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|Strangers| |Satori Tendō|

Hey pretty stranger
I think you look cute
Can I get your number?
I wanna know you

Tell me your secrets
Tell me your fears
Nobody will notice
Let's get outta here

-Sundial.

Un limpido cielo autunnale ospitava l'imponente stella infuocata sul suo bel telo azzurro, lasciando che i suoi raggi illuminassero la fredda terra, coperta da uno strato di foglie secche, senza però scaldarla, quasi illudendola.
Un fresco vento soffiava tra le fronde degli alberi che, prossimi al loro annuale letargo, lasciavano che le loro preziose figlie venissero trasportate da quella brezza, per poi essere abbandonate al suolo, decorando dei loro caldi colori ogni singolo angolo del Giappone.
Ogni tanto, dai grandi alberi, scendeva frettolosamente qualche animaletto che, con le guance gonfie di ghiande e nocciole, si preoccupava di nascondere le proprie provviste per l'imminente inverno, ben curandosi di non essere seguito o spiato da qualche ladruncolo.
L'autunno era un periodo di transizione, fatto di preparativi per la stagione successiva, lesto e scaltro, che con la stessa velocità con la quale era arrivato, se ne andava, permettendo solo ai più attenti di assaporare la sua dorata presenza, tanto schiva quanto attraente.
Erano questi i pensieri che frullavano nella testa del proprietario di una folta chioma cremisi, in quel momento illuminata dai freddi raggi solari.
Un persistente scalpiccio era accompagnato da un fitto brusio tra gli affollati corridoi, nei quali una massa di studenti confluiva verso la stessa grande porta.
Tra questi, il rosso camminava tranquillo, con una postura assonnata contraddistinta dagli occhi che quasi gli si chiudevano da soli. Sentiva gli arti formicolargli e stentava a credere che le sue gambe ancora lo reggessero in piedi.
Allungò le lunghe braccia verso l'alto, stiracchiandosi in un disperato tentativo di svegliarsi almeno un po', portando contemporaneamente lo sguardo verso l'ambiente esterno, perdendosi nell'infinità dei colori autunnali.
Sbuffò facendo ricadere a peso morto le braccia lungo il suo corpo, ingobbendosi un poco, ma continuando a camminare con un broncio dipinto in viso.
"Hei Wakatoshi, ma dobbiamo proprio andarci a questa assemblea?"
Girò il capo verso la sua sinistra, dove l'imponente e rigida figura del suo capitano-anche se lui preferiva dargli l'appellativo di 'migliore amico'-continuava a camminare imperterrito, non degnandolo nemmeno di uno sguardo, quasi non lo avesse sentito.
L'uniforme scolastica era indossata da Wakatoshi con serietà ed adeguatezza, mettendo così in risalto la rigidità del bruno, cosa che non poteva essere detta per il suo compagno dai bizzarri capelli cremisi: la camicia azzurrina era posta fuori dai pantaloni viola, coprendo così la cintura di cuoio chiaro, la giacchetta bianca era totalmente sbottonata, e anche un po' sgualcita, lasciando così vedere come la cravatta, dello stesso colore dei pantaloni, fosse sul punto di sciogliersi dal nodo che la teneva legata.
Il rosso continuò a guardare l'amico in attesa di una qualche risposta ma, non sentendola arrivare, riprese a parlare.
"Non ce la faccio più! Wakatoshi, portami via di qui!"
Allungò entrambe le braccia verso il ragazzo, avvicinandosi lentamente a lui cercando di abbracciarlo ma, ancora una volta, Wakatoshi sembrò irremovibile.
"Lo sai che non posso farlo, Tendō."
A quella risposta, Tendō abbassò il capo e le braccia, sconfitto, ma fu lesto a risollevarsi con un sorrisetto sulle labbra.
"Certo, certo, lo so."
Scosse leggermente una mano, come si fa quando si vuole tranquillizzare qualcuno, ma Wakatoshi era proprio l'ultima persona a cui doverlo fare.
Satori si rimise diritto, infilò le mani nelle tasche dei suoi pantaloni e continuò a camminare lentamente, preparandosi psicologicamente alla noia che l'avrebbe intrappolato quando vide la grande porta dell'auditorium a pochi passi da lui.
Entrò svogliatamente insieme agli altri studenti, abbandonando le finestre che permettevano la vista dell'ambiente esterno con uno sbuffo.
Fu guidato dai suoi insegnanti verso una delle ultime file, riservate agli studenti del terzo anno, e si sedette con un tonfo su una di quelle scomode sedie di legno, sulla quale sarebbe dovuto rimanere per minimo due ore, se il preside non si fosse dilungato, ovvio.
Approfittò degli ultimi momenti di pace che gli erano stati concessi per stravaccarsi sulla sedia ed osservare la massa informe di studenti che lentamente si stavano sedendo, ascoltando attentamente il loro vociferare.
