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|A deal with the Devil| |Tetsurō Kuroo|

Attenzione! In questa one-shot, anche se veramente pochi, sono presenti riferimenti a morte e sangue.





To express his love to you
required him to win a war,
conquer his fear,
disarm his mind of doubts,
and drive his heart to surrender.

-Pierre Jeanty.





Il periodo Sengoku.
Un Era devastante per il Giappone, diviso in piccoli feudi.
Venne lacerato dalle lotte interne, macchiato dal sangue di milioni di combattenti, di innocenti e di colpevoli.
Ma gli umani non furono gli unici a combattere.
Alcuni-i più furbi, i più coraggiosi, chi più bramava la vittoria, o detto semplicemente, i più stupidi-cercarono un aiuto esterno.
Un aiuto non umano.
Ai tempi-ne avevamo già parlato, forse?-oltre all'essere umano, un'altra specie dominava sulla Terra.
Leggende?
Miti?
Storie per spaventare i bambini?
Oh, non vorrete farmi credere di essere così ingenui, non è vero?
E se, al contrario, non avete idea di dove queste parole vogliano andare a parare, allora vi invito ad ascoltare attentamente.
Lo farete, miei cari?
Forse, ora tutto vi parrà meno offuscato.
Ciò che avete sempre ritenuto frutto di una potente immaginazione, forse anche merito di allucinazioni; è tutto vero.
Forse si aggirano ancora per la Terra, prosciugati dei loro poteri, ma ancora capaci di far sentire il loro alito freddo sul collo, facendo scendere i brividi lungo la schiena.
Guardano, ben attenti ad ogni mossa che facciamo, pronti ad attaccare alla prima porta lasciata socchiusa.
Perché credete che esistano queste 'leggende metropolitane'?
Perché pensate che le masse cerchino di insabbiare ogni cosa?
Facendo passare il tutto per futili baggianate?
Semplicemente, perché è tutto vero.
Tutto è nascosto, tutto è stato lasciato sotto un sottile strato di polvere, sperando che nessuno scopra niente.
Fino a quando, qualcuno-forse per caso, per un incredibile colpo di fortuna, o sfortuna, dipende dai punti di vista, o dopo anni di ricerche-non passerà il dito sopra quel sottile strato, e lo toglierà.
È così che il caos si scatenerà.
È per questo che, ogni cosa collegata a loro, venne seppellita a fondo, con la speranza che nessuno ne riesumasse il corpo.
È pericoloso.
Estremamente pericoloso.
Ma il genere umano è fin troppo curioso, intraprendente, e così stupido.
Non capiscono quanto devastante è stata la loro presenza nei loro giorni d'oro.
Non capiscono quanto i loro predecessori, nascondendo tali prove, volessero proteggere le generazioni che sarebbero venute dopo di loro.
Ma, a quanto pare, il cervello umano da quei tempi è diminuito di qualità, fino a diventare quasi spazzatura.
Le generazioni che gli avi cercarono di proteggere con così tanto impegno, hanno finito per voltare loro le spalle, e di voltarle al bene del mondo.
Ormai è di dominio pubblico, il genere umano è stupido.
Fin troppo.
Allora, miei cari, avete capito di chi si sta parlando?
No?
Allora devo presupporre che le voci sulla vostra specie siano vere.
Oh, vi siete offesi?
Su tesori, non fate così.
Volete udire la storia, dico bene?
Volete nutrire quella curiosità che vi sta lacerando quelle piccole menti, dico bene?
Non vedete l'ora di sfamarla, lo vedo.
Lo sento.
Ebbene: questa specie non umana, che ha permesso al genere umano di usufruire del loro prezioso aiuto, temuta ieri come oggi, superiore di più di un gradino all'uomo, e di cui solo alcuni ancora ricordano i dettagli, è la specie dei Demoni.
Non era poi così difficile da capire, no?
