|Desires| |Kōshi Sugawara|
La calda aria estiva era combattuta dal fresco venticello serale, che in molti avevano bramato. Miliardi di stelle brillavano serene e tranquille in cielo, accompagnate di tanto in tanto dal luccichio di qualche aereo più basso, mentre uno spicchio di luna osservava la piccola cittadina sotto di lei.
Quella notte in particolare, la cittadina era ben più animata ed allegra di quanto fosse abitualmente.
Ed il motivo poteva essere solo uno: l'annuale festival estivo!
In quella piccola città della prefettura di Miyagi, il festival d'estate era di sicuro l'evento più atteso in assoluto, e si svolgeva solo per la prima settimana di luglio, fino al settimo giorno di quel mese.
C'erano belle ragazze tirate a tiro nei loro bei yukata, bancarelle ricolme di assaggi e prelibatezze, oltre che una miriade di giochi, anche se la maggior parte truccati.
E, alla fine del festival, proprio l'ultimo giorno a mezzanotte, i fuochi d'artificio scoppiavano rumorosi e colorati nel cielo, proprio sopra il bel lago che affiancava il Tempio della città.
Quel Tempio era il più visitato, soprattutto da studenti di tutte le scuole e da coppie, probabilmente per le anime a cui era stata dedicata la sua costruzione.
Orihime e Hikoboshi, due giovani così follemente innamorati da lasciare da parte i loro importanti doveri, a cui avevano adempito per tutta la loro vita, senza sosta.
Il sovrano degli Dei, nonché padre di Orihime, fu così costretto a punirli, allontanandoli l'uno dall'altro e confinando Hikoboshi da una sponda del Fiume Celeste -Via Lattea- e Orihime dall'altra, senza ponti a ricongiungerli.
Per invogliarli a continuare il loro lavoro invece che a pensarsi a vicenda, fu concesso loro di vedersi solo il settimo giorno del settimo mese, ogni anno.
Quel giorno venne chiamato Tanabata, la festa delle stelle innamorate, ed era proprio l'ultimo giorno del festival estivo.
Da tutti in città era considerato un Tempio esaudisci desideri.
I cittadini pensavano che Orihime e Hikoboshi, durante l'anno di distanza tra loro, avrebbero esaudito i loro desideri più ardentemente in attesa di rivedersi, ma c'erano altri che la pensavano diversamente.
Quella magica sera piena di stelle le strade erano colme e stracolme, quasi si faticava a camminare, e le risate risuonavano accese assieme al resto delle urla gioiose e al chiacchiericcio generale, mentre qualche predatore della notte volava leggiadro nell'aria.
E tra quella gente così allegra, due bei e grandi sorrisi splendevano diversamente, come gioielli in una vetrina.
Ridacchiavano allegri, facendo vibrare le loro gole mentre le dita delle mani erano intrecciate tra loro, ed i loro corpi non sembravano voler perdere il loro contatto.
Passeggiavano tranquilli per strada mentre seguivano le luci delle lanterne che conducevano al Tempio, circondati da quasi tutta la città, ma non sembravano essersene accorti, così assorti l'uno nell'altra.
Il ragazzo era alto e slanciato, con quei capelli colorati dai riflessi della luna, disordinati e soffici alla vista.
Il suo fisico allenato era fasciato da una camicia bianca a maniche corte, con i primi bottoni sbottonati, così che la sua candida pelle potesse prendere un po' d'aria, mentre le gambe erano parzialmente fasciate da un paio di shorts neri.
Il suo bel viso era sempre steso in un'espressione gioiosa ed allegra, mentre le guance pallide gli si arrossavano ogni qual volta i suoi grandi e dolci occhi castani andavano a posarsi sulla figura al suo fianco.
Il neo sotto l'occhio sinistro ogni tanto scompariva tra e rughe del grande sorriso che faceva, e le sue labbra rosate si arrossavano spesso dopo un bacio furtivo rubato alla compagna.
I suoi folti capelli si muovevano insieme al vento mentre il cuore palpitava a ritmo del luccichio delle stelle.
Al suo fianco invece, una ragazza si muoveva impacciata con quelle scomode scarpe di legno ai piedi, e si riteneva fortunata ad avere la mano del fidanzato a reggerla, o avrebbe già fatto un volo di un metro, cadendo rovinosamente.
Lo splendido e lungo yukata che indossava le stava a meraviglia con quelle tipiche decorazioni floreali.
Era di un buon tessuto, morbido e fresco, e le larghe maniche lasciavano passare tutto il bel venticello che quella sera tirava.
