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|Demons| |Tetsurō Kuroo|

Demoni.
Figure oscure, avvolte nel mistero.
Qualcosa di inquietante, che aveva spesso incusso paura, sia ai giovani, che ai più anziani.
Le loro storie sanguinose, che raggiunsero ogni angolo più remoto del mondo, insegnarono quanto potessero essere temibili, e pericolosi.
Ma ci fu un tempo, e soprattutto un luogo, durante il quale i demoni non erano i cacciatori.
No.
Loro erano le prede.
Le prede del genere umano.
Nessuno si è mai chiesto, perché alcune armi vengano esposte con tanta cura ed attenzione?
Perché i possessori ci tengano così tanto?
Perché provengano prevalentemente dall'Oriente?
E soprattutto, perché sembrano risplendere di luce propria?
Per rispondere a queste domande, è necessario scavare più a fondo nella storia del Giappone.
Ma non quella scritta sui libri di scuola.
Oh, certo che no.
Quale scuola insegnerebbe questo genere di cose?
Nessuna, ovviamente.
Queste storie sono quelle che vengono tramandate di generazione in generazione, storie vissute realmente, che hanno vita loro.
Tutto iniziò in Giappone, durante l'era Sengoku, quando venne trovato un modo per uccidere i Demoni, o ancora meglio, imprigionarli.
Prima di allora, nessun'essere umano aveva nemmeno mai provato a sfiorare una di quelle creature, troppo malvagie e crudeli per essere avvicinate.
Ma un giorno, qualcuno, riuscì ad uccidere un Demone, con una semplice spada.
Ora, per capire meglio, è necessaria un'ulteriore spiegazione.
I Demoni non sono creature evanescenti, intoccabili, ma hanno un corpo loro, molto simile a quello umano e, al contrario di quello che dicono le leggende, anche un cuore.
Come già detto, i Demoni sono estremamente simili agli esseri umani, cosa utile per attrarre prede ignare, ma differiscono per alcuni piccoli particolari.
Tutti i Demoni, sin dalla nascita, hanno delle corna ai lati della fronte.
La loro grandezza varia da Demone a Demone, ma rimane invariata negli esemplari femminili, rimanendo quindi uguali per tutta la loro vita, ovvero grandi come una nocciolina.
Queste creature, inoltre, sviluppano con l'età dei poteri, che differiscono in base al Clan al quale appartengono.
Ogni Clan, appunto, ha poteri diversi, che vanno a svilupparsi durante l'età adolescenziale del Demone, reso del tutto indifeso prima di allora.
Il potere delle donne, a differenza degli uomini, non si sviluppa così peculiarmente, ma rimane in una fase di stallo.
Debole.
Troppo, per combattere.
Così, ritornando alla vera storia, quando il primo Demone venne ucciso, non cadde a terra privo di vita, come ci si aspetterebbe, ma venne risucchiato dalla spada.
Questo perché, nonostante anche i Demoni abbiano un cuore, il loro differisce da quello umano.
Il loro cuore riconosce la sconfitta del corpo, e ne accetta la morte, ma rifiuta la scomparsa dell'anima, che viene confinata nell'oggetto che li ha uccisi, iniziando a servire qualunque essere superiore che ne determinò la scomparsa.
È così che ebbero origine le Armi Demoniache.
Queste armi speciali, oltre ad assorbire l'anima del Demone, ne ottengono anche il potere, andando a creare un'arma di incomparabile potere, bramata da tutti.
Non c'è speranza, però, che un Demone continui a vivere all'interno dell'arma dentro la quale è stato sigillato.
Ebbe così inizio la 'Caccia al Demone', come venne chiamata in quegli anni.
Finalmente scoperto il loro punto debole, tutti i più potenti Signori del Giappone iniziarono a cacciare tali creature, bramando armi più potenti, capaci di sbaragliare qualsiasi avversario.
Fu un massacro.
Si scoprì solo in battaglia che, uccidendo donne e bambini, le armi non ottenevano alcun tipo di potere, anzi, i corpi si accasciavano a terra, privi di vita.
Di conseguenza, si iniziarono a cercare i Demoni più potenti, capaci di donare un potere inimmaginabile.