Ma voi, seriamente credete che una specie d'élite come la loro, avrebbe permesso a voi, semplici, stupidi e deboli esseri umani, di usufruire dei loro poteri, senza prendersi niente in cambio?
Un tempo, gli esseri umani erano in grado di stringere un accordo con i Demoni solo grazie ai sacerdoti, usati come intermediari, che però accordavano con i loro futuri alleati di restituire il favore, dando qualcosa in cambio, qualcosa che al momento del patto, nessuno Demone precisava mai.
Creature scaltre come una volpe, i Demoni.
È così che un patto col Demonio veniva stretto.
Ovviamente, solo un particolare tipo di Demone poteva usufruire di questo servizio completamente equo.
All'apparenza possono sembrare uguali agli altri, ma il loro cervello è puntato ad un unico scopo, non possiedono morale, capacità di controllo, e né tantomeno emozioni.
Sono spietati, e le loro abilità maligne ne confermano la natura.
Alcuni di loro erano in grado di appropriarsi delle anime appena liberate dal loro corpo, prendendone forma e modellandola a loro piacimento, altre si impossessavano direttamente degli umani ancora vivi, mentre altri ancora preferivano agire in incognito nella loro nuvoletta di fumo nero.
Ma prima di lasciarci, è necessario che sappiate un'ultima cosa.
Questo tipo di Demoni, anche detti i Possessori, oppure i Manipolatori, hanno diversi poteri, e possono cambiare dal rango del Demone in questione, ma il loro obiettivo è sempre uno.
Uccidere.
Sentire l'odore acre del sangue caldo sui loro artigli.
Ed essendo la specie astuta e maliziosa che sono sempre stati, non vi sorprendiate troppo se, dopo un accordo, vi inganneranno, ottenendo infine ciò che vogliono.
In un modo, o nell'altro.
Bene, ma adesso torniamo indietro nel tempo.
Proprio nel periodo Sengoku.
In una specifica area del Giappone.
In una Terra precisa.
In un Impero preciso.
In uno specifico Tempio di una specifica dinastia.
E da uno specifico Imperatore dagli occhi ambrati.
E ricordate, di tutte quelle leggende, di tutti quei segreti insabbiati, di tutte queste futili ed inutili informazioni, nessuno vi ha mai detto niente.
Dopotutto, ogni cosa sarebbe dovuta rimanere un segreto, e non vogliamo che altri ne vengano a conoscenza.
Non è vero, tesori miei?


Quella notte, il vento soffiava forte tra le fronde degli alberi, infilandosi nelle più piccole fessure del legno del Tempio Imperiale, mentre spingeva le scure nuvole a coprire la grande lune e le più piccole stelle.
Nel buio della notte i gufi e le civette volavano per l'aria, alla costante ricerca di prede mentre il loro cupo canto vibrava nel silenzio che aleggiava.
Gli abitanti del Tempio erano ormai da ore assopiti, che fossero servitù o combattenti a servizio dell'Imperatore, e nessun suono sembrava varcare le pareti legnose di quel luogo sacro.
Il sonno procedeva tranquillo, pacifico e senza sogni, mentre alcuni rabbrividivano a contatto con gli spifferi del vento.
Dormivano, ignari della presenza che aleggiava in quel Tempio da chissà quanto tempo, che li guardava con occhi maligni e divertiti, ed ignari di ciò che il futuro avrebbe riservato loro.
Quella notte, senza che nessuno li sentisse, dei felpati passi attraversarono il Tempio, fino ad accedere ad una zona divenuta privata da poco, e dentro alla quale i soli a poter entrare erano il Sacerdote privato dell'Imperatore, e l'Imperatore stesso.
Certe volte dei sussurri lasciavano le labbra delle due figure oscure che si stavano aggirando per i lunghi e stretti corridoi, ma nessuno degli abitanti sembrava accorgersene, così immersi nel loro riposante sonno.
"Ne sei sicuro?"
