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|月がきれい| |Tōru Oikawa|

The literal meaning of 'tsuki ga kirei' is translated to 'the moon is beautiful', yet sometimes it can also mean 'I love you'.


Il rumore di un piccolo ventilatore invadeva la stanza insieme al dolce canto delle rondini e al fruscio delle bianche tende, a contatto con il fresco vento propagato dalle pale del ventilatore, così in contrasto con la pesante e afosa aria di Agosto.
Le strade pullulavano di persone e le loro voci echeggianti si spargevano per i vicoli più nascosti, insinuandosi nelle orecchie di chiunque fosse nei paraggi.
Molti erano allegri, così immersi nelle loro conversazioni e nei loro boccali di vino o spritz ed il mozzicone di una sigaretta tra le dita, alcune urla provenienti dal mercato vicino annunciavano gli sconti sugli ortaggi e sulla frutta fresca, altre potenti risate provenivano da piccoli bar, dove gruppetti di amici si riunivano per raccontarsi gli avvenimenti più recenti o per guardare le belle ragazze che passavano loro sotto il naso, le quali, allegre, gironzolavano per la gioviale e vivida città con la pelle sotto ai potenti raggi del sole e i sorrisi in bocca, impegnate a spettegolare tra loro.
E mentre la città faceva sentire la sua allegria e vivacità, c'era chi preferiva rimanersene a letto, con il fresco vento del ventilatore ad accarezzare la pelle accaldata, invece di esporla agli aggressivi raggi del sole.
La calma regnava nella camera da letto mentre granellini di polvere volteggiavano nell'aria, illuminati dalla luce, mentre il venticello li muoveva freneticamente.
Flebili fasci luminosi illuminavano la stanza dalle tapparelle alzate, in subbuglio.
Sul parquet di legno chiaro diversi vestiti erano sparsi: un paio di eleganti pantaloni neri, una camicia bianca ed una giacca nera sembravano essere parti di uno smoking da cerimonia insieme ad una cravatta celeste, mentre ciò che occupava più spazio sul pavimento era un voluminoso vestito bianco, dal lungo e fine strascico, del tutto abbandonato su quel brillante pavimento.
Ad affiancare il letto, sempre per terra, erano sparsi vestiti intimi, un paio maschile ed uno femminile, forse quelli tolti più frettolosamente a giudicare dai posti dove erano stati, probabilmente, lanciati.
Dal letto penzolavano le candide e morbide lenzuola bianche, mentre le coperte gialle erano state brutalmente scacciate ai piedi della grande porta finestra, che conduceva al balcone, e su esso due figure riposavano beate.
I loro corpi nudi erano dolcemente avvolti dalle leggere lenzuola e le loro pelli erano accarezzate dalla fresca brezza del ventilatore, proteggendole dal caldo esterno.
Completamente distrutti da quella giornata meravigliosa e stancante, e da quella nottata altrettanto colma di divertimento, erano crollati a letto, dedicandosi l'uno all'altra per la prima volta da quando quegli anelli di oro bianco erano stati messi ai loro anulari.
Il metallo luccicava allegro sotto la luce su entrambe le loro mani, mentre su quella della donna, un brillante bianco attirava maggiormente a sé l'attenzione.
Un colpo di vento improvviso fece spostare le tende, facendo arrivare il bagliore del sole sul viso della donna, illuminando ulteriormente i suoi splendenti occhi [c/o], così concentrati nella contemplazione del compagno, mentre il barlume si espandeva ai suoi [l/c] capelli [c/c], sparsi disordinatamente sul bianco cuscino, intrecciati tra loro come le radici di un grande e vecchio albero.
I suoi lineamenti dolci e delicati risaltavano la sua femminilità: i grandi occhi venivano risaltati dalle sue lunghe e folte ciglia, le gote erano leggermente arrossate dal tepore dell'ambiente e l'espressione calma e rilassata, mentre le sue due gemme rosate erano incurvate in un sorriso beato.
Il corpo era ancora intorpidito dal lungo sonno e gli arti le risultavano pesanti come macigni, così avvolti dalle candide lenzuola, che amorevolmente le andavano a coprire le dolci forme.
Ma nonostante la pigrizia, allungò lentamente la mano destra verso la figura addormentata a pancia in giù del compagno, di fianco a lei.
I suoi folti e morbidi capelli castani erano arruffati e, scompigliati, i ciuffi andavano per tutte le direzioni, il suo bel viso in parte affondava nel cuscino mentre le sue labbra rosee erano socchiuse e le sue palpebre, contenenti le sue gemme marroni, rimanevano sigillate.