Vide Wakatoshi poche file più avanti e fu tentato di raggiungerlo, ma più guardava i suoi dintorni, più si accorgeva che tutti i posti attorno all'amico erano ormai stati occupati.
Sospirò silenziosamente guardando gli studenti vicini, osservando le loro facce, le loro emozioni, cercò di leggere loro le labbra, ridendo un poco rendendosi conto che non ne era capace.
Continuò a perlustrare l'auditorium con quelle sue piccole iridi rosso fuoco, cercando un qualcosa, o qualcuno, di interessante da esaminare-doveva pur far qualcosa per scacciare la noia!-fino a quando lo sguardo gli ricadde sulla figura seduta al suo fianco, che non si fece alcun problema a scrutare attentamente.
Una ragazza era seduta a gambe incrociate alla sua destra, un gomito appoggiato a una delle sue cosce, usato come sostegno per la testa, mantenuta dalla rispettiva mano, mentre l'altra teneva stretto tra le dita il cellulare.
I [l/c] capelli [c/c] le coprivano in parte il viso, impedendo al rosso di poterla vedere meglio, ma presto le ciocche iniziarono a coprirle troppo la visuale del suo smartphone, costringendola a spostarli dal viso con un gesto scocciato.
Percorse con gli occhi la sua figura ingobbita su sé stessa, completamente distaccata dal resto del mondo che la circondava, quasi fosse nel suo, di mondo. Non sembrava essersi accorta dello sguardo curioso che Tendō le stava rivolgendo, ma poco gli importava: aveva trovato un modo per staccare la spina dalla noia, concentrandosi completamente sul suo nuovo soggetto.
Non era stato difficile capire dai suoi movimenti che nemmeno lei era molto contenta di quella visita forzata in auditorium: continuava a muovere ritmicamente il piede sostenuto dall'altra gamba, di tanto in tanto qualche sbuffo infastidito le usciva di bocca, e continuava a controllare l'ora sul piccolo schermo che teneva in mano.
D'un tratto, una potente voce si espanse per tutta la grande aula, e Satori appoggiò velocemente la schiena allo scomodo schienale di legno della sedia, sentendo la noiosa voce del vecchio preside dare inizio all'assemblea scolastica.
Percepì un movimento alla sua destra, e quando si voltò, la ragazza era seduta esattamente nella sua stessa posizione, mani nei capelli e viso ricurvo all'indietro.
Quando tolse le mani dal volto, spostò dal viso i [l/c] capelli [c/c] e iniziò a guardarsi distrattamente intorno, puntando poi gli occhi sulla figura di Tendō al suo fianco, non distogliendoli più.
Satori non avrebbe avuto alcun interesse nel vedere la ragazza in viso, voleva semplicemente studiarla, provare a capire qualcosa di più su di lei semplicemente guardandola, carpirne i sentimenti, cercando di avvicinarsi il più possibile alla realtà, e poi, una volta finita l'assemblea, si sarebbe alzato e a mai più rivederci. Ma quando le sue iridi infuocate, senza alcuna autorizzazione, iniziarono ad analizzare in ogni più minimo particolare il viso della ragazza, non poté non ammettere che fosse bella.
Da quanto tempo non definiva una persona 'bella'?
Ma lo aveva almeno mai fatto?
Forse no.
Ma in quel momento, 'bella' era forse l'unico aggettivo adeguato da attribuirle.
Lo guardava quasi innocentemente con quei suoi due occhi [c/o], impreziositi dalle lunghe ciglia, che di certo raccontavano molto di più che semplici movimenti del corpo.
E gli occhi di Tendō , nella loro perquisizione, non poterono evitare di soffermarsi sulle rosate e delicate labbra di lei, socchiuse e distese, ma che ben presto si piegarono in un dolce sorriso.
Tendō rimase qualche secondo imbambolato davanti a quel gesto prima di riprendersi e ricambiare con un qualcosa che sembrava più un ghigno, che un sorriso.
Sventolò la mano nella direzione della ragazza che, anche se con un momento di incertezza, fece lo stesso, mantenendo quel sorriso sulle labbra morbide.
Satori allargò leggermente il suo riso al gesto: lentamente, stava valutando la ragazza con un test che la sua mente contorta aveva elaborato al momento, forse in un altro tentativo di scacciare la noia.
Inutile negarlo, quella ragazza lo incuriosiva, ma non come i suoi altri e numerosi soggetti: loro erano solo un passatempo, un modo per allenarsi e, a dire il vero, anche lei lo era, ma c'era quel qualcosa nei suoi movimenti, nel suo sguardo, nel modo in cui sorrideva, che la rendeva in qualche modo diversa.
Era strano, la situazione, lui, quella ragazza, e la sempre più pulsante tentazione di testare i limiti della [c/c].