La figura più bassa, che sembrava avere un cappuccio sulla testa, si rivolse alla più alta, la voce simile al soffio del vento, quasi tremante, mentre continuavano a camminare verso le stanze private.
La seconda figura, più alta e possente, continuò a camminare senza voltarsi mai indietro, sembrava sicuro, ma il tremolio delle sue dita suggeriva il contrario.
Così immersi nel buio, il più basso non fu capace di vedere l'espressione del compagno.
"È la nostra ultima speranza."
La sua voce, al contrario, era cupa, quasi roca, ed era uscita dalla gola decisa.
Iniziarono ad accelerare, come se sentissero una presenza dietro di loro.
Li stava osservando.
Li stava ascoltando, e lo aveva fatto per tutto il tempo in cui aveva alloggiato in quel Tempio.
Il più basso quasi si ritrovò a correre dietro l'altro, intralciato dal lungo bastone che sembrava tenere tra le mani.
"Ci potrà essere un'altra soluzione..non è necessar-"
"È inutile mentire a noi stessi, Kenma. Sai perfettamente che, senza di lei, siamo spacciati. E no, non c'è una soluzione alternativa."
Senza guardarlo in viso, il più grande aveva continuato a camminare a passo spedito, interrompendo il tentativo dell'amico di arrampicarsi sugli specchi.
Avevano poi rallentato all'entrata di un corridoio, permettendo al più basso di riprendere un poco di fiato mentre si fermavano.
Lì, in quel corridoio buio, all'interno di una di quelle stanze private, sapevano ci fosse lei.
E li stava aspettando trepidante.
Era tutto così silenzioso, e la presenza che poco prima sentivano alitare sui loro colli, era scomparsa, come per magia.
Il canto dei predatori notturni si era zittito, ed il silenzio più totale era sceso in quell'area.
Sembrava quasi che il Tempio si fosse svuotato, e ad abitarlo erano rimaste solo quelle due figure.
O forse tre?
Rimasero fermi davanti a quel corridoio per svariati minuti, osservando il freddo pavimento di legno, il buio più scuro ad avvolgere loro, e quelle porte.
Non sembrava esserci nulla di pericoloso oltre esse, ma entrambi sapevano perfettamente quanto quella prima impressione fosse errata.
Kenma guardò per un ultima volta il più alto, al suo fianco, che era come ipnotizzato dalla porta in fondo al corridoio, per poi portare anche lui la sua attenzione ad essa, il cuore pesante e l'ansia a martellare nel petto.
"Quindi..ne sei sicuro?"
Il suo compagno sospirò, non distogliendo lo sguardo.
Le mani gli sudavano ed il respiro faticava ad arrivare ai polmoni.
"No, affatto. Ma è necessario."
"Sai bene a che cosa andremo in contro.. Sei pronto ad affrontare le conseguenze?"
Il silenzio li avvolse nuovamente, e sembrò che pure le pareti fossero interessate alla risposta del più alto.
Un secondo sospiro gli uscì di bocca.
"Si. Se è per il bene della mia gente, allora si."
Il cuore di entrambi aveva iniziato a battere più forte.
A breve avrebbero dovuto attraversare quel corridoio che li stava aspettando paziente.
Il più alto prese un grande respiro prima di accennare il primo passo, mentre l'altro sussurrava sconfitto ed affranto, pronto ad eseguire gli ordini che stavano per essere esorditi.
"Sei così stupido per essere il nostro Imperatore."
"Kenma, fai luce."
Kenma, poco prima che il piede del più alto toccasse terra, sporse il lungo e contorto bastone nel buio, che si illuminò sulla punta arricciolata, e li avvolse per la prima volta quella notte con la propria luce.
E come una barriera, la luce li proteggeva dall'oscurità.
Quando poi, il piede dell'imperatore toccò il pavimento del corridoio privato, un minaccioso accumulo di fumo guizzò verso la sua caviglia, finendo per scontrarsi contro la barriera e ritirandosi così verso la porta alla fine del corridoio.
E finalmente, le loro figure vennero illuminate.
