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Capitolo 13

Michael's pov

«Allora, come ti senti?», chiesi ad Esmeralda, voltandomi verso di lei.

Esmeralda fece spallucce prima di raccogliere i suoi capelli in un piccolo codino. Li portava corti da anni, tanto che ormai non ricordavo come stesse con i capelli lunghi, come li portava quando c'eravamo conosciuti. Beh, almeno erano sempre disordinati, caratteristica che l'aveva accompagnata per anni.

«Uhm, agitata. Non vedo Jorge da anni, chissà come reagirà quando mi vedrà», mi rispose la ragazza dai capelli blu, distraendomi dai miei pensieri, «Ho paura che mi cacci via o altro».

Scossi la testa, poggiando la mia mano sul ginocchio di Esmeralda. «Tranquilla, andrà tutto bene. Semmai sono io a dovergli preoccupare», le dissi, rabbrividendo. Non ero pronto ad affrontare la furia assassina di Jorge Morris, che non vedevo da quasi dieci anni ma che mi aveva sempre attribuito, praticamente, la colpa a tutto ciò che fosse successo alla sorella. Io non lo biasimavo ovviamente, ma comunque tra me e Jorge non era mai corso buon sangue quindi la sua opinione non mi importava e meno l'avessi visto, meglio sarebbe stato.

Esmeralda rise. «Sei un fifone. Dai, mio fratello non ti farà niente. Gli ho già parlato, gli ho chiesto già di non andarci giù troppo pesante».

«Dipende quale sia la sua concezione di "troppo pesante"», mugolai io, sospirando, «Magari rincorrermi per la strada munito di accetta e farmi a pezzettini per poi gettarmi nell'acido non è troppo pesante per lui».

Esmeralda alzò gli occhi al cielo. «Dio, ti odio quando esageri».

«Vorrei vederti nella mia situazione!», la rimbeccai io, facendola ridere.

«Non ti succederà niente, ora basta frignare e dimmi cosa farai una volta che mi avrai accompagnata da Jorge», sbottò Esmeralda, voltandosi verso di me e fissandomi con i suoi occhi da cerbiatto. Non riuscivo a credere che sarebbe andata via, per chissà quanto tempo, e che forse non l'avrei mai più rivista. Era necessario, ovviamente, ed io lo sapevo, ma comunque non riuscivo ad immaginare la mia vita senza di lei. Ormai ne era parte integrante, con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti.

«Ehm... penso che tornerò a casa, ordinerò una pizza e la mangerò sul divano mentre guarderò i Simpson», dissi senza pensarci, alzando le spalle. Piuttosto semplice ed alquanto irrealizzabile, come programma. Un po' perché ero sicuro che l'unica cosa che avrei fatto quel giorno sarebbe stata piangere, un po' perché ero sicuro che Jorge mi avrebbe ucciso non appena l'avessimo visto.

Esmeralda, come pensavo, scosse la testa contrariata. «No. Allora, tu andrai da Luke e parlerai con lui», sbottò risoluta, facendomi rabbrividire. Era così determinata a farmi finire tra le braccia del suo peggior nemico che la cosa quasi mi spaventava.

«Da quand'è che sei così d'accordo a mandarmi da Luke? Prima non potevo neanche pensarci che andavi su tutte le furie», le feci notare, facendola sospirare rammaricata.

«Da quando ho capito che è la cosa giusta. Tu hai bisogno di Luke, Michael, e non dire che non è vero perché io so che è così», borbottò Esmeralda, guardando fuori al finestrino, «Per anni ho vissuto con la paura e la consapevolezza che Luke avesse lasciato un segno indelebile in te, e sai perché? Proprio perché ero certa che l'avesse fatto. Luke ha cambiato la tua vita, il tuo modo di pensare, il tuo modo di vedere le cose. Ha rovesciato completamente ogni tua convinzione, il tuo modo di essere.

