Hey hey Hailey, won't you save me?
Avevano entrambi preso l'autobus numero quattordici, quello delle 13.15 che però passava sempre davanti alla scuola alle 13.26, costringendoli ad aspettare sotto quella lastra di plastica ricoperta di neve. Una cinquantina di persone si erano accalcate nei posti a sedere e nel corridoio, facendoli rimanere in piedi: lei era nel corridoio di quella scatola che la gente si ostinava a chiamare mezzo di trasporto, mentre lui dava le spalle al cruscotto. Si guardavano quei due ragazzi che andavano nella stessa scuola ma che non si erano mai scambiati un saluto. Lei con le cuffiette nere alle orecchie sentiva canzoni a cui non dava attenzione, che facevano solo da sottofondo a quel solito viaggio di venti minuti reso più interessante da quel ragazzo dai capelli scuri e gli occhi nerissimi. Persero l'equilibrio, prendendo l'ennesima buca di quella strada di New York. Lei abbassò lo sguardo, cercando dove mettere i piedi tra le borse che avevano appoggiato a terra. Lui guardava i capelli castano chiaro lunghi e lisci raccolti in una coda alta e gli occhi verdi che, con le sopracciglia aggrottate, le davano un aspetto davvero dolce, pensò. Sorrise e distolse lo sguardo. La donna davanti a lei scese, il che la fece sospirare in sollievo, sentendo un po' più d'aria a disposizione. Avanzó, e il moro si ritrovò a sentire il cuore battere più forte, vedendola oramai così vicina a lui. Lei prese il telefono che stava vibrando nella sua tasca e sorrise vedendo il cane del suo migliore amico con una tuta da superman. Il ragazzo sospirò, pensando che tutte le ragazze carine fossero già impegnate. La ragazza bloccò il telefono, guardando davanti a sé, lanciando occhiate di nascosto a lui, che aveva preso il telefono avvicinandoselo all'orecchio. Fermò un attimo la musica, volendo sentire la sua voce: era esattamente come se l'era immaginata, non avrebbe saputo come descriverla, solo estremamente confortante. Quando lo vide girare un po' il volto, sorridendo come uno stupido, abbassò la testa: tutti i ragazzi più carini erano già impegnati. Come poteva essere al corrente che al telefono era il migliore amico del ragazzo che gli raccontava delle pazzie che stava facendo per la propria ragazza? Arrivarono alla fermata di lei una decina di minuti dopo passati a scambiarsi occhiate veloci, desiderosi di parlare l'un l'altro ma allo stesso tempo spaventati di farlo. Lui era proprio davanti alla porta scorrevole, si poteva spostare ma voleva sentire la sua pelle sulla sua, per avere un ricordo che secondo lui sarebbe stato indelebile. Così fu, mentre passava con il suo zaino la loro pelle venne in contatto, facendo rabbrividire entrambi. Lui la tenne per un braccio mentre stava per scivolare sulla pedana inumidita dalle scarpe bagnate dei passeggeri e si guardarono negli occhi. Lei sorrise timida, mostrando le fossette sulle guance, lui sorrise lasciandole il braccio.
- Grazie - mormorò lei.
- Non c'è problema - replicò per poi vedere le porte chiudersi tra loro.
Il giorno successivo erano a scuola ed erano entrambi distratti - cosa comune per il ragazzo - pensando al loro incontro. Lei fremeva, aspettava la fine delle lezioni per riprendere quell'autobus, lui si rigirava le chiavi della sua macchina nuova di zecca mordendosi il labbro. Aspettava un'auto da secoli, e ora avrebbe solamente voluto non averla per poter risalire sull'autobus e vederla. In quei dieci minuti di ricreazione andò a cercarla, ma non la trovò in alcuna classe: lo stava cercando anche lei. La campanella suonò e scandì gli ultimi cinque minuti disponibili per tornare nelle classi, ed entrambi tornarono sconsolati nella propria.
Le successive due ore passarono lentamente, ma quando finirono le interrogazioni e i compiti in classe per quel giorno, la ragazza quasi corse verso la fermata: era decisa a parlargli, anche solo per un ciao. Salutò gentilmente la professoressa, era una studentessa modello, mentre lui uscì ignorando tutti e trascinando le scarpe sul suolo umidiccio arrivò davanti al suo suv GMC, salendo ed appoggiando la testa al volante.
Nel frattempo lei era salita sull'autobus delle 13.26, appoggiandosi al cruscotto come il ragazzo del giorno precedente, girandosi al polso il bracciale con su scritto "Hailey", il suo nome. Cercava tra le gente seduta e quella che saliva il volto del ragazzo che la aveva ammaliata. Quando non lo trovò si rassegnò e infilò alle orecchie le cuffie.
Intanto il ragazzo era tornato a casa e cercava di replicare su un foglio gli occhi verdi della ragazza.
Giorno dopo giorno i due si trascinavano dentro lo stesso edificio, non trovandosi tra quegli oltre mille e trecento alunni. Lei rispondeva alle domande solo se interpellata, lui continuava a fare schizzi della ragazza dell'autobus, mentre i suoi amici gli parlavano. Decise che la avrebbe conosciuta, sarebbe andato a parlarle e le avrebbe chiesto il numero di telefono. Le cinque ore per lui passarono velocemente, e quasi si buttò dentro, prendendo il suo solito posto contro il cruscotto. La ragazza entró, le cuffie alle orecchie, lo sguardo a terra, ma quando lo guardò, il suo cuore perse un battito.
Era lui, il ragazzo che la aveva fatta impazzire.
Sorrise e si mise al suo fianco. Lui accennò un sorriso.
- Sono Calum - le porse impacciato una mano, che lei strinse ridacchiando.
- Hailey - sorrise.
E da quel giorno passarono pomeriggi, notti e giornate intere assieme, ridendo, baciandosi, abbracciandosi, trovando rifugio l'uno nell'altro.
Spazio autrice
Questa One Shot nasce dal mio disagio più totale, supportato dalla mia bff @Fraffrog1D.
Spero davvero vi piaccia, ci ho messo tanto a fare questo sclero e tengo molto alla vostra opinione. ♥
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