|The flower of Love| |Kei Tsukishima|
L'amore è un sentimento particolare, dalle mille sfaccettature.
Inconsapevolmente, aleggia nelle vite di ognuno, anche se non lo si vuole.
Per quanto sia un'emozione calda, pura e sincera, non sempre porta a conseguenze altrettanto piacevoli.
Vivere l'amore è difficile.
Non esiste una singola storia d'amore che non sia stata smossa violentemente dal vento delle litigate, dal terremoto delle urla e inondato dalla pioggia dei pianti, ma c'è chi è disposto a sopportare tale sfida.
Chi crede talmente tanto nell'amore da non essere minimamente spaventato di soffrire, di perdere quella persona tanto speciale; chi ne è disperatamente in cerca, quasi fosse il suo fine ultimo, e a cui dedica quindi buona parte della sua vita.
L'amore infatti, non fraintendetemi, è sicuramente una passione incredibilmente positiva ma, come ho detto, le sue diverse sfaccettature lo rendono un sentimento con un altrettanto valore negativo.
Ferisce profondamente, scava canyon nei cuori delle persone, creando vuoti che, ironicamente, possono essere riempiti solo con altro amore. Viene spesso considerato come un sentimento innocente e che mai potrebbe essere usato con malignità, ma per quanto l'amore in sé sia sincero, non significa che non possa anche essere fasullo.
Uno dei lati di questa passione che la rende così dolorosa, è che è incredibilmente facile da manipolare e da camuffare.
Se usato quindi con gli intenti sbagliati, l'amore è il sentimento più malvagio di tutti.
Ma se è invece partorito da un cuore sincero e amorevole, l'amore è la sorgente di ogni bene.
Struggente, è forse questa la parola più adatta per descriverlo.
Logora dentro, fa perdere completamente il controllo sulla realtà che ci circonda e non ci lascia alcuna via di scampo; ci avvolge con il suo abbraccio vellutato, che può dimostrarsi però altrettanto pungente come le punte di una rosa.
Viene considerato come un nettare di cui ogni uomo necessita, ciò che sempre ci aiuterà a disfarci del male che, ormai si è capito, aleggia anche nell'amore.
L'amore ha un valore soggettivo per ogni individuo, nessuno potrà mai provare lo stesso amore di qualcun altro, forse le conseguenti emozioni saranno simili, ma mai le medesime.
Esistono quindi infinite interpretazioni dell'amore.
E così come per molti l'amore ha un enorme significato nelle loro vite, che sia positivo o negativo, per altri non ha alcuna importanza.
Come se non esistesse, continuano le loro vite vuote, alcuni ne sentono la mancanza, e altri ancora semplicemente hanno smesso di crederci, e lo evitano come la peste.
È il caso di Kei Tsukishima, che già dalle scuole medie aveva capito che non avrebbe avuto senso coltivare tale emozione.
Non aveva ragione provare qualcosa che lo avrebbe fatto inevitabilmente soffrire, e aveva quindi deciso che non ne avrebbe avuto bisogno. Oltre a questo, si aggiunse la perdita di valore che ebbe, dovuta alle continue e scialbe confessioni d'amore che continuamente gli venivano propinate.
E la cosa divertente era che, dopo che le rifiutava, le ragazze non ci mettevano poi molto a confessarsi a qualcun altro. Questo fece comprendere erroneamente a Tsukishima quanto l'amore fosse falso e, detto sinceramente, di cose così lui faceva volentieri a meno.
Tsukishima preferì non perdere tempo ad innamorarsi, non ci provò nemmeno e anzi, lo evitava il più possibile.
Ma l'amore è infuso in ognuno di noi, deve solo essere trattato nella maniera giusta, dalla persona giusta, perché possa sbocciare come un fiore in primavera.
Il pigro sole primaverile splendeva dolce sulla terra, illuminando dolcemente i numerosi petali rosa che si disperdevano per l'aria, infilandosi nei vestiti e nei capelli. Una fresca aria rinfrescava il Giappone, facendo assaporare agli abitanti il dolce sapore della primavera.
La brezza entrava indisturbata all'interno del liceo Karasuno, dentro al quale i corridoi erano ben affollati e le classi semivuote, come a ogni pausa pranzo.
