Capitolo VIII
Narratore
Era seduto contro una parete, il buio assoluto lo avvolgeva.
Non era del tutto sveglio, aveva gli occhi appena schiusi, e un leggero vento gli sferzava la faccia e ogni parte del corpo.
Non riusciva a muoversi, gli doleva ogni parte del corpo, si sentiva ancora schiacciato da quei massi, la schiena fratturata, la rabbia che gli scorreva nelle vene.
L'ultima figura che aveva visto era quella di Lucy, e non riusciva a dimenticarla, mentre con i suoi pozzi color cioccolato lo squadravano, passando da lui all'uomo.
I suoi occhi pieni di terrore, disperazione, in cerca d'aiuto, gli provocarono una fitta ben maggiore di quel dolore che provò contro l'uomo.
L'uomo.
Respirò affannosamente.
Non riusciva bene a farlo, gli provocava un dolore fitto alle costole, e la testa gli girava.
Stette così per un pò, con la testa verso l'alto, appoggiato alla parete, cercando di riprendere il controllo di sè, di muovere ogni suo muscolo con la propria volontà.
Si accorse solo allora delle manette anti-magia che gli stringevano i polsi, e delle catene alle caviglie, che lo stringevano fortemente.
Provò spasmodicamente a liberarsi, ma la sua forza era poca e il suo respiro tornava irregolare.
Allora si arrese, cercando di riprendersi. Decise di aspettare, giusto il momento di ricordare e di capire dove si trovava.
Non ci riuscì, non era mai stato troppo sveglio, e la luce filtrava appena, da una piccola finestra nel soffitto alto. Non capiva se fosse giorno o notte, non capiva dove si trovava né il motivo di ciò.
Così, mentre pensava, si addormentò, nel buio della cella.
Si risvegliò poco più tardi, accompagnato dal rumore di passi.
Piano piano quei passi si avvicinavano, e si sentivano più forti, rimbombando il suono da una parete all'altra.
E poi arrivò, l'uomo, e si fermò avanti a lui, e lo guardò.
Natsu lo riconobbe subito, era lui, nonostante non riuscisse a vedervi la faccia, era sicuro fosse lui.
La potente magia che percepiva, la sua rabbia incontrollabile e al tempo stesso la sua tristezza infinita, e quel silenzio che diceva più delle parole.
<< Che ci faccio qui?>> ringhiò lui, cercando di fuggire per l'ennesima volta da quelle catene, che si facevano sempre più strette ogni volta che tentava di liberarsi.
E l'uomo lo guardò, ancora, si avvicinò lentamente, aveva un che d'inquietante, e al tempo stesso faceva pietà.
Era avanti alle sbarre, e Natsu riuscì a vederlo in faccia.
Che poi faccia non era, perchè portava una maschera.
Non si chiese nemmeno il motivo, continuava a guardarlo con furia, aspettando la sua risposta.
<<Devi diventare forte, Natsu>> lo guardò, i suoi occhi erano profondi, il nero sembrava infinito, profondo. <<Devi riuscirci>>. Le sue parole uscirono in un soffio, il tono era agghiacciante, lo era la tranquillità con cui parlava.
<<Chi sei tu?>> si avvicinò con più calma, cercando di sfuggire alla presa delle catene.
<<Non importa ora>> si affrettò a rispondere. Ora il suo tono era più duro, e la pietà che sembrava avesse avuto per Natsu sfumò in un istante solo.
L'uomo si girò con calma, forse troppa, e riprese a fare la strada dell'andata, quel cunicolo stretto da cui era venuto.
Gli scappò una piccola risatina, sempre calma, da strafottente. Pure questa era agghiacciante, ma sembrava cercasse aiuto, sembrava una risata di disperazione.
La sua calma irritò Natsu, che riprese a dimenarsi, nel disperato tentativo di liberarsi.
Ora aveva voglia di prenderlo a pugni, di spaccargli il naso, per togliergli quel ghigno divertito dalla faccia, che non aveva visto, ma era sicuro avesse.
Tornerò da Lucy!
Tornerò da Natsu!
