonio di mio fratello e la riabilitazione non ho avuto molto tempo per pensare all'amore».
Alzai un sopracciglio. «Sei... sei stato in riabilitazione?», chiesi, allarmandomi quando Luke annuì rammaricato, «Per... per quanto tempo?».
Luke rise mesto. «Vedo che ti preoccupi ancora per me», borbottò, prendendomi in giro, «Comunque... uhm, sarò stato due anni o più, non ricordo davvero», disse con leggerezza, come se stesse dicendo il meteo, «Ci sono stato dopo essere stato beccato da Jack a tirare cocaina sul suo divano. Fortunatamente mi ha scoperto prima che potessi infilarmela su per il naso», aggiunse, ridendo.
Il modo in cui parlava della sua ricaduta, ridendo come se fosse una storia divertente, mi fece infuriare. «Luke, è terribile! Saresti potuto morire!», sbottai, afferrandogli un braccio. Fu come toccare un cavo elettrico a mani nude, di fatto ritrassi subito la mia mano, con il viso rosso come un pomodoro.
Luke si morse il labbro inferiore. «Michael... stavo scherzando. Non sono andato in riabilitazione, non vedo droghe da dieci anni», confessò, scoppiando a ridere.
Io lo guardai infuriato. «Non puoi scherzare su queste cose, stronzo. Hai idea di quanto mi sono preoccupato?», borbottai indispettito.
Luke mi guardò sorpreso. «Era solo per verificare se tu ci tenessi a me o no», replicò, appoggiandosi alla ringhiera con i gomiti, «Sono felice di sapere che qualcosa per me la provi ancora».
Le sue parole mi presero in contropiede, di fatto indietreggiai spaventato, come se allontanandomi da lui potessi allontanare anche i pensieri che le sue parole avevano provocato in me. «Io non provo più niente per te», sbottai, non sapendo effettivamente quanto quelle parole fossero vere, «Ma è normale preoccuparsi per lo stato di salute di qualcuno che si conosce, no?».
Luke sembrò ferito dalle mie parole. «Già, hai ragione. Sono stato uno stupido a dirti queste cose, spero tu possa perdonarmi», borbottò, gettando la sua sigaretta prima di voltarsi per andarsene.
«Non c'è niente da perdonare», mentii, sentendo gli occhi pizzicare mentre mi voltavo di nuovo verso le stelle.
Lui doveva farsi perdonare qualcosa, troppe cose a dire la verità. Doveva farsi perdonare qualsiasi cosa mi avesse fatto o detto dieci anni prima, doveva farsi perdonare il modo in cui mi aveva distrutto, il modo in cui mi aveva manipolato con ogni mezzo, il modo in cui mi aveva fatto dubitare di me stesso per anni, il modo in cui s'era preso un pezzo di me senza restituirlo, anzi, portandolo via con sé in una città lontana, lasciandomi incompleto, senza più dare notizie di sé. Per un po' ho addirittura pensato fosse morto, sepolto da quella dipendenza che aveva, che il dolore provocato dai suoi genitori che lo cacciavano via l'avesse distrutto a tal punto da cercare conforto nell'unica cosa che pensava potesse dargli pace.
Avrei dovuto dirgli questo, invece di tenerlo per me, ma decisi di stare zitto come mio solito, di non provocare altri danni. Così rimasi fuori a fissare le stelle anche dopo che Luke mi ebbe lasciato da solo, non senza prima provare a mandarmi giù con le sue belle parole.
«È stato bello rivederti stasera, comunque. Sei bello proprio come ricordavo», disse, prima di chiudere la porta-finestra alle sue spalle.
***
Mi ci volle un po' – e due o tre sigarette – per riprendermi dalla mia conversazione con Luke. Quando tornai dentro, infreddolito, cercai di ignorare Luke il più che potevo mentre prendevo un bicchiere di champagne e me lo portavo alle labbra, bevendo il suo contenuto tutto d'un fiato. Ne presi un altro mentre studiavo l'ambiente circostante, notando subito come Rowin fosse distratta ed inquieta. Si muoveva a scatti, rideva poco, restava sempre attaccata al braccio di quello stronzo di James. Mi chiedevo quando fossero tornati insieme – e da quanto fossero tornati insieme. Non poteva essere una cosa recente, ma neanche una cosa troppo vecchia...
«La smetti di bere? Mi stai finendo tutto lo champagne».
Mi voltai verso Danielle, guardandola scettico mentre finivo lo champagne nel mio bicchiere. «Posso fare ciò che voglio, sono un uomo adulto», sbottai, «Invece di lamentarti del fatto che il tuo champagne finirà a causa del sottoscritto, mi dici da quand'è che Rowin e James sono tornati insieme?».
La mia migliore amica sospirò. «Non lo so, ad essere sincera. Non parlo con Rowin da due mesi, è come se fosse sparita dalla circolazione. Nessun messaggio, nessuna chiamata, pensa che Calum mi ha detto che ha cambiato numero un'altra volta e che per averlo ha dovuto chiedere ad Aaron di fare i salti mortali per rubarlo dal cellulare di James!», spiegò, facendomi insospettire.
«Ha cambiato numero un'altra volta? Quante volte ha cambiato numero in questi dieci anni?», sbottai. Dio, mi sembrava di aver vissuto su un altro pianeta per dieci anni! Non sapevo più niente di nessuno, ormai, neanche delle persone che consideravo praticamente sangue del mio sangue...