Appostate proprio sotto la finestra centrale di una delle tante classi, due ragazze pranzavano tranquillamente con i capelli smossi dal venticello che faceva entrare i fragili petali di ciliegio.
Una delle due, dai lunghi e lucenti capelli neri, mangiava dal proprio bento tranquilla, leggendo nel mentre alcune frasi del suo libro preferito alla amica che, completamente immersa nel paesaggio esterno, a malapena la stava ascoltando.
Osservava distrattamente il cielo azzurro che, lentamente, stava venendo sommerso da leggere nuvole grigie. Ogni tanto, quando anche il sole veniva oscurato, la ragazza fremeva, impaziente che i suoi raggi tornassero a riscaldarle la pelle ed in trepidante attesa di poter vedere nuovamente quel brillante colore che tanto le ricordavano un paio di occhi sornioni.
Sospirò, sentendosi completamente esiliata dal resto della classe, non percependo minimamente i rumori che stavano invadendo la scuola, i dintorni, il Giappone, il mondo.
Nel riflesso della luce del sole, vedeva il muoversi dolce di una chioma bionda e folta, tra i lunghi e affusolati fili d'erba vedeva le sue mani sottili e fragili, nei petali rosati dei ciliegi riconosceva la sua pelle pallida, quasi eterea, e nel battito del suo cuore riconosceva la musica dell'amore, suonata con le casse a pieno volume, ma nessun'altro oltre a lei riusciva a sentirla, nonostante cercasse in ogni modo di far ascoltare quella canzone alla persona a cui era stata dedicata.
Una folata più forte delle altre le sferzò il viso, muovendole i [l/c] capelli [c/c] mentre qualche petalo le si impigliava tra le ciocche e qualcun altro ancora le finiva sul viso, finendole anche in mezzo alle soffici labbra rosate.
Serrò per un secondo gli occhi dalle lunghe ciglia, colpiti e feriti dalla fredda aria e, quando li riaprì, si era come svegliata.
I suoni erano tornati, e lei si era ritrovata catapultata nel suo vero mondo, sulla sedia del suo banco, davanti a Chikako, la sua amica.
I grandi occhi [c/o] si guardarono attorno spaesati prima di riprendere coscienza della sua completa esistenza.
Sospirò pesantemente abbassando il capo mentre i capelli le ricadevano sul viso: la sua, era una causa persa, innamorata come non era mai stata e, forse, innamorata per la prima vera volta.
Si sentiva un dannato tsunami nelle viscere e un'orchestra nel cuore, solo che nessuno era presente tra il pubblico.
"[T/n], tutto bene?"
Alzò il capo solo per trovarsi il dolce e preoccupato sguardo scuro di Chikako osservarla; aveva chiuso il libro e messo via il bento, concentrata solo su di lei.
La [c/c] le sorrise, appoggiando il proprio viso ad una mano mentre si reggeva la fronte, sfinita.
"Si, non ti preoccupare. Ero solo..distratta... Scusa, non ti ho ascoltata, ridimmi tutto del libro, prometto che stavolta starò attenta."
Accennò ad una risata, ma il cipiglio sul volto della corvina non si smosse.
Chikako era la sua più cara amica dai tempi delle elementari, riservata e silenziosa, era sempre stata capace di leggerla meglio dei milioni di libri che teneva nella sua libreria, ma lasciarle tenere le pagine aperte era una impresa. [T/n] le chiudeva appena era possibile, cercando di non lasciar trapelare nulla dalle sue pagine rovinate, ma Chikako la leggeva anche se il libro era chiuso, la copertina non la ingannava.
Non l'aveva mai sostenuta nella sua impresa suicida, sapeva che avrebbe solo sofferto, e non voleva che il fragile cuore della sua migliore amica venisse infranto in mille pezzi, ma sapeva anche che [T/n] credeva troppo nel buono nelle persone, credeva troppo nell'amore, e sarebbe stata proprio quella fede cieca a rovinarla e a farla cadere nell'oblio.
Nonostante ciò, non aveva provato a fermarla, sarebbe stato inutile, ma a quel punto si stava rasentando il ridicolo. Si stava distruggendo, lentamente e completamente, e aveva paura che se avesse continuato così, avrebbe consumato tutto l'amore che risiedeva in lei.
