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|С Рождеством, любимая моя| |Lev Haiba|

Merry Christmas, my love.


Un avvolgente calore invadeva la piccola camera da letto, illuminata solo dalla fioca luce del sole, che trapassava dalle candide tendine bianche.
Lo spazio della stanza, striminzito, era stato del tutto occupato da quattro valige, ognuna di dimensioni diverse, e svuotate per metà. A malapena era visibile la moquette marroncina da quanta roba era stata sparpagliata per tutto l'abitacolo, solo il letto ed il bagno erano stati risparmiati, persino la scrivania e i due comodini erano stati presi d'assalto, pieni di carica batterie, borse, zaini e macchine fotografiche.
E pensare che quella camera era stata occupata da soli due giorni!
La porta del bagno era socchiusa e lasciava che, dall'interno, la luce si abbattesse sul pavimento adiacente, o perlomeno sulla minima parte che non era stata sommersa, mentre un leggero canticchiare veniva attutito dalle pareti.
A sua volta, nel grande letto matrimoniale, una figura era rannicchiata tra le coperte, coperta da testa a piedi, inebriata dal calore del piumone, in contrasto con l'aria gelata che si abbatteva sull'edificio, fuori.
Dormiva beata, un rivolo di saliva che le usciva dalle labbra rosee, socchiuse. I [l/c] capelli [c/c] erano sparsi per tutto il cuscino bianco, l'unica parte del suo corpo visibile. Aveva a malapena sentito la mancanza del lungo paio di braccia che l'aveva a avvolta durante la notte, impegnata com'era a godersi quella mattinata tranquilla, di completo ozio.
Ma se sotto le coperte c'era chi desiderava solo riposarsi, in bagno c'era chi non era dello stesso avviso.
Il suo canticchiare si stava propagando per quelle quattro mura da ormai qualche ora, deciso più che mai a prepararsi a dovere per quella uscita così speciale.
Si era svegliato all'albeggiare del sole, gli effetti del jet-lag che ancora influenzavano il suo fisico. Subito l'idea di tornare a dormire gli era balenata in mente, così invitante e stuzzicante, ma poco prima di riaffondare il viso sul cuscino e stringere più a sé la figura davanti a lui, gli occhi caddero sulla piccola sveglia elettronica che era stata posta distrattamente sul comodino.
Quando lesse la data, l'adrenalina iniziò a scorrergli nel sangue impetuosa, impedendo alla voglia di poltrire di prevalere su quell'eccitazione che aveva iniziato a fargli battere il cuore più velocemente.
Con un ampio sorriso sulle labbra sgusciò fuori dalle coperte, sciogliendo, anche se a malincuore, l'abbraccio che univa lui e la ragazza, che però non ne sembrò disturbata, anzi.
Quando il ragazzo fu completamente fuori dal letto, la [c/c] si girò su sé stessa, attorcigliandosi attorno tutte le coperte.
Guardò divertito quella scena, ma si riprese in fretta, precipitandosi verso il bagno, scavalcando un'innumerevole quantità di ostacoli, ed iniziando a canticchiare quel motivetto allegro che ancora dopo ore non aveva smesso di cantare.
Rinchiuso in quel bagno dalle dimensioni di uno sgabuzzino, la sua alta figura si stava specchiando, anche se con una certa difficoltà.
Le sue lunghe gambe, fasciate da un lungo e sottile pantalone nero, erano piegate in avanti, quel tanto che gli bastava per potersi vedere allo specchio.
Se non si fosse abbassato, sulla superficie vetrosa si sarebbe riflesso il suo petto, invece che il viso.
Insomma, era troppo alto per potersi specchiare normalmente!
Si stava dando un'ultima sistemata ai capelli argentei, controllando che fossero perfettamente ordinati e al loro posto, mentre con le lunghe ed affusolate dita appiattiva le ciocche ribelli.
Ogni movimento era controllato dai suoi affilati occhi da gatto, impreziositi dalle sue iridi di una verde acceso, sprizzanti di energia, incorniciati poi da due sottili sopracciglia.
Le sottili labbra erano socchiuse, lasciando che la punta della sua lingua rosa uscisse a toccare il labbro superiore, concentrato.