Kenma, il più basso, si rivelò essere un Sacerdote dalla tipologia di abiti indossati: una lunga tunica bianca, con decori dorati e cremisi, ed un talismano appeso al collo.
Da sotto il cappuccio, il viso pallido e sudaticcio del Sacerdote si fece più chiaro.
Era piccolo e dall'espressione impaurita, quasi del tutto coperta dai suoi lunghi capelli biondi, che però lasciavano scoperti gli occhi impauriti che, con l'improvviso avvento della luce, avevano ristretto la pupilla, lasciando che il colore oro delle sue iridi dominasse.
Al suo fianco, anche la figura dell'Imperatore era stata finalmente rivelata.
Era un uomo alto, ben piazzato, le spalle larghe ed il petto possente coperto da un kimono rosso cremisi, che gli arrivava a coprire fino alle caviglie.
Il viso abbronzato era scarno, sotto gli occhi infossati, due profonde occhiaie stanziavano.
I lucenti capelli neri erano più disordinati di quanto lo fossero mai stati, ed andavano a coprire quasi entrambi gli occhi del colore dell'ambra, arrossati.
Sembrava stanco e..distrutto dall'interno.
Da sotto la porta e da ogni più minima fessura, non appena i due avevano iniziato ad avventurarsi in quel corridoio, un fumo nero come la pece e dalle sfumature violacee e verdognole, aveva iniziato ad invadere tutta l'area, fermandosi però ai limiti di quel corridoio.
Un odore di morte aveva presto iniziato a farsi spazio nella loro narici mentre, con il bastone teso e la barriera a proteggerli, i due continuavano ad avanzare.
Qualche volta il fumo prendeva forma, ed una mano iniziava a battere contro la barriera mentre un viso martoriato usciva urlante dal buio.
Certe volte sembrava di vedere sul pavimento chiazze di sangue fresco, con annesso qualche arto staccato brutalmente dal corpo, e Kenma in quei momenti serrava gli occhi, sforzandosi di non rigettare la cena.
Continuarono a proseguire nel buio, sentendo di tanto in tanto sussurri, urla straziate ed una risatina familiare, mentre un pianto disperato di un bambino si univa alla massa.
Finalmente, dopo aver attraversato il corridoio, che sembrava essersi allungato durante il loro passaggio, arrivarono davanti a quella porta, dalla quale il fumo continuava ad uscire senza sosta.
Kenma rimase in attesa di un qualunque ordine, le gambe tremanti ed il sudore freddo che gli scendeva per il collo, mentre l'Imperatore, al suo fianco, aveva occhi solo per la porta davanti a loro.
Continuava a prendere diversi profondi respiri, ma nulla sembrava calmarlo, nonostante la sua perenne espressione stoica.
Il cuore gli martellava nel petto.
Non poteva credere che fosse lei, e avrebbe tanto voluto convincersi del contrario, ma era inutile vivere in una bolla di sapone, e l'Imperatore lo sapeva bene.
Si fece forza, ed ordinò a Kenma di aprire la porta.
Quando la porta si aprì davanti ai due, senza che nessuno di loro avesse mosso un dito, vennero travolti da quel corposo fumo, e Kenma dovette aumentare l'intensità della luce per non farlo penetrare.
Dovettero aspettare qualche secondo prima che il fumo si diradasse e permettesse loro di vedere l'interno della stanza.
Era una camera normale, ma completamente rimodellata da quella nebbia violacea.
Il futon si era trasformato in un letto a baldacchino color pece, e le pareti del bel colore del legno erano diventate come nuvole cariche di pioggia, così come il pavimento.
Non era possibile riconoscere altri elementi dell'arredamento, così immersi nel buio e coperti da quella foschia scura, ma c'era una candela accesa sopra al letto.
L'unica pecca di quella candela era la fiammella: rossa cremisi, ed incredibilmente lucente, così tanto che l'intera stanza sembrava essere ridipinta dello stesso colore del sangue fresco.
