|Distraction| |Yūji Terushima|
Conosco una ragazza che si chiama "Camilla"
Di solito non parla ma poi nel locale strilla
Eccome se strilla, eccome se brilla
E se ti guarda negli occhi ti fa partire la scintilla
È la più bella e da confidenza a tutti
Non se la tira affatto scherza anche coi più brutti
Lei ride spesso, le piacciono i ragazzi
Conosce poco il sesso ma di lei son tutti pazzi
Son tutti pazzi
Son tutti pazzi
-DJ Matrix feat. Matt Joe & Mad Fiftyone.
I raggi del fin troppo caldo sole di Agosto splendevano lucenti su tutte le strade del Giappone, confinando per la troppa afa chiunque sano di mente in casa. Difatti, le strade erano deserte, se non per qualche pazzoide coraggioso che, rischiando una scottatura e uno svenimento per la potenza di quei raggi, era uscito per mantenere la linea.
Non un filo di vento spostava le fronde dei grandi alberi verdi del Paese che, inermi vittime di quel caldo terrificante, non potevano far altro che stare lì, come giganti trasformati in roccia.
Gli unici rumori che facevano vibrare l'aria secca erano i pneumatici delle automobili che mangiavano veloci l'asfalto, il cinguettio delle rondini, che sembravano godersi la tranquillità di quella bella giornata, ed i condizionatori all'interno delle case, che buttavano l'aria calda all'esterno.
Dentro le abitazioni, l'afa veniva combattuta mantenendo le finestre serrate, lasciando i ventilatori accesi a tutta potenza, posizionandosi davanti ai ventilatori a pale, oppure cospargendosi di semplici cubetti di ghiaccio, mangiandone qualcuno di tanto in tanto.
Non importava con che mezzo la si combattesse, ma la battaglia andava vinta, ad ogni costo.
Un altro rumore però, si era pervaso per l'aria, improvvisamente.
In una delle case più illuminate dal potente sole, nella camera più grande del secondo piano, con la porta chiusa per non essere disturbati, dei cubetti di ghiaccio, contenuti all'interno di un bicchiere ricolmo di the fresco, si erano smossi all'impatto che il palmo di una mano ebbe con la superficie legnosa della scrivania.
"Mi stai ascoltando?"
Non ce la faceva più, era al limite della sua pazienza.
Nonostante il caldo fosse una delle più grandi cause del suo nervosismo, almeno la fresca brezza che il suo ventilatore a pale produceva le dava un po' di sollievo mentre faceva ondeggiare le ciocche ribelli dei suoi [l/c] capelli [c/c], raccolti in uno chignon disordinato.
Ma, purtroppo, il ventilatore non poteva scacciare anche la principale causa dei suoi nervi a fior di pelle.
Infatti, il ragazzo al suo fianco non si era smosso di un solo centimetro davanti al botto che la mano di lei aveva prodotto schiantandosi contro la scrivania e, anzi, sembrava alquanto divertito.
Se lei lo guardava minacciosa ed infastidita, non vedendo l'ora di levarselo dai piedi, lui continuava ad osservarla placido e tranquillo, soddisfatto ed imperturbabile davanti alla scena che gli si era parata davanti agli occhi.
Anche il suo ribelle ciuffo di capelli biondi, tagliati ad undercut, ondeggiava con il venticello proveniente da dietro di loro, mentre diverse goccioline di sudore gli percorrevano i duri e mascolini lineamenti del viso, fino ad arrivare alla sua nuca, dove i suoi capelli più scuri erano messi in evidenza, percorrendo poi il suo sinuoso collo, fino ad entrare all'interno della sua maglietta bordò.
Le corte sopracciglia bionde mettevano in risalto i suoi grandi occhi marroni, che la guardavano quasi compiaciuti della reazione che era scaturita in lei, leggermente stretti dai muscoli facciali, che si erano contratti per andare a formare un sorriso leggero sulle sue sottili labbra rosa.
Rimase ferma qualche secondo ad osservarle prima di trattenersi dal lasciar uscire dalle sue labbra un sospiro snervato e prendersi la testa tra le mani, distrutta.
Era stata una stupida, una completa idiota.
Non poteva credere di star sprecando la sua estate, i festini, i viaggi, le uscite con gli amici, le sue bevute, i giorni di completo ozio e di divertimento assicurato per,,lui!
No, ancora non voleva crederci.
Quel giorno avrebbe dovuto essere inflessibile ma, purtroppo, sapeva che, ormai, era troppo tardi.
"Mi scusi?"
Quel giorno era stata convocata d'urgenza dal coordinatore della propria classe nella sala docenti, interrompendole una delle ultime pause pranzo scolastiche prima dell'inizio dell'estate.
Era uscita dalla classe con i sudori freddi e l'ansia addosso.