Era di un candido bianco, decorato con delle splendide rose rosse e rosate, sparse elegantemente ad adornare con i loro ricami, i loro petali e i loro gambi il pregiato tessuto, mentre una larga cintura rossa dello stesso materiale era allacciata con un bel fiocco alla sua vita, definendole le femminili forme.
I [l/c] capelli [c/c] erano stati lasciati sciolti, mentre un bel fermaglio a forma di rosa era andato a fermarle di forza le ciocche ribelli, più che altro per volere della madre.
Le ciocche [c/c] le incorniciavano il bel viso sorridente dalle gote rosate, esaltandone la bellezza mentre i raggi della luna la illuminavano.
Gli occhi [c/o] brillavano insieme alle stelle, colmi di gioia mentre le labbra decorate da un rossetto rosato si aprivano in un sorriso tutto denti e felicità.
La mano si stringeva timorosa ad ogni passo che faceva a quella del fidanzato mentre l'eccitazione piano piano continuava a salirle in gola.
"Dai, Kōshi! Dimmelo e basta, sono curiosa!"
Il ragazzo la spintonò un poco di lato, facendola ridacchiare mentre cercavano di farsi strada per arrivare all'entrata della piazza centrale.
Rise anche lui.
"Ancora? [T/n], ti ho già detto di no! Che sorpresa sarebbe sennò?"
La ragazza sbuffò, alzando gli occhi al cielo di proposito, cercando di infastidire il fidanzato, che alla reazione emise un risolino quasi esasperato.
"Muoviti, o non entriamo più."
Le strinse più forte la mano e la spinse contro di sé, riprendendo ad avanzare verso il festival ed il caos che ne conseguiva.
Le scoccò un ultimo bacio che le fece tornare il sorriso appena prima di entrare e di essere invasi dalle luci delle lanterne colorate appese in ogni dove.
Era più che certo che tutta la città fosse presente, dai più anziani della città, impegnati a bere il loro sakè e a guardare i bambini giocare, ai più giovani, così attratti da ogni tipo di bancarella, soprattutto quelle con premi, che non scappi mai l'occasione di fare colpo su qualche ragazza!
Le risate riecheggiavano in ogni dove e i due non vedevano l'ora di godersi quell'ultima serata del festival estivo insieme, divertendosi al massimo e concludendo con la sorpresa che, apparentemente, Kōshi aveva preparato per [T/n].
Si inoltrarono per il flusso centrale, invaso da mille odori e profumi fra quello dei takoyaki e dello zucchero filato dai mille colori, che fecero venire l'acquolina in bocca alla [c/c].
Capitò anche di trovare qualche bancarella tipica, come quella della cattura dei pesci rossi o delle tartarughine, e anche quelle più moderne, come alcune con delle pistole ad acqua e, arrivati vicino ad una di esse, [T/n] attirò l'attenzione di Kōshi.
"Hei, gli altri avevano detto che venivano anche stasera?"
Sugawara la guardò confuso.
Le sere precedenti lei, Kōshi ed il resto della squadra di pallavolo del Karasuno si erano sempre riuniti per godersi quelle poche sere estive che spettavano loro, divertendosi come pazzi e sgarrando qualche volta con gocci proibiti di birra dorata, ma quella sera lei ed il fidanzato avevano deciso di restare un po' per i fatti loro.
Kōshi rimase quindi interdetto dalla domanda inaspettata.
"Ehm..non lo so..? Non ho proprio chiesto a nessuno... Perché?"
[T/n] ridacchiò allegra.
Possibile che non se ne fosse accorto?
[T/n] voltò il capo, indicando con un cenno una bancarella più avanti, dalla quale provenivano forti urla entusiaste.
Kōshi si girò timoroso, e ciò che vide lo esasperò a livelli inimmaginabili.
A qualche bancarella di distanza da loro, proprio in quella con le pistole ad acqua, che servivano poi per riempire dei palloncini con l'intento di farli scoppiare, Tanaka, Nishinoya, Hinata e Kageyama si stavano scatenando, eccitati più che mai.
I due più grandi sembravano voler far vedere ai primini come quella bancarella funzionasse, dimostrando le loro skills divine, nel mentre che cercavano anche di impressionare le poche ragazze non accompagnate che passavano.
Mentre i due primini osservavano come ipnotizzati e rapiti da quelle mosse così ironicamente idiote.