E tra questi, uno era di sicuro Tetsurō Kuroo, patriarca del Clan dei Gatti.

Passi affrettati, scricchiolii di foglie ormai secche, sospiro affaticati, tossii; era questo ciò che si udiva in quella fitta foresta nera.
Due figure, correvano a perdifiato tra il fogliame, mano nella mano, con la più minuta a sbaragliare la strada, mentre la più imponente, sembrava quasi si stesse facendo trascinare, con una mano appoggiata al fianco.
La prima, una ragazza, aveva i [l/c] capelli [c/c] raccolti in una coda di cavallo, ormai quasi del tutto sciolta, il viso pallido, gli occhi spalancati dal terrore mentre qualche ciocca le ricadeva su di essi.
Indosso aveva un semplice yukata rosso, che il quel momento, strappato e sporco di sangue, le lasciava scoperta buona parte della spalla, mentre ai piedi aveva un paio di sandali di legno, che le stavano massacrando i piedi da quando quella corsa sfrenata era iniziata.
Dietro di lei, con la mano ben stretta alla sua, un'alta figura avanzava con fatica.
La sua carnagione, da abbronzata, era passata ad un pallore cadaverico, che risaltava ancora di più le gravi condizioni nelle quali si trovava.
L'intero corpo era madido di sudore, facendo così appiccicare il lungo kimono bianco e rosso, decorati da mille fiori dorati,alla sua pelle bagnata.
Si teneva una mano stretta al fianco, dal quale una macchia rossa si propagava, rovinando la pregiata stoffa del vestito, già lesionato dal colpo ricevuto.
I capelli corvini gli ricadevano sul viso, scoprendo le corna affilate e coprendo, invece, buona parte dei suoi occhi ambrati, in quel momento concentrati sulla figura davanti a lui.
Era come ipnotizzato dal movimento dei suoi capelli, che ondeggiavano passo dopo passo.
Sorrise lievemente, mostrando i canini affilati, quando gli venne un'improvvisa voglia di toccarli, accarezzarli, giocarci, affondare le sue dita affusolate in essi.
In quel momento, la ragazza si voltò verso di lui, mostrando il suo viso, che a parer dell'uomo, era meraviglioso anche se fasciato dalla preoccupazione.
Vide la fronte di lei cosparsa di goccioline di sudore, priva di corna, che scendevano piano lungo il suo viso affusolato.
Vide i suoi occhi [c/o] lucidi e rossi, mentre le labbra erano di uno scarlatto intenso, dovuto dalla forte morsa dei denti su di esse.
Si incantò nuovamente, stavolta osservando quelle labbra che tante volte si erano posate sulle sue, sul suo collo, sul suo torso nudo, sulle sue mani.
Quelle labbra che gli avevano baciato, curiose, l'intero corpo, così come le sue avevano fatto con lei.
Ricordò l'ultima volta che le incatenò in un bacio appassionato, e non poté fare a meno di ridere sotto ai baffi al ricordo della notte focosa che avevano passato.
"Tetsurō, tutto bene? Ce la fai?"
Osservò come quelle labbra che tanto amava, si muovevano per pronunciare il suo nome, quasi non sentendo la sua voce.
Annuì soprappensiero, ma si risvegliò quando sentì la stretta sulla propria mano rafforzarsi.
Passò lo sguardo dalle loro mani congiunte, al viso di lei, perso.
"Resisti, ti prego. Siamo quasi arrivati, poi potrò curarti."
Quando sentì la sua voce incrinata dal pianto imminente, Tetsurō cercò immediatamente di rassicurare la giovane donna davanti a sé, senza grande successo.
"Non preoccuparti, è solo un graffietto.. Ho sopportato di peggio."
La [c/c] lo guardò scettica prima di riportare la sua attenzione alla strada da percorrere.
Certe volte, [T/n], pensava di sentire passi dietro di loro, persino voci, e avrebbe volentieri accelerato il passo se non fosse stato per il Demone dietro di lei, che faticava persino a camminare.