Il cuore batté forte nel petto di Chikako, incrinandosi per la sofferenza della amica, e le prese delicatamente la mano, rivolgendole uno sguardo serio e triste.
I lunghissimi capelli di un nero lucente di Chikako toccarono il banco quando si sporse verso [T/n], osservandola con quei suoi due grandi occhi neri, dalle lunghe ciglia scure, mentre le labbra quasi le tremavano.
[T/n] la osservava in silenzio, col cuore che palpitava sentendo il tremolio della calda mano della corvina a contatto con la sua, fredda come un cadavere.
"[T/n].. basta, ti supplico. Non vedi cosa ti sta succedendo?"
Gli occhi [c/o] di [T/n] si inumidirono sentendo la voce della sua amica rotta dall'emozione, e le strinse la piccola e delicata mano tra le sue, gelate.
Le sorrise con le sue dolci labbra rosate, le guance rosse dall'emozione ed il cuore a mille, l'orchestra che suonava ancora più forte, come un avvertimento.
"Chikako, l'amore fa male, ma non per questo è meno bello viverlo. L'amore va vissuto.. Magari non lo vivrò con lui, ma sento di dover provare, fino alla fine. Ti ricordi? Ne abbiamo parlato una volta: l'amore è come un'erbaccia, bisognerebbe estirparla ma, se viene trattata con cura, se le si infonde l'amore necessario, la si può trasformare nel fiore più bello di tutti."
Chikako scosse la testa vedendo il sorriso pacifico sulle labbra della amica, agitandosi ancora di più.
"[T/n], no! Devi capire quali sono i tuoi limiti! Non puoi trattare l'amore come si fa con il karma, non sempre se dai amore lo ricevi in cambio! Ti prego.. smetti ora. Te lo chiedo per favore, per te stessa.. per il tuo cuore."
Chikako era sul punto di piangere, la sua voce era incrinata dal bruciore alla gola, gli occhi si erano arrossati e le guance pallide erano ora color porpora.
La corvina abbassò la testa, pregando che un po' di sanità potesse essere trasmessa alla sua amica, ma quando sentì la sua fredda mano sfiorarle la guancia piena, già seppe che, ormai, non c'era più nulla da fare.
Alzò il capo, vedendo gli occhi lucidi e brillanti della amica sorriderle dolcemente, in pace, tranquilli, ma sapeva quanto fracasso ci fosse nella sua testa.
"L'amore non ha limiti, Chikako. Continuerò ad amare fino a quando non mi sarò prosciugata, fino a quando non esisterà più alcuna sorgente d'amore nel mondo, nell'intero universo. L'amore è fatto per essere vissuto, e non per marcire in un cassetto. Il mio cuore sta bene, batte, canta e ama nonostante le turbolenze."
[T/n] ridacchiò un poco, accarezzando la guancia paffuta di Chikako, che pendeva dalle sue labbra con le lacrime agli occhi.
"L'amore è bello, Chikako. Non lasciarti incantare dalla copertina, così come non hai mai fatto con me. Ama, e lasciati amare. Perché l'amore logora, ma guarisce allo stesso tempo. Apri i tuoi orizzonti, e apri il tuo cuore."
Le accarezzò con il pollice la guancia sorridendo, mentre Chikako era sull'orlo del pianto, e si era aggrappata con entrambe le mani a quella di [T/n], come fosse l'ancora che ancora la teneva coi piedi per terra, quasi come fosse uno scudo.
Passarono pochi secondi prima che, davanti alla porta della loro aula, una figura slanciata, forse fin troppo, dalla capigliatura bionda e dalla camminata lenta ed annoiata passasse.
[T/n] la vide con la coda dell'occhio, e subito si affrettò ad alzarsi, trattenuta però dalle calde mani di Chikako, che ancora la pregavano di non lasciarla, di starle accanto, e di guidarla.
"Non andare... Per favore, [T/n].."
La [c/c] le sorrise, facendo scivolare lentamente la propria mano dalla presa della corvina, dandole un bacio sulla tempia prima di allontanarsi.
"Chikako, l'amore è struggente, fa male, e non lo nego, ma non smetterò mai di amare. Dai una possibilità all'amore."
Dopodiché, scappò via con la musica nel cuore, speranzosa di poterla far finalmente ascoltare, mentre Chikako rimaneva da sola al suo banco.