I sorrisi sulle loro bocche, così entusiasti e felici, riflettevano il divertimento nei loro occhi mentre le risate di tutti e quattro rimbombavano nell'aria.
Intanto, nella bancherella prima, quella della cattura dei pesci, Yamaguchi e Tsukishima si godevano un gioco più tranquillo e rilassante, 'per i non cavernicoli', così direbbe Tsukki.
E quando il palloncino di Nishinoya scoppiò, quello si mise a saltare sulla schiena di Tanaka, prendendolo in giro per non essere stato bravo quanto lui, mentre continuava a ridere a crepapelle e Hinata lo idolatrava, implorandolo di insegnargli le sue tecniche.
Fino a quando lo sguardo del libero non cadde troppo in là, individuando la coppietta felice-Suga forse un po' meno di prima-che li stava osservando, [T/n] che ancora rideva per la reazione dell'amico.
Subito-inutile dire inaspettatamente, Noya è Noya!-il castano si mise a sventolare allegramente il braccio con un grande sorriso in volto, ancora in groppa all'amico, salutando la coppia.
"[T/n]-chan! Suga-san!"
Come una reazione a catena, tutti i membri della squadra lì presente puntarono i loro vispi occhi sulla coppia, e Suga si mise subito sull'attenti, stringendo la mano della [c/c], tenendosi pronto.
Alla loro vista tutti sorrisero e fecero per avvicinarsi a loro per un saluto, così come stava per fare [T/n].
Erano suoi amici, perché non andare a fare un saluto e magari unirsi a loro?
Ma Kōshi fu più veloce, e trascinò la fidanzata via di forza e di fretta.
L'ultima cosa che voleva era unirsi a loro!
Era stato proprio il suo ultimo pensiero.
Il suo gesto colse di sorpresa tutti i ragazzi oltre che [T/n].
Tanaka bloccò la sua marcia con Noya in spalla, mentre al libero caddero le braccia a peso morto, deluso.
Voleva solo salutarli!
E magari vantarsi con [T/n], ma che c'era di male?
Anche i primini sembrarono confusi, ma ancora di più quando Daichi, spuntato insieme ad Asahi da una bancarella di takoyaki lì di fianco, tirò uno scappellotto a Noya e a Tanaka, facendo lamentare i due ragazzi, ma il suo viso duro non permetteva lamentele.
"Lo sapete che Suga ci ha chiesto di non intrometterci per stasera! Lasciateli un po' insieme."
I due puniti misero su un broncio, iniziando a lamentarsi mentre, con meno entusiasmo, tornavano alla bancherella di prima, e Daichi ed Asahi osservavano da lontano Suga allontanarsi da loro insieme alla fidanzata.
L'oscurità della notte si era infittita e le stelle avevano preso a brillare ancora più luminose, mentre i bambini più piccoli avevano dovuto abbandonare assonnati il festival per andare a letto, trascinati dalle madri.
Lentamente le bancarelle si stavano svuotando di visitatori, e anche i proprietari piano piano stavano impacchettando la loro roba, impazienti di avviarsi insieme alla massa verso le sponde del lago per vedere le stelle finalmente attraversare il Fiume Celeste, poco prima che i fuochi d'artificio venissero liberati.
La superficie cristallina di quel lago così calmo era increspata di tanto in tanto da alcuni ragazzini che, accaldati, avevano immerso le gambe dentro l'acqua fresca, mentre la luna e le sue figlie venivano riflesse sulla sua superficie ormai scura.
Ormai tutti si erano raggruppati sulle sponde, mentre una coppietta aveva deciso di aggirarsi ancora un po' per i dintorni del Tempio.
"Kōshi, dove mi stai portando?"
Le arrivò un leggero scappellotto sulla testa e ridette.
Le piaceva infastidirlo.
Il ragazzo aveva una mano posta davanti agli occhi di [T/n], che nel mentre teneva le palpebre serrate, e con l'altra le teneva la mano, guidandola verso la sua sorpresa.
"Zitta e cammina."
La [c/c] trattenne una risatina al tono risoluto assunto dal ragazzo, e si ricompose, continuando a camminare lentamente, attenta ad ogni rumore attorno a lei.
La mano di Suga era ben stretta alla sua, ma ciò non frenava la fifa pura di cadere rovinosamente a terra.
Sentiva che tutta la gente non era più nelle vicinanza.
Il chiacchiericcio era lontano da loro, e non sembrava esserci alcun movimento attorno.
Dove la stava portando?
Le fece salire faticosamente qualche scalino, e se non ci fosse stato Kōshi a sorreggerla si sarebbe cappottata giù per le scale.