Non aveva fatto nulla di male! O, perlomeno, non le sembrava..
La sua media era quella più alta della classe e una delle più elevate nell'istituto, quindi perché chiamarla con così tanta urgenza?
I dubbi iniziarono a riempirle la testa, popolandola di pensieri negativi, ma quando udì il vero motivo per cui era lì, il suo cervello ebbe un blackout.
Stava scherzando, vero?
Era uno scherzo di pessimo gusto, ma pur sempre uno scherzo..no?
Il professor Maeda la guardò stupito, ma ripeté senza problemi ciò che le aveva detto solo pochi secondi fa, incrociando le braccia al petto ed appoggiando meglio il fondoschiena alla propria scrivania, facendo ricadere qualche ciocca dei suoi folti capelli neri sulla sua fronte.
"Come ti ho appena detto, io e gli altri professori abbiamo parlato, e siamo giunti alla conclusione che la situazione del tuo compagno è troppo seria per essere lasciata al caso. Non ci fidiamo minimamente del suo metodo di studio, per questo gli serve qualcuno che gli stia perennemente dietro, aiutandolo con la preparazione degli esami di recupero estivi. Sappiamo che è una richiesta molto pesante ed impegnativa, ma sei la nostra ultima risorsa, e riponiamo tutta la nostra fiducia in te!"
La [c/c] guardò il professore incredula, aveva iniziato a sudare più di prima ed era in totale panico, ma il corvino non sembrò accorgersene o, per meglio dire, non volle prestarci attenzione.
La ragazza si indicò con l'indice, le sopracciglia aggrottate ed un cipiglio in viso mentre Maeda annuiva.
"Quindi io dovrei.."
"Fargli da tutor estivo, esatto!"
Gli occhi della ragazza si spalancarono mentre la bocca del corvino esplose in un bel sorriso radioso.
Col cazzo che lo faceva.
Non aveva intenzione di fare da balia a quel..quel..cazzo, non riusciva nemmeno a definirlo.
E per tutta l'estate poi!
No, assolutamente no, ne aveva già passate troppe per colpa sua, e non ci teneva a stargli vicina.
Tirò un sospiro e si sistemò sotto lo sguardo vigile del professore sulla sedia, sedendosi più composta mentre metteva a posto una ciocca di capelli ribelli, cercando di mantenere la calma ed un profilo basso.
"Professore, mi spiace, ma veramente, non posso.."
Il sorriso sul volto di Maeda si afflosciò, così come il suo corpo, seduto sulla scrivania.
La guardò disperato, gli occhi suplicanti.
"Per favore [T/c], se non lo aiuti verrà bocciato!"
E, in quel momento, non servirono parole a Maeda per avere una risposta, la faccia di lei diceva già tutto con quel divertente cipiglio: 'Che cosa me ne frega?'
Già, perché a lei non interessava minimamente la sua sorte, non la riguardava affatto.
Il professore sospirò, mettendosi le mani tra i capelli, strofinandosi poi il viso.
Pensava davvero che avrebbe accettato senza farsi alcun tipo di problema.
Non si aspettava di arrivare fino a quel punto, ma era costretto.
"Ti daremo dieci crediti in più."
Improvvisamente, [T/n] si fece più attenta.
Qualunque occasione per ottenere dei crediti extra era estremamente rilevante ai suoi occhi e assolutamente da non farsi scappare.
Maeda attese qualche secondo prima di riprendere parola, assumendo quel silenzio da parte sua come un invito a continuare.
Sospirò pesantemente.
"Ti daremo dieci crediti extra, ma ad una sola condizione: deve passare gli esami di riparazione. Non avrebbe senso darti i crediti se il tuo compagno non supera le prove, no?"
[T/n] continuò a rimanere in silenzio, pensierosa.
Dieci crediti erano veramente tanti se sommati a quelli ottenuti durante il primo ed ils econdo anno, e mancava ancora il terzo!
Con quei dieci crediti, poteva finalmente aspirare al cento e lode nell'esame finale!
Però, avrebbe dovuto stare insieme a lui per tutta l'estate..
Corrugò le sopracciglia, indecisa sul da farsi, ed il professore si vide costretto ad intervenire, per salvare la situazione sfuggente.
"Ti prego [T/c], sei rimasta solo tu.."
La [c/c] guardò gli occhi imploranti del suo professore e la stanchezza riflessa nelle sue iridi, sospirando ed abbassando il capo poco dopo.
"Va bene."
Inutile dire quanto si fosse poi pentita di quella sua decisione.
Yūji Terushima-suo compagno di classe e presunto rimandato-era infatti una persona particolarmente difficile da gestire, soprattutto se si trattava di studio!