«Lo cambia spesso, ultimamente. E ogni volta che cambia numero scompare per un po' di tempo, poi quando torna a parlare con me fa finta di niente, si comporta come se parlassimo ogni giorno. È evidente che c'è qualcosa che non va, ma finora nessuno di noi ha capito esattamente cosa».
Annuii. «Secondo me, c'entra quel grandissimo pezzo di merda», sbottai sottovoce, facendo un cenno con la testa per indicare James. Da quando ero entrato in casa con Danielle non aveva fatto altro che bere, tenere Rowin sottobraccio e guardare male tutti eccetto Aaron – che quella sera era con Sabrina. Mi faceva piacere che anche la loro coppia fosse sopravvissuta dopo il liceo.
«Lo penso anch'io», concordò Danielle, abbassando la voce, «Il fatto che lui sia qui con Rowin mi preoccupa. Guarda com'è possessivo con lei».
Sospirai. «Mi chiedo cosa sia successo per farli riavvicinare. Finché non ho perso i contatti con lei eravamo tutti d'accordo che se si fosse avvicinato minimamente a Ro l'avremmo scuoiato vivo!».
Danielle ridacchiò. «Sono cambiate un bel po' di cose da quando tu hai perso i contatti con noi», borbottò, facendolo sembrare un'accusa per non esserci stato (cosa anche molto ovvia), «Tipo, c'è stato un periodo in cui lei si sentiva con Ashton».
Mi voltai verso Danielle, fissandola scioccato. «Scherzi?».
La mia migliore amica scosse la testa. «Mai stata più sincera di così. È successo due mesi dopo il nostro litigio con Esmeralda; durante quel periodo davo una mano al bar di mio padre, ricordi?».
Annuii. «Come se fosse ieri. A tuo padre ancora non vado giù, scommetto».
«Questo discorso vorrei non aprirlo proprio, se non ti dispiace. Allora, io davo una mano a papà e capitava spesso che Rowin passasse da me. Un giorno non le dissi che non sarei andata, e lei incontrò Ashton – all'epoca lavorava ancora con papà. Già da parecchio lei aveva una cotta per lui, lui ci provava con chiunque, e così hanno cominciato ad uscire insieme. È stata la prima volta che ha cambiato numero, ad un certo punto Ashton non l'ha più né vista né sentita e lei è rispuntata, tre mesi dopo, come se non fosse successo niente ma con James alle calcagna. È come se quando si mettesse con lui ci dimenticasse».
Il mio sguardo sorvolò per un secondo su Ashton, intento a bere champagne in compagnia di una bella ragazza bionda; il suo sguardo, però, era fisso sulla triste copia che aveva sostituito la vera Rowin, la mia Rowin quella sera. Leggevo una tremenda delusione e della rabbia impressa negli occhi di Ashton.
«Io te l'ho detto, secondo me c'è qualcosa sotto che dobbiamo scoprire. Rowin non si farebbe mettere tanto in soggezione da tornare con una persona che l'ha trattata di merda al primo errore», borbottai, prendendo un altro bicchiere di champagne.
«Proverò ad indagare. Comunque... cosa vi siete detti tu e Luke, fuori?», mi chiese Danielle, cambiando discorso.
Subito mi irrigidii, cercando il biondo con lo sguardo. Lo trovai che parlava con Calum seduto sul divano prima che tornassi a guardare Danielle. «Oh, di niente. Ci siamo aggiornati un po' sulle nostre vite».
Danielle si morse il labbro inferiore. «Cioè, lui ti ha detto perché è tornato a Sydney, ti ha fatto lo scherzo della riabilitazione facendoti incazzare da morire e tu sei tornato da lì come se ti avesse dichiarato il suo amore? Cosa vi siete detti in realtà?».
Alzai un sopracciglio. «Anche a voi ha raccontato la stronzata della riabilitazione?».
«Non cambiare discorso, Clifford!».
Scossi la testa. «Ci siamo detti solo questo, Danielle. È solo... la sua presenza ad avermi un po' sconvolto. Non lo vedevo da dieci anni, è normale», borbottai, facendo annuire Danielle.
«Continuo a pensare che ci sia qualcosa sotto... ma non voglio litigare con te», mugugnò sconfitta, «Un giorno mi dirai la verità su tutta questa storia?».
Bevvi un altro sorso di champagne, sentendomi uno stupido mentre mentivo per l'ennesima volta alla mia migliore amica. «Forse».
***
[A/N] Good morninnng
Oggi posto presto (ma che novità, aggiungerei), poiché sto studiando per il test di ammissione all'uni e sono un po' - molto - indietro. Ma che posso farci, la grammatica non mi piace. Ahahah
Confesso che questo capitolo è stato difficile da scrivere, infatti è molto corto e scarno. Mi sono accorta che ambientare la storia a Sydney è un'impresa AHAHAHAH anyways, adesso sappiamo un po' di cose su Luke, su ciò che ha fatto a Melbourne con suo fratello, e abbiamo qualche indizio su Rowin e Ashton insieme ( ͡° ͜ʖ ͡°) più in là avrete più dettagli, anche sul perché Michael sembra così restìo a parlare di Esmeralda con gli altri - specialmente con Luke.
I prossimi due capitoli sono dal punto di vista di Luke, quindi preparatevi. ( ͡° ͜ʖ ͡°) a giovedì prossimo! ♥♡
☞ Shameless self promo: martedì ho pubblicato una nuova Muke, Do it for the record, e niente, passate a leggere se vi interessa ahah ☜
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