In quel momento, tra i due, era lei quella che doveva mantenere la calma, e continuare imperterrita verso il loro rifugio, o non ci sarebbe stata speranza di salvarlo.
Avrebbe abbandonato ogni cosa pur di stare con lui, famiglia, amici, conoscenti.
La sua intera vita.
Non le importava più che fosse un Demone.
Aveva imparato ad amarlo per quello che era, non facendosi trascinare da tutti i pregiudizi che esistevano su quelle creature.
Creature che nessuno aveva mai provato a conoscere, o ad amare, tranne lei.
E proprio quando tutto nella sua vita sembrava filare liscio, la Caccia al Demone ebbe inizio, mettendo a rischio non solo la vita di Tetsurō, ma anche la sua.
Esalò un sospiro frustrato ai ricordi di quando era felice, con la sua famiglia da una parte, e l'amato Demone, dall'altra.
Continuarono ad avanzare a passo veloce, fino a quando davanti a loro non si parò una vecchia catapecchia, andata in malora negli anni.
Le mura erano del tutto ricoperte di muschio, mentre al tetto mancava qualche asse.
Le finestre, unica parte scoperta dal verde manto, erano luride, abbandonate a loro stesse da anni, così come la porta, semiaperta.
Con sollievo, e con un ultimo scatto, finalmente entrarono nel loro nascondiglio provvisorio, che tutto era tranne che accogliente.
Il pavimento di legno era marcio, e ad ogni passo ogni asse scricchiolava minacciosamente.
L'ambiente era del tutto spoglio, non un mobile decorava la minuscola catapecchia, rendendola così ancora più inadatta ad ospitare qualcuno, soprattutto se ferito.
Essendo, però, l'unica abitazione disabitata nel raggio di chilometri, e data la loro situazione, non c'era altro che potessero fare, se non fermarsi lì.
Fece sedere il moro a terra, assicurandosi che né sul muro, e né sul pavimento ci fossero residui di macerie che potessero ferire ulteriormente l'uomo.
Quando per sbaglio gli toccò il fianco, Tetsurō emise un grugnito di dolore, scoprendo i canini aguzzi.
"Scusa [T/n].."
Con ancora gli occhi ridotti a due fessure e la testa alzata verso il cielo, coperto dal tetto ammuffito, il moro rivolse uno sguardo di scuse alla [c/c], che gli accarezzò dolcemente la guancia.
"Non importa, però adesso ti devo bendare, quindi preparati."
Aspettò il consenso del Demone prima di avvicinare le mani al tessuto ormai zuppo di sangue del suo kimono.
Lacerò maggiormente la stoffa, in modo da poter osservare meglio la ferita.
Era un taglio, profondo, ma non fatale se curato.
Era completamente circondato di sangue, e qualche gocciolina scendeva ancora lungo il fianco muscoloso.
Arricciò il naso alla vista di tutto quel rosso cremisi, che mai avrebbe voluto vedere sul corpo dell'amante.
"Ho bisogno che tu ti scopra il torso, ce la fai?"
Il moro annuì, iniziando lentamente a sfilarsi la parte superiore del kimono, abbassandolo.
Il petto nudo e ben scolpito di Tetsurō, certamente avrebbe fatto un certo effetto alla giovane donna davanti a lui, ma questo solo in un'altra situazione.
In quel momento, [T/n] era concentrata sulla ferita che occupava una parte del fianco sinistro del moro.
Senza esitazione alcuna, la donna afferrò un lembo del suo yukata rosso, e ne strappò una striscia, lunga abbastanza da avvolgere interamente la vita del Demone.
Prima di fasciare la ferita, però, dovette ripulirla dal sangue che la circondava, con un'altra lembo di stoffa rosso.
E mentre faceva passare il tessuto sul corpo del moro, lui respirava a fatica tanto era il dolore.
Ancora non si capacitava di come fosse potuto accadere.
Fino a qualche ora prima si trovava nella sua tenda, circondata dalle altre dell'accampamento, e poco dopo si era scatenato il delirio.
Urla, sangue sparso ovunque, fuoco, e poi, loro.
Erano riusciti ad uccidere le sue sentinelle, senza che nessuno se ne accorgesse, e avevano iniziato a sterminare il suo Clan, la sua famiglia.