Quando fu finalmente al sicuro su un terreno stabile, [T/n] udì il tintinnare di molti fūrin alla ventata di vento arrivata.
La fece fermare togliendole la mano dagli occhi, e le disse di tenere gli occhi chiusi ancora per un po' mentre lo sentiva armeggiare con un qualcosa che sembrava carta.
"Okay, ora puoi aprire gli occhi."
Non se lo fece ripetere due volte, e in un millisecondo le sue iridi [c/o] ritornarono lucenti mentre il cuore le batteva a mille per l'eccitazione.
Davanti a lei, il portico del Tempio risplendeva più che mai di ogni colore inimmaginabile.
Centinaia di fūrin erano appesi al portico aperto di legno ed il loro tintinnio, insieme al canto delle cicale, fecero battere il cuore di lei più velocemente, immergendola in un'atmosfera a dir poco magica.
Le stelle illuminavano le anime di vetro, colorate dai più vivaci colori mentre i tubicini tintinnavano senza sosta contro le piccole cupole.
Kōshi la osservava impaziente di un responso mentre teneva stretto qualcosa dietro la schiena.
[T/n] si voltò verso il fidanzato con un enorme sorriso sulle labbra rosate e, senza alcun preavviso, con lo yukata che volteggiava per l'aria ad ogni movimento e le ciocche [c/c] che quasi le andavano in viso, corse verso Kōshi, saltandogli addosso di slancio.
Lo strinse forte a sé, mentre lui le circondava la vita con un braccio, trattenendo le altre sorprese dietro la schiena, sorridendo però ampiamente.
"Kōshi è..è bellissimo! Come hai fatto?"
Ritornò con i piedi a terra e lo guardò sbalordita ed entusiasta.
Il cuore le batteva a mille dall'eccitazione e dalla bellezza del posto, le guance erano rosse e sentiva il fiato mancarle.
Quasi non ci credeva: non aveva mai visto il Tempio così bello prima.
Le guance di Kōshi si arrossarono e sorrise imbarazzato, dondolando il peso da un piede all'altro.
"Beh, io non ho fatto niente a dire il vero.. Ho solo chiesto al proprietario se poteva farci entrare e farci restare per un po'."
Pronunciando quelle parole, Kōshi si rese conto che forse avrebbe fatto meglio a preparare qualcosa con le sue stesse mani, invece che approfittarsi del lavoro d'altri per fare bella figura, ma le sue insicurezze vennero stravolte quando sentì il tocco delicato delle mani di lei sulle sue guance bollenti, e le sue dolci labbra posarsi sulle proprie.
Fu un bacio veloce, dettato dalla spontaneità e dalla felicità, e quando [T/n] si staccò, le stelle erano dipinte nei suoi occhi ed il suo sorriso era più ampio che mai.
Kōshi, ancora confuso, si limitò a sorridere un poco, mentre le mani di lei ancora gli accarezzavano le guance morbide.
"È bellissimo lo stesso, Kōshi. Grazie mille."
Suga sorrise felice quando le labbra di lei si posarono una seconda volta sulle sue labbra.
La strinse poi a sé con la mano libera, invitandola ad andare sotto il portico, verso la ringhiera di legno che si affacciava sul lago.
Ormai era quasi ora.
Si appoggiarono al legno scuro, guardando in lontananza la folla sulle sponde del lago mentre attendevano le prime stelle cadenti.
Da lassù il lago pareva ancora più luminoso e ogni abitante era così piccolo a confronto.
Kōshi lanciò qualche occhiata furtiva alla fidanzata mentre tirava fuori da dietro la schiena gli oggetti che aveva tenuto nascosti nei suoi pantaloni per tutta la serata.
Intanto, [T/n] vedeva da lontano Nishinoya, Tanaka e Hinata quasi buttarsi all'interno del lago mentre si schizzavano giocosamente d'acqua, fino a quando Kōshi non la richiamò dolcemente.
"Hei, [T/n]."
Si voltò lentamente, e Kōshi potè guardarla con tranquillità per qualche istante.
I [l/c] capelli [c/c] volteggiavano per l'aria ribelli, così come il tessuto dello yukata, che le si era leggermente allentato, lasciando visibile la clavicola.
Il bel viso era rilassato e baciato dalla luna mentre un dolce sorriso le decorava le labbra soffici.
Era appoggiata con i gomiti sulla ringhiera e le mani le penzolavano nel vuoto, esposte al fresco.