Ma c'era qualcosa che non quadrava.
Non c'era nessuno ma..si sentivano osservati.
E Kenma non poteva negare di sentire una presenza guardarli senza ritegno.
Anche se con riluttanza, i due avanzarono continuando a guardarsi attorno.
Non c'erano dubbi, li stava osservando, ma non aveva intenzione di fare il primo passo.
Dopotutto, erano loro a necessitare così tanto il suo aiuto, no?
Si fermarono al centro della stanza, in attesa di qualche segno, ma l'unica cosa che ancora sentivano erano le urla ed i pianti del fumo.
L'Imperatore si voltò verso il Sacerdote, incitandolo ad iniziare, e quello, guardandolo male, come costretto, sbuffò.
Tese ancora di più il bastone, e fece battere la base posteriore contro il pavimento per tre volte, facendo tremare le pareti che, pochi istanti dopo, si liberarono in parte della nebbia per lasciare posto a delle scritte che, per l'Imperatore, erano sconosciute.
Continuarono a brillare ancora per qualche instante prima che il fumo, più denso di prima, iniziasse a ricoprire nuovamente le pareti, estinguendo le scritte, e la presenza cominciasse a farsi sempre più forte.
Rimasero in attesa per poco prima che una voce si diffondesse allegra e scherzosa per la camera, producendo un eco fastidioso.
"Dolce Kenma, mio Sacerdote preferito, hai forse richiesto la mia presenza?"
All'improvviso, all'Imperatore sembrò di aver sentito qualcosa muoversi velocemente dietro di loro, ma non si voltò.
Kenma, intanto, strinse più  forte il bastone tra le mani sudate mentre la sua voce tremante gli usciva dalle labbra.
"Si, mostrati."
Per la seconda volta, la voce riecheggiò potente, e Kenma si chiese se in realtà non fosse semplicemente nelle loro teste.
"Oh tesoro, che fine hanno fatto le tue buone maniere? Se vuoi vedermi così tanto, chiedimelo in modo più gentile!"
Il biondo lanciò uno sguardo al corvino, che però non lo degnò minimamente di uno sguardo, troppo concentrato.
Kenma sospirò.
Era l'unico modo.
"Ti prego, Demone... Mostrati  a noi."
Stavolta la sua voce si era affievolita, quasi si vergognasse a pronunciare tali parole, ed il tono era stato meno rude e diretto.
E, senza alcun preavviso, dal pavimento scuro davanti a loro, emerse un ammasso di fumo verdognolo e violaceo che, lentamente, iniziò a diradarsi, lasciando così che la figura del Demone apparisse davanti ai loro occhi.
Sembrava una figura umana, più specificatamente femminile, se non fosse stato per qualche piccolo particolare.
Era quasi del tutto nuda, la pelle bianca, quasi cadaverica, spiccava in quel nero pece, mentre il fumo denso le copriva il seno e la sua intimità, perdendo qualche batuffolo di tanto in tanto, ma rigenerandosi subito.
Fluttuava tranquilla nell'aria, rigirandosi su sé stessa giocosamente, mostrando la sua pelle liscia ed il suo bel corpo formoso.
Le unghie delle mani e dei piedi erano nere, quasi fossero state dipinte, e alla base della schiena, poco sopra il fondoschiena, sembrava che una lunga e sottile coda nera si estendesse fino ad inoltrarsi nella nebbia nera.
I lunghissimi capelli ricci fluttuavano insieme al corpo, e dello stesso colore del buio, si confondevano nella stanza, mentre qualche batuffolo si incastrava tra i suoi boccoli.
L'attenzione veniva poi attratta al viso grazie alle sue carnose labbra rosse come una mela, incurvate in un allegro sorriso che, qualche volta, lasciava intravedere i canini bianchi, e grazie ai suoi affusolati occhi, dalle iridi del colore del sangue fresco, decorati dalle lunghe ciglia corvine.
