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|Dork boyfriend| |Tetsurō Kuroo|

She doesn't say 'I love you'
like a normal person.

Instead, she'll laugh,
shake her head, give you a little smile,
and say... 'You're an idiot'.

If she tells you you're an idiot,
you are a lucky man.


-Ted Mosby.






Il sole brillante di una lunga giornata di primavera stava lentamente tramontando, seguito a ruota dal rosato crepuscolo, che rifletteva la sua luce dello stesso colore dei fiori di ciliegio sulle nuvole candide. Le aule scolastiche del liceo Nekoma erano ormai belle che vuote, anche le attività dei club extrascolastici erano terminate e a scuola era rimasto solo qualche insegnante, costretto alla sorveglianza.
Nella palestra però, ancora qualcuno esitava ad andarsene.
I raggi solari avevano scaldato l'intero spazio per tutta la giornata, rendendo la palestra, seppur grande e spaziosa, un forno cocente, così che l'allenamento intenso risultasse ancora più faticoso.
L'eco dello sbattere della palla a terra si spargeva ormai da ore per i dintorni vuoti, accompagnato solo dall'ansimare affaticato dell'unica persona che pareva voler restare a scuola più del dovuto.
Al centro del campo, con solo le ginocchiere nere a proteggerle le ginocchia e parte dei polpacci, pantaloncini rossi e una maglietta nera ormai grondante di sudore, una ragazza respirava affaticata con i palmi sulle ginocchia, piegata in avanti mentre la palla rimbalzava lenta, poco prima di fermarsi.
I [l/c] capelli [c/c] erano legati disordinatamente, alcune ciocche in parte attaccate alla fronte e alle guance dal sudore che la sua pelle, con quel maldetto caldo, non smetteva di secernere.
Sentiva la maglietta attaccata alla sua pelle umida, dandole brividi di disgusto, e i pantaloncini stringerle il sedere, dolorante per tutte le cadute. L'ultima volta che si era sentita così sudata era stato l'estate scorsa, ad agosto, e faceva fottutamente caldo.
Abbassò il capo, facendosi scendere qualche ciocca sul viso bagnato.
Delle goccioline di sudore le scesero per i lineamenti delle guance paonazze, arrivando al mento, da cui caddero.
Sentiva gli occhi pesanti e non riuscì a trattenersi dal chiuderli per un secondo.
Quanto le sarebbe piaciuto dormire un po', avvolta dalle sue coperte e nel suo letto comodo, sentendo i miagolii lamentosi dei gatti fuori dalla sua porta.
Quasi cadde, colpita dal sonno, e si rialzò tentennante.
Si era ripromessa di rimanere lì ad allenarsi anche fino a notte tarda se necessario, voleva dare il suo massimo, tutto quello che aveva da dare per la sua squadra, nonostante non ne fosse il capitano. Rimaneva comunque una componente fondamentale per la squadra, come tutte le altre giocatrici.
Era ormai da giorni che non si dava pace. Continuava ad allenarsi, con e senza le sue compagne; voleva migliorare ogni sua più piccola imprecisione ed estinguere ogni errore dalle sue giocate.
Voleva essere il giocatore a cui gli avversari fanno attenzione, che tengono sempre d'occhio perché semplicemente sanno quanto possa essere una minaccia per la loro vittoria.
Lavorava così tanto ogni giorno che le sarebbe sembrato il minimo venir temuta dai suoi avversari, non che la sua faccia concentrata non facesse già abbastanza paura di suo.
Le compagne non facevano una domanda quando lei restava ad allenarsi più del dovuto, sapevano quanto fosse importante per lei migliorarsi e dare il suo massimo durante una partita, non avevano quindi sprecato tempo a cercare di dissuaderla e, anzi, erano contente di poter contare su una giocatrice tanto determinata.