La corvina si mise le mani tra i capelli, sospirando pesantemente, pensando attentamente a ciò che [T/n] le aveva detto, rimuginando sul suo passato senza amore, sul vuoto nel suo cuore, che solo [T/n] era stata in grado di colmare.
Intanto, dal fondo della classe, nascosti dietro ad un tomo spesso e pesante, due occhioni castani la guardavano attenti, mentre le guance del proprietario si imporporavano ad ogni suo movimento, e la musica suonava allegra nel suo cuore.
"Tsukishima!"
L'allegra voce di [T/n] inseguì imperterrita la strada del biondo, accompagnata dal rumore dei suoi passi veloci.
Quando la sua voce riecheggiò all'interno delle orecchie del biondo, un sospiro esasperato gli uscì spontaneo di bocca mentre gli occhi si alzavano automaticamente al cielo.
La sentì avvicinarsi sempre di più, ma non aveva la minima voglia di allontanarsi più velocemente da lei, fece quindi finta di non averla sentita, anche se era alquanto impossibile.
Continuò a camminare, fino a quando non se la ritrovò di fianco, col fiatone e i capelli per aria.
Le lanciò uno sguardo passivo, per poi tornare a guardare il corridoio, proseguendo per la sua strada senza badarla di uno sguardo, sentendo il suo respiro affannato.
Era ormai abituato alla sua presenza assillante: era da poco più di due mesi che, imperterrita, la [c/c] era entrata di prepotenza nella sua vita con la sua confessione improvvisa e un po' impacciata. Non l'aveva mai notata prima di allora, ma non gli fece poi molta differenza: la rifiutò con una risatina ed un ghigno, allontanandosi poi da lei, sicuro che non l'avrebbe più rivista, troppo umiliata per farsi notare nuovamente, come tutte avevano sempre fatto.
Il giorno dopo però, se la ritrovò con sorpresa davanti, più sicura e autorevole del giorno prima, con una nuova confessione tra le labbra soffici a trasmettere lo stesso identico sentimento.
La rifiutò di nuovo, anche se con stupore, ma il giorno dopo, quello dopo e quello dopo ancora, lei continuò ad esprimere i propri sentimenti, ottenendo però sempre la solita risposta.
Non era quindi una sorpresa per Tsukishima ritrovarsela al suo fianco e, anzi, quasi ci aveva fatto l'abitudine.
Nonostante fosse fastidiosa come una zecca, non si era reso conto nemmeno lui di come l'avesse lasciata scivolare lentamente nella sua vita, e di come, entrata a far parte della sua cerchia, si fosse ormai affezionato.
All'improvviso, quando gli si parò davanti bloccandogli il passaggio, Tsukishima seppe che era arrivato il momento della sua confessione giornaliera non percependo il sorriso leggero che era in procinto di spuntargli sulle sottili e pallide labbra.
Mosse quasi nervoso le dita all'intero delle tasche dei pantaloni dell'uniforme scolastica, attendendo una sua mossa.
[T/n] era davanti a lui, immobile, guance rosse per la corsa e cuore palpitante, i [l/c] capelli [c/c] erano scompigliati dal vento mentre gli occhi [c/o] luccicavano vivi, pulsanti.
Tsukishima la osservò a lungo, perdendosi incantato nella sua figura, osservandola distrattamente mentre chinava il capo e gli confessava i suoi più puri sentimenti in un sussurro che ormai Kei conosceva fin troppo bene, e che gli aveva fatto venire i brividi inconsciamente più volte.
"Tsukishima, mi piaci, mi piaci da impazzire."
Il biondo esalò un lungo respiro, non rendendosi conto che fino a quel momento lo aveva sempre trattenuto, e fece uscire le proprie mani tremanti dalle tasche dei pantaloni, chinandosi alla altezza della ragazza, che ancora teneva il capo chino.
Le infilò le dita tra i capelli, e al contatto il cuore di lei scalpitò.
Che fosse la volta buona?
Finalmente la sua canzone era stata ascoltata?
Accettata?
Si sentiva il cuore esplodere, la pelle fremere eccitata, le mani tremare sudaticce e le guance a mille, eccitata ed impaziente, con l'orchestra che suonava sempre più forte.
