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|Someone to live for •1| |Yū Nishinoya|

La notte avvolgeva il fitto bosco, illuminato solo dalla luce della luna che, tranquilla, regnava sull'oscurità.
Il nero cielo era privo di qualsiasi tipo di nuvola, lasciando spazio libero alla regina della notte e alle sue figlie.
Tutte le creature erano rintanate nelle loro tane, dormienti, ma furono bruscamente svegliate dal forte rumore di passi sul terreno.
In quell'oscurità, una figura correva a perdifiato per la foresta, allontanandosi sempre di più dalla nube di fumo che piano piano si stava divorando parte del bosco, e ne oscurava altrettanta del cielo.
I [l/c] capelli [c/c] si libravano nell'aria alla sua corsa sfrenata, ed il fatto che gli occhi fossero appannati dalle lacrime non le giovava.
La mente le era piena di immagini raccapriccianti, che mai nella sua vita si sarebbe aspettata di vedere.
Corpi dilaniati dal fuoco, altri brutalmente trafitto da spade, arti giacenti a terra, ormai senza vita.
La cosa che, però, le infiammava il cuore, erano le voci dei suoi genitori, ed il pianto di neonati nelle abitazioni vicine.
Le urlavano di scappare, il più lontano possibile da quel luogo che lei tante volte aveva chiamato casa, di lasciarli lì, perché se la sarebbero cavata e l'avrebbero trovata, ma
[T/n] aveva sentito chiaramente il loro tono distrutto, affranto, incrinato dal pianto, e aveva sentito anche la porta di casa aprirsi, seguita dalle urla disumane dei genitori.
Era scappata dalla finestra della propria camera, dove i due adulti l'avevano chiusa mentre il fuoco aveva iniziato a mangiare la sua abitazione.
Aveva continuato a correre, come le avevano detto i genitori, non si era fermata, nonostante i piedi le duolessero e le ceneri che le si erano posate sui vestiti la facessero tossire.
Dietro di lei sentiva ancora il fuoco scoppiettare e le voci di quei maledetti mercenari che le avevano strappato tutto quello che le era più caro al mondo.
Non si fermò un attimo, nemmeno quando davanti a lei si ritrovò un'enorme cespuglio di rovi, che fu costretta ad attraversare se voleva proseguire.
Il vestito da notte si strappò al contatto con le spine, lasciando che la sua delicata pelle venisse ferita e facesse riversare il sangue lungo il suo corpo.
Non si fece scoraggiare, ed andò avanti, ancora più veloce quando sentì le bestemmie degli uomini che la stavano inseguendo.
Ormai le gambe le dolevano talmente tanto, che credette le si sarebbero staccate di loro volontà se non si fosse fermata per almeno un minuto.
Si accasciò dietro ad un possente albero mentre il fiato le tornava prepotentemente nei polmoni.
Non ce la faceva più, i suoi muscoli non erano allenati per una corsa così prolungata, e di sicuro lei non era abbastanza resistente da continuarla ancora per molto.
Ma doveva farlo, se voleva vivere.
Ma ormai, vivere per cosa?
Per chi?
Tutti quelli che amava o aveva amato se ne erano andati, distrutti dal fuoco e dal ferro, ed era abbastanza intelligente da sapere che non li avrebbe rivisti mai più, come non avrebbe rivisto più il villaggio dove era venuta alla luce.
La sua vita era stata spazzata via con così tanta facilità che non se ne era ancora capacitata, era successo tutto troppo in fretta.
Un attimo prima stava sorridendo al padre, ed un momento dopo sentiva le sue urla disperate dall'altra parte della porta.
Le lacrime ripresero a scendere lungo il suo viso quando si rese conto che l'ultimo ricordo che le rimaneva della sua famiglia era il sangue che era colato attraverso la porta della sua camera.
Non aveva niente per cui vivere, e se si fosse fatta uccidere, tanto meglio, almeno avrebbe rivisto i genitori.
Così, quando i respiri affannati e le imprecazioni degli uomini si fecero più vicine, [T/n] si sentì quasi sollevata al sapere che la sua fine era vicina.
Non corse più, non si affrettò ad alzarsi, no.
Rimase lì, ferma immobile, in attesa.
Sentì i loro passi proprio dietro di lei prima di vedere le loro scarpe sporche di sangue e fango.