Più la osservava, più quella sensazione aumentava, insieme all'insolita voglia di sapere di più su di lei, desiderio sbocciato in un qualche abisso del rosso nel momento in cui le loro iridi si erano incrociate per la prima volta.
Non si capacitava di quel tornado di emozioni a lui sconosciute che aveva iniziato a soffiare dentro di lui, ma non si fece poi troppe domande, non era il tipo che rimuginava, preferiva lasciarsi trasportare dal flusso, anche se in quell'occasione più che vorticoso.
Intanto che manteneva i suoi occhi affilati sulla figura alla sua destra, la ragazza non smetteva di guardarlo.
Non sembrava intimorita dal suo aspetto, o dal suo atteggiamento insolito, né infastidita, sembrava anzi nutrire la stessa scintilla di curiosità che luccicava ora negli occhi rosso fuoco di Tendō.
Lo scrutava attenta, non mancando il più minimo spostamento, quasi fosse la sua preda, e lei il cacciatore, o forse, era il contrario?
La voce del preside riscosse i due vicini, che portarono lo sguardo al palco dell'auditorium, dove il preside, con la sua tosse da fumatore, aveva iniziato a tossire rumorosamente davanti al microfono, dietro di lui, gli insegnati ed il capo del consiglio studentesco.
Tendō vide la ragazza scuotere leggermente il capo, ridacchiando, prima di rivolgere nuovamente lo sguardo verso di lui, sempre con quel sorriso a decorarle le già preziose labbra.
La [c/c] si portò l'indice alla tempia, facendo assumere alla mano la forma di una pistola, fingendo poi lo sparo della-se così può essere chiamata-arma.
Si lasciò poi scivolare teatralmente lungo lo schienale della sedia, non distogliendo lo sguardo da Satori, che aveva iniziato a ridere sotto i baffi.
Ora ne era certo più che mai, quella ragazza aveva qualcosa di speciale.
Continuarono quel loro scambio di sguardi e di risatine indisturbate, beccandosi qualche occhiata dagli studenti a loro circostanti.
Certe volte il telefono della ragazza si illuminava all'arrivo di una notifica, ma era svelta a bloccare il dispositivo ogni volta, presa com'era dal quel ragazzo dai capelli cremisi.
Quando poi, la roca tosse del preside fu così forte da far emettere un fischio al microfono, Tendō sentì l'irrefrenabile desiderio di sentire la voce della [c/c], oltre che quello di tapparsi le orecchie per il fastidioso rumore.
La guardò un'ultima volta, analizzandola ancora: anche lei aveva le dita a tappare le orecchie ed il naso le si era arricciato per il fastidio, come era stato per gli occhi, chiusi in due fessure, ma l'unica cosa inalterata era il suo sorriso. Sembrava che le fosse stato incollato alle labbra, o semplicemente che si fosse affezionato ad esse, e che non volesse più andarsene.
Ma, di certo, la cosa non dava alcun fastidio a Tendō, perché fu proprio quel perenne sorriso che fece scattare qualcosa in lui, qualcosa che quel giorno non si sarebbe mai aspettato di fare.
Era la prima volta che si spingeva così lontano per uno dei suoi test, per un soggetto, ma infine, non era sicuro nemmeno lui che si trattasse semplicemente di uno dei suoi giochi malsani.
Si guardò per un attimo attorno, cercando i professori con lo sguardo, ma nessuno sembrava essere nei paraggi. La grande porta d'ingresso era poco distante da loro, e la loro posizione in ultima fila di certo li faceva passare inosservati.
Un sorriso sornione comparve sulle sottili labbra di Satori nel momento esatto in cui afferrò il polso della ragazza.
La pelle era liscia, come la seta.
La [c/c] lanciò uno sguardo confuso a Tendō prima che quello le si avvicinasse d'un tratto, facendole perdere un battito dallo spavento.
"Tieniti pronta, adesso corriamo, tu basta che mi segui, ma non parlare fino a che non saremo fuori."
Il sussurro caldo si scontrò contro la pelle tesa del suo viso confuso, enfatizzato da una sopracciglia inarcata, che fece ridacchiare Tendō.
"Correre..?"
Non ebbe nemmeno il tempo di organizzare i pensieri, o perlomeno di capire cosa stesse succedendo, che Satori le strattonò il polso, incitandola ad accovacciarsi. Si avvicinò lentamente alla grande porta dell'auditorium e la aprì senza alcun rumore, precipitandosi fuori da essa con la velocità di un fulmine, trascinandosi la ragazza per il polso, che ancora doveva capire cosa stava accadendo precisamente.
Una risata, però, le uscì spontanea dalle labbra, confondendosi con quella di Satori.
Non era per niente sicura di quello che stava facendo, ma non le importava più di tanto, si stava solo divertendo, dopotutto.