La sua pelle bianca come la neve era totalmente scoperta, lasciando un bel vedere agli occhi curiosi della donna, quasi non lo avesse mai visto prima, e graffi rossi marchiavano la loro presenza sulla larga schiena dell'uomo appisolato, insieme ad un bel segno rossastro alla base del collo, identico a quello che aveva lei poco sopra il seno sinistro.
Il suo allenato e grande torso si abbassava e alzava a ritmo con i suoi profondi respiri, qualche volta un po' più pesanti del dovuto, mentre le sue muscolose braccia erano protese verso la testiera del letto.
Appoggiò le proprie dita sul delicato viso del compagno, tracciandone i lineamenti rilassati, accarezzandogli dolcemente la pelle e successivamente i capelli, dentro ai quali immerse più che volentieri le dita.
Ritornò poi al viso, memorizzando con il tatto ogni sua curva ed ogni suo tratto, fino a quando arrivò alle labbra rosate, ancora gonfie dopo tutti i baci e i morsi di quella notte accaldata.
Sempre col sorriso in bocca, iniziò ad accarezzarle con l'indice, infilando la punta del dito al loro interno, approfittando della loro leggera apertura.
Rise piano, ma si zittì in fretta quando sentì i denti di lui mordicchiarle il dito e toccarlo con la lingua umida pima di baciarlo pacatamente.
La donna sorrise ampiamente quando vide le palpebre del compagno aprirsi lentamente, rivelando le sue dolci e giocose, anche se ancora assonnate, iridi marroni.
Un piccolo sorriso si formò sulle labbra di lui mentre il dito di lei era ancora poggiato su di esse.
Si stiracchiò, allungando le gambe e la braccia, rilasciando poi un sospiro soddisfatto mentre la mano della donna si allontanava.
L'attenzione del compagno tornò su di lei, un po' più presente, ed il sorriso si estese constatando la situazione, e la causa di essa.
Si guardò per un momento la mano sinistra, ed il luccichio dell'anello gli si estese ai profondi occhi marroni, luccicanti di gioia.
Tornò a guardare la donna stesa al suo fianco, incantandosi alla vista di lei, completamente nuda ed avvolta da sole lenzuola, accanto a lui, con un sorriso tra le labbra talmente bello da illuminarle gli occhi [c/o], così dolci ed amorevoli.
Era lei, così bella, così sua.
Tornò ad accarezzargli il viso mentre un bel sorriso si espandeva sulle labbra di lui, ampio e felice.
"Buongiorno, Signor Oikawa."
Gli sorrise allegra e divertita mentre il cuore di lui batteva più forte e velocemente e le gote gli si arrossavano.
Respirò più velocemente, assuefatto dalla felicità, e le afferrò d'impulso la mano sinistra, sorprendendola e divertendola un poco.
Le guardò quasi incredulo l'anulare, adornato da quei due begli anelli d'oro bianco, e quasi gli venne un attacco di cuore.
La sua mente doveva ancora assimilare tutte quelle informazioni.
Era accaduto tutto così in fretta che quasi non se ne era reso conto, immerso in quel mare di euforia.
Forse il suo cervello non era pronto a venire a conoscenza di quella bellezza incantevole, di quella emozione fin troppo forte, di quel sentimento travolgente, di quella spensieratezza che lo colmava, ma forse era meglio così.
In fondo, quella conoscenza era riservata al cuore, non alla razionalità della sua mente.
Sarebbe stato quel muscolo così fragile a raccogliere tutte le sue emozioni ed i suoi ricordi per quella volta, e li avrebbe conservati amorevolmente, facendoglieli ricordare battito dopo battito, in ogni momento della sua nuova vita, con lei.
Non li avrebbe dimenticati, ma li avrebbe incisi, come un tatuaggio, indelebili, sarebbero rimasti lì per sempre, trascendendo la morte.
Le baciò dolcemente l'anulare, avvolgendo la sua mano tra le proprie mentre un po' gli arti gli tremavano.
"Buongiorno, Signora Oikawa."
Risollevò lo sguardo, gli occhi quasi umidi, e la attirò a sé per il braccio, intrappolandola in una stretta amorevole, facendole percepire la velocità del suo cuore, e lei, ancora una volta, sorrise.
Avvolse le sue minute braccia attorno al suo torso, inspirando il suo delizioso profumo e strofinando il capo contro il suo petto, anche il suo cuore aveva iniziato a battere più velocemente.