Alzò il viso, trovandosi gli occhi castano dorati di Tsukishma, nascosti dietro alle lenti rettangolari dei suoi occhiali, a pochi centimetri dai suoi.
Sentiva il suo respiro caldo accarezzarle la pelle dolcemente, avvolgerla, e deglutì, in attesa di un qualcosa, di un qualsiasi cosa, mentre il suo cuore stava per esplodere.
Continuò a guardarla fisso negli occhi mentre muoveva ancora le dita tra i suoi capelli, e quando uscirono dal groviglio, tra le lunghe e affusolate dita di Tsukishima era stretto un petalo rosato.
[T/n] osservò attenta i suoi movimenti, notando come se lo stesse portando alle labbra invitanti, quasi come fosse un invito, posandolo poi su esse, morbide e pallide.
[T/n] era ancora n trepidante attesa, impaziente, agitata ed emozionata, ma quando Tsukishima le sussurrò qualcosa con il suo caldo fiato sulle labbra, il loro idillio si frantumò come uno specchio rotto da una pietra.
"Sarà per la prossima volta."
Sorrise con un ghigno, coperto in parte dal delicato petalo di ciliegio, mentre anche [T/n] si frantumava un po' di più.
Tsukishima si alzò diritto e le sorrise sornione, tornando sui suoi passi, verso la propria classe, senza nemmeno salutarla.
Per lui era come un gioco, una gara a chi cedeva per primo. Si era talmente abituato a quella che ormai da due mesi a quella parte era la sua quotidianità, che pensava potesse continuare per sempre da quanto si stava divertendo, ma per [T/n] non era più lo stesso.
L'orchestra aveva smesso di suonare nel momento in cui Tsukishima le aveva sussurrato quelle crudeltà, e lo stilo del suo fiore si stava lentamente afflosciando, lasciandolo morire.
L'aveva illusa così crudelmente, che nemmeno se ne era accorto.
Per lui era ormai diventata la normalità, e non ci aveva fatto poi tanto caso, dopo tutto era da due mesi che continuava così, perché questa volta sarebbe dovuto essere diverso?
[T/n ] sospirò sconfitta, sentendo il cuore battere dolorosamente e le forze venire meno.
Gli occhi le bruciavano e la gola secca doleva; si portò una mano a stringere forte una ciocca di capelli, tirandola, ripetendosi quanto fosse stupida, quanto fosse ingenua.
Era stata presa in giro in un modo così evidente, ma non ci aveva voluto credere, troppo innamorata, troppo persa in quel labirinto senza una via d'uscita.
Ma voleva avere solo un'ultima opportunità, solo una, e poi avrebbe mollato, e avrebbe lasciato il suo cuore in pace, in letargo.
Le serviva solo un ultima chance, soltanto una.
Raddrizzò la schiena, strinse i pugni, e guardò nella direzione di Tsukishima prima di prendere un grande respiro ed asciugarsi le lacrime amare che le stavano scendendo lungo le gote.
Strinse il foglio di carta all'interno della tasca della gonna, tirandolo fuori solo per un istante, prima di correre verso il biondo.
Quando lo raggiunse, lo spinse, infilandogli nella tasca della giacca il foglio, e poi si voltò verso di lui, ridendo pienamente prima di scomparire dopo le scalinate, lasciando Kei interdetto, ma divertito.
La pioggia cadeva delicata sull'asfalto tiepido, andando a formare pozzanghere dentro alle quali era riflesso il cielo plumbeo, cosparse di qua e di la dai petali dei ciliegi in fiore, caduti grazie al vento giocherellone.
La scuola era finita e gli studenti si erano affrettati a scappare dalle mura dell'edificio scolastico più in fretta che potevano, lasciando indietro i più lenti, chi preferiva prendersela con calma.
Il fresco odore della pioggia inebriava l'olfatto di Tsukishima che, intento a cambiarsi le scarpe, si godeva l'odore acre e il rumore rilassante della pioggia, senza che Yamaguchi o [T/n] gli ronzassero attorno.
Afferrò l'ombrello, dirigendosi infine fuori dall'edificio mentre la pioggiarella e qualche petalo cadevano sul suo ombrello trasparente. Non si infilò nemmeno le cuffie, volle sentire i rumori della pioggia picchiettare sulla plastica dell'ombrello e sul cemento della strada, godendosi la tranquillità che la pioggia e i temporali portavano con loro.