Kōshi sentì il suo cuore accelerare e le gote scaldarsi.
[T/n] guardò ciò che Suga le stava porgendo e ne rimase alquanto sorpresa.
Una strisciolina di carta e una penna erano sul palmo della sua mano, mentre appoggiato alla ringhiera c'era un cuore di legno, con sopra la stessa carta a lei posta.
Gli rivolse uno sguardo perplesso prima che lui, con una risata imbarazzata, le spiegasse.
"Dobbiamo scrivere i nostri desideri su questi pezzi di carta e..beh poi li attacchiamo su..questo.."
Indicò il cuore di legno più imbarazzato che mai mentre [T/n] rideva sotto ai baffi.
"E poi lo mettiamo sul tabellone, insieme a tutti gli altri."
La ragazza si voltò istantaneamente, guardando il tabellone di legno a cui Kōshi si riferiva, pieno degli stessi biglietti di carta e dischetti di legno.
Sembrava strabordare.
[T/n] tornò a guardare il fidanzato sorridente, prendendo senza alcuna esitazione la penna ed il foglietto.
"Perché hai deciso di farlo proprio oggi?"
Lo chiese mentre uno ciocca di capelli le stava cadendo in viso, e Kōshi la tolse di mezzo, mentre un sorrisino le spuntava sulle labbra intanto che guardava il pezzetto di carta, pensando a cosa scrivere.
"Sai che tutti dicono che è meglio esprimere i propri desideri prima del Tanabata, perché così Orihime e Hikoboshi si impegneranno di più ad esprimerli durante l'attesa di rivedersi... Ma io non la penso così. Secondo me, se si dovessero esprimere desideri proprio durante il settimo giorno del settimo mese, invece che esaudirli controvoglia, li esaudirebbero felici, e non so..magari saranno più duraturi!"
Si voltò verso di lei con le guance rosse ed un bel sorriso, mentre una mano era andata ad infilarsi tra i suoi folti capelli argentei.
[T/n] aveva ascoltato attentamente tutto il suo discorso, e non poteva fare altro se non concordare con un dolce sorriso ed il cuore che le batteva più veloce.
Lo amava, ormai era più che certo.
Finì di scrivere il suo desiderio e chiuse il biglietto, porgendo poi la penna a Kōshi.
"Che cosa hai desiderato?"
[T/n] lo guardò divertita e con un sopracciglio inarcato mentre lui, senza alcuna esitazione, scriveva sulla carta.
"Se te lo dico non si esaudirà mai!"
Kōshi rise cristallino, piegando il foglietto e attaccandolo poi sulla fessura del cuore di legno, seguito da [T/n].
"Hai ragione."
Le sorrise, tenendo tra le mani il cuore mentre sospiri di stupore ed urla emozionate, molto probabilmente quelle dei bambini e di Nishinoya e Hinata, provenivano dalle sponde del lago, sulla cui superficie le stelle cadenti si riflettevano.
I due portarono lo sguardo verso il cielo e decine di stelle cadenti fecero la loro entrata fulminea.
Le loro code lucenti splendevano per poco nel cielo prima di scomparire e venir rimpiazzate da altre.
Finalmente Orihime e Hikoboshi si erano rincontrati, e le stelle stavano festeggiando.
I due sorrisero, e la mano di Kōshi andò ad intrecciarsi svelta con quella di [T/n], che si voltò verso il fidanzato un attimo prima che le loro labbra si scontrassero, mentre i loro desideri erano stretti sul quel bel cuore di legno.
Forse Kōshi aveva ragione.
Forse Orihime e Hikoboshi avrebbero esaudito il loro desiderio così puro e palpitante, e l'avrebbero arricchito con la loro felicità.
Ma una cosa era certa.
Quel loro desiderio, lo stesso, scritto con una calligrafia differente, con parole diverse, su fogli diversi, ma con lo stesso focoso sentimento, si esaudì.
Rimasero insieme, l'uno con l'altra, fino alla fine, ed i loro cuori rimasero legati anche dopo, uniti da quel sentimento indissolubile che è l'amore.
Nota Autrice:
Hello, come state?
Come vi è parsa questa one-shot?
Ho deciso di mettere un qualcosa di speciale all'inizio.
L'ho scritta io, e spero che vi piaccia anche se è semplicissima.
La storia di Orihime e Hikoboshi è vera, basta cercarla su internet, ma ho inventato ciò che la gente pensa sui desideri.
Spero che la shot vi sia piaciuta!
Dedicata a CreepyPirate21 .
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