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«Chi sei?»
Nessuna risposta.
«Chi sei?» ripetei per la millionesima volta.
«Cosa sei?»
Un leggero fruscio di risposta, una voce che mi sussurrava parole confuse, la nebbia mi avvolse e sentii il respiro farsi più difficile e pesante.
«Non sei umano» constatai con voce flebile e roca.
La nebbia si diradò davanti a me e mi ritrovai nella grotta che mi aveva svegliata la settimana prima e vidi una figura incappucciata davanti a me, girata di spalle.
Non riuscivo a respirare e il senso di soffocamento era insopportabile.
Un rumore fortissimo mi raggiunse e lo sentii in ogni fibra del mio corpo, si insinuava nella mia mente e mi portava via.

Mi svegliai prendendo un grande respiro e guardai la sveglia, che segnava le otto di mattina, la zittii con un gesto secco della mano. Riappoggiai la testa sul cuscino e ripresi a respirare normalmente, poi mi alzai, mi preparai e scesi per la colazione. La sala era piena di ragazzi dal terzo anno in su, gli unici che potevano andare ad Hogsmade.
Alex mi salutò dal suo tavolo con un cenno della mano, che io ricambiai. Poi ci avviammo tutti verso il salone di ingresso, dove ci aspettava Gazza per controllare i permessi e, dopo avermi lanciato uno sguardo pieno di odio, mi lasciò andare.

«Gazza certe volte è davvero inquietante» sentii una voce divertita dietro di me.
«Ciao Alex» lo salutai io.
«Ciao Maya» mi rispose lui.
«Cosa faremo oggi?» gli chiesi.
«Andremo prima da Mielandia, poi da Zonko e ai Tre Manici di Scopa per riscaldarci, poi potremmo fare un giro o cosa vuoi tu»
«Ok, mi piace il programma» sorridemmo entrambi.
«Bene» sollevato mi prese la mano e ci incamminammo per la via chiacchierando e ridendo.

Arrivammo da Mielandia e ci guardammo in giro. Un profumo si irradiava nell'aria, rendendo l'atmosfera quasi soffocante, il negozio era un viavai di gente, per comprare del cibo, o solo per trovare un posto per riscaldarsi. Prendemmo molti dolci e andammo fuori, su una panchina appartata sotto un albero per mangiarli assieme.

«Sono sporca da qualche parte?» chiesi appena finito.
«Un po' qui» disse avvicinando la mano al lato della mia bocca. Restai ferma e lo guardai negli occhi, mentre lui si avvicinava e appoggiava le labbra sulle mie. Ricambiai dolcemente il bacio, finché un po' di neve ci cadde sopra e ridacchiai, per poi guardare Alex negli occhi e sorridere imbarazzata.

Mi riprese la mano e mi aiutò ad alzarmi, e così andammo da Zonko, dove comprammo un po' di scherzi e ridendo guardandone altri. Uscimmo nel freddo di dicembre rabbrividendo dopo il caldo del negozio. Poi andammo ai Tre Manici di Scopa.

«Prendo due burrobirre e ti raggiungo» disse andando verso il bancone mentre io mi sedevo a un tavolo accanto a una parete. Lo seguii con lo sguardo finché non lo riuscii più a vedere.
Mi guardai in giro e vidi Isaac seduto a un tavolo davanti a me, che mi guardava. Quando si accorse che l'avevo visto spostò lo sguardo assottigliando le labbra e seguendo il suo sguardo vidi che guardava Alex, che stava tornando con due burrobirre piene fino all'orlo.
«Grazie» gli dissi quando me ne porse una.
Si sedette, nascondendo la vista del serpeverde.
«Bella Hogsmade, vero?» disse tra un sorso di burrobirra e l'altro.
«Già, fa solo un po' freddo»
«Ma la neve rende tutto più romantico» disse arrossendo alla fine.
Sorrisi, sperando di non essere avvampata come mi sembrava. Probabilmente era successo davvero.
«Già» risposi piano, sorridendo nervosa.
Lui sorrise.
«Sei carina quando sorridi.»
«Ehm... grazie» balbettai. Mi rimproverai mentalmente per non aver risposto qualcosa di più intelligente, rendendomi conto solo dopo che mi aveva fatto una domanda:«Mmh? Cosa?»
«Vuoi fare un giro o restare qui?» avevo la sensazione che non fosse quello che aveva detto prima ma non insistetti:«Andiamo a fare un giro, ho bisogno di sgranchirmi le gambe.»

Camminammo parlando del più e del meno, ridendo e scherzando, scambiandoci frettolosi baci.
Il sole calava ad ovest, veloce come non lo era mai sembrato, come se cercasse di far velocizzare il tempo che avevamo insieme, e alla fine dovemmo lasciarci e tornare nelle nostre camere. Mi buttai sul letto sospirando, esausta ma felice.

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