Viveva nel suo mondo tra le nuvole, si distraeva per tutto, da un insetto svolazzante per la stanza, ai fiori piantati sul terrazzo della casa di lei, e più di una volta le era sembrato attento e concentrato, solo per poi scoprire che aveva dormito ad occhi aperti per tutto il tempo.
Quella situazione la stressava, e non sapeva quanto ancora sarebbe riuscita ad andare avanti.
Ma, se da una parte [T/n] non vedeva l'ora che se ne andasse da casa sua, Yūji sembrava felice e pimpante ogni volta che la andava a trovare quotidianamente per le loro ripetizioni e, anche se con rimorso, la [c/c] pensava di sapere quale fosse il motivo di tanta allegria.
"[T/n]-chan!"
Saltò sul posto, allontanandosi di scatto dalla scrivania con la sua sedia girevole, allontanando anche il biondo con una forte spinta, il cuore che le batteva a mille.
Aveva sentito la sua bassa e carezzevole voce soffiarle con il suo fiato caldo sull'orecchio, giurò di sentire le sue labbra sfiorarle il lobo dell'orecchio destro, e quando si voltò, il suo bel viso sorridente era a pochi millimetri da lei.
Si era allontanata senza esitazione mentre il ragazzo la guardava sogghignando.
Sapeva com'era fatto.
A Terushima piaceva giocare, adorava mettere in situazioni imbarazzanti amici o sconosciuti che fossero, con la sua malizia o con la sua semplice vivacità bambinesca ma, per qualche motivo, [T/n] sembrava essere il suo giocattolo preferito.
Era ormai abituata a quei suoi avvicinamenti furtivi, di tanto in tanto capitavano, ma ogni volta, il suo cuore si faceva volentieri un bel giro su delle montagne russe.
"Non chiamarmi per nome."
Corrugò le sopracciglia, rispondendo a quel sorrisino saccente con un cipiglio, tirandosi più su la manica della maglietta bianca mentre, lentamente, si avvicinava nuovamente alla propria scrivania, mantenendosi questa volta a debita distanza dalla sedia di Terushima, che la guardava incantato.
"Ma a me piace il to nome!"
[T/n] emise un sospiro esasperato, afferrando una matita dal suo astuccio ed iniziando a giocarci mentre, Terushima, si avvicinava con la punta dei piedi alla scrivania, ad una distanza tale da non essere scaraventato dall'altra parte della stanza con una spinta.
"Te l'ho già ripetuto altre volte, non mi interessa se ti piace. Non devi più chiamarmi per nome, discussione finita."
Si rimise composta sulla sedia, voltandosi verso la scrivania, mentre Terushima appoggiava il gomito destro alla gamba, ed usava la rispettiva mano per reggersi il mento, uno sguardo più cupo, annoiato negli occhi, mentre le scintille nei suoi occhi marroni, lentamente si spegnevano.
"Perché?"
La domanda era semplice, chiara e lecita, quindi perché non rispondere?
Iniziò a giocare più freneticamente con la matita tra le sue dita, quasi nervosa.
Quando si era voltata verso di lui, il suo sguardo era diventato estremamente serio, e la mancanza di quei brillanti luccichii nelle sue iridi marroni, le rendevano fin troppo cupe e serie, quasi minacciose.
Non lo aveva mai visto così serio in quelle settimane in cui gli aveva fatto ripetizione, né in classe, ma nonostante lo scetticismo e la leggera fifa nei confronti del nuovo atteggiamento del biondo, [T/n] prese un bel respiro e si mise a schiena dritta, voltando il torso completamente verso di lui, smettendo di giocare con la matita.
"Solo i miei amici e la mia famiglia possono chiamarmi per nome, e tu non fai parte di nessuna delle due categorie."
Le parole erano state scoccate potenti come una freccia, e la punta aveva colpito come il metallo, dure e laceranti, ma l'impatto era stato come colpire la roccia, quasi come se il biondo si fosse trasformato in un gigante di pietra, immune a quelle punture di zanzara.
Difatti, il ragazzo non si smosse, anzi.
Terushima non smise di guardarla per un solo istante, e così fece [T/n], quasi fosse una gara, ma mentre lo guardava, la ragazza poté vedere il cambiamento negli occhi del biondo.
Il luccichio gioviale e divertito di pochi minuti fa, e che lo aveva accompagnato per tutte quelle settimane, era del tutto svanito, ed i suoi occhi erano diventati..tristi, quasi nostalgici.
Si mise dritto anche lui, mostrando il suo possente petto, incorniciato dalle sue larga spalle, mentre la maglietta bordò gli rimaneva leggermente attaccata al torso sudaticcio, mettendo così in risalto i suoi addominali evidenti, mentre lentamente si avvicinava sempre di più a lei, la stessa espressione seria e maledettamente sensuale in viso.
Merda, le faceva sempre lo stesso effetto.