La fredda aria autunnale le sferzava in faccia violenta, scompigliandole i [l/c] capelli [c/c] e facendo arrossare le sue gote.
Attorno a lei gli alberi e le loro figlie erano i protagonisti, con i loro colori caldi ed accoglienti, che invitavano esplorare quella natura prima dell'imminente riposo.
Le foglie, ormai morte, si riflettevano negli occhi [c/o] della giovane durante la loro caduta dalle fronde degli alberi, per poi scivolare sul terreno e venir calpestate dalle sue scarpe, producendo lo scrocchio che a lei tanto piaceva.
Nei dintorni si udiva solamente il vento che si scontrava contro i rami ancora pieni del loro dorato fogliame, facendoli scontrare tra loro, ed un dolce canticchio, accompagnato dalle foglie che rumorosamente venivano calpestate.
Davanti a lei, Satori camminava spensierato sul bordo di una aiuola, cercando di rimanere in equilibrio mentre insisteva con la sua canzone.
Erano scappati da scuola ormai da un'ora e ancora non si erano scambiati una singola parola. Infatti, appena usciti dalla Shiratorizawa, avevano dato sfogo alle loro risate, miste al fiatone della corsa improvvisata, ma dopo quello non c'era stato nient'altro.
Satori le aveva fatto un silenzioso segno di seguirlo e lei, non sapendo cos'altro fare, lo aveva assecondato, ma si era ritrovata nel silenzio di quel parco che, specificando, era sempre meglio di quella inutile riunione.
Quando a scuola aveva incrociato il suo sguardo aveva riconosciuto immediatamente quelle piccole iridi cremisi, come non poteva?
Lui era Satori Tendō, il famoso centrale della prestigiosa squadra di pallavolo della Shiratorizawa, conosciuto anche come 'Guess Monster', anche se lei preferiva chiamarlo con il suo nome.
Si sapeva per tutta la scuola che era un personaggio alquanto particolare, un po' strambo, buffo e fuori dalle righe, ma anche incredibilmente intimidatorio durante le partite.
Insomma, chi non lo conosceva? Era uno dei più popolari!
E lei?
Lei chi era?
Nessuno, ecco chi.
Era una semplice studentessa, che era riuscita ad entrare in quell'istituto d'elite con le unghie e con i denti, impegnandosi al massimo delle sue capacità.
Non aveva niente di speciale: non era un fenomeno negli sport, non era una studentessa modello, non faceva nemmeno parte di alcun club!
E allora, perché Satori, uno dei ragazzi di cui si più parlava a scuola, in quel momento era con lei?
Quella era stata la sua incognita più grande da quando il rosso le aveva rivolto un sorriso.
Aveva però deciso di far finta di non conoscerlo, considerandolo un semplice studente, annullando tutte le barriere che la sfera sociale scolastica sembrava imporre loro.
Ma ancora si chiedeva perché, proprio lui, avrebbe dovuto scegliere una ragazza come lei da trascinare nel suo piano avventato.
Sospirò, sperando che quella domanda scemasse via da sola insieme alle parole di quella canzone che persisteva nell'aria.
L'unica cosa che fu capace di distoglierla dai suoi pensieri contorti sembrò essere la vibrazione del telefono, che tirò fuori dalla tasca della giacca senza esitazione.
Non ci volle molto prima che se ne pentisse.
Erano una ventina i messaggi che le erano stati inviati proprio dalla persona che più avrebbe sperato non la vedesse scappare con Satori: Megumi Ogawa, la sua migliore amica.
Era una ragazza completamente fuori dal mondo, sbadata, combina guai, un po' troppo esaltata, divertente e solare ma, purtroppo, una gran impicciona.
Infatti, da quando si era fidanzata, non aveva fatto altro che cercare di incastrarla con qualche ragazzo o di farla andare a diversi appuntamenti al buio, dai quali era scappata ancora prima di entrare nel ristorante.
Per questo, quando lesse il suo nome come mittente dei numerosi messaggi, le mancò l'aria: sapeva che avrebbe dovuto rispondere ad un terzo grado.
Proprio mentre stava per rimettere il telefono in tasca, dopo aver letto i messaggi ricevuti, per niente intenzionata a dover sottostare alla furia della sua migliore amica, percepì un'ultima vibrazione.