"Eccoti qui, puttanella."
Il primo che riuscì a vedere, quello con un'orrida barba scura e dei denti giallastri, la afferrò per i capelli, tirandole la cute fino a farla gemere di dolore.
Nonostante avesse mollato quel briciolo di voglia di vivere che le era rimasto, ancora non riuscì a sopprimere quel suo istinto, che la invitava a riprendersi, a liberarsi e a scappare.
"L'hai trovata? Finalmente, le mie gambe non ce la facevano più, cazzo!"
Altri uomini la circondarono, erano tutti dei burberi ai suoi occhi, sporchi di sangue e cenere, con i sorrisetti più sghembi che lei avesse mai visto.
"Che dite, potremmo venderla no? Potrebbe farci guadagnare un bel gruzzoletto.."
"Non dire cazzate! Maledizione, hai visto come si è ridotta? Sarà anche bella, ma non vale un soldo ridotta così."
La presa sui suoi capelli si rafforzò quando l'uomo che li teneva avvicinò il suo volto a quello di lei.
I suoi occhi neri come la pece le fecero quasi venire un conato di vomito, non poteva credere che tali occhi non contenessero nemmeno un briciolo di compassione, o addirittura rimpianto.
Tutto quello che vide fu un sadico divertimento misto alla lussuria.
"Sarebbe un peccato ucciderla subito però, non vi pare? Potremmo divertirci un po', e poi fare quello che va fatto.."
A quelle parole [T/n] iniziò ad agitarsi, prendendo a schiaffi le mani dell'uomo che le tratteneva i capelli, e muovendo le gambe ovunque, calciando qualsiasi cose le si parasse davanti.
No, non voleva morire così.
Si sarebbe aspettata qualcosa di veloce, indolore, non voleva soffrire ancora, né tanto meno venir toccata da quelle luride mani.
"Lasciatemi!"
"Ma come? Non ti piace la nostra idea?"
La risatina che uscì di bocca al barbaro sopra di lei non fece altro che terrorizzarla ancora di più, costringendola a divincolarsi sempre più freneticamente.
"Che scocciatura.. Uccidila e basta Takumi, non ne vale la pena."
Il luccichio di un pugnale attirò l'attenzione degli occhi [c\o] di [T/n].
Finalmente, niente più sofferenza, niente più ricordi dolorosi.
Poteva abbandonarsi all'eterna oscurità e rivedere i volti sorridenti dei propri genitori.
Le scappò un sorriso quando sentì la risatina sadica dell'uomo sopra di lei.
"Beh, vorrà dire che ci vedremo all'inferno, dolcezza."
Sentì i muscoli di lui tendersi al movimento del braccio che stava facendo, e si preparò all'impatto.
E proprio quando sentiva già la fredda lama penetrarle il capo, un boato risuonò in tutta la foresta, accompagnato da un'immensa luce che avvolse tutti i presenti.
La presa sui suoi capelli si sciolse, lasciando che essi le ricadessero sul viso, proteggendola dall'accecante bagliore.
"Come osate?"
Una voce risuonò nelle orecchie di tutti una volta che la luce si fu dissipata.
[T/n] si voltò, trovandosi davanti una figura celestiale, circondata da un'aura luminosa.
Tutto intorno a essa si stava dissolvendo una leggera nebbiolina, che copriva parte del kimono nero con decorazioni floreali, stretto sulla vita da una fasciatura arancione.
Alzò lo sguardo verso il volto della figura, ed i suoi occhi vennero catturati da un altro paio, castano chiaro, tendente all'oro.
Il suo viso era contratto dall'ira e dalla tristezza, quella che lei aveva disperatamente cercato negli occhi dei suoi aggressori, rovinandone i bei lineamenti.
I suoi capelli, sparati in aria, erano color pece con una ciocca bionda a dividerne l'armonia, proprio in mezzo alla chioma.
Ma, la cosa che attirò di più la sua attenzione su tale creatura divina, furono le ali che gli spuntarono dietro la schiena dopo la sua apparizione.
Erano più nere della notte, talmente ampie che avrebbero potuto avviluppare tranquillamente la sua stessa casa.
Quando le aprì, mille piume nere si sparsero nell'aria, circondando la sua figura fiera.
[T/n] ne rimase incantata.