L'intera situazione e dove stava andando a parare la conversazione, non le piacevano per niente, ma [T/n] rimase comunque immobile vedendolo avvicinarsi.
Non sapeva nemmeno lei se quella fosse stata una decisione della sua mente-paralizzata, indecisa sul da farsi-, del suo cuore-in balia delle amozioni fin troppo contrastanti, o del suo corpo-troppo nervoso per fare il più semplice movimento-, ma rimase imbambolata, osservando Terushima che, lentamente, le si avvicinava sempre di più, fino ad allungare una mano verso i suoi capelli [c/c], raccolti in uno chignon, sciogliendoli, e lasciando che ricadessero scombinati.
Infilò pienamente la sua grande mano all'interno di quella massa di capelli, trovandoli incredibilmente morbidi, proprio come quella sera.
Si avvicinò al viso di lei, che continuava a rimanere immobile, e incastonò i suoi grandi occhi nei suoi, sussurrandole col suo caldo fiato sulle labbra.
"È per caso per via di quella sera..?"
[T/n] spalancò gli occhi mentre il suo cuore scalpitava e le sue viscere si contorcevano dalla rabbia.
Quello era l'argomento che più voleva evitare, e lui era l'ultima persona con la quale parlarne.
Aveva cercato di confinare quella notte nei meandri più oscuri della sua mente, nascondendola e tenendo nascosti i suoi mostri, intrappolandoli con il lucchetto più grande che fosse riuscita a trovare ma, infine, la serratura era stata rotta, proprio dall'interno.
Sentiva già la furia montare, tutti i sentimenti oppressi stavano riemergendo, e se non li fermava, sarebbe esplosa.
Terushima le si avvicinò ancora e lei trattenne il fiato vedendo le loro labbra così vicine.
Si maledisse per aver solo sfiorato l'idea di sporgersi e toccare quelle gemme preziose con le sue, avrebbe dovuto schiaffeggiarsi cazzo.
Sentì la propria fronte a contatto con quella del biondo, e lo vide sporgersi un poco, arrivando a sussurrarle sulle labbra.
[T/n] smise di respirare.
"È per via..di quei baci?"
La musica pompava forte nelle orecchie delle persone ammassate in quella discoteca, mentre le luci pirotecniche dei più svariati colori vagavano per l'enorme sala, accompagnate dai fumogeni bianchi sparati dal palco, dove il Dj si stava dando alla pazza gioia, incitato dalla folla.
Faceva un caldo da morire in quell'edificio, nulla comparato al freddo gelido che soffiava fuori in quella notte di Gennaio, impetuoso e senza pietà.
Quella serata, [T/n] era andata a ballare con il suo gruppo di amici, avvolta da quel vestito che le fasciava fin troppo bene il corpo, mettendo in risalto le sue dolci forme da diciasettenne, e che aveva attirato gli sguardi di quasi tutto l'evento, compresi i suoi.
Con i suoi modi aggraziati e le sue parole studiate, chiunque le parlasse finiva per pendere dalle sue labbra, e rimaneva inevitabilmente stupito quando la vedeva trangugiare senza pudore più di metà bottiglia di Malibu, lasciandosi affascinare ancora di più da quel suo lato del tutto inaspettato, pazzo ed eccitante.
Dopo aver bevuto qualche altro shottino, si era buttata in pista con le sue amiche, venendo osservata da chiunque posasse il proprio sguardo su di lei, rimanendo ammaliato dal suo dolce e bel viso arrossato dal caldo e dall'alcool.
Aveva continuato a ballare scatenata, muovendosi leggera, sincera e pura per la pista, cantando a squarciagola le sue canzoni preferite, fino a quando i loro occhi non si erano incontrati.
Era così sincera, che anche il suo cuore e le sue gote lo erano.
Difatti, non appena lo vide così ammaliante nella sua camicia blu, pantaloni attillati neri, il ciuffo ribelle portato indietro a forza con del gel e la cannuccia nera del drink ferma tra le sue rosee ed invitanti labbra, si sentì avvampare, ed il cuore andò a farsi un bel giro per la cassa toracica quando si rese conto che, i suoi affascinanti occhi di un marrone scuro, erano puntati su di lei, ed esclusivamente su di lei.
Non si sarebbe aspettata una simile reazione per Yūji Terushima, suo compagno di classe sin dalla prima, ma non poté non ammettere di aver sempre trovato quel ragazzo fuori dalle righe, estremamente sexy.
Senza neanche sapere come-o ricordarsi, da quanto era brilla quella sera-si era ritrovata a ballare tra le sue braccia, e dopo essersi lanciati qualche altro sguardo ed essersi scambiati qualche parola, si erano baciati una, due, tre, quattro, cinque volte, fino a perdere il fiato.