Le orecchie erano a punta e dalle tempie, poco visibili in quella massa di capelli neri, due lunghe corna di un colore violaceo si incurvavano su loro stesse.
L'Imperatore si bloccò sul posto quando la vide comparire davanti ai suoi occhi.
Era così simile a lei, ma anche così diversa.
Il viso però, quel meraviglioso e dolcissimo viso, era il suo.
Kenma rimase in silenzio mentre il Demone si avvicinava alla barriera fluttuando, quasi stesse nuotando, girando attorno ad essa, senza nemmeno provare a toccarla.
"Visto, caro? Non era poi così difficile!"
Si alzò in piedi, mettendo in risalto il suo corpo snello ed invitante, continuando però a fluttuare mentre camminava.
"A cosa devo questa inaspettata visita?"
Si ristese per aria, volteggiando su sé stessa mentre si avvicinava al viso di Kenma il più possibile, regalandogli un bel sorriso mentre quest'ultimo stringeva i denti.
Intanto, l'Imperatore guardava il Demone, perso.
"Lo sai già perché siamo qui, non c'è bisogno di fare i finti tonti."
Il Sacerdote guardò il Demone con astio mentre quello se la rideva, fingendo però un piccolo broncio.
"Oh Kenma, perché sei sempre così cattivo con me?"
Fluttuò di lato, avvicinandosi al corvino che, nel mentre, non aveva mai staccato gli occhi dal suo viso, e sorrise con malizia avvicinandosi a lui.
"Potresti prendere esempio da lui, non credi? È sempre così assorto e tranquillo quando mi vede, non come te! Sei fin troppo aggressivo.."
Si rimise in piedi, questa volta toccando con i piedi il pavimento, e si avvicinò alla barriera di un passo di più, tendendo la mano in avanti, verso l'Imperatore, quasi finendo per toccare la luce.
Lo guardò negli occhi, senza mai staccare lo sguardo, mentre quest'ultimo, poveretto, la guardava incredulo, avvicinando anche lui la mano alla barriera.
Gli sorrise docile con le sue labbra rosse, invitandolo sempre di più a superare la luce, e raggiungere la sua mano, e il corvino lo avrebbe anche fatto se non fosse stato per Kenma che, salvandolo, aumentò l'area della barriera.
Con una risata gioviale, il Demone fece un balzo all'indietro, riprendendo a volteggiare mentre faceva una capriola all'indietro e tornava a guardare con malizia i due, concentrandosi sul più alto.
"Oh, povero tesoro, devi ancora accettare la realtà? Oppure sei semplicemente attratto da questo bel corpicino?"
Si tastò la pancia, fino a risalire ed inoltrare la mano all'interno del fumo nero che la copriva, toccandosi un seno con il sorriso in bocca.
Intanto, l'imperatore la guardava sempre più consapevole della situazione.
Sapeva perfettamente che, quello, non era lei.
Che nonostante avesse il suo viso, il suo corpo e la sua voce, quello non era lei.
Ma la realtà era troppo crudele per non voler rifugiarsi almeno per un secondo nelle bugie.
Il Demone si avvicinò nuovamente a lui, continuando a guardarlo.
"Posso capirlo, sai? Dopotutto questa ragazza era proprio un bel bocconcino! È davvero un gran peccato, per voi, di certo non per me, che vi abbia lasciati, così giovane poi!"
Il corvino ascoltava attentamente le sue parole, e la rabbia, lentamente, aveva iniziato a montare.
"Ma nulla accade per caso, dico bene, Tetsurō Kuroo?"
Lo sfidò con i suoi occhi cremisi, sorridendo ampiamente ed esponendo i suoi canini bianchi, intanto che Kuroo stringeva i denti.
Era uscito dall'oscurità delle bugie, la bolla di sapone era scoppiata e aveva lasciato uscire tutta la rabbia che stava provando in quel momento.
"È morta per colpa tua."