Con uno sbuffo si sciolse i capelli, apprestandosi a rifarsi la coda, sentendo i capelli umidi e crespi, sensazione che le fece storcere il naso ed arricciare le labbra.
Sospirò pesantemente, stiracchiandosi le braccia e le gambe mentre un pensiero non rilevante all'importante partita del giorno dopo faceva capolino.
Tristemente si era resa conto che continuando con i suoi allenamenti prolungati, non aveva più avuto tempo per altro.
Amava la pallavolo, ma ogni giorno da un mese a quella parte tornava a casa sfinita e a malapena riusciva a spogliarsi e mettersi il pigiama da quanto era stanca.
Riusciva a stento a studiare, figuriamoci uscire con gli amici.
Il campionato stava per iniziare e tutti si rendevano conto dell'importanza rilevante che quell'evento aveva per lei, nessuno infatti gliene aveva mai dato colpa, ma non riusciva a non sentirsi giù di morale quando ci pensava.
Prese un sorso d'acqua, prendendo intanto in mano il cellulare, controllando i feed generali, finché non sentì la porta scorrevole della palestra aprirsi.
Confusa, si girò con le sopracciglia corrugate, la bottiglietta d'acqua a toccarle il mento.
"Gattina, sei ancora qui?"
La voce giocosa e stuzzicante proveniva dalla figura ghignante del fidanzato della 'gattina', Tetsurō Kuroo, capitano della squadra maschile di pallavolo del Nekoma, di cui era anche il centrale, proprio come lei.
La guardava sorridente con i suoi due occhi ambrati da gatto, ancora sulla soglia della palestra.
Aveva le braccia scoperte dalla camicia, le cui maniche erano arrotolate lungo gli avambracci muscolosi, esponendone la pelle abbronzata mentre la cravatta rossa penzolava sciolta sul petto.
I folti e disordinati capelli neri gli ricadevano delicatamente sul viso, non oscurandone la bellezza dei tratti mascolini (quasi felini).
Continuava  a guardare la fidanzata, aspettando una sua qualunque reazione.
Dal canto suo, la [c/c] era stata presa completamente alla sprovvista. Non si aspettava sarebbe venuto a trovarla, tantomeno così tardi nel pomeriggio.
L'aveva aspettata? Probabile, conoscendolo, e il pensiero le scaldò il cuore.
Si tolse la bottiglietta dalle labbra, sorridendo impercettibilmente.
"E dove credevi che fossi? Sono sempre qui ultimamente. E non chiamarmi 'gattina', sai che lo detesto."
In realtà lo adorava, e lo sapevano entrambi.
Tetsurō sorrise quando la vide dargli la schiena, sopraffatta dall'imbarazzo, e le si avvicinò si soppiattò, talmente silenziosamente che sembrò avesse dei cuscinetti ai piedi.
Rimase dietro di lei, non toccandola, ma facendole percepire il suo fiato fresco sulla nuca e la sua imponente presenza dietro di lei.
Le vennero i brividi e cercò di trattenere un sorriso.
Poi, il corvino le accarezzò con le lunghe e sinuose dita la vita, avvicinandosi al suo orecchio.
"Pensavo te ne fossi già andata, e invece sei ancora qui a faticare."
Gli diede uno schiaffetto alle mani, voltandosi verso di lui con un sorrisetto, non le piaceva essere toccata in quelle condizioni, sudata e puzzolente, soprattutto dal suo fidanzato.
"E dove sta la novità?"
Vide un broncio formarsi sul viso del gatto nero mentre gli occhi si ingigantivano quasi come una supplica.
Si abbassò leggermente con le ginocchia, in modo tale da essere più basso di lei, vicino ai suoi seni.
"È proprio questo il problema!"
La sua voce lamentosa la fece indubbiamente divertire.
"Non ti vedo più se non a scuola! Come faccio senza la mia gattina? Eh?"