Il lungo collo era in parte coperto dal pesante maglione beige, che aveva selezionato tra almeno altri sei paia, e doveva ammettere che non era ancora del tutto convinto.
Quando finalmente si fu convinto che i suoi capelli erano stati messi al loro posto, lasciò andare un sospiro di sollievo mentre un piccolo sorriso gli illuminava il viso.
Si sentiva pronto, e voleva che quella giornata fosse speciale per entrambi.
Si erse in tutta la sua altezza, stiracchiandosi la schiena dolorante prima di varcare la soglia del bagno e ritornare nel caos più totale.
Niente era cambiato da quando si era rintanato in quel bagno, anzi, sembrava proprio che la ragazza non si fosse mossa di un millimetro.
Con un risolino si avvicinò lentamente al letto matrimoniale, scoprendo delicatamente dal piumone il viso di lei.
Sorrise teneramente a vederla con le guance arrosate e le labbra socchiuse, con un rivolo di saliva che scorreva giù da esse.
Gli piaceva osservarla mentre dormiva, dopotutto era uno dei pochi momenti durante i quali era rilassata.
Le accarezzò dolcemente la guancia con ruvido dorso della propria mano, osservando come un leggero sorriso le stesse solcando le labbra.
Gli doleva interrompere quel momento di pace, ma era necessario! Doveva pur svegliarsi!
Si allontanò dal letto, schiacciandosi contro la parete, si preparò e poco prima di saltare addosso alla sua povera vittima, urlò a squarciagola.
"[T/n]!"
L'atterraggio tra le coperte fu morbido, ma [T/n] non poté dire lo stesso.
Quando si sentì schiacciare all'improvviso, il respiro le si mozzò e gli occhi [c/o] si spalancarono dal dolore. Inarcò la schiena, il punto leso, e lasciò uscire dalle labbra un verso strozzato prima di far ricadere la faccia sul cuscino, distrutta da un tale impatto.
Preoccupato, il ragazzo rivolse il suo sguardo al capo della ragazza, osservandola.
"[T/n]?"
Lentamente, la [c/c] alzò la testa, voltandosi poi verso il ragazzo, che appena vide il suo viso poté essere certo di aver sentito il suo sangue gelarsi.
"Si, Lev?"
Sembrava che attorno a lei aleggiasse un'aura oscura, che gli fece rizzare i peli.
Deglutì rumorosamente.
Forse svegliarla in quel modo non era stata la decisione migliore..
Gli occhi [c/c], solitamente dolci e amorevoli, erano assottigliati minacciosamente, sprizzanti di rabbia, mentre le labbra, prima socchiuse teneramente, erano incrinate in un ghigno agghiacciante.
"D-dovresti vestirti.."
"Vestirmi?"
Lev cercò di farsi forza, ma non era così facile quando la fidanzata era di così pessimo umore.
Ma chi poteva biasimarla, d'altronde?
"Ti ricordi che giorno è oggi? Ho programmato tutto! Dai, vestiti o faremo tardi!"
Il suo timbro di voce si era alzato mano a mano che parlava, così come era aumentato l'entusiasmo, talmente tanto che si era avvicinato gattonando a [T/n], sdraiandosi poi al suo fianco, gli occhi verdi supplicanti, le mani congiunte e, come ciliegina sulla torta, il labbruccio.
[T/n] alzò gli occhi al cielo. Sapeva che non poteva resistergli quando faceva così, ed era insopportabile.
Ma gli aveva promesso quel piccolo viaggio da tempo, sapeva quanto fosse importante per lui.
Con quei pensieri che le vorticavano per la testa, uno sbuffo scocciato le uscì dalle labbra.
"E va bene, adesso mi alzo.."
Un grande sorriso si aprì sulle sottili labbra di Lev, che schioccò un bacio sulle labbra della ragazza che, ancora scocciata, sembrava solo addolorata da dover lasciare il caldo abbraccio delle coperte.
Una volta in piedi, barcollò un poco prima di riacquistare stabilità, e con un broncio in viso si tolse malamente la maglia del pigiama, scoprendo il petto nudo, sotto lo sguardo del mezzo russo, che si era fatto più attento a quel gesto.
[T/n] lo guardò a sua volta, un ghigno provocante in viso.
"Perché mi guardi così? Sai che non possiamo, o faremo tardi, no?"
Si rinchiuse in bagno ridacchiando sadicamente, mentre tutto nella figura del ragazzo sembrava trasmettere delusione e scontentezza.
Si lasciò cadere all'indietro sul letto sfatto, le sopracciglia corrugate in disappunto.
Quando mai avrebbe imparato a tacere?