Erano subito entrati nella sua tenda, intenti ad ucciderlo, ma riuscirono solo a ferirlo prima che i due guerrieri che erano entrati, venissero trafitti da una affilata katana, ora distesa affianco a lui, mossa proprio da [T/n], accorsa in aiuto.
Non sapeva se qualcuno era sopravvissuto, ma di una cosa era certo, aveva abbandonato la sua gente, e di questo, si vergognava.
Una parte di lui avrebbe voluto rimanere lì, con il suo Clan, morire con loro, ma dall'altra voleva vivere.
Vivere con lei, e darle tutto l'amore che il suo cuore poteva contenere.
"Ecco fatto, ora cerca di riposare. Provo a vedere se trovo qualcosa da farti mangiare."
La [c/c] fece per alzarsi, ma una stretta al braccio glielo impedì, facendola rimanere in ginocchio.
Tetsurō la guardava implorante, la bocca socchiusa e gli occhi lucidi.
Non avrebbe sopportato di perdere anche lei.
[T/n] sorrise, prendendo la sua mano tra le proprie e rivolgendogli un dolce sorriso.
"Non temere, ho visto qualche cespuglio di mirtilli qua vicino, tornerò subito."
Cercò di sfilarsi dalla presa del Demone, ma la sua forte mano, sebbene indebolita, non sembrava volerla lasciare andare.
Con un sospiro, la [c/c] gli si avvicinò, stringendo la sua mano.
"Tetsurō, ne hai bisogno. Hai perso troppo sangue, e di questo passo potresti..non farcela. Ti prego, lasciamelo fare, per te."
Gli occhi lucidi del moro lasciarono trapelare dell'insicurezza, che [T/n] usò a suo favore.
"E poi, quante volte sono sgattaiolata fuori dal villaggio, senza che nessuno mi vedesse, per raggiungerti?"
Tetsurō accennò un sorriso alla cocciutaggine dell'amante.
"Sei sempre la solita."
Lasciò andare la presa con un sospiro esasperato, mentre la donna gli si avvicinò velocemente, rubandogli un bacio a stampo sulle labbra, seguito da un sorriso tirato.
"Torno subito."
"Se succede qualcosa, dì il mio nome, ti porterò qui."
Tetsurō la vide uscire dalla porta, quasi del tutto staccata dai cardini, che a malapena la reggevano, e lanciargli uno sguardo prima di socchiuderla.
Una volta fuori, la [c/c] si affrettò a percorrere la stessa strada che avevano fatto poco prima, durante la quale attraversata era riuscita ad avvistare qualche cespuglio, pieno di quelle bacche violacee.
Stette attenta a non provocare il minimo rumore, e tenne le orecchie tese, con i nervi a fior di pelle.
Lo stavano ancora cercando, ne era certa.
Tetsurō era uno dei patriarca più potenti del Giappone, chi si sarebbe fatto scappare una preda così prelibata, soprattutto se ferita?
Ed in quel momento, il suo unico pensiero era quello di salvarlo.
Oramai aveva abbandonato la sua vecchia vita, ed era pronta a costruirne una nuova, con lui.
Demone, o non Demone, lei lo amava.
Quando, però, riuscì a ritrovare i cespugli di mirtilli, il sangue le si gelò nelle vene.
Davanti a lei, di spalle, due uomini, con i vestiti ricoperti di sangue, tanto quanto le spade che portavano al fianco, stavano rovistando tra il fogliame, confabulando, nel mentre, tra loro.
[T/n] cominciò a sudare freddo.
Sapeva che li stavano cercando, ma come avevano fatto a trovarli così in fretta?
Tetsurō, unico Demone del Clan capace di utilizzare tale potere, era riuscito a trasportarli quanto più lontano le sue forze gli permettessero, ma a quanto pare non era stato abbastanza.
Ormai non c'era più tempo per raccogliere le bacche, doveva scappare, o non ci sarebbe stata alcuna speranza.
Senza guardarsi alle spalle, mantenendo così lo sguardo verso i due uomini, la donna indietreggiò lentamente, attenta a non provocare il minimo rumore.