Lucy era ritornata ad allenarsi, o almeno ci provava.
Continuava a camminare avanti e indietro, nel tentativo di calmarsi, eppure più camminava più si agitava.
<<Okay, calma, calma.>> sussurrò in un soffio. Prese un respiro, e si sedette sull'erba.
Doveva allenarsi, evitare ogni pensiero, rimanere sola. Era brava a farlo, ma in quel momento non ci riusciva, ogni cosa si ricollegava a lui, a quelle parole, parole disperate, in cerca di pace.
Natsu era vivo, c'era, ma lei non lo sapeva, e quel pensiero continuava a martellarle la testa, e lei provava invano ogni volta di scacciarlo.
Poi vide la faccia di lui, e sentì un bisogno prepotente invaderle il petto, sembrava il cuore avesse freddo, e solo lui poteva riscaldarlo, lei lo sapeva, ora ne era certa.
E se lui fosse scomparso il suo cuore si sarebbe rotto, probabilmente l'angoscia l'avrebbe presa, l'avrebbe costretta ad abbandonarsi in una vita che lei non vorrebbe.
Lascerebbe che ogni cosa scorra, come se il tempo non fosse tempo, perchè si era fermato proprio in quell'istante dove lui parlò, e disse le uniche parole che lei non voleva sentire.
"Perdonami, Lucy...."
Scacciò via per l'ennesima volta quei pensieri che l'assalivano ogni dannato secondo.
Iniziò a meditare, perchè le portava calma, e perchè consisteva anche nel suo allenamento.
Quindi chiuse gli occhi, cercò di scacciare ogni pensiero, di essere vuota con la mente.
Invece, ogni volta che chiudeva gli occhi, si ritrovava Natsu di fronte, sotto le macerie, che le chiedeva perdono; poi scompariva, e ricominciava tutto da capo, se lo sentiva ogni volta più distante, il suo lamento era ogni volta più forte, la sua voce si faceva sempre più fioca, poi scompariva insieme all'uomo. L'incubo ricominciava, ed era sempre così.
Sentiva le lacrime montarle agli occhi, tentò di trattenerle, ma erano più forti di lei, e scendevano lente sulle guance.
E pianse, pianse perchè aveva capito che Natsu era l'unico, il solo per lei e non l'avrebbe lasciato andare. 'Sta volta era lei a prometterglielo, era lei a promettergli che sarebbero stati insieme per sempre.
Vide un'altra volta il viso di lui, e questa volta se ne sentì incoraggiata.
Riprese ad allenarsi.
Riuscì a svuotare la mente, e si sentì tutt'uno con la terra, sentiva di esserlo lei stessa.
Aveva gli occhi chiusi, ma le sembrava di tenerli aperti, perchè riusciva a vedere tutto intorno a lei, forse anche meglio di quando li teneva aperti.
L'erba le sembrò più verde, il cielo più azzurro.
Sentì la magia scorrerle nel corpo, che fluiva lenta, la sentiva nelle dita, nelle braccia, nelle gambe.
Ora lei era la magia stessa, e si sentiva forte, perchè ce la stava facendo.
Aveva capito, e ora stava facendo di tutto per ritornare da lui.
E se fosse morto sarebbe morta anche lei, l'avrebbe seguito, perchè per lei non aveva senso rimanere lì, senza di lui. Perchè lui era importante, la cosa più importante, e andava prima di tutto, anche della sua stessa vita.
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SPAZIO AUTRICE
Eccomiii, ciau c:
Ecco per voi il mio nuovo capitolo!
Ora scriverò così, da narratore, lo trovo più comodo xD
E quindi vi dovrete abituare (?)
Comunque, SANTO CIELO, 1K di visualizzazioni *^*
Io ero tipo da salti di gioia, ma mi sono calmata xD
Cioè, grazie mille a tutti! ❤
E per ringraziarvi ho fatto un capitolo un pò più lungo del solito, spero
Non sta succedendo niente di che in questi capitoli, ma diciamo porteranno a qualche scena bella *^*
E con questo vi saluto!
Grazie di nuovo a tutti ❤
Al prossimo capitolo ^^
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