Nemmeno nella fiabe più fantasiose aveva sentito parlare di tali creature.
"Ditemi, come osate trattare in questo modo una divinità?!"
Indicò con il braccio la ragazza prima di fare un passo avanti, verso i mercenari, che ora tremavano come foglie in autunno.
"Q-quella ragazzina, una divinità?!"
"Zitto! Non accetterò altra insolenza da parte vostra! A meno che non vogliate essere inceneriti come avete fatto con quel villaggio.."
Chi aveva osato parlare tra quel piccolo gruppo, si ritrovò a tremare ancora più forte alla vista di mille scintille dorate formarsi nella mano destra dell'uomo che era davanti a [T/n].
"E-e tu chi saresti per trattarci così?! Stiamo facendo il nostro lavo-"
Takumi, l'uomo che prima stava per porre fine alla vita della ragazza, si era alzato in piedi sotto lo sguardo sconcertato dei suoi compagni, che cercavano di farlo rinsanire almeno un poco, invano.
Ancora prima che riuscisse a finire la frase, un fulmine si scaraventò su di lui, provocando nuovamente un forte boato, seguito da un'altrettanta potente luce.
Il suo corpo carbonizzato, ed ormai senza vita, si accasciò a terra, provocando il terrore generale.
Anche [T/n] non poté fare a meno di dimostrarsi disgustata davanti a tale atto.
Riportò lo sguardo alla figura che si era posizionata davanti a lei, quasi nel tentativo di proteggerla.
"Vi avevo detto o no che non avrei accettato altra insolenza? Io sono Nishinoya Yū, la Divinità Guardiana, ed è mio compito proteggere, anche se ciò necessità uccidere. Quindi, se non volete fare la stessa fine del vostro amico, vi conviene andarvene, o sarò costretto a fare lo stesso con voi."
Quando finì di parlare, i mercenari non attesero un secondo di più e scapparono il più velocemente possibile da quella divinità.
[T/n], invece, rimase lì, ad osservare la figura dell'uomo che l'aveva salvata.
Sentì la testa appesantirsi piano piano e la vista scemare lentamente.
Vide il capo del Dio voltarsi verso di lei, ma l'unica cosa che vide prima di svenire furono i suoi occhi dilaniati dalla tristezza.

Una leggera brezza le accarezzò il viso mentre qualche raggio solare si scontrò contro le sue palpebre chiuse, penetrando nel suo sonno senza sogni, svegliandola.
Lentamente aprì gli occhi, strofinandoli con le nocche, e si stiracchiò nel piccolo futon.
Si ritrovò ad osservare il soffitto di tegole di legno scuro, la testa vuota.
Si sentiva quasi in trans, vuota, quasi stesse galleggiando, libera, ma una volta che l'abbagliante luce del sole si scontrò contro le sue palpebre, il peso dei ricordi la fece tornare con i piedi a terra.
Ricordò tutto quello che le era successo da quando quei mercenari avevano attaccato il suo villaggio, fino a quando quella strana divinità l'aveva aiutata.
Insieme a quella valanga di ricordi, però, arrivò anche l'immenso dolore che il suo cuore stava provando mentre, lentamente, si spezzava.
Sapeva che non c'erano più, e la consapevolezza di ciò la fece soffrire ancora di più.
Voleva andarsene anche lei, raggiungere i suoi cari, non stare sul mondo terreno, dove non si può far altro che soffrire atrocemente.
Era colpa di quella divinità se non era morta, colpa sua se continuava a soffrire.
Solo colpa sua.
"Hei!"
Nella sua visuale, all'improvviso comparse un minuscolo visino.
Aveva un'espressione incuriosita ed un po' accigliata in viso, quasi la stesse studiando.
Sulla testa rasata era posato un piccolo cerchietto rosso, sopra il quale, a sua volta, era attaccata una pietruzza grigia , che alla luce del sole scintillava.
I suoi piccoli occhi grigiastri la scrutavano taglienti, ma [T/n] non si sentì intimorita, come avevano fatto gli occhi degli uomini che ora avrebbero invaso i suoi incubi.
"Ti sei svegliata finalmente! Hai fatto stare in pensiero Noya-san! Noya-san! È sveglia!"
Vide la piccola figura librarsi in aria sopra il suo viso al richiamo.