Tu forse non te ne sei mai accorto, ma da quando è successo tutto quel casino con Luke sei cambiato tantissimo. E da quando se n'è andato via da Sydney non sei stato più lo stesso, non eri più il Michael che avevo conosciuto nell'aula di scienze, quello inopportuno, impacciato e sempre con la battutina pronta. Eri diventato un altro, una specie di spettro di te stesso e solo adesso mi rendo conto che questo tuo cambiamento è stato in parte causato da me e dalla spirale distruttiva in cui ti ho trascinato».

«Non dare la colpa a te, ti prego», la implorai, mordendomi il labbro inferiore. Già non ero dell'umore giusto, poi se ci si metteva anche Esmeralda e le sue parole potevo considerarmi completamente finito. Adesso ero certo che l'unica cosa che avrei fatto a casa sarebbe stata piangere a dirotto, rannicchiato sotto le coperte.

«E a chi devo darla?», replicò Esmeralda, eloquente, «Certo, magari è stata colpa del tempo o delle circostanze se ti sei indurito, ma comunque devi ammettere che la mia presenza c'entra parecchio. Ti ho trascinato in un tunnel senza uscita buio e pieno di depressione».

Scossi la testa. «Anche io ho fatto la stessa cosa con te a dirla tutta - la colpa non è soltanto tua, Esme. La colpa è di entrambi, non ci siamo accorti di quanto tossica fosse la nostra relazione ma abbiamo lasciato correre, forse perché ormai c'eravamo abituati alla presenza l'uno dell'altro nelle nostre vite. Non è colpa di uno solo, ci siamo sporcati le mani a vicenda qui».

«Già, mi sa che hai ragione», concordò Esmeralda, forse soltanto per accontentarmi - la vedevo ancora fortemente in disaccordo con le mie parole.

Avrebbe dovuto accettarle, comunque, perché ciò che avevo detto era la verita e in fondo lo sapeva anche lei. C'eravamo distrutti a vicenda, senza mai tirarci indietro, continuando a girare il coltello nella piaga e godendo l'uno del dolore dell'altro, anche quando quel dolore legava entrambi. Se non avessimo litigato, l'altra sera, adesso sarebbe ancora così. Non staremmo ammettendo la nostra sconfitta, no, saremmo ancora sul piede di guerra, pronti a ferirci a vicenda. In un certo senso ero contento di averla finalmente fatta finita con Esmeralda, di aver finalmente tagliato quel filo sottile ma fortissimo che ci legava. Era la scelta più sana, più ovvia.

«Ci saremmo dovuti lasciare una vita fa, io e te», sbottò Esmeralda, rompendo il silenzio che si era creato in auto, «Che stupidi che siamo stati».

Sorrisi debolmente. «È il passato, Esmeralda, non possiamo cambiarlo. Pensiamo a vivere il presente adesso, e a prepararci per il futuro. E comunque, meglio tardi che mai, no?».

Esmeralda fece una risatina forzata. «Eh, almeno questo».

Parcheggiai l'auto a ridosso del marciapiede, spegnendola e scendendo da essa. Mentre Esmeralda usciva dall'auto io presi la sua valigia dal portabagagli, consegnandogliela prima di accendermi una sigaretta. Ero dannatamente nervoso e spaventato per il nostro incontro con Jorge, lo temevo più di qualsiasi cosa.

«Mi fai pare un tiro?», mi chiese Esmeralda, appoggiandosi alla fiancata dell'auto.

Io alzai un sopracciglio, tuttavia cedendole la mia sigaretta. «Posso dartene una se vuoi», le dissi, osservando la ragazza fare un tiro prima di riconsegnarmi la sigaretta.

Esmeralda scosse la testa. «Vorrei provare a smettere», rispose, stringendosi nella giacca di jeans, «La vedo un po' difficile ma voglio provarci».

Le sorrisi. «Sono sicuro che ce la farai, con Jorge».

Come se sapesse che parlavamo di lui, il fratello maggiore di Esmeralda fece la sua comparsa. Parcheggiata l'auto, Jorge venne verso di noi guardando prima sua sorella con fare intenerito, poi me. Se gli sguardi potessero uccidere io sarei sei metri sotto terra ora, è tutto ciò che riesco a dire sullo sguardo che Jorge mi riservò.