"Non chiamarmi Signora, mi fa sentire vecchia."
La voce le uscì soffocata contro il corpo di lui, ed una risata gli fece vibrare il torso.
La strinse di più a sé, iniziando a girarsi tra le lenzuola, fino a quando non fu sopra di lei.
La guardò con i suoi begli occhi castani, ricolmi di amore, dolcezza e giocosità, mentre le sue labbra erano schiuse nel più bel sorrise che gli avesse mai visto in viso.
"Beh, ora sei la mia Signora, quindi non voglio sentire storie."
[T/n] rise.
Stava cercando di fare l'autorevole, o cosa?
"Che scemo che sei."
Tōru ridacchiò prima di esplorare ancora una volta il bel corpo di lei, nudo, sotto di lui.
I suoi seni sodi erano una visione più che apprezzata dal castano, e non poté fare ameno di compiacersi nel notare il marchio d'amore lasciatole la notte scorsa, leccandosi poi inconsciamente le labbra.
Si abbassò su di lei, baciandole sensualmente e dolcemente il succhiotto che quella stessa notte le aveva lasciato, sentendola tendere i nervi sotto di lui, mentre con le sue ruvide ed esperte mani vagava per il suo corpo nudo.
Le mani di [T/n] però, fecero staccare le labbra di lui dal suo petto, con disappunto di Tōru, che appoggiò il mento nello dei seni di lei, un broncio in viso.
La [c/c] ridacchiò a quella vista mentre le mani del compagno non cessavano di muoversi su di lei, arrivando ai lati del suo torso.
"Siamo in luna di miele, Tōru. Non potremmo uscire un po' e fare una passeggiata?"
Il castano non si fece attendere e si allungò velocemente verso il viso della moglie, portando il suo viso a pochi millimetri dal suo, un ghigno in viso.
"Ti ho portata in luna di miele non per fare passeggiate, ma per farti mia senza che nessuno ci possa disturbare, chiaro? Adesso lasciami fare il mio lavoro, abbiamo perso fin troppo tempo."
[T/n] alzò gli occhi al cielo prima che le labbra di Tōru la travolgessero in un bacio elettrico.
Non potè non ricambiare, e lo baciò animatamente, stringendo ciocche dei suoi folti capelli tra le dita mentre sentiva la presenza del castano farsi sempre più accentuata sotto le lenzuola.
Si staccò con il fiatone dal bacio, osservando come gli occhi di Tōru la osservassero famelici, ed il suo cuore riprese a battere frenetico.
"Però stasera guardiamo le stelle cadenti, vero?"
A quella domanda, Tōru sembrò risvegliarsi da una trance, ed il suo sorriso dolce tornò a presidiare sul suo viso, così come i suoi occhi si addolcirono.
"Sai che non c'è nemmeno bisogno di chiederlo."
La ribaciò, lentamente e amorevolmente ma, presto, il bacio tornò ad essere famelico e passionale.

La notte era scesa lenta e placida, portando con sé un fresco vento, che aveva smosso con sollievo dei cittadini le fronde di tutti gli alberi.
Ormai, a quell'ora tarda, ben poche luci erano rimaste accese nelle case, e le uniche fonti luminose risultavano essere i lampioni per le strade, la luna e le sue figlie.
Nonostante ciò, la città rimaneva rumorosa, ricolma dei più giovani, raggruppati nei bar e per le strade, ancora pronti a divertirsi con la loro combriccola di amici, mentre i più vecchi si erano già rintanati nelle loro abitazioni, sotto le coperte.
E a quell'ora della notte, finalmente la gigantesca porta finestra della camera da letto, messa in ordine poco prima, si era aperta, facendo fare la loro entrata nell'enorme balcone ai due sposi novelli, che erano riusciti ad uscire dal letto sani e salvi, e più che soddisfatti.
Uscirono a piedi nudi all'aria fresca della notte, stiracchiando i loro arti indolenziti sotto lo sguardo vigile della luna presente nel cielo nero.
Tōru era stato il primo ad uscire, ricolmo di eccitazione ed allegria, pronto a vedere le stelle cadenti in quella magica notte del 10 Agosto, mentre [T/n] lo aveva seguito a ruota, divertita da tutta quella eccitazione per gli astri, della quale non avrebbe forse mai smesso di ridere.
Il balcone era immerso nel buio, ma la flebile luce delle stelle e della città permetteva la visione di un piccolo tavolo rotondo, attorno al quale tre sedie erano state raccolte.
