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Capitolo Sette



«Allora, Camila... Raccontami degli ultimi due mesi. Come sta andando?» Non credo il suo sorriso docile possa contenere i miei demoni, così cerco di domarli malgrado le occhiaie, malgrado non ricordi l'ultima volta che ho mangiato un piatto intero, malgrado non sappia quando sono arrivata puntuale ad un appuntamento.

«Non so, dottoressa...» Cerco di mediare fra la disperazione e l'indifferenza. «Non so più se io sono lei o lei é me. E non so più chi abbia ragione.» Tengo lo sguardo perso in un punto vuoto, ma ben presto non lo é più.

Lauren si appoggia contro la libreria, passo un dito sulla copertina di un libro e legge: «Dubitare: il primo passo per conoscere sé stessi.» Un sorriso sardonico mi fa sospirare.

«Lei non può essere te, altrimenti non avrebbe bisogno di mostrarsi.» Riassume la dottoressa, appoggiando la sua teoria su un sorriso.

Lauren si avvicina a lei con passo minaccioso. Non so chi sia questa donna che ha il volto di un ricordo ma l'anima di un'estranea, non so perché abbia ancora bisogno della sua voce se non so più niente di lei, non so perché la porti dovunque vada se ho paura di lei.

«Diglielo, Camila.» Mi istiga la corvina intromettendosi nei miei pensieri. «Dille che non sono io ad averne bisogno, ma tu. Che nonostante tu sia qui per sbarazzarti per me, non riesci a immaginarti da sola.» La scruta dalle sue spalle come una belva che voglia sapere dove sia meglio azzannare.

«Dottoressa...» Inspiro a fondo cercando le risposte in me e non in lei. «É possibile che la mancanza per la vera Lauren mi avvicini comunque a questa sua versione, malgrado io la odi così com'é?»

«Le parole sono diverse, ma comunque mie.» Precisa la corvina facendo spallucce.

«É possibile tutto, Camila. Il dolore ha tante forme, a volte può essere uno specchio di noi stessi.» Assottiglia leggermente gli occhi come se quest'affermazione dovesse avere un peso specifico. Ce l'ha.

«Peccato che tu nello specchio veda me.» Sussurra Lauren al mio orecchio.

«Intende dire che la odio perché in realtà soffro?»

«Non saresti né la prima né l'ultima.» Mi rasserena con un sorriso, ma questa sua disinvoltura mi sfugge.

«Si, ma... Questo é diverso.» Mi schiarisco la voce, sollevando le sopracciglia. «Voglio dire, non é un dilemma teorico nella mia testa, é un problema pratico, posso quasi toccarlo.» L'ultima parte la sottolineo guardando negli occhi la corvina.

«Tutta tua.» Risponde lei, ridacchiando.

«Capisco che la situazione appaia surreale, ma non é così insolito che un paziente riversi i conflitti interi su oggetti esterni.»

«Si, ma i loro oggetti esterni sono vivi.» Mi vien quasi da ridere, ma la voce di Lauren rovina tutto.

«E io, per colpa tua, non più.»

«Te ne sei andata tu!» Sbotto, e il riverbero del mio respiro mi rende patetica.

«Che ti ha detto, Camila?» Chiede estemporaneamente.

«Ma niente, dottoressa. Fa solo la pazza, si abitui.» Muove una mano Lauren, scuotendo la testa.

«Camila.» Insiste la dottoressa.

«Continua a dire che sia colpa mia per la sua morte, ma...» Le parole si rompono insieme alla voce.

«Continua, Camila.» Mi sollecita, dandomi il tempo di ritrovare il coraggio.

«Lei era con me la sera prima e non mi ha detto niente. Niente. Se ne é andata senza neppure darmi la possibilità di farle cambiare idea.» Una lacrima mi riga il volto, ma l'asciugo rapidamente com la mano.

«Evidentemente non eri stata tanto brava a letto.» Commenta la corvina, con meschino disinteresse.

«É vero, Camila. Forse Lauren non voleva essere salvata.» Annuisce calma la dottoressa, ma gli occhi di Lauren si scagliano contro di lei come pietre verso un impenitente.

«Non volevo essere salvata?» Scandisce la parole, le mastica, le sputa. «E come mai una che non vuole morire cerca di parlare al telefono come ultima possibilità?» Sibilla a denti stretti, fronteggiando la dottoressa con il suo algido respiro.

«Perché mi ha chiamato allora? Perché ha chiamato me?» Punto l'indice al centro del petto, al centro della colpa, lì dove batte il vuoto.

«Forse voleva solo sentire una voce amica. Può sembrare strano, ma anche quando non si ha più niente da perdere, si ha paura.» La tranquillità nella sua voce non rispecchia il mio ansito e tantomeno il passo circolare e intimidatori di Lauren.

«E se la mia voce avesse potuto salvarla? Se io fossi... fossi stata...» Tappo la bocca. Ci sono segreti che solo le lacrime possono conoscere, segreti che la bocca può solo rimangiare come sale.

«Se non fossi stata impegnata a fare la civetta con Shawn? Ottima domanda!» Incalza subdolamente la corvina.

«Se fossi stata sola, avresti risposto?» Chiede gentilmente la dottoressa.

Le lascio sgorgare le lacrime, le lascio uscire come fossero massi e le raccolgo per farci la casa che mi riporterà a me. «No.» Ammetto in un sussurro. «No.» Ripeto con determinazione.

