Capitolo 12
Michael's pov
Erano le prime luci dell'alba. Esmeralda dormiva già da ore, abbracciata a me e con la testa poggiata sul mio petto; io non avevo chiuso occhio. Avevo continuato ad accarezzare le spalle di Esmeralda finché non s'era addormentata, preso da enormi sensi di colpa nei confronti di chiunque. Quella notte era stata sbagliata sotto qualsiasi aspetto a mio parere, un torto che avevo fatto a tutti, persino ad Esmeralda che mi era sembrata più sollevata, mentre faceva l'amore con me per l'ultima volta. Mi aveva fatto sentire come se mi stesse perdonando, concedendosi a me, e io non meritavo il suo perdono. Non l'avrei meritato neanche tra cent'anni, anzi, io meritavo di vivere per sempre sapendo di aver rovinato la vita di Esmeralda, sapendo che lei mi odiava e che avrebbe continuato per sempre. Ma lei che continuava a perdonarmi sempre, che ora dormiva beata abbracciata a me per l'ultima volta, non aiutava affatto.
«Michael? Sei sveglio?», mi chiese Esmeralda, alzando la testa verso di me, «Ehm... buongiorno».
Un sorriso timido si fece spazio sul suo volto, ricordandomi tanto la ragazza di cui mi ero innamorato ben dieci anni fa. Era cambiata così tanto, da allora, così com'ero cambiato io. Così com'era cambiato tutto. Eravamo irriconoscibili, ormai adulti, ben lontani dall'idea del futuro che avevamo tanto tempo fa, iniziando una guerra silenziosa che quella notte, finalmente, era finita. Finalmente eravamo fuori dall'Inferno, o almeno Esmeralda lo era quasi del tutto. Io avevo ancora dei peccati da scontare, anni che dovevo ancora passare a bruciare colpito dal rimorso e dal senso di colpa. Ma mi sarei ripreso, o almeno ci speravo.
«Buongiorno Esme », la salutai, sorridendole mentre le spostavo una ciocca di capelli dalla fronte, «Come mai già sveglia?».
«Potrei farti la stessa domanda», mi punzecchiò lei, «Comunque, se posso essere sincera non lo so. Ho sentito le tue mani nei capelli e mi sono svegliata, tutto qui. Tu? Com'è che sei già sveglio?».
Sospirai, volgendo lo sguardo al soffitto. Concentrai i miei occhi sul lampadario mezzo rotto che non avevo mai aggiustato. «Non riesco a dormire».
«Ah. Come mai?», mi chiese Esmeralda, curiosa, mentre mi accarezzava il petto con il dito indice.
Decisi di guardarla; lei era rossa in volto, i suoi capelli blu disordinati sulla testa e le lentiggini, la cosa che mi piaceva di più del suo viso, più evidenti del solito. Esmeralda somigliava ad un angelo nella luce soffusa della stanza, adesso più chiara a causa del sole che sta a sorgendo. «Non lo so. Solo, non riuscivo a dormire. Sarà che ho perso troppo tempo a pensare».
Esmeralda scosse la testa. «Tu pensi sempre troppo, Mikey», mi rimproverò, sorridendo mite, «Posso sapere a cosa pensavi?».
Deglutii rumorosamente. «Pensavo a noi due. A tutto, più che altro, a tutto ciò che ci è successo. E mi dispiace così tanto per tutto, Esmeralda, tu non hai idea».
Esmeralda sospirò. «Michael, te l'ho già detto, non devi fartene una colpa. È successo ciò che doveva succedere, non fa niente, ormai è passato e il passato non si può cambiare».
«Non doveva succedere. Di certo non sarebbe dovuto succedere quello che è successo a noi due - quello che è successo a te soprattutto. Non ti meriti tutto il dolore che hai passato», borbottai, ottenendo un bacio leggero sulle labbra da parte di Esmeralda.
«Nessuno lo merita. Però è andata così, adesso è inutile piangersi addosso per qualcosa che non può essere cambiato. Adesso dobbiamo soltanto pensare al presente, a guarire», sospirò Esmeralda sulle mie labbra, prima di baciarle di nuovo ed alzarsi.
Sospirai, tornando a fissare il soffitto. «Io non voglio guarire, Esme. Voglio vivere per sempre con il rimorso, è ciò che mi merito in fondo».
Esmeralda sbuffò. «Michael-».
Volsi lo sguardo verso di lei, guardandola in disappunto. «Niente ma. Me lo merito, semplicemente. Merito di star male, non mi interessa cosa pensi», sbottai deciso, facendo sbuffare di nuovo Esmeralda che si sedette sul letto, afferrandomi il volto con entrambe le mani. Ciò mi costrinse a guardarla negli occhi.