Due sdraio erano state messe sotto alla tettoia e, sulla ringhiera di metallo, delle fioriere contenevano semplici petunie violette, dai petali in quel momento chiusi, mentre le lunghe foglie penzolavano nel vuoto.
Tōru fu veloce a prendere una sedia e sedersi su essa, non aspettando minimamente la moglie che, dietro di lui, aveva inarcato le sopracciglia ed incrociato le braccia al petto, fermandosi sul posto.
Passarono poco più di due minuti prima che il castano si rendesse conto che, la compagna, non si era unita a lui. Si voltò confuso, e quando vide l'espressione corrucciata della donna, un risolino gli scappò dalle labbra, facendo spuntare un broncio sul viso di [T/n].
"Cosa c'è di tanto divertente?"
Tōru la guardò con un sorrisetto in bocca, mentre appoggiava il gomito sullo schienale della sedia e usava il palmo della rispettiva mano per sorreggersi il mento.
"La tua faccia."
[T/n] alzò il mento con fare altezzoso, mentre un'espressione fin troppo simile a quella che di solito assumeva Iwaizumi, il migliore amico dello sposo, quando lo voleva picchiare, si dipingeva sul volto di lei.
Tōru sentì un brivido scorrergli lungo la spina dorsale.
"Ah, si? Vediamo quanto farà ridere la tua di faccia quando avrò finito con te."
Con fare minaccioso, la [c/c] si avvicinò lentamente al marito, mentre quest'ultimo si limitava a guardarla spaventato, inchiodato alla sedia dalla paura, non notando il sorriso divertito che le labbra della moglie avevano assunto.
Anche in luna di miele doveva essere picchiato?!
"E-eddai [T/n]-chan! Non ho fatto nulla di male!"
Non vedendola indietreggiare, Tōru si coprì il viso con le mani, attendendo il suo crudele destino, mentre la donna se la rideva sotto ai baffi, ormai davanti a lui.
Allungò le mani verso la sua testa, scoperta, ed iniziò ad arruffargli tutti i capelli, prima in perfetto ordine, tirandogli in contemporanea qualche ciocca.
Al che, stranito, Tōru sollevò il capo con cautela, solo per farsi intrappolare in una forte morsa entrambe le guance.
[T/n] lo guardava divertita, continuando a tirargli le guance, ormai rosse, mentre il castano subiva quella leggera tortura-che non aveva niente a che fare con una delle testate che Iwaizumi era solito dargli-.
Quando ebbe finito, la [c/c] tolse le mani dalle guance del marito e scoppiò a ridere alla vista di un Tōru completamente sconvolto, le guance rosse, e doloranti, e i capelli un disastro totale.
Si coprì la bocca con una mano mentre continuava a ridere, le sue risa che echeggiavano per il piccolo quartiere sotto di loro.
"Così impari a non far sedere prima le donne, scemo!"
[T/n] continuò a ridere fino a quando non si sentì afferrare per i fianchi, sollevare in aria e venir catapultata sulla stessa sedia di Tōru, tra le sue gambe.
Più confusa che mai, voltò il capo verso il marito che, intanto, la guardava con un sorrisetto compiaciuto in viso, che nascondeva lo sforzo fatto per trasportare la donna così all'improvviso.
"Allora, contenta adesso? O hai altro di cui lamentarti?"
Il viso di [T/n] si imbronciò e rivolse il capo verso il cielo, ignorando lo sguardo del marito mentre un piccolo sorriso le spuntava in viso, spensierata.
"Mi hai fatto male al sedere."
Tōru ghignò, allacciando le braccia attorno alla vita della donna, avvicinandola di più a sé.
"Sicura che non ti faccia male da stamattina?"
[T/n] rise di gusto mentre appoggiava le proprie mani su quelle del marito, abbassando di poco il capo mentre rideva.
"Sei fin troppo pieno di te."
Il corpo di Tōru vibrò alla sua risata profonda mentre affondava il viso nella nuca della [c/c], stringendola più forte.
Ma non rispose, andava bene così.
E poi, perché ribattere?
In fondo, era vero, e aveva tutte le ragioni per esserlo.
Aveva sempre combattuto così tanto per ottenere ciò che desiderava, perché non ammetterlo?
Era consapevole delle sue capacità, del suo impegno e della sua forza, non c'era quindi spazio nel suo essere per della finta modestia.
E lo sapeva anche lei, meglio di chiunque altro.