Megumin~

NON IGNORARMI BRUTTA STRONZA.
[T/N] VOGLIO SAPERE PERCHÈ SEI SCAPPATA DALLA RIUNIONE CON SATORI TENDŌ.
SUBITO.

Chi, io?

Non fare la simpatica, ti strozzo se non me lo dici.

Ma è divertente darti fastidio Megumin.

[T/N]!!!

Va bene, va bene, che scassa palle che sei.

Sputa il rospo, ORA.

È stato lui a trascinarmi via, mi ha presa per un polso e siamo corsi fuori.

COOSA?

È stato divertente, ho riso un botto ahah.

Satori Tendō? QUEL Satori Tendō?

Proprio lui.

Oh Dio, sai che cosa significa questo!?

Megumi, ti prego non iniziare.

È INTERESSATO A TE.

Oh porca puttana.
DEVI SMETTERLA CON QUESTA STORIA.

MA È VERO.

NO CHE NON LO È, TI FAI PIÙ FILMINI DI ME.

E allora perché avrebbe dovuto portarti via dalla riunione?

Eh, boh.

Te lo dice la tua cara Megumi.
Satori Tendō è interessato a te, fidati.

Ah beh, se mi fidassi di te ogni volta.

COSA VORRESTI DIRE CON QUESTO?

Niente, niente.
Ora stacco, ci sentiamo dopo.

NO, NON PUOI LASCIARMI QUI.
MI STO ANNOIANDO.
IL PRESIDE CONTINUA A TOSSIRE E NON SI CAPISCE UN CAZZO.
[T/N] PORCA TROIA.