Entrambi sembravano cercare, bramare il tocco, il respiro, il profumo, le carezze, le labbra, il calore dell'altro quella notte.
Si strinsero stretti fino alla fine, continuando a cercarsi tra quei tocchi così delicati e a perdersi in quei baci appassionati.
Ma anche quella nottata giunse ad un fine, ed arrivò il momento di tornarsene a casa per [T/n] e la sua combriccola, che la aspettava impaziente all'interno del taxi mentre lei salutava con un ultimo bacio ed un sorriso gioioso e speranzoso il biondo, aspettandosi di vederlo il giorno dopo a scuola e di parlare con più calma dell'accaduto.
Ma, il giorno dopo, Terushima non le rivolse nemmeno uno sguardo, e fu così per il giorno successivo, e quello dopo ancora, fino a quando [T/n] non si arrese, sfogandosi con l'ultimo pianto liberatorio prima di chiudere a chiave quella notte tra i suoi segreti oscuri e pensare di lasciarsela alle spalle.
Non si parlarono più, nonostante lei sentisse di tanto in tanto uno sguardo perennemente puntato su di lei, ma non poté fare a meno di coltivare del rimorso per quel ragazzo tanto bello, quanto fatale, impossibile dimenticare i sussurri che le aveva teneramente lasciato sulle labbra, regalandole un sentore amaro di liquore su quelle gemme preziose.
[T/n] si sottrasse quasi istantaneamente da quel contatto bruciante, le lacrime agli occhi dalla rabbia ricordando gli avvenimenti di quella sera.
Umiliata, ecco come si sentiva.
Usata, come uno straccio, un giocattolo di cui ci si stanca subito, ma sempre sotto mano.
Lo spinse via, lontano: non voleva toccarlo.
Lo guardò con disprezzo mentre sul viso di lui compariva la consapevolezza di ciò che aveva appena fatto, e la sua pelle impallidì.
Lacrime amare avevano iniziato a percorrerle le gote rosse dalla rabbia mentre il suo corpo si rannicchiava sullo schienale della sedia, il più lontano possibile dal biondo.
"Ah, allora te lo ricordi."
Lo sputò con acidità, tutta quella racchiusa all'interno del suo corpo in quei mesi, sperando di vederlo sciogliere udendo quelle parole, taglienti come lame di coltelli.
"E dimmi, ricordi anche tutte le cose che mi hai detto?"
"Mi piaci."
"Resta qui."
"Non andare da loro, balla con me."
"Sei bellissima."
"Ti voglio."
"Fatti baciare un'altra volta."
Terushima abbassò il busto, afflosciandosi sulla sedia, mentre il suo viso distrutto rimaneva ad osservare il viso umido e contorto dalla rabbia di [T/n], il cui respiro pesante riempiva la stanza.
Non si sarebbe aspettato una simile reazione, né da [T/n], né da sé stesso.
Non pensava che il suo cuore si sarebbe frantumato così dolorosamente ricordando ciò che aveva fatto, incontrando poi le lacrime negli occhi [c/o] di lei.
Era stato quasi come se tutto ciò che lei aveva provato da quella sera, gli fosse penetrato nella cassa toracica violentemente, distruggendo le ossa rovinosamente.
Non avrebbe mai voluto farle del male, ma era stato troppo egoista per accorgersi di tutto il dolore che le stava infliggendo, e che ora attanagliava anche lui.
Ma non poteva permettersi di lasciarla andare ora, non una seconda volta, non così stupidamente.
Allungò una mano verso di lei, cercando di riavvicinarsi.
"Ti prego [T/n], ascolta-"
"No! Non c'è niente da dire! Ti sei voluto divertire un po' quella sera, illudendomi per poi ignorarmi per i mesi successivi! Fottiti!"
Gli schiaffeggiò la mano, allontanandola da sé.
La sua pazienza era ormai finita, ed il suo orgoglio ferito.
D'altro canto, Terushima si guardò il dorso della propria mano, rossa ed irritata dall'impatto ricevuto, ma non demorse.
Sapeva dal momento in cui aveva aperto bocca che gli avrebbe urlato le peggio cose contro, ed era pronto ad accettarle.
Dopotutto, se le era cercate.
Non demorse e, cautamente, le si avvicinò di nuovo, facendola appiattire di più sullo schienale della sedia.
"Ascoltami, solo per un secondo!"
"No!"
Sembrava irremovibile: non voleva che le parlasse, non voleva ascoltarlo e non voleva che la toccasse, perché sapeva che, se lo avesse fatto, mille dubbi avrebbero iniziato a farsi strada nella sua mente e nel suo cuore, fino ad affondare, così come fa una nave che ha imbarcato troppa acqua.
Ma il biondo non voleva arrendersi, doveva farle capire le sue ragioni, le sue idiote ed egoistiche ragioni, anche se significava prendersi calci, pugni e mille urla.