Conosceva i suoi sacrifici, il sudore, le lacrime ed il sangue versato, e lo ammirava, lo aveva sempre fatto.
Era solo uno dei tanti aspetti, una delle mille sfumature che formavano l'uomo che amava.
E per sua fortuna, avrebbe avuto tutta la vita per esplorare tutti quegli aspetti, e per immergersi nei colori più stravaganti di quelle sue sfumature.
Non si sarebbe mai permessa di mettere in dubbio i suoi sforzi, ma Tōru non poteva fermarla dal scherzarci un po' su, perché anche lui si divertiva, dopotutto.
All'improvviso, diverse notifiche iniziarono ad arrivare sul telefono del castano, illuminando lo schermo del telefono e facendolo trillare fastidiosamente dal tavolino circolare al loro fianco.
Con uno sbuffo infastidito, Tōru allungò una mano verso l'apparecchio ancora in funzione, e fu sorpreso di notare tutte quelle notifiche dalla stessa persona.

Iwa-chan💓

Per il momento ci sono solo queste, le altre le dobbiamo ancora scaricare. Goditi la tua luna di miele Tōru, te la sei meritata. Vi aspettiamo tutti :)

Tōru rise al messaggio del migliore amico, pensando di prenderlo in giro per quel tentativo di essere gentile, finendo però col rispondere con una vagonata di cuoricini di tutti i colori possibili prima di notare che cosa gli aveva effettivamente mandato l'amico.
Scorrendo con il dito sullo schermo del cellulare, tutte le immagini del matrimonio iniziarono a passargli davanti agli occhi che, lentamente, stavano iniziando ad inumidirsi.

La chiesa pullulava di persone, dagli amici più stretti ai familiari, tutti così eccitati per l'imminente celebrazione. L'arcata di marmo bianco era stata impreziosita con diversi mazzi di boccioli rosati, riposti in grandi vasi color crema, accanto ad ogni panca di legno scuro, sulle quali gli invitati, impazienti, scalpitavano.
Il lungo tappeto rosato percorreva la lunga navata, fino ad arrivare al capezzale, dove il prete ripassava i versi della Bibbia e, al suo fianco, due figure erano più rigide della pietra.
Tōru era più bello che mai in quello smoking che gli avvolgeva perfettamente i muscoli del corpo; i capelli erano stati portati indietro con un po' di gel, mentre un leggero strato di correttore gli era stato piazzato su un brufolo che proprio quella mattina gli era spuntato sulla punta del naso, ma il viso era completamente travolto dall'ansia.
Non ce la faceva più ad aspettare, voleva vederla, sposarla, baciarla e andare via di lì, ma sembrava che la sposa si stesse prendendo i suoi tempi!
Continuava a torturarsi le mani, cambiando in continuazione posizione, saltellando di piede in piede, troppo agitato, fino a quando una gomitata non gli colpì in pieno una costola.
Si voltò, portandosi una mano sul punto ferito, e si trovò davanti la figura del migliore amico, Hajime Iwaizumi, che con le braccia incrociate ed il viso duro corrucciato, lo guardava di traverso.
"Smettila di muoverti e stai fermo, arriverà."
Gli appoggiò una mano sulla possente spalla, stringendola per dargli coraggio mentre un leggero sorriso solcava le labbra del moro.
Si era vestito di tutto punto per quell'occasione: smoking nero, accompagnato da una bella camicia di seta nera e mocassini dello stesso colore.
Era il matrimonio del suo migliore amico, e lui era il testimone d'onore, come avrebbe potuto non vestirsi bene?
Tōru lo guardò preoccupato.
Non aveva preso in considerazione l'idea che lei non si presentasse.
Insomma, era possibile?
Perché avrebbe dovuto farlo?
Però, se non si fosse presentata?
Cosa avrebbe fatto lui?
L'ansia iniziò a fargli mancare il respiro, il cuore batteva troppo veloce, i pensieri nella testa vorticavano senza sosta e la vista gli si stava offuscando.
Non ce l'avrebbe fatta, ecco che fine avrebbe fatto se lei non si sarebbe presentata.
"Tu la ami, no?"
Tōru guardò Hajime con la paura negli occhi ed il volto pallido, le lacrime stavano per sgorgare.
"Certo che la amo."
Hajime sorrise, stringendo di più la stretta sulla spalla dell'amico, scuotendolo un po'.