Fece appena in tempo a finire di parlare, che la barriera si espanse ancora di più con un suono secco, facendolo allontanare con una risatina mentre tornava a giocare con il fumo violaceo.
Kuroo tenne duro, ma le lacrime scesero inesorabilmente a quel maledetto ricordo.
Kenma lo guardò asciugarsi gli occhi e poi tornò a guardare il Demone con un sospiro di stizza.
Era ora di finirla, volevano entrambi uscire di lì, e se volevano farlo, doveva muoversi.
"Adesso basta giocare, Demone. Siamo qui per richiedere il tuo aiuto."
Da sotto i capelli ricci, le orecchie a punta gli si drizzarono e gli occhi cremisi si puntarono sul Sacerdote, mentre tra le mani stringeva un batuffolo di fumo.
Un sorriso solcò le sue labbra.
"Ti sto ascoltando."
Kenma lanciò uno sguardo a Kuroo, che era tornato a guardare il Demone, stavolta con astio puro nei suoi occhi ambrati.
"Necessitiamo un aiuto esterno sul campo di battaglia. Vorremmo che, durante la prossima battaglia, tu aiuti la nostra truppa ad uccidere gli invasori. Una volta per tutte."
Il Sacerdote si voltò verso l'Imperatore.
Era stato lui a parlare.
Il Demone si avvicinò un poco a loro, sempre con il sorriso sulle labbra, e rimase a fluttuare per aria, le mani a reggere il mento intanto che parlava.
"E, di grazia, che cosa siete disposti a darmi in cambio?"
Kuroo strinse gli occhi e i pugni, il cuore gli batteva a mille e sentiva che i polmoni erano colmi dell'odore della morte, quasi faticava a respirare.
Ma riaprì gli occhi, sicuro e deciso il color oro delle sue iridi splendeva ancora.
"Ti darò la mia vita, la mia anima."
Kenma spalancò gli occhi, prendendo per un braccio il corvino, provando in un qualche modo  farlo rinsanire, mentre il Demone sorrise ampiamente, gli occhi spalancati e gli occhi rossi brillanti di ingordigia.
Si avvicinò ancora di più alla barriera, ricambiando il forte sguardo del corvino.
"Sei disposto a dare così tanto, solo per qualche centinaio di stupidi esseri umani?"
Kuroo quasi ringhiò.
"È il mio popolo, e lo proteggerò a qualunque costo."
Il Demone sorrise pienamente, allontanandosi infine dalla barriera.
"Bene allora, che così sia."
Si avvicinò un'unghia al polso, lacerando la pelle e lasciando che il suo sangue colasse lungo il suo braccio cadaverico e, infine, cadesse a terra, generando lunghe fiammelle blu e viola.
"In questo momento, in cambio della tua vita, Tetsurō Kuroo, io aiuterò il tuo esercito a combattere nella prossima, e ultima battaglia."
Quando finì di parlare, le fiamme si estinsero e la ferita sul polso del Demone si risanò, così come il sangue sul braccio scomparve, mentre Kuroo sentì un dolore lancinante al polso sinistro dove, proprio sul punto in cui il Demone si era tagliato, comparve il disegno di fiammelle nere, che sembravano bruciare veramente da quanto male stavano facendo.
Trattenne le urla di dolore e strinse i denti stringendosi il polso con l'altra mano.
"Potete andare ora, il patto è stato sancito. Manterrò la mia parola, e conto che voi facciate lo stesso."
A quelle parole, Kenma si affrettò ad afferrare il braccio di Tetsurō, trascinandolo velocemente fuori da quella camera buia mentre ancora si lamentava per il dolore.
Intanto, il Demone continuava a guardarli andare via e, prima di chiudere la porta dietro le loro spalle, decise di lanciare l'ultima freccia.
Dopotutto, anche se avevano fatto un patto, la cosa non gli impediva di trattenere la sua crudeltà.
Sorrise sadico quando vide l'Imperatore voltarsi un'ultima volta verso di lui.