La [c/c] sentì numerose vibrazioni seguire al blocco del telefono, che ignorò bellamente con un sospiro.
Sapeva perfettamente che non l'avrebbe lasciata in pace nemmeno una volta finita la riunione, e che si sarebbe precipitata a casa sua senza troppi giri di parole, ma ormai ci si era abituata.
E poi, in quel momento, aveva altro da fare che rimuginare sulla imminente sfuriata della migliore amica: voleva smascherare Satori Tendō, capire perchè l'aveva trascinata via dalla assemblea e scoprire il suo gioco.
Ma, per farlo, avrebbe dovuto continuare la sua farsa ancora per un po'.
"Hei, straniero!"
L'urlo si propagò per l'intero parco, cogliendo alla sprovvista il rosso, che quasi perse l'equilibrio, rimanendo in piedi su una gamba sola, le braccia divaricate e in viso un'espressione mista al sollievo e allo stupore.
Voltò lentamente il viso verso [T/n], che intanto stava ridendo sotto ai baffi, e rimase immobile, in attesa che continuasse a parlare.
La [c/c] si avvicinò velocemente al rosso, scrutando la sua scomoda posizione con le risa pronte ad uscire, e si mise al suo fianco, rimanendo però in silenzio.
Rimasero a fissarsi con il vento autunnale che scompigliava loro i capelli, scrutandosi a vicenda con palese interesse.
A nessuno dei due erano chiare le intenzioni dell'altro, ma era bello guardarsi, perdersi negli occhi dell'altro, osservare come la curva sulle labbra di uno influenzasse quella dell'altro.
Tendō, però, quasi non ne poteva più di quel silenzio.
Aveva finalmente avuto l'opportunità di sentire forte e chiaro quella delicata ma allo stesso tempo decisa voce, e voleva sentirla ancora, ancora e ancora.
Il cuore iniziò a pulsare più forte, ma non sembrò darci peso, concentrato com'era nel delicato movimento di alcune ciocche [c/c] mosse dal vento.
"Non parli?"
Portò l'attenzione alle rosate labbra della ragazza, che si erano appena mosse a pronunciare quelle parole, e dopo un secondo di spaesatezza, si rimise dritto e sorrise inclinando leggermente la testa di lato.
Da come l'aveva osservata, sembrava il tipo che risponde a tono se infastidito, suscettibile, così come aveva potuto carpire dai suoi movimenti di puro nervosismo nella grande aula.
Quindi, forse, stuzzicarla un pò gli avrebbe permesso di sentire una volta di più quella voce che tanto bramava accarezzargli le orecchie.
"E tu? Nemmeno tu parli."
In risposta, [T/n] fece spallucce, voltandosi di profilo, non degnando più Tendō di nemmeno uno sguardo.
Quindi, aveva sbagliato?
Era sorpreso, molto sorpreso.
Non sbagliava mai, o meglio, erano fin troppo rare le volte in cui le sue presupposizioni non si rivelavano essere la realtà.
Si aspettava di provare disappunto, forse rabbia per l'errore commesso, di certo non di sentire l'emozione montare ed un sorriso spingere contro le labbra serrate per essere liberato.
Perchè all'improvviso si sentiva così felice?
Non ne aveva la più pallida idea, e forse era più questa sua ignoranza a dargli sui nervi.
Si mise le mani nelle tasche, continuando ad osservare la ragazza, sempre più curioso, sempre più impaziente.
"Come ti chiami?"
La domanda posta non colse affatto alla sprovvista [T/n], insomma, era scontato che lui non la conoscesse, ma rimaneva l'incognita del perché, nonostante fosse una sconosciuta, se la fosse portata dietro, scappando da scuola.
Decise di agire subdolamente, continuando a studiare quel ragazzo stravagante che si trovava davanti, cercando di capire come carpirgli le informazioni che desiderava, senza agire direttamente.
S