"E allora vedrai che andrà tutto bene! Sai bene quanto tu conti per lei, quindi non c'è motivo di preoccuparsi tanto. Arriverà a momenti."
Tōru annuì piano continuando a guardare il moro.
Era sempre stato così sicuro di tutto, ma quando si trattava di lei, il mondo diventava un'incertezza.
Soprattutto lì, su quel maledetto altare, ma la mano di Hajime era forse l'unica fonte di certezze in quel momento, e sorrise.
Gli era grato.
Per tutto.
"Grazie, Iwa-chan..Ti voglio bene."
Hajime sorrise allegro prima di dare una sonora pacca sulla schiena del castano.
"Anche io, Shittykawa."
"Iwa-chan! Per favore, siamo in chiesa!"
Accompagnata dal ghigno di Iwaizumi, una leggera spinta da parte del prete fece prestare più attenzione all'ambiente a Tōru.
Tutti si erano zittiti all'apertura delle porte di legno scuro della chiesa e Tōru si era raddrizzato sul posto, il cuore a mille e la vista offuscata.
Da dietro quei grandi battenti, una alta figura vestita di candido bianco stava facendo la sua entrata, a braccetto con il padre, e lentamente avevano iniziato la loro camminata verso l'altare, seguiti dalle damigelle d'onore.
Quando la vide, così bella, pura, affascinante e perfetta, la sua unica certezza tornò ad essere lei, solo ed unicamente lei.
Vedeva solo lei, il resto era tutto offuscato.
Fu certo che il cuore gli si fosse fermato ed il fiato mozzato, il vorticare dei suoi pensieri era diventato un arido deserto e le lacrime avevano iniziato a sgorgare dai suoi begli occhi marroni sentendosi così colmo di felicità nel constatare che, finalmente, sarebbero per sempre stati uniti.
I [l/c] capelli [c/c] erano stati lasciati sciolti, qualche petalo bianco incastrato tra essi, mentre il velo bianco le offuscava il bel viso sorridente, rilassato e spensierato, concentrato sulla figura del suo amato sull'altare davanti a lei, dalle guance rosse e le lacrime pronte ad uscire.
Il lungo vestito bianco avvolgeva le sue dolci curve delicatamente ed elegantemente, con la semplicità dei ricami e delle decorazioni ricamate nel pizzo dello strascico.
Quando si separò dal padre, una volta giunta alla fine della navata, non poté fare a meno di stringere forte la mano di Tōru, guardandolo felice, gli occhi [c/o] colmi d'amore e felicità.
"Ti amo."
Gli mimò con le labbra, avvicinando la sua mano alla propria bocca, scoprendola per un momento dal velo, e baciandogliela.
Le lacrime scesero più insistenti sulle guance rosse di Tōru mentre si portava la piccola mano di lei alle labbra, baciandola a sua volta-nel punto dove, poco tempo più tardi, un anello d'oro bianco sarebbe stato posto, e rimasto per tempo immemore-prima di sussurrare sulla delicata pelle un soffio di tremante aria calda.
"Ti amo."

"Chi era?"
Riappoggiò il telefono sul tavolino bianco, tornando a stringere più forte il corpo della moglie contro il suo, spostandole prima qualche ciocca di capelli dal collo.
"Iwa-chan, mi ha mandato le foto del matrimonio."
[T/n] annuì, ma non chiese altro.
Sentiva le lacrime percorrerle la nuca e aveva percepito la sua voce tremante, si limitò a stringergli le mani nelle sue, facendo scontrare i due anelli.
Tōru iniziò a lasciare qualche piccolo bacio sul collo della moglie, che sorrise al solletico provato, ma continuò a guardare il cielo notturno, illuminato dalla luce di milioni di stelle, e dalla grande luna.
Il castano spostò il capo dal collo della moglie, rivolgendolo al cielo, lasciando che la testa della donna si appoggiasse alla sua spalla.
"La luna è stupenda stasera, non credi?"
[T/n] si voltò verso Tōru, un bel sorriso sulle sue gemme rosate, mentre negli occhi si rifletteva la luce della notte, assieme a qualche stella cadente di passaggio.
"Si, è proprio bella."
Si chinò verso di lei, facendo unire le loro labbra, mentre le guance di Tōru erano ancora un po' umide, e gli occhi di [T/n] luccicavano di lacrime di gioia, circondati dalle scie di milioni di stelle cadenti, che avvolsero la luna come un velo lucente, ancora più splendente.
La luna, quella notte, era meravigliosa.



Dedicata a miilkbread .

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