La sua attenzione, purtroppo, non fu abbastanza, e quando calpestò per errore un ramo ormai secco, il suono echeggiò prepotentemente nelle orecchie della [c/c], così come in quelle dei due uomini, che senza esitazioni si girarono.
Quando i loro occhi vogliosi di battaglia e sangue incontrarono quelli spaventati della donna, non poté fare a meno di iniziare a correre, inseguita dal rumore di passi pesanti sul terreno.
"Tetsurō!"
Urlò il suo nome senza esitazione.
Sapeva di aver rivelato la direzione verso la quale si trovava il loro nascondiglio, ma non aveva potuto fare altrimenti.
Appena l'ultima lettera del suo nome venne pronunciata, delle particelle bianche iniziarono a comparire attorno al corpo di lei, ancora impegnato nella corsa, per poi avvolgerla completamente, sprigionando una luce immensa prima farla scomparire nel nulla, lasciando i guerrieri shockati, anche se per poco.
"Che succede?"
La voce del Demone le accarezzò le orecchie quando le candide particelle si dissolsero, facendola comparire nuovamente nella vecchia catapecchia.
"Dobbiamo andare."
Ancora con il fiatone, [T/n] afferrò la katana da terra, appena prima di farsi passare il muscoloso braccio di lui sopra le spalle.
"Sono qui, mi hanno vista, non sono riuscita ad evitarlo. Dobbiamo andare, Tetsurō."
La sua voce era ricolma di ansia, puro panico, il contrario di quella del moro.
"[T/n], basta."
A quelle parole, il cuore delle donna si fermò.
Alzò lo sguardo verso le gemme ambrate del Demone, che la guardava con gli occhi lucidi.
"Cosa vorresti dire?"
"Ho usato tutte le mie forze per portati qui, ormai non ho speranze. Voglio che tu scappi, capito? Voglio saperti al sicuro."
"Come puoi dirmi questo?"
Le lacrime avevano iniziato a bagnare il dolce viso di lei, incrinandone la bellezza.
Dopo tutto quello che avevano passato, quello che avevano affrontato e superato insieme, lui voleva farsi ammazzare?
"Come puoi anche solo pensare che io faccia una cosa del genere? Mi avevi promesso che saremmo stati sempre insieme! E-e adesso tu mi dici di scappare? Per-"
"Perché ti amo! Ecco perché! Lo sai anche tu che ormai per me è finita! Non sai quanto rimpianga il fatto di non poter avere un futuro con te! Ma se proprio deve finire, ti voglio al sicuro, viva. Se qualcuno deve morire, lascia che sia io.."
Con le lacrime che scorrevano veloci sul viso pallido, Tetsurō appoggiò la fronte contro quella dell'amante, anche lei in lacrime, mentre in lontananza le urla riecheggiavano nella foresta.
"Ti prego, Tetsurō.. Ti amo.. Non puoi lasciarmi.."
[T/n] portò una mano al viso di lui, accarezzandolo quanto più dolcemente possibile, mentre la consapevolezza della fine, la torturava.
"Non mi lasciare.."
Con un singhiozzo, Tetsurō unì le loro labbra, sapendo che quella sarebbe stata la loro ultima occasione di assaporarsi, di sentire il sapore dell'altro.
L'amava.
L'amava così tanto, che morire per lei sarebbe stata solo una minima parte per dimostrare il suo amore.
Ma se proprio doveva morire, voleva mantenere quella promessa.
Quella che si fecero una calda notte, sulla riva di un lago, circondati da piccole lucciole, e protetti dalla vegetazione.

"Tetsurō?"
"Si?"
"Mi prometti che resteremo sempre insieme?"
"Si, te lo prometto. Sempre."

E con quelle parole che gli riscaldavano il cuore, Tetsurō prese la mano di [T/n], quella che stringeva la katana, e la spinse violentemente contro il suo petto, un sorriso in volto.
Il fiato era fermo nei polmoni, un dolore mai provato prima aveva iniziato ad espandersi in tutto il suo corpo, che sentiva mano a mano più leggero, ma la sofferenza più grande, la provò quando vide il volto della donna che amava, distrutto.