Appena le porte scorrevoli dell'albergo si aprirono, la fredda e tagliente aria colpì prepotentemente i visi di entrambi, provocando il rossore istantaneo sulle loro guance.
Erano coperti dalla testa ai piedi dai più pesanti indumenti, ma nonostante ciò il freddo era riuscito a penetrare, congelando anche le ossa.
Ma dopo un primo momento di pentimento, durante il quale rimpiansero entrambi il calore delle coperte, sembrò che il freddo fosse l'ultimo dei loro problemi.
La Russia si estendeva davanti ai loro occhi, coperta da un bianco manto che risplendeva sotto alla fioca luce del sole, che contrastava con la vivacità dei colori degli edifici di Mosca.
Gli occhi di entrambi vagavano per ogni cunicolo, attenti a non perdersi nessun particolare di un paesaggio così unico, rimanendo imbambolati davanti all'entrata dell'albergo.
Vedere le persone passare per strada senza prestare la minima attenzione allo spettacolo che li circondava, sembrò a [T/n] un gesto da ingrati; avevano la possibilità di ammirare un Paese così magico ogni giorno, e loro stavano incollati ai loro cellulari?
Era uno spreco.
Lev, al contrario della [c/c], non si era fermato a guardare le persone, ma con un sorriso in viso aveva continuato ad osservare la Nazione dalla quale proveniva metà del suo sangue, e si sentì fiero.
Fiero, di far parte, anche se per metà, di un Paese così bello.
Con il sorriso che ancora premeva sulle labbra, si girò verso [T/n], ancora incantata dagli edifici ricoperti di neve luccicante, impaziente di poter esplorare la città con lei.
Le prese la mano dalla tasca, risvegliandola dalla sua trance, e con le guance rosse dal freddo ed un sorriso smagliante, le rivolse uno sguardo speranzoso.
Non aveva il coraggio di chiederle cosa ne pensasse della città, ma sapeva perfettamente che solo con lo sguardo, lei avrebbe capito.
Infatti, poco dopo, un dolce sorriso le solcò le labbra.
"È meraviglioso qui, Lev."
Gli accarezzò con il pollice il dorso della mano, e lui , soddisfatto, si abbassò al suo livello, rubandole un bacio a stampo, che fece ridacchiare la ragazza prima che Lev iniziasse a passeggiare per tutta Mosca, con lei al seguito, divertita dall'entusiasmo del fidanzato.
Ovunque andassero diverse lucine erano attaccate ai palazzi, alcune sospese in aria, con le estremità attaccate a due abitazioni adiacenti, altre sui pali della luce, sugli alberi, addirittura andavano a contornare ogni particolare dei palazzi più grandi.
Passarono davanti a diversi negozi, ma li ignorarono bellamente, ancora incantati dalla città, che agli occhi di [T/n] era ancora più bella senza la calca delle persone, che sarebbe però arrivata una volta che il buio fosse sceso.
Presto, però, il freddo fu insopportabile per entrambi, così tanto che furono costretti a rifugiarsi in un piccolo baretto, miracolosamente aperto.
E mentre Lev stava sorseggiando il suo the caldo, [T/n] gli pose la domanda che le stava frullando in testa da quando il ragazzo le aveva proposto quel viaggio improvviso.
"Perché ci tenevi così tanto a trascorrere il Natale anche qui, Lev? Insomma, lo abbiamo già trascorso in Giappone, e abbiamo fatto visita in Italia alla mia famiglia, non ti è bastato?"
Con un piccolo sorriso prese un sorso della sua bevanda calda, in attesa di una risposta, che non tardò ad arrivare.
"Mi piaceva l'idea di poter finalmente visitare la Russia, la patria di cui mio padre mi parla tanto, e volevo, per una volta, trascorrere un Natale sia da russo, che da giapponese."
"Certe volte sei proprio complicato."
"E tu invece sei sempre più bassa."
"Chiunque sarebbe più basso di te, ti ricordo."
"Certe volte ti confondo con Yaku-san."
"Allora potrei assomigliargli di più se ti tirassi un calcio."
Lev spalancò gli occhi, tornando immediatamente a sorseggiare il suo the, evitando lo sguardo divertito della ragazza.
"Come immaginavo.."