Poteva sopportarlo, se era lei.
Le si avvicinò ancora, ed approfittò del momento in cui la sua lunga gamba scese a toccare il pavimento, per allontanarsi da lui, e l'afferrò, tirandola verso di sé mentre quella si dimenava furiosa.
Le afferrò un polso che era corso verso il suo viso, fermandone la traiettoria, e lo alzò in aria, tenendolo stretto mentre cercava di avvicinarsi ancora di più.
Le sue ruvide e calde mani bruciavano come fuoco sulla sua pelle, e non sapeva nemmeno lei se era una sensazione che detestava, o che l'emozionava.
Iniziò a tirare calci ovunque, cercando di colpire il ragazzo per scacciarlo via, ma ogni colpo andava a vuoto.
Aveva chiuso gli occhi fermamente, non permettendosi di guardarlo così da vicino, per non cadere vittima delle sue sottili labbra rosa, e così, quando sentì qualcosa accarezzarle dolcemente la guancia bagnata, ed il suo caldo respiro sfiorarle il collo, aprì insicura le palpebre, fermando i calci e i pugni.
Davanti a lei, il bel viso di Yūji la guardava pallido, una preoccupazione profonda nel marrone scuro delle sue iridi mentre sentiva la sua mano delicata asciugarle le lacrime che ancora scendevano.
Vide i nervi del collo tesi ed il sudore sulla sua fronte notevolmente aumentato, nonostante il ventilatore dietro di loro continuasse a funzionare; notò comparire un leggero sorriso sulle sue labbra quando si rese conto che la sua protesta era cessata.
[T/n] si maledisse per essersi incantata nella sua bellezza, e maledì lui per essere così dannatamente attraente.
Rimase in silenzio, contemplando il suo viso pervaso dall'agitazione, e si perse tra i suoi lineamenti mascolini, mentre Terushima valutava se parlare o meno, spaventato di poter risvegliare la bestia ora assopita.
Ma si fece coraggio, forse era proprio quello il momento adatto.
Prese un grande respiro prima di fermare il movimento della propria mano ed abbassarle il polso, fino a quel momento rimasto per aria.
[T/n] rimase sull'attenti, pronta a reagire se si fosse azzardato a farle qualcosa.
Gli stava permettendo di toccarla, era già una concessione gigantesca a detta sua.
Yūji la guardò sicuro-o perlomeno era quello che voleva far vedere-e le accarezzò la mano, giocando con le sue dita, sorpreso dalla permissione della [c/c].
"Mi dispiace [T/n], mi spiace veramente tanto.. Tu mi piaci e io mi sono com-"
"Non osare dirlo..non dopo tutto quello che mi hai fatto passare!"
La ragazza si agitò sul posto, divincolandosi.
Come si permetteva?
L'aveva usata, e ora tornava da lei dicendole di piacergli?
No, non esisteva.
Non era uno straccio, un usa e getta.
Terushima, però, la tenne ferma, ricevendo una glaciale occhiataccia, che non lo intimorì affatto.
"Invece si che lo dico, perché è la verità! Mi piaci sul serio, anche se mi sono comportato da coglione. Ero confuso! Non ho mai avuto una relazione seria prima d'ora, e pensavo che quella notte sarebbe passata come tutte le altre ma..ma tu..Porca puttana non lo so! Forse mi piacevi già da prima, ma sono stato troppo confuso per capire cosa mi era successo quella notte e..troppo egoista per capire quanto male stavi. Ma tu..sul serio, mi piaci."
La sentì scuotere sotto di sé, e pensò si stesse ribellando un'altra volta, ma quando sentì una amara risata, il sangue gli si ghiacciò.
[T/n] alzò il capo verso di lui, affrontandolo con i suoi occhi rossi e le lacrime nuovamente presenti sulle sue guance, sfuggite dal controllo esercitato su di esse in quel periodo.
Gli sorrise, ironica.
"Quante puttanate stai sparando..Tu..tu non puoi presentarti a casa mia dopo.. Quanto? Sette mesi? Non puoi venire da me dopo sette mesi passati ad ignorarmi e tirare fuori la scusa del 'Ero confuso, sono un coglione, scusa', perché con me non attacca. Ho sofferto come tu non puoi immaginare per il tuo comportamento del cazzo, e non credo ad una singola parola di ciò che mi hai detto! Se tu avessi capito quella notte che ti piacevo, non ti saresti comportato c-"
Il timbro della sua voce si era intensificato, fino a diventare delle urla incontrollate, mentre cercava invano di muovere braccia e gambe, intrappolate dalla stretta del biondo.