«E cos'hai intenzione di fare, adesso che me ne vado? Vorrai chiuderti qui, a fumare pacchetti su pacchetti di sigarette mentre ti deprimi e ti autocommiseri per qualcosa per cui ti ho perdonato già mille volte?».
Ridacchiai leggermente, tornando serio quasi subito. «L'idea era quella», borbottai, «Tu non puoi perdonarmi così, comunque. Non me lo merito e lo sai».
Esmeralda alzò gli occhi al cielo. «Dio buono! Smettila Michael, adesso stai esagerando. Certo, hai fatto un bel po' di danni, ma i danni li ho fatti anche io e credimi, so come ti senti. Anche io mi sento così, come se non meritassi il tuo perdono, ma è necessario per andare avanti. Io devo accettare il tuo perdono e tu devi accettare il mio», spiegò con tono materno, «Io l'ho fatto, ho accettatto il tuo perdono. È ora che anche tu lo faccia».
«Non so se ci riesco. Io mi... sento così in colpa, Esmeralda. Per tutto. Per le paranoie, per le botte, per qualsiasi cosa. Nessun perdono sarà mai così forte da farmi stare meglio una volta per tutte».
Esmeralda arrossì, guardandosi intorno. «Beh... forse, se trovassi qualcuno disposto a darti più amore di quanto te ne abbia dato io, riusciresti a sentirti almeno un po' meglio?», mi chiese vaga.
Alzai un sopracciglio. «Cosa staresti insinuando?», chiesi, sentendo l'ombra di un sorriso spuntare timida sul mio volto. Sapere di avere la benedizione di Esmeralda mi faceva sentire meno in colpa, sempre un verme schifoso certo, ma meno in colpa.
«Sto parlando di Luke, idiota!», esclamò Esmeralda, seccata (e, per la prima volta dopo dieci anni, pronunciando il nome di Luke senza farsi prendere da crisi di panico ed inutili paranoie), «Per dieci anni questo ragazzo è stato un tabù tra noi due, ma adesso è il momento di parlare di Luke - e ti confesso che un po' mi fa male parlare di lui, ma dobbiamo. È necessario».
Sospirai. «E va bene, parliamo di Luke», le concessi, «Vai».
«Tu lo ami. Vero?», mi attaccò subito, senza mostrare alcun segno di instabilità. La sua lucidità nel dire quelle cose mi sorprese e non poco. Due giorni fa avrebbe dato di matto...
«Non voglio risponderti. Mi vergogno», borbottai, arrossendo.
Esmeralda ridacchiò. «Okay, allora supponiamo che lo ami. Lui è tornato qui, e lo sappiamo entrambi. Sono sicura che lui qualcosa per te la provi ancora, altrimenti perché sarebbe tornato qui?».
Feci spallucce. «Lui in realtà è tornato qui per lavoro».
«Dio mio. È tornato per lavoro, certo, ma tu saresti tornato in una città che ti ha praticamente cacciato via?», sbottò Esmeralda, sbuffando per l'ennesima volta.
«E va bene. Potrebbe, forse, essere tornato anche per me. Che c'entra ora?».
«C'entra, perché Luke ti ama. E potrebbe amarti più di quanto l'abbia fatto io in questi anni con questa cosa malata che abbiamo avuto, potrebbe curare le tue ferite. Lo so che ti sentirai in colpa, ma devi ascoltare il tuo cuore. E il tuo cuore in questo caso ti sta gridando di andare da Luke», spiegò Esmeralda, afferrando le mie mani e stringendole.
Io deglutii. «Saresti stata una brava madre, lo sai?», le dissi, arrossendo all'istante.
Esmeralda si rabbuiò, poi tornò a sorridere mesta e si allungò per posarmi un bacio sulla guancia prima di alzarsi dal letto. «Magari, un giorno, lo sarò. Adesso però dobbiamo prepararci, Jorge passa a prendermi alle 10:00», borbottò, chinandosi per prendere qualcosa dal suo cassetto - che quella mattina sarebbe stato svuotato e forse mai più riempito.
Mi leccai le labbra, fissando il mio sguardo sul sedere di Esmeralda. «Ma è ancora presto», cantilenai, «Dai, torna a letto».
«Michael non rompermi il cazzo e alzati dal letto che devi aiutarmi a fare le valigie», si lamentò Esmeralda, facendomi ridere.
Sorrisi mentre mi alzavo a mia volta, infilandomi i boxer. «Ah, mi mancherai».
***
[A/N] Heyy, c'è qualcuno qui?
Buonasera! (O buongiorno, visto che sono sicura che leggerete tutti domattina). Mi dispiace davvero postare a quest'ora (e soprattutto postare questo capitolo scritto un po' alla cazzo di cane), ma ho finito di scrivere giusto ora. Spero non vi faccia tanto schifo, e ci vediamo giovedì prossimo! (Che poi tecnicamente è venerdì perché sono le 00:03 ma dettagli ahahah) ♥
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