Lei ridacchiò vedendolo fare quella sceneggiata scherzosa, sapendo bene quanto fosse uno scherzo.
Dopotutto, anche per lui certe volte capitava la stessa situazione, se non peggio con i campi estivi.
"Come sei esagerato, Kuro."
Il corvino corrugò le sopracciglia.
"[T/n], da quando mi chiami così? Non starai mica prendendo brutte abitudini da Kenma, vero?"
Lei rise.
"E tu da quando mi chiami per nome? Di solito è sempre 'gattina' di qua, 'gattina' di la.."
"Ah! Allora vedi che ti piace! Ammettilo!"
I suoi occhi ambrati si erano illuminati di mille scintille ed un sorriso a pieni denti si era fatto strada sulle sue labbra sottili, facendo arrossire la ragazza.
"No! Non mi piace!"
"Si invece!"
"Ti ho detto di no!"
Tetsurō le sorrise beffardo, punzecchiandole la pancia con un dito, ghignando come solo lui sapeva fare mentre [T/n] aveva ancora un colorito rosato sulle guance.
"Eddai, lo sappiamo entrambi quanto ti piaccia essere chiamata così da m-Ahio!"
Le mani arrossate e doloranti della [c/c] si erano schiantate contro le guance lisce di Kuroo che, sorpreso, aveva emesso un mugolio.
Aveva le guance schiacciate e le labbra, di conseguenza, erano all'infuori come quelle di un pesce.
"Adesso basta."
"Fiffignora."
Cercò di dirlo quanto meglio poteva con la faccia ridotta in quel modo, facendo ridacchiare [T/n] che allentò la presa sul viso di lui e si abbassò verso esso, dandogli un piccolo bacio sulla punta del naso, sorridendo dolcemente poco dopo, accarezzandogli i perfettamente disordinati capelli neri.
Tetsurō, dal canto suo, rimase senza parole, annaspando aria proprio come un pesce fuor d'acqua intanto che le guance gli si arrossavano.
Poi, senza alcun preavviso, tuffò la propria faccia tra i seni abbondanti della fidanzata, attorcigliando le braccia attorno alla sua vita e le gambe attorno ai suoi polpacci, quasi ad imitare un koala.
[T/n] quasi perse l'equilibrio per lo spavento e per l'improvviso peso che si trovava addosso, cercando di trovare un appiglio per non cadere rovinosamente a terra.
"Tetsurō! Cosa stai facendo? Staccati!"
"No! Adesso tu torni a casa e stai con me!"
[T/n] cercò di staccarselo di dosso, ma sembrava arpionato con artigli affilati a lei.
"Ma cosa stai dicendo? Devo continuare l'allenamento! Domani ho partita!"
Kuroo urlò più forte avvolto e attutito dal petto di lei, stringendola come un bambino.
"Col cazzo!" Un bambino un po' maleducato.
"Tetsurō!"
"Hai lavorato abbastanza! Adesso è il momento di riposarsi tra le mie braccia!"
[T/n] incurvò la schiena con uno sbuffo, venendo sommersa dai capelli raccolti nella coda.
Doveva ammettere di essere stanca, e affaticarsi troppo prima di una partita non era di certo il massimo (più che altro l'idea di venir coccolata da Tetsurō era fin troppo allettante per essere accantonata).
Decise di arrendersi, non che avesse molta scelta comunque.
Ma lo fece con un sorriso.
"E va bene! Hai vinto tu, bambinone."
Tetsurō non sembrò convinto. Mantenne la presa su di lei, ma alzò di poco il capo dai suoi seni, guardandola di sbieco.
"Non mi fido."
La [c/c] sbuffò.
Cristo se era difficile.
"Fidati! Vengo a casa con te e staremo insieme tutta la sera, così la smetterai di rompere. Contento ora?"
Un grande sorriso fece capolino sulle labbra di Tetsurō prima che si posassero delicatamente su quelle della fidanzata e, eccitato, iniziasse a correre in giro per la palestra, iniziando a mettere a posto in fretta così da potersene andare il prima possibile.
"Io metto a posto qui, tu muoviti a cambiarti!"