Arrivò fuori dal cancello quando infilò la mano nella tasca della giacca, controllando che avesse le chiavi di casa, trovando qualcosa in più.
Corrucciando le sopracciglia, tirò fuori un pezzo di carta stropicciato.
Gli parve strano, teneva sempre pulite le tasche sia dei pantaloni che della giacca, e stava attento che nessuna sporcizia ci finisse dentro.
Lì su due piedi, gli parve una semplice cartaccia, ma quando la aprì per controllare che, effettivamente, fosse solo spazzatura, gli mancò il fiato.
Kei, mi stai distruggendo.
Piano, lentamente, silenziosamente e crudelmente.
Mi stai logorando con il fuoco che mi hai acceso dentro.
Mi stai distruggendo con il tuo ghigno e con il tuo sguardo sornione, ma non riesco ad odiarti.
Nonostante la tua risata mi tormenti, nonostante ogni giorno tu mi rifiuti sfottendomi allegramente, nonostante tu mi allontani, ma mi tieni stretta allo stesso tempo, io non riesco a non volerti accanto.
Kei, le tue parole mi divorano giorno dopo giorno, rifiuto dopo rifiuto, e non so per quanto ancora potrò continuare così.
Il mio cuore batte per te costantemente, suona la musica più dolce del mondo dedicata solo a te, ma tu non riesci a sentirla. Oppure, semplicemente, non la vuoi sentire.
Ma va bene così, forse non sono abbastanza per te, ma tu lo sei stato per me.
Mi hai avvolta con un calore tale da farmi sentire amata, anche se non era così.
Quindi Kei, ti prego, non sottovalutarti mai, non sentirti mai inferiore, perché non lo sei.
Questa probabilmente sarà la mia ultima confessione, e un po' mi dispiace non fartela a voce, ma non sarei riuscita ad esprimermi allo stesso modo se non avessi fatto altrimenti.
Non so se questo sarà un addio, ma facciamo che è un 'ci vediamo domani', okay?
Voglio solo che tu sappia una cosa, e se vorrai, potrai dimenticartela, e fare finta di nulla domani.
Ti amo, Kei.
Ti amo così tanto che fa male.
Ma dopotutto, l'amore fa male, no?
L'amore strugge, come mi piace tanto dire.
E ancora, Kei.
Ti amo.
[T/n].
L'ombrello gli cadde di mano a metà lettura, le mani tremanti dall'agitazione ed il cuore che batteva all'impazzata, quasi gli stesse per uscire dalla cassa toracica.
La pioggia continuò a scendere inesorabile bagnandogli i capelli e l'uniforme mentre i petali cadevano, circondandolo.
Rilesse la lettera più e più volte, realizzando tante cose solo in quel momento, davanti a quelle parole scritte tra i singhiozzi e le lacrime.
Capì perché avrebbe voluto continuare quel 'gioco' all'infinito, perché il cuore gli faceva una capriola ogni volta che gli si confessava, perché quando la vedeva le mani gli tremavano, e perché in quel momento dagli occhi gli sgorgassero mille lacrime.
La rifiutava solo per riprovare la stessa ebrezza ogni volta, per sentire il cuore fare capogiri e per invadersi la vista di lei, del suo viso dolce e delicato, dei suoi occhi [c/o] e dei suoi capelli [c/c].
Per la prima volta, sentiva la musica del cuore di [T/n], perché era identica alla sua, che ora stava suonando con mille casse a pieno volume.
Strinse la lettera, iniziando a correre verso la scuola; non gli era parso di vederla uscire prima di lui.
Sperava fosse ancora a scuola, pregava perché ci fosse. Entrò senza nemmeno cambiarsi le scarpe, scaraventando la sua borsa per terra, senza troppo riguardo, e si affrettò a girare l'angolo per cercarla per tutta la scuola, ma non fu necessario.
Davanti a lui, [T/n] stanziava sorpresa nel vederlo fradicio e sconvolto, ma i suoi occhi si spalancarono quando vide tra le mani di lui la propria lettera, stropicciata ed umida, ma Kei non sembrava volerla mollare.