Terushima stava entrando nel panico, vedeva la sua unica possibilità scivolargli lentamente dalle mani, mano a mano che le urla continuavano ad arrivare e, in un ultimo tentativo di sentire il suo calore ed il suo tocco, cercando di riconquistare quella sicurezza di poco prima, si tuffò sulle sue labbra, bloccando il flusso delle sue parole.
[T/n] spalancò gli occhi incredula.
Non pensava sarebbe arrivato a tanto, e le lacrime presero a scorrere più veloci.
Un'altra volta, era successo un'altra volta.
Tutta quell'estate passata a combattere contro la continua tentazione che erano le sue labbra, ed ora, proprio nel momento meno adatto, le loro labbra si erano finalmente unite.
Ma per [T/n] non era una bella sensazione.
Si sentiva usata per l'ennesima volta.
All'inizio si divincolò, provò a tirare qualche calcio, ma quando constatò che era del tutto inutile, si lasciò andare a quel casto e semplice contatto di labbra, fino a quando Yūji non si staccò a malincuore da lei, lasciandole finalmente abbassare vergognosamente il capo.
Terushima sentiva il suo cuore battere a mille: finalmente l'aveva baciata, aveva nuovamente il sapore delle sue labbra delicate sulla bocca, aveva di nuovo sentito il suo respiro accarezzargli il viso, ed era al settimo cielo.
Ma quando vide la sua figura farsi più piccola contro lo schienale della sedia, ritraendosi da lui, con qualche spasmo dovuto ai singhiozzi, la sua euforia calò a picco.
Ancora una volta, era stato troppo egoista, e non si era minimamente preoccupato di ascoltarla.
Sospirò sconfitto, osservando la sua figura immobile, cercando di farsi sempre più piccola, forse nell'intento di scomparire?
Yūji le si avvicinò un ultima volta, scoccandole un semplice bacio sulla guancia prima di afferrare la sua roba e dirigersi verso la porta della camera, aprendola, ma fermandosi sullo stipite, girandosi un ultima volta verso di lei.
"Mi dispiace, sono un deficiente, ma tu mi piaci..è così, e non posso cambiarlo. Mi dispiace averti fatta soffrire tanto, per questo non verrò più alle ripetizioni, ma ci terrei che venissi a vedere di persona i risultati finali, conterebbe molto per me. Voglio dimostrarti che non ho convinto Maeda ad appaiarmi con te come tutor solo per un mio tornaconto personale. Mi spiace di essere così egoista e distratto, ma mi piaci tanto, e le cose che ti ho detto alla festa, valgono ancora per me. Pensaci."
Le sue ultime parole riecheggiarono nell'anticamera del cervello della [c/c] prima di spargersi per tutta la sua testa, ignorando completamente il delicato rumore della porta che si chiudeva.
Si portò le gambe al petto, abbracciandole forte mentre un unico pensiero si distingueva vivido dagli altri, facendola piangere ancora più forte.
Ha chiesto al prof di avermi come tutor per..avermi vicino?
Il sole scottava ed un leggero vento le scompigliava i capelli [c/c], illuminati dai potenti raggi del sole di quella giornata di pochi giorni dopo l'accaduto.
Il suo cuore e la sua mente erano stati un ammasso di dubbi-come aveva previsto-e possibilità.
Aveva rimuginato tanto su quello che era successo, e non riusciva a togliersi dalla testa quel suo bacio così bisognoso.
Come gli aveva detto, non aveva creduto ad una singola parola di quello che le aveva detto, ma ci avevano pensato le sue amiche a fare delle ricerche a riguardo-allenate com'erano-scoprendo cose che le fecero saltare il cuore in gola.
Da quella sera, i suoi amici avevano confermato loro quanto fosse stato distratto-cosa non nuova-cupo e pensieroso, era rimasto spesso per le sue e non era più andato a nessuna festa, stranamente.
I suoi compagni di squadra, inoltre, si erano lasciati sfuggire quanto fosse strano non averlo più visto con una ragazza negli ultimi mesi, scherzandoci un po' su.
Acquisendo quelle informazioni, [T/n] dovette ricredersi, trovando veritiere le parole di Yūji, impossibile negare la felicità provata.
Aveva cercato di combattere contro quel sentimento, cercando di reprimerlo ancora ancora, ma era stato tutto inutile.
E nemmeno gli Dei sapevano quanto fosse stata dura ammettere che le sue labbra, il suo tocco, il suo calore, il suo profumo e le sue carezze, le erano mancate.
E, infine, presa un po' in giro dai suoi amici, aveva deciso di andare a vedere i risultati degli esami finali, mascherando il fatto con una scusa talmente idiota-"Ci vado solo per vedere se ho sprecato l'estate per niente"-che si era beccata qualche sberlotto sulla schiena.
Sapeva perfettamente si andarci perché voleva vederlo, risentire le sue mani su di sé e baciarlo ancora, ma non voleva ammetterlo.