La ragazza lo guardò interdetta per qualche secondo prima di scuotere la testa, esasperata da tale idiozia.
E lui, vedendola ferma, non esitò ad incitarla.
"Che cosa stai facendo lì impalata? Muoviti! E già che ci sei fatti una fottuta doccia, puzzi come una fogna!"
"Ehi, molto gentile, grazie sai!"
Entrò in spogliatoio sbattendo la porta, con un sorriso ed un sospiro di esasperazione pronto ad uscirle dalla labbra mentre scuoteva la testa e le batteva forte il cuore.
"Stupido."
Si spogliò, infilandosi sotto la doccia.
Cretino.
Si lavò via la sporcizia dal corpo, rilassandosi sotto il getto dell'acqua calda che, lentamente, le stava sciogliendo i nervi.
Intanto sentiva il trambusto provenire dalla palestra e, inevitabilmente, sorrise.
Stupido.
Finita la doccia si affrettò a rivestirsi, non percependo più nessun movimento dalla palestra, e fu svelta ad uscire, trovandosi sull'uscio Tetsurō ad aspettarla impaziente, con un bel sorriso sulle labbra.
Gli si avvicinò con le guance rosse per la doccia, sorridendo leggermente a sua volta.
Kuroo le si avvicinò, annusandola senza troppi giri di parole.
"Oh! Ora si che si ragiona!"
Ridacchiò, prendendole la mano nella sua, stringendola amorevolmente.
"Devi sentirti incredibilmente fortunata a stare con un ragazzo premuroso ed amorevole come me, sai? Non tutti hanno questa fortuna!"
[T/n] alzò gli occhi al cielo, stringendogli più forte la mano.
"Sei troppo pieno di te."
"Ma la cosa ti piace, non è vero?"
"Kuro, smettila!"
Il corvino rise forte con la sua solita risata sguaiata e per niente affascinante, facendo ridere pure lei.
Appoggiò poi la propria testa nell'incavo profumato del collo di lei, guardandola con i suoi due amorevoli occhi ambrati, languidi come quelli di un gatto in cerca di affetto e pronto a fare le fusa.
"Lo sai che ti amo, vero?"
La [c/c] sorrise dolcemente, sentendosi i brividi salirle lungo la schiena.
Annuì, allungandosi per dargli un bacio sulle labbra morbide, che venne accolto ben volentieri e ricambiato con altrettanto sentimento.
Si sorrisero a vicenda, proseguendo poi verso la strada di casa.
"Ho visto poi che ti sei fatta proprio un bel culo, gattina."
[T/n] prese a tirargli quante più sberle riuscisse a dargli, le guance e le orecchie rosse mentre quell'altro cretino se la rideva di gusto.
"Eddai, era un complimento!" Urlò quando la fidanzata iniziò ad allontanarsi da lui con le orecchie fumanti e le guance come due fragole mature.
Riuscì ad acchiapparla, stringendola forte tra le sue braccia prendendo a darle mille e più baci sulle guance gonfie d'aria.
"Mi perdoni?" Le sembrò di sentirsi dire tra i baci, a cui si aggiunse anche un leggero solletico alla vita ce la fece sorridere senza che riuscisse ad opporre resistenza.
Scosse il capo, sbuffando.
"Sei un idiota."
E Tetsurō rise con le guance rosse.
"Ti amo anche io."








Angolo Autrice:
Mi dispiace molto per la mia assenza, per un periodo avevo provato ad iniziare a lavorare, ma diciamo solo che non è finita nei migliori dei modi lol
A scuola va più che bene, quindi da ora in poi non dovrei avere problemi a tornare più o meno attiva!
Mi dispiace molto essere tornata con un'insulsità del genere, ma spero comunque che possa avervi fatto ridere, o almeno accennare un sorriso.
Per chi l'ha richiesta, se non ti dovesse piacere basta dirmelo, ci metterò mezzo secondo a cambiare o aggiungere!
Detto questo, mi spiace ancora per la mia assenza prolungata!





Dedicata a _yorutatsuki

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