«Sorellina, finalmente ci rivediamo», sbottò contento, abbracciando sua sorella, «Sei pronta ad andare via?».

Esmeralda annuì dopo essersi staccata dal fratello, sembrandomi sollevata. Aveva la paura - infondata - che Jorge non l'avrebbe accettata a causa dei guai che aveva combinato nella sua vita. «Prima voglio salutare Michael. Posso?».

Jorge mi guardò male prima di annuire a sua sorella. «Fa una cosa veloce, però. Abbiamo l'aereo alle quattro», le disse, lasciandole la mano.

Esmeralda mi corse incontro, abbracciandomi inaspettatamente; feci cadere la mia sigaretta per terra mentre avvolgevo le mie braccia attorno a lei, tremando leggermente. Questa era la fine, me lo sentivo nelle ossa.

«Sappi che ti ho amato, Michael. Più della mia stessa vita», sussurrò Esmeralda al mio orecchio, prima di staccarsi.

Asciugai le guance dalle poche lacrime sfuggite al mio autocontrollo. «Anch'io ti ho amata, Esmeralda. Più della mia stessa vita», le dissi, baciandole la fronte, «Adesso va, che ho paura che tuo fratello cacci una pistola dal nulla e mi spari».

Esmeralda scoppiò a ridere. «Esagerato! Ciao, Michael. Ci vediamo quando torno dalla Spagna», mi salutò lei, allontanandosi con suo fratello.

Annuii. «Certo, ci vediamo», dissi a me stesso, suonando stupido. Feci finta di niente mentre salivo nella mia auto e la mettevo in moto, diretto a casa. Sarei dovuto essere felice, sollevato che finalmente Esmeralda potesse guarire, eppure la sua assenza già cominciava a causarmi un grandissimo vuoto nel petto, un vuoto che per il momento mi sembrava incolmabile.

Cercai di trattenere le lacrime fino al mio ritorno a casa, ma non ci riuscii e così mi ritrovai fermo sul ciglio della strada a piangere a singhiozzi, sentendomi più solo che mai. Perché era vero, io ero solo con i miei demoni, adesso.

***

[A/N] In Esmeralda era Luke ad andarsene, su costrizione dei genitori. In Haunting, se ne va Esmeralda, per scelta completamente personale (una scelta un po' sofferta a dire il vero, ma questi sono dettagli). Michael ed Esmeralda sono finiti sul serio, e per quanto Michael sia - inconsciamente - pronto a tornare da Luke, gli serve tempo per digerire la rottura che alla fine è stata necessaria con la ragazza che aveva amato, ma che adesso è un lontano ricordo. Hey, se mi sentisse la mia professoressa di letteratura tedesca mi darebbe un trenta per questo commento AHHAHAH (purtroppo questo non è un commento ad una storia di Lessing o di Schiller, m va beh, ci esercitiamo ahhaha).

Buonasera! Innanzitutto vorrei scusarmi per il ritardo, ultimamente sto postando sempre tardissimo ma non ho scelta perché ho finito i capitoli che avevo già pronti da una vita, tipo, e avendo cominciato l'università non ho davvero tempo per recuperare. Mi dispiace tantissimo ma, come si dice, meglio tardi che mai no? :)

Comunque, siamo agli sgoccioli di questa storia, giusto due capitoli e poi l'epilogo OoO (cosa cazzo è sta faccina) Però non disperate (o disperatevi, dipende dai punti di vista) perché conclusa questa, tempo un mese, comincerò lo spin-off su Cal e Danielle (e finalmente ricomincerò a scrivere di quei due, mi mancano un casino ahahha)! Non vedo l'ora che lo leggiate, ho in mente tante belle cose per quei due ( ͡° ͜ʖ ͡°) (come se in trenta capitoli non li avessi fatti penare abbastanza).

Ci vediamo giovedì prossimo con il quattordicesimo capitolo! ♥♡

Ps: letteratura tedesca è pesante e la prof probabilmente mi farà penare all'esame ma io la amo. Lol.

Pps: l'università mi sta dando un sacco di idee disagiate

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