Galleggiava in aria grazie ad un piccolo paio di ali nere, simili a quelle che aveva visto addosso alla divinità che l'aveva salvata.
Indosso aveva un piccolo kimono arancione, al quale delle piccole palline bianche erano attaccate.
Teneva in mano un bastone dorato, la cui forma parve alquanto strana a [T/n].
Provò ad avvicinare la mano alla creatura, ma quando vide delle bende sopra essa, si bloccò.
L'avevano medicata?
Sentì dei passi in lontananza affrettarsi verso la sua direzione e, pochi istanti dopo, il rumore di una porta scorrevole che sbatteva contro il muro si propagò nella stanza.
"È sveglia hai detto?"
Si riusciva a percepire l'affanno nella sua voce, ma [T/n] decise di non accertarsene, rimanendo così sdraiata.
"Si, ma non si alza."
L'esserino tornò a guardare in basso, verso di lei, stavolta guardandola con un filo di preoccupazione.
"Su Ryū, aiutiamola ad alzarsi."
Vide il piccoletto annuire prima che si avvicinasse a lei e le prendesse con le sue piccole mani il capo, sollevandolo faticosamente.
In contemporanea sentì due calde mani reggerla per la schiena, mettendola a sedere.
Girò il capo alla sua sinistra, trovando lo stesso viso della divinità.
La sua pelle era quasi diafana da quanto era bianca, in contrasto con le labbra rosee ed i folti capelli neri, dentro i quali una ciocca bionda risaltava.
Il sorriso che le diede le provocò un misto tra rabbia e felicità.
Non voleva essere salvata, ma inconsciamente era felice che l'uomo l'avesse fatto.
"Ben svegliata, sto aspettando da qualche giorno, sai?"
Non rispose, semplicemente continuò a guardarlo, a scrutarne ogni minimo dettaglio, fino a quando qualcosa non le colpì la testa, facendola mugugnare.
"Hei! Non lo sai che dovresti rispondere a
Noya-san? È una divinità, porta rispetto!"
Vicino al viso del moro comparve la minuscola figura del piccolo corvo, che con un piccolo broncio brandiva il suo bastone.
[T/n] si portò una mano sulla parte lesa, trovando inaspettatamente delle bende al posto dei suoi capelli.
Si tastò il viso e tutto quello che sentì fu il tessuto bianco.
Si agitò sul posto, continuando a sfregarsi le mani sul viso, nel panico, ma altre due mani trattennero le sue, portandole sul suo grembo.
"Calma, ti ho curata io. Eri piena di graffi ed avevi una brutta ustione sulla guancia e sulle mani oltre che varie ferite sulle gambe, ma ora va tutto bene, possiamo togliertele."
"Ancora non capisco Noya-san..."
Yū lasciò andare un sospiro prima di rivolgersi allo spiritello, con un sorrisetto.
"Cos'altro non capisci, Ryū?"
Tanaka gli lanciò un'occhiataccia prima di svolazzare davanti al viso bendato della ragazza.
"Perché hai deciso di salvarla? Non mi sembra abbia niente di speciale.."
"Ma come Ryū! Non te ne sei accorto? Anche lei è una divinità!"
Dopo che Yū pronunciò quelle parole, Tanaka tornò per un secondo ad osservare [T/n] prima di scoppiare a ridere a crepapelle, quasi cadendo, non riuscendo più a far muovere le ali dalle troppe risate.
"L-lei una divinità?! Ma non farmi morire Noya! È-è una semplice ragazza!"
Nishinoya rimase imbambolato alla reazione del suo piccolo amico, ma si riprese subito.
"N-non è possibile! È bella come una dea, quindi non può non esserlo!"
[T/n], che stava ascoltando tutta la conversazione dall'inizio, si trattenne dal non scoppiare a ridere proprio come lo spiritello.
Insomma, lei, una dea?
Ma perfavore!
Tanaka si asciugò le lacrime che avevano iniziato a scorrere lungo le piccole guance e, con ancora un sorrisetto in viso, guardò il Dio.
"Ti sarai sbagliato, avremmo avvertito entrambi il suo potere, e lo sai bene."
Yū lasciò andare un sospiro prima di abbassare lo sguardo sulle sue mani, ancora strette assieme a quelle della [c/c].