i voltò lentamente verso di lui, sorridendogli dolcemente mentre una folata di vento le allontanava le ciocche di capelli dal viso, mettendo in risalto le gote rosse dal freddo.
Tendō rimase immobile a fissare quella ragazza che ora considerava forse molto più che 'bella'.
Perse un battito ad osservare come il colore dei suoi occhi [c/o] si mischiasse con quelli dorati dell'autunno, facendoli risplendere ancora di più di quanto non facessero già da soli.
Una flebile e sincera risata scappò al controllo della [c/c] quando vide lo sguardo perso di Satori che, però, risentendo l'agoniata voce della ragazza, fu svelto a svegliarsi.
"Non mi conosci."
Il rosso iniziò a dondolarsi sui talloni, quasi ridendo all'affermazione della ragazza.
"Certo che non ti conosco, altrimenti non ti avrei chiesto come ti chiami, carina."
[T/n] alzò un sopracciglio all'appellativo, quasi ridendo a per la sua sfacciataggine.
"Non capisco perchè debba interessarti, tutto qui."
Lanciò uno sguardo di sfida al rosso che, con un ghigno ad incorniciargli le labbra, iniziò a camminare attorno alla ragazza, lentamente.
"Ti sto semplicemente studiando."
Era inutile tenerle nascoste le sue intenzioni, che senso aveva?
Era tenace, intelligente, non era detto che ci sarebbe arrivata, ma non si sapeva mai.
E poi, anche quello poteva essere considerato parte del suo studio, no?
[T/n] osservò i capelli cremisi del ragazzo girarle attorno, confondendosi col fogliame, mentre quel ghigno persisteva sul suo viso.
"Studiando?"
Quasi le uscì una risata sarcastica.
Studiare lei?
Ma perfavore, cosa c'era da studiare in lei?
Satori annuì, mettendosi poi le mani in tasca, alzando il naso al cielo mentre camminava.
"Sin da quando ti ho vista in palestra, mi hai incuriosito molto."
La [c/c] aggrottò la fronte.
Di solito era svelta a capire le cose in generale, ma il pensiero di quel ragazzo proprio non riusciva a comprenderlo.
Rimase in silenzio qualche secondo, ascoltando lo scrocchiare delle foglie sotto le scarpe di Tendō, mentre cercava le parole giuste per continuare quella stramba conversazione.
"Che cosa intendi esattamente con..studiare?"
La risata di Tendō si mosse con il vento, facendo cadere qualche foglia scura sul terreno.
"Diciamo che cerco di indovinare la personalità di una persona, cerco di conoscerla dai suoi comportamenti o movimenti. È un modo divertente per scacciare la noia, dovresti provare!"
Le rivolse un bel sorriso, ma tutto quello che ricevette in cambio fu un'espressione a dir poco stranita e stupita.
Inutile dire che il sorriso gli morì in bocca, ma non fece in tempo a chiedere spiegazioni per quella faccia da pesce lesso che la decisa e forte voce di [T/n] lo batté sul tempo.
"Ma che cazzata è?"
Tendō strabuzzò gli occhi, totalmente preso alla sprovvista dall'esclamazione colorita di lei che, però doveva ammetterlo, lo aveva fatto divertire un po'.
"Quindi tu quando sei annoiato ti metti ad indovinare la personalità delle persone? Ma così ti perdi tutto il bello!"
Ancora una volta, la confusione tornò a regnare sovrana sul viso di Satori, che aveva tirato fuori una mano dalla tasca dei pantaloni e aveva iniziato a grattarsi la testa, interdetto.
Quella ragazza lo metteva veramente alle strette.
"Cosa sarebbe 'tutto il bello'?"
La [c/c] sospirò esasperata passandosi una mano sul viso, ma allo stesso tempo un sorriso le solcò le labbra.
Diamine, se si stava divertendo.
Riportò il suo sguardo alle iridi cremisi sempre più spaesate di Tendō, avvicinandosi un po' di più a lui.
"Intendo il bello di conoscere una persona, l'incognita che hai ogni volta che incontri qualcuno di nuovo: non si sa mai che tipo di carattere ti potrai trovare davanti! Ma tu non ti prendi nemmeno la briga di andarci a parlare per conoscere le persone!"
"Ma a cosa mi serve parlare se tanto posso capirlo semplicemente osservandole?"
Il secondo sospiro accarezzò le labbra di [T/n]; non sapeva davvero da che parte iniziare per fargli capire ciò che intendeva.
"Io non credo che quando, come dici tu, studi una persona, tu possa capire a fondo il suo carattere, ogni sua singola sfaccettatura, ed è questo il bello che ti perdi. Ti basta sapere la parte superficiale, ma lasci totalmente perdere quella più importante, ciò che sta più a fondo."
Tendō la guardò sorpreso, di certo era stato un intervento del tutto inaspettato, ma aveva ragione.