Il suo viso assunse un'espressione dura e seria, mentre [T/n] abbassò il capo, imbarazzata fino al midollo di avercelo lì davanti, pochi istanti dopo aver letto la sua lettera.
"Da quand'è che mi ami, eh? Fino ad ora sono sempre stati 'mi piaci' di qui e 'mi piaci' di la. Quando avevi intenzione di dirmi che mi amavi? Rispondi!"
Sembrava furioso, e il suo tono la metteva ancora più in soggezione e in difficoltà.
Cosa credeva, che fosse facile dire a qualcuno 'ti amo'? Oh, certo che no!
Non è affatto facile, anzi!
Per lei, già dire che gli piaceva era stato difficile, figuriamoci una cosa come l'amore!
Alzò lentamente il capo, incontrando i suoi occhi rossi e gonfi.
Aveva.. pianto?
Era fradicio: l'uniforme grondava d'acqua da tutte le parti e i capelli gocciolavano colmi di pioggia.
La guardava serio, malinconico, ma in un qualche modo splendente, più carico, rialzato e sorretto da un qualcosa di nuovo.
"N-non lo so esattamente da quando.. forse dall'inizio, forse dal mese scorso, o forse da ieri... Ma importa davvero?"
Quasi rise, sapeva già che se ne sarebbe tornata a casa col cuore in due, quindi che senso aveva continuare? Nessuno.
"Certo che importa! Maledizione, sei così stupida? Davvero?"
Le rispose con così tanta rabbia che [T/n] quasi si spaventò, ma non si fece trattare come uno straccio.
Poteva anche aver ridotto la sua dignità al minimo, ma preservava comunque l'orgoglio.
"La smetti di trattarmi così? Non capisco perché sei così furioso! Non prendertela con me!"
Kei emise una risata ironica, mista alla rabbia e al vero divertimento.
"Perché sono furioso? Perché se me lo avessi detto prima che mi amavi le cose sarebbero state diverse!"
[T/n] corrugò le sopracciglia, bloccando il bollore nel sangue, lasciando posto alla confusione e ad un pizzico di speranza, dura a morire.
"Che cosa intend-"
Tsukishima la interruppe prima che potesse finire la frase, facendola innalzare mille metri sopra il cielo dalla felicità immensa provata.
"Perché anche io.. a-anche io ti amo!"
La rabbia gli aveva incrinato la voce tanto da farlo balbettare.
L'aria sembrava mancargli tanto aveva urlato ed il cuore gli batteva forte ed indomito, come un cavallo selvaggio.
Si passò una mano sul viso, strofinandoselo forte, come a darsi una svegliata mentre [T/n] era ancora immobile, incredula e con un sorriso gigantesco ad ornarle le labbra soffici.
Sembrava in completa estasi, inebriata dalla musica che ora entrambi sentivano, e che li circondava dolcemente con il suo abbraccio vellutato, delicato come i petali dei fiori.
Gli si avvicinò con le lacrime agli occhi, vedendo come le sue pupille fossero rosse e dilatate, la sua pelle candida quasi eterea, e le sue labbra a tratti viola.
Gli si posizionò davanti, le lacrime ormai a decorarle le guance rosse.
"Davvero? Non è una delle tue prese in giro, vero?"
Kei, esitante, le accarezzò una mano con la sua, negando con la testa, mentre le si avvicinava infreddolito, bisognoso di calore.
[T/n] gliela strinse forte, singhiozzando di gioia, liberandosi di tutta la tristezza che aveva accumulato in quei due mesi, di tutta la negatività, il dolore.
Kei la guardò commuoversi, e dovette cingerla in un forte e caldo abbraccio per non scoppiare di nuovo anche lui al pensiero di quelle dolci parole.
Gli aveva detto tutto ciò che avrebbe sempre voluto sentirsi dire, e non poteva sentirsi più colmo di gioia in quel momento, con lei che aveva il profumo dei fiori tra le sue forti braccia.
Si strinsero in quel caldo abbraccio quasi fino a fondersi, infondendosi l'amore che entrambi avevano custodito placidamente fino all'arrivo dell'altro.
E, finalmente, sbocciarono come un fiore in primavera quando le loro labbra fredde si incontrarono disperate di una nuova musica.
Dedicata a federichinarussina-- .
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