VIII
«Cosa succede?» Paige entrò nella sala comune e quando mi vide si avvicinò.
«Non lo so.»
Alla mia risposta lei aggrottò le sopracciglia.
«Ho appena rivelato tutto ad Annah, è sempre stata la mia migliore amica, pensavo che avrebbe compreso. Ma non mi crede.»
Lei sospirò.
«Cosa pensi di fare?»
«Non so nemmeno questo.»
«Era la prima volta che litigavate?»
«Più o meno, litigavamo per cose stupide, ma lei è sempre stata al mio fianco, ora non mi crede nemmeno.»
«Magari non era vera amicizia.»
Restai in silenzio.
«Sento il mio mondo cadermi addosso.»
«Si sta ingrandendo.»
«E se diventasse troppo grande? Non ti è mai capitato di sentirti un puntino minuscolo nel mondo? Assolutamente inutile?»
«Il mondo a volte mi sembra infinito, ci sono tantissime cose che non sappiamo, e noi ne sappiamo più di altri e sì, qualche volta mi sento inutile.»
Alzai leggermente un angolo della bocca:«Fai davvero schifo nel consolare le persone.»
«Già, è proprio vero.»
Mi alzai.
«Vado a fare un giro.»
Camminai per qualche corridoio e uscii. C'era molto vento, ma a me non dispiaceva. Andai verso la foresta, volevo stare sola.
Gli alberi creavano ombre scure sul terreno un po' fangoso, perciò dovevo camminare piano.
Dopo un po' il terreno divenne ancora più fangoso e arrivai a un ruscello. Mi chinai, guardando l'immagine riflessa sull'acqua, ma non vidi la mia faccia ma quella del drago, quello di qualche giorno prima che mi guardava e sembrava chiedermi aiuto. Mi ritrassi di colpo.
Mi sporsi di nuovo e vidi la mia immagine.
"Probabilmente me lo sono solo immaginato" pensai.
Arretrai e andai verso un salice, più grande e grosso di tutti gli altri e cominciai ad arrampicarmici sopra, fino a uno spazio abbastanza grande da contenere due persone, ma nascosto da occhi curiosi. Appoggiai la testa sulle ginocchia e restai lì per qualche minuto.
«Potresti scendere per favore?» sentii una voce da sotto. Mi affacciai, una signora sui cinquant'anni mi guardava, un leggero abito verde le cadeva addosso. A guardarla meglio la pelle era di una leggera sfumatura verdastra, il vestito sembrava fatto delle stesse foglie dell'albero e i capelli del colore del tronco. Realizzai che era una driade, e probabilmente non le piaceva molto avere qualcuno sopra. Scesi con un salto, leggermente rossa in viso:«Scusa, non volevo farle male.»
«Oh non mi hai fatto così male, ragazza, di sicuro meno di quel ragazzo, occhi castani e capelli neri, che viene molte volte qui, molto arrabbiato e se la prende con noi.»
«Aveva una cravatta come la mia?»
«Sì, perché?»
«Di che colore era?»
«Verde, verde e argento.»
«Diceva qualcosa?»
«Mmh... sì, ma niente che avesse senso, sembravano solo parole dette a caso.»
Lo ammetto, rimasi un po' delusa, speravo di saperne di più.
«Sta arrivando.» disse ad un tratto la signora.
«Chi? Il ragazzo?»
«Sì.»
«La supplico gentile ninfa, mi lascia salire sul suo albero per vederlo e ascoltarlo restando però nascosta?» la pregai.
Lei sospirò:«Okay.»
«Grazie, cercherò di farlo smettere dopo.»
«Se ce la farai, ti sarò sempre grata.»
Salii e dopo pochi minuti arrivò, come immaginavo era Isaac. Sembrava infuriato, strappò una lettera che aveva in mano, più è più volte, poi la buttò per terra e la schiacciò nel fango. Tirò un pugno a un albero lì vicino e si girò verso il salice. Lo guardai in faccia, era rosso e stava piangendo, non tanto, una sola lacrima gli solcava il viso. Alzò un po' lo sguardo e io indietreggiai leggermente. Aggrottò le sopracciglia e si allungò per vedere meglio sopra all'albero, poi un rumore improvviso lo fece voltare e se ne andò. Sospirai di sollievo e cercai di capire da dove proveniva quel rumore. Probabilmente era solo un animale pensai.
Scesi e andai verso i resti della lettera, presi alcuni pezzi riempiti di fango e lanciai un incantesimo per pulirla.
...due giorni... Uagad...
La rilessi più volte ma non c'era scritto altro e non riuscivo a trovare gli altri pezzi. Non ne capivo il significato, o forse non volevo capirlo.
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