"Tetsurō.."
Le urla ormai vicine alla catapecchia quasi sovrastarono il sussurro che uscì dalle labbra rosate della [c/c], il quale respiro sembrava essersi estinto.
Sentiva qualcosa scorrerle lungo il braccio, a partire dalla mano, ancora stretta all'impugnatura, ma non osava guardare.
I suoi occhi erano puntati sul volto sorridente del Demone, che ormai senza forze, continuava a guardarla.
Fremette quando le poggiò una delle sue grandi mani sulla guancia.
Continuò ad osservarla, negli occhi un'amore indescrivibile, tanto quanto la tristezza.
Appoggiò un'ultima volta la fronte su quella di lei, mentre si sentiva andare, e i passi ora erano sempre più vicini.
"Per favore, non incolparti. È stato il mio volere, ma voglio che tu faccia un'ultima cosa. Cerca Kenma e gli altri, stai con loro, e se non li trovi chiama i Gufi, loro ti aiuteranno. Ma ti prego, combatti, graffia, mordi, fai di tutto per sopravvivere. Io sarò sempre al tuo fianco. Ti amo, ti prego, non te lo scordare mai."
E una volta che finì di parlare, sentì il suo corpo venir trascinato verso la katana, fino a che non venne del tutto risucchiato, con il viso dell'unica donna che avesse mai amato a riempirgli i pensieri.
La spada fremette una volta che l'intero corpo venne assorbito, illuminandosi nel mentre di una luce rossastra, che fece riscaldare pericolosamente l'intera arma.
Ma ormai, a [T/n] non importava più.
Il suo Tetsurō non c'era, se ne era andato.
Per sempre.
"Tetsurō.."
Prese tra le mani l'arma, che una volta a contatto con la delicata pelle della donna, smise di scottare, diventando gelida, quasi come se non volesse ferirla.
"Tetsurō.. Ti amo, ti amo così tanto... Perché mi hai lasciato.."
Si accasciò sul pavimento, la katana ancora stretta tra le mani, mentre un dolore lancinante cominciava ad invaderle il corpo.
"TETSURŌ!"
L'urlo, così straziante e ricolmo di angoscia, venne accompagnato dal rumore della porta, buttata giù con un semplice calcio.
Dietro essa, non solo erano presenti gli stessi uomini che prima l'avevano vista, ma tutti quelli che avevano attaccato l'accampamento.
Tutto quello che si ritrovarono davanti, però, non fu il potente Demone Tetsurō Kuroo, patriarca del Clan dei Gatti, ma la donna che lo aveva salvato quella stessa sera, accasciata a terra.
La guardarono sorpresi, ma una volta che videro la lama della katana risplendere di una luce rossastra, il cuore di tutti guerrieri perse un battito.
Quando poi, lentamente, la [c/c] si alzò da terra, la spada stretta tra le mani, ed uno strano vento che le scompigliava i capelli, quelli indietreggiarono.
"Non ve ne andrete così facilmente.."
[T/n] alzò il viso, mostrando le sue guance bagnate, gli occhi rossi dal pianto, e pieni di rancore, mentre i capelli si muovevano incontrollabili insieme al vento che si era alzato, ed una nuova forza le nasceva dentro, scaturita dalla spada, e trasmessa a lei.
La forza di combattere, anche senza di lui.
"È colpa vostra se tutto questo è successo.. Lo avete portato ad uccidersi.. E questo, non posso perdonarvelo..."
Delle fiamme avvolsero improvvisamente il corpo della donna, propagandosi poi per tutto l'ambiente, mentre le urla spaventate degli uomini riecheggiavano nella foresta.
Le fiamme avvolsero anche la spada, che spietata, non lasciava speranza a nessuno che incontrasse la sua lama.
E nonostante in quel momento la rabbia sovrastasse ogni altro sentimento, [T/n] sorrise, perché sapeva, che il suo Tetsurō, dopotutto, aveva mantenuto la sua promessa.

Dedicata a Happydaywithawaffle .
Buon Natale e Buon Anno Nuovo!
Anche se in ritardo.. :3

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