Non poteva dire di conoscere le persone che analizzava come conosceva Wakatoshi, ma a lui bastava così, dopotutto non erano persone con le quali aveva un qualche particolare interesse, erano solo cavie per i suoi strampalati test scaccia-noia.
Ma poteva dire lo stesso di lei, adesso?
La risposta gli era sempre meno chiara.
Ad un certo punto, però, non potè trattenersi, le parole gli uscirono di bocca spontaneamente, come un fiume in piena che fuoriesce dai propri argini.
"E tu stai cercando di conoscermi?"
La [c/c] gli sorrise gioviale, avvicinandosi ancora un po' di più a lui, rimasto immobile ad osservarla nella sua uniforme scolastica, avvolta dalla calda giacca bianca.
Lo guardò negli occhi, divertendosi a seguirne i luccichii e i riflessi delle foglie che cadevano dietro di lei, vide anche il suo riflesso in quegli occhi cremisi, così giocosi ed affascinanti.
Lo fece attendere, e potè sentire dalla vicinanza il suo respiro appesantirsi e vedere come i suoi nervi, inspiegabilmente, si stessero tendendo.
Rise sotto ai baffi prima di riprendere a parlare, il cuore leggero come una piuma mentre lo prendeva per mano.
"Forse si. Non è forse anche questo il bello di essere sconosciuti? Non conoscere niente l'uno dell'altro? Lentamente si comincia ad apprendere ogni minimo particolare di quella persona, e si inizia a far parte della sua quotidianità. Non lo trovi meraviglioso?"
[T/n] continuò a tenere stretta la mano di Satori nella sua, osservando una leggera tinta di rosa tingersi sulle sue goti.
Il cielo era ormai in procinto di spegnersi e l'imponente stella infuocata aveva deciso che era arrivato il momento di lasciare spazio alla fredda oscurità che, velocemente, si stava impadronendo del Giappone.
Lentamente, la ragazza lasciò andare la mano di Tendō, che all'inizio oppose resistenza, ma poi fu costretto a lasciar andare la presa.
La guardò allontanarsi lentamente da lui, indietreggiando con il suo sorriso smagliante sempre rivolto verso di lui, fino a quando la sua immagine non iniziò a farsi più piccola.
E mentre la guardava allontanarsi, Satori capì il perchè del suo insolito interessamento nei confronti di quella ragazza.
Tutte le supposizioni che aveva fatto su di lei, si erano rivelate errate.
Avevano cercato entrambi di analizzarsi per ottenenere dei vantaggi sull'altro, ma nessuno dei due sembrava essere riuscito ad inquadrare bene l'altro, ed era questo che aveva eccitato Satori, quello che gli aveva appena fatto scoprire la ragazza.
La gioia di scoprirsi.
La bellezza dello scavare nel terreno, e trovare l'oro.
Scoprire ciò che era a lui ignoto.
E quella ragazza, per lui, era un autentico punto di domanda ambulante, ma era questo che lo affascinava di lei, il non riuscire a capirla al primo sguardo, ma la necessità di cercare più a fondo.
Era finalmente felice, forse inconsciamente, di aver trovato qualcuno da conoscere a fondo, che non fosse così facile da leggere, come un libro aperto.
E proprio quando stava per voltarsi e tornarsene a casa, la voce della ragazza, ancora in movimento, gli fece riportare l'attenzione su di lei, che con un braccio alzato, e l'altra mano vicina alla bocca, stava urlando.
"Ci vediamo a scuola, straniero!"
Satori sorrise soontaneo, continuando a guardare il sempre più piccolo sorriso di lei, fino a quando il suo ultimo urlo non si disperse per l'aria, fermandogli piacevolmente il cuore.
"E comunque, mi chiamo [T/n] [T/c], se te lo stessi chiedendo!"
E detto questo, la [c/c] si girò e continuò per la sua strada, mentre il viso di Tendō si imporporava e la sua risata iniziava a riempire l'ambiente, giungendo anche alle orecchie della ragazza.
Si, essere sconosciuti era la parte più bella, ma non vedeva l'ora di liberarsi di quell'appellativo, perchè era finalmente arrivato il momento di porre fine ai suoi scellerati esperimenti, e di scoprire a fondo l'oro che, sapeva, c'era in quella ragazza.

Nota Autrice:
Scusate immensamente il ritardo, ma come ben sapete maggio è un periodo nero, soprattutto per me dato che ho tre materie sotto e sono al terzo anno di superiori.
Mi sono impegnata molto con la stesura di questa shot, e spero sia di gradimento a tutti voi, magari fatemelo sapere con un commento!
Grazie come sempre della lettura!

Dedicata a lara_m_c .

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