«Non credo il problema sia dove fossi o con chi, ma il fatto che, a prescindere, quella notte, volevi punire Lauren. Mai avresti immaginato cosa sarebbe potuto succedere, perché nessuno di noi vive con la coscienza del domani. Ed é giusto così, Camila. É giusto tu viva il momento, altrimenti rinnegheresti te stessa. Solo nell'attimo sai chi sei.» Le sue parole mi calmano, mi guidano, mi ricordano che ogni sbaglio deriva da un'emozione e se fossimo stati corretti non avremmo sentito e se non avessimo sentito cosa sarebbe rimasto di noi? Come si rinasce se non si impara a morire?

Cerco lo sguardo di Lauren. I suoi occhi mi osservano, caldi, sinceri, puliti. Per la prima volta resta in silenzio, per la prima volta non mi odia e se lo fa, non me lo dice, e a volte é quanto basta per due guerre come le nostre.

«É possibile, dunque, Camila, che quella chiamata non volesse essere una salvezza, ma solo un addio.» Conclude la dottoressa.

Il mio sguardo non ha abbandonato quello della corvina, ci guardiamo come se dovesse ancora succedere tutto malgrado non ci sia più niente da fare. Forse il perdono, in certi casi, non basta, ma é sufficiente la resa per pareggiare i conti.

Io mi arrendo, e tu?

*****

L'autunno scongela lentamente il mondo cristallizzato dall'inverno. La neve se cade non si deposita, il freddo si scioglie nel pomeriggio e la sera il sole si addormenta più tardi. Dall'ultima conversazione con la dottoressa, Lauren non é andata via, ma é rimasta in modo diverso, e questo é già tanto...

Si siede con me quando ceno, osserva fuori dalla finestra quando guardo un film, talvolta la intravedo nella folla accanto ad uno sconosciuto, sale con me in taxi... Ma non dice nulla. Mi perseguita senza odio, e non so se esista davvero una persecuzione benevola, ma é come se il suo fantasma avesse più paura di me di restare solo. Anche i morti hanno bisogno dei vivi.

Non ci vogliamo bene, non siamo le stesse, il mio bene é vicino al suo cuore e il suo cuore non batte, neppure quando é qui.

Adesso ricordo gli appuntamenti, cucino la cena e la notte mi addormento senza pasticche. Io e Shawn abbiamo iniziato l'album. Quelli sono gli unici giorni in cui non la vedo neppure, anche se ormai so che la mia colpa non é affiancata al suo nome, anzi. Non é stato lui a portarmela via, bensì il mio orgoglio, per questo Lauren tormentava me... o meglio: io tormentavo me stessa, solo con un'altra voce.

Ho ancora timore di cosa posso trovare nei sogni, ma é quasi sempre buio ed é forse peggio ora che sto dimenticando la sua voce.

Quando non sopportiamo più ciò che abbiamo, ci rendiamo conto di quanto ci manchi solo quando il mondo l'ha portato via del tutto. Non tornerei ai tempi in cui lottavo per tenere a mente chi fossi quando la sua voce me lo portava via, eppure a volte, mentre mi vesto o quando sono in ritardo, spero di sentir Lauren rammentarmi che ho una gonna troppo corta o che non so mai che ore sono... Quanto odio accettiamo per una goccia di dolore.

Verso la fine del mese, comunque, ho un'altra visita con la dottoressa. Le racconto che le cose vanno meglio e, istintivamente, le domando: «Pensavo di essere pazza, ma adesso mi chiedo cosa mi sia successo davvero.»

La dottoressa mi scruta, ci riflette, non sa se sia un bene rivelare al paziente la verità su sé stesso, forse perché non tutti sono pronti ad accettarla, ma poi dice: «Vedi, Camila, talvolta il senso di colpa é più forte del dolore, ma quando se ne parla apertamente si scoprono essere la stessa cosa. Credo tu, accettando di non poter cambiare quel momento neppure tornando indietro nel tempo, abbia finalmente realizzato che dovevi perdonare te stessa più di qualsiasi altra persona, e capire che la vita non dipende dall'amore e che l'odio non sempre dipende dalla rabbia.» Non credo sia la versione formale della mia cartella clinica, ma penso le sue parole abbiano un senso e mi sta bene così. Ho capito che certe risposte non servono, basta la pace.

Quando torno verso casa, il postino ha lasciato le lettere sui gradini invece che nella cassetta. É rimasta congelata da troppo tempo. Mi decido a scardinarla una volta per tutte. Non devo neppure forzare troppo la mano, la porticina si schioda con un colpo secco. Altre bollette da pagare... sospiro annoiata, finché, fra tutte le carte bianche, ne spunta una gialla... Aggrotto le sopracciglia. C'è solo il mio nome ma non il mittente.

Porto tutto in casa e mi siedo sul divano mentre la scarto. Un sussulto mi scombina il respiro. Non devo leggere il nome per sapere che é di Lauren, riconosco la sua scrittura. É rimasta li per quanto tempo? Anche durante i momenti peggiori, una piccola parte di lei, della vera lei, mi é rimasta vicina.

Deglutisco a fatica. Ho il terrore che leggendo potrei trovare una traccia, un indizio, che mi riporti indietro, che mi scaraventi nuovamente nella follia, perché una volta sperimentata non si é mai troppi lontani dal ricaderci e anche se lo si é, si ha troppa paura di noi stessi, così scegliamo l'oblio, ma non posso stavolta. Glielo devo.

La corvina si materializza, dopo svariati giorni, nel mio salotto. É seduta in poltrona, di fronte a me. Mi guarda dritta negli occhi e tiene le mani unite. Qualcosa che mi dice che dopo o saremo legate tanto da confondere la mente con l'anima, o sarà solo silenzio e riposo, e nessuna delle due mi salva dall'angoscia, ma in questi mesi ho capito che nessuno può essere una cosa sola per l'altro.

La rimiro a lungo prima di aprire la busta...

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