Quando si accorse di ciò, le guance gli si scaldarono un poco ed alzò velocemente il capo, incontrando gli scintillanti occhi [c/o] della ragazza, che non avevano smesso di guardarlo per un secondo.
Nonostante avesse ancora tutte quelle bende addosso, Yū riusciva a percepire la sua bellezza smagliante, che quella notte gli era parsa divina.
Si ricordò, però, anche come lei avesse sorriso quando il bandito le stava puntando l'arma addosso, e quell'episodio non poté non fargli corrugare le sopracciglia.
Non capiva, perché avrebbe dovuto sorridere in quella situazione così tragica?
"Ohi."
Una piccola manina venne sventolata davanti ai suoi occhi da Tanaka, che ormai spazientito, aveva addosso un'espressione a dir poco inquietante.
"Allora, le togliamo queste bende o no?"
Nishinoya annuì velocemente, iniziando poi a prendere un'estremità delle bende ed iniziare a scioglierle.
"Come ti chiami?"
Bramava di sentire la sua voce, in un modo che non si sarebbe mai aspettato.
Nemmeno quando viveva la sua vita da umano gli era capitato, e la cosa non poté far altro che incuriosirlo.
"[T/n]."
Le parole gli arrivarono fredde e taglienti all'udito, ma riuscì a percepire un pizzico di dolcezza nel profondo del suo tono glaciale.
Srotolò la parte inferiore delle bende, liberando del tutto le labbra rosee, che fecero distrarre un po' la divinità.
"Io sono Nishinoya Yū, una Divinità Guardiana."
"Si, lo avete già detto dopo aver incenerito quel bandito, me lo ricordo."
Sia lui che Tanaka rimasero sorpresi da tanta indifferenza, ma continuarono il loro lavoro.
"Come ti sei ridotta così?"
"Mi sembra che anche lei se ne sia reso conto. Il mio villaggio è stato raso al suolo da quei mercenari, ed io scappando mi sono ferita."
Nishinoya non poté fare a meno di notare che nelle sue parole ci fosse molto rancore, ma non sembrava riferito solo ai banditi.
Quando finalmente furono rimosse tutte le bende, [T/n] si sentì finalmente libera.
I capelli le ricaddero dolcemente sul viso, accarezzato dal venticello fresco lasciato entrare dalla finestra.
Si toccò le guance con le punta delle dita, sorridendo un poco non sentendo alcun tipo di dolore.
Si sentiva bene fisicamente, ma non emotivamente.
Infatti, quel sorriso, fu veloce ad andarsene.
Intanto, Yū e Ryūnosuke stavano osservando la scena con le labbra schiuse.
Entrambi erano incantati da una simile bellezza, e Ryū non poté fare a meno di biasimare l'amico per averla scambiata per una divinità.
Avrebbe potuto essere una delle ancelle della Dea Shimizu, uguagliandola in bellezza.
La osservarono per un po', entrambi ammaliati, soprattutto Yū, le cui guance diventarono sempre più rosse col passare del tempo.
Quando [T/n] tornò a guardarli, li prese talmente tanto alla sprovvista che saltarono entrambi sul posto, quasi cadendo all'indietro.
"Posso chiedere una cosa?"
La domanda colse entrambi alla sprovvista, ma dopo essersi guardati, i due annuirono.
"Perché non hai lasciato che mi uccidessero?"
Un brivido freddo salì lungo la spina dorsale della divinità.
Perché gli chiedeva questo?
Avrebbe preferito morire?
"Cosa avrei dovuto fare? Lasciarti lì?"
"Si. Così come hai fatto con tutte le altre persone del mio villaggio. Ora io non ho niente e nessuno per cui vivere, cosa ti aspetti che faccia? Preferivo morire."
L'onorifico se ne era andato già da un po', e la cosa aveva fatto solo preoccupare di più Yū.
Sentiva un peso sullo stomaco talmente pesante che avrebbe potuto bucarlo.
Anche lei ora era sola, ed era colpa sua.
Con un movimento repentino la divinità si alzò in piedi, lasciando interdetto lo spiritello.
"Noya-san..?"
Nishinoya si avvicinò alla porta già aperta, e prima di andarsene lanciò uno sguardo alla ragazza, ancora seduta.
"Resterai qui con me. Ti darò io qualcosa per cui vivere."

Dedicata a Happydaywithawaffle .
Vorreste una seconda parte?

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