Il buio era ormai calato e le persone avevano iniziato ad invadere le strade, pronte a visitare le bancarelle di Natale, sfidando il freddo di Gennaio.
Ancora non era chiaro a [T/n] come i russi facessero a festeggiare il Natale solo il sette Gennaio, insomma, lei non avrebbe resistito così tanto a festeggiare, tanto meno il Capodanno, la festa più importante per loro, che cadeva il tredici Gennaio!
Si era ritrovata più volte a pensare a quanto strano fosse quel Paese per il suo ritardo nelle festività, ma non ci aveva dato troppo peso una volta vista la meraviglia che la Russia nascondeva nel suo paesaggio.
Si immersero nella calca di persone, tra le risa e le urla dei bambini sulle piccole giostre illuminate, gioiosi.
Continuarono a tenersi per mano guardando curiosi all'interno di ogni stand, pieni di specialità tipiche, o di piccoli pezzi d'arte, come le matriosche, ma presto gli occhi della [c/c] vennero catturati dall'edificio più imponente di Mosca, e di gran lunga il più bello.
La Cattedrale di San Basilio si ergeva con tutta la sua maestosità, presidiando Mosca, e tutta la Russia, con la sua bellezza regale.
I suoi colori vivaci erano illuminati dalle luci che erano state posizionate alla base della Cattedrale, ed era impossibile non rimanerne incantati.
Tutto attorno a loro era così pieno di colori, nonostante l'ambiente fosse così freddo.
Gli alberi risplendevano delle luci artificiali che erano state attaccate ai loro rami, donando al paesaggio ancora più allegria di quanta già i due non sentissero dentro di loro.
[T/n] volse il suo sguardo verso Lev, accorgendosi che lo sguardo di lui era già su di lei, amorevole, dolce, carico di sentimento.
Si avvicinò lentamente alla [c/c], avvolgendo le sue lunghe braccia attorno alla vita della ragazza, avvicinando i loro visi, tanto da far scontrare le loro fronti.
"Grazie per essere venuta, conta molto per me."
Gli sorrise, sincera.
"Volevo scoprire con te la mia metà russa, scoprire le mie origini, per quanto lontane, ed immergermi in un mondo nuovo, sconosciuto, ma che volevo esplorare con te al mio fianco."
Le accarezzò delicatamente la guancia arrossata, osservando come i suoi occhi [c/o] luccicassero di emozione, una diversa ogni giorno che trascorreva con lei.
"Spero tu possa accettare anche la mia parte russa."
[T/n] ridacchiò, la sua risata cristallina che riecheggiava soavemente nelle orecchie di Lev.
"Se mi assicuri che la tua parte russa non è fredda come l'intera personalità di queste persone, allora si, senza ombra di dubbio."
"Non ti preoccupare, il russo che è in me è caldo, e solo per te."
Le calde parole aleggiarono per l'aria fredda, condensandosi ed infine scomparendo, mentre gli occhi dei due erano incatenati tra loro.
Il verde foresta di Lev era completamente attratto dal [c/c] di [T/n], e non sembrava volersene staccare, così come le loro labbra, che un po' come magneti iniziarono ad avvicinarsi, bisognose di calore.
Ai piedi della Cattedrale di San Basilio, circondati da persone quasi invisibili ed in un Paese che li aveva accolti con il miglior benvenuto che potessero ricevere, Lev sussurrò sulle labbra di [T/n] un un'unica frase prima di congiungere le loro labbra, ottenendo quel calore che, di sicuro, era molto più confortevole di quello trasmesso dalle coperte.

"Buon Natale, amore mio."


Ciao a tutti! Vorrei innanzitutto scusarmi per la mia enorme assenza e per il mio ritardo.
Purtroppo è stato un po' un periodo di tensioni a scuola, cosa che mi ha stressata al massimo, e ha portato a qualche problema in casa, aggiungiamo poi il fatto che non esco con i miei amici da troppo tempo, e non mi sono sfogata a pallavolo per più di un mese.
Vi chiedo sinceramente scusa, e spero che questa shot vi sia piaciuta!
Non ne sono completamente sicura, quindi vi prego, fatemi sapere cosa ne pensate, SINCERAMENTE.
Detto questo, vi auguro un buon proseguimento!

Dedicata ad AmberJJocker .

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