Non si sentiva più uno straccio, usata.
Finalmente forse poteva vedere le cose da un'altra prospettiva, meno negativa, e sperare in un qualcosa con lui.
Perché si, per quanto fosse difficile ammetterlo, lei lo voleva, voleva lui e nessun altro, nonostante l'avesse fatta soffrire così tanto, alla fine si erano inferti dolore reciprocamente, porgendosi dei coltelli dalla parte tagliente, facendosi sanguinare le mani a vicenda.
E in quel momento, davanti a quei pannelli ricolmi di nomi, quello di lui le venne all'occhio istantaneamente, ed un genuino e bel sorriso le incorniciò finalmente le labbra.
Yūji Terushima, 2^anno, Classe 7: Ammesso.
Lentamente si fece spazio tra la folla, provando uno strano sollievo non vedendo la sua testa bionda.
Forse avrebbe potuto tornarsene a casa senza doverlo vedere, sana e salva!
Ma, un secondo, non era lì per vederlo?
Merda, ci stava capendo sempre meno.
La sua testa era un casino, e così lo era il suo cuore.
Uscì per miracolo dalla folla, ma nemmeno due secondi dopo, si sentì afferrare per il polso.
Si girò velocemente, e tutto ciò che vide fu il volto sorpreso di Yūji che, non appena si fu girata completamente verso di lui, esplose con un sorriso sulle labbra.
Dentro di lui, intanto, una miccia di dinamite si era accesa.
"Sei tu!"
La attirò a sé, intrappolandola nella stretta delle sue forti braccia contro il suo petto muscoloso, appoggiando la testa nell'incavo del suo collo.
[T/n] rimase sorpresa, ma si sentì avvampare quando il sorriso di lui andò a toccarle la spalla, seguito da tanti piccoli baci.
Il suo cuore batteva all'impazzata, come aveva anche solo pensato di andarsene senza incontrarlo?
Lentamente, insicura, avvolse le braccia attorno al suo torso, accarezzandogli la schiena accaldata, mentre anche il cuore di Yūji batteva veloce.
Pensava che averla vista tra la folla fosse stata un'allucinazione dovuta al caldo, ma era lì veramente, tra le sue braccia.
"Sei stato bravo."
La strinse più forte quando la sentì allontanarsi ma, infine, la lascio scostarsi dall'abbraccio.
[T/n] gli sorrise sincera, genuina, splendente mentre le sue gote si imporporavano.
Stava bene finalmente, e voleva provare, voleva provare con lui.
Yūji le accarezzò dolcemente la guancia.
"Pensavo di non farcela, mi stavo distraendo troppo."
Lei ridacchiò, si sentiva a suo agio con lui, quasi so conoscessero da tempo immemore.
Il suo cuore si era calmato, come la marea dopo la tempesta.
"Non è una novità."
Yūji le si avvicinò ancora un po', facendo scontrare le loro fronti, un bel sorriso ad incorniciargli le sue preziose gemme rosate.
"E la causa è sempre la stessa."
Lei lo guardò aggrottando le sopracciglia, curiosa e confusa.
Forse avrebbe capito cosa lo distraeva tanto durante le ripetizioni, finalmente!
Yūji rise, ed inclinò leggermente la testa di lato.
"Sei una bella distrazione per me."
Le soffiò sulla labbra, stuzzicandola e facendola arrossire, ma non la baciò.
Non voleva più essere egoista, anche lei contava, più di qualunque altra cosa, e se voleva aspettare, si sarebbe adeguato.
[T/n] vide come Yūji le guardava insistentemente le labbra, e ridacchiò, portando le braccia attorno al suo collo, e premendosi di più contro il suo corpo, inclinando poi la testa di lato, con sorpresa del biondo.
"Sei sicura?"
Lei rise alla sua insicurezza, che lo frenava da metterle le mani sui fianchi.
"Baciami e basta."
E le loro labbra si congiunsero dopo troppo tempo, riunite.
Il piercing argenteo sulla lingua di Yūji fece ridacchiare [T/n] alla sensazione che le provocava, ed il biondo rise a sua volta, su di giri.
Ritrovarono lo stesso tocco, le stesse carezze, lo stesso calore, le stesse labbra e lo stesso profumo di quella sera, compiacendosi nel constatare che niente era cambiato.
E, ora, entrambi avrebbero avuto ottime motivazioni per distrarsi, così immersi l'uno nelle braccia e nell'essenza dell'altro.
Angolo Autrice:
La revisionerò più tardi, purtroppo l'ho scritta di fretta dato che mi si era eliminata, e ho dovuto rifarla da capo.
Mi spiace, ma fatemi comunque sapere cosa ne pensate!
Dedicata ad alicebistoletti .
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