"E così, oltre all'anima dell'amata Imperatrice, mi prenderò anche quella del rispettato Imperatore? Tetsurō Kuroo, non hai idea di quanto i tuoi regali mi facciano felice."
E le porte degli alloggi Imperiali si richiusero, lasciando il terrore e l'odio negli occhi di Tetsurō.

Il giorno era finalmente giunto.
La battaglia era più vicina che mai mentre i guerrieri occupavano il campo di battaglia e gli arcieri prendevano posto sulle colline.
Kuroo stanziava dietro tutti, al suo fianco Kenma osservava l'orizzonte, attendendo l'arrivo dei nemici dell'altro Impero.
"Sei stato stupido. Non vale la pena morire."
Tetsurō non batté ciglio e continuò a tenere lo sguardo fisso alle colline, tenendo stretto sotto braccio l'elmetto scarlatto.
"Non ha più importanza ormai. Il patto è stato sancito, non ha senso piangersi addosso."
Kenma alzò lo sguardo verso l'amico.
Sembrava più riposato, le occhiaie si erano affievolite e i capelli erano più puliti ed ordinati.
Infine, un sorriso leggero stanziava sulle sue labbra.
E a Kenma, la cosa puzzava.
"Veramente pensi che con la tua morte potrai rivederla?"
Kuroo si voltò verso il biondo, gli occhi spalancati e la sorpresa dipinta sul viso mentre il Sacerdote manteneva la sua aria stoica.
"Non fare quella faccia, è così ovvio. Non ti permetterà mai di rivederla, terrà le vostre anime prettamente separate."
Tetsurō sospirò, tornando ad osservare l'orizzonte, ma la sua attenzione venne portata altrove per la seconda volta.
Si sentì scivolare qualcosa di freddo dentro l'armatura, ben nascosto.
Guardò Kenma, che rimase immobile a scrutare le colline.
"Usalo, non ne sono sicuro, ma forse c'è ancora un po' di luce."
Il corvino tastò l'oggetto prima di sorridere e accarezzare la testa incappucciata dell'amico.
"Sarai un ottimo Imperatore quando io non ci sarò più."
E col cappuccio abbassato, gli occhi di Kenma si inumidirono e le sue labbra screpolate si incurvarono in un sorriso leggero.
All'improvviso, un urlo squarciò la quiete dei colli.
"L'Impero dell'Est sta arrivando!"
All'avvertimento, tutti i combattenti si prepararono alla battaglia e gli arcieri tesero le corde degli archi, mentre Kuroo si affrettava a sfilarsi il guanto dell'armatura, rivelando marchio.
Premette con l'indice ed il medio sul polso, richiamando a sé il Demone, che qualche secondo dopo si ritrovò a fluttuare con il suo fumo nero al fianco del corvino.
La luce nei suoi occhi cremisi brillava più che mai, così assetati di sangue.
Lanciò uno sguardo a Tetsurō, e gli sorrise dolcemente.
"Ci rivediamo, vostra altezza."
Con un verso di stizza, Kuroo si infilò l'elmo ed afferrò la spada, rivolgendosi poi a Kenma.
"Proteggi l'esercito più che puoi, non fa mai male un aiuto in più."
Si girò poi verso il Demone che, con il forte vento, aveva tutti i capelli ricci sparpagliati all'aria.
Il sorriso sadico che aveva in viso fece venire un brivido lungo la schiena di Kuroo.
"Conosci gli accordi."
Il Demone si voltò verso di lui, gli occhi rossi spalancati e i canini pronti a sentire il sapore del sangue.
"Oh, io li so. E spero per te, mi dolce e caro Imperatore, che tu sia pronto ad accettare la tua morte."
Kenma batté il bastone sul terreno per cinque volte, e tutto l'esercito si ritrovò avvolto dalla stessa barriera che aveva avvolto lui e Kuroo due sere prima.
Il corvino continuò a scambiarsi sguardi di fuoco con il Demone, fino a quando l'esercito nemico non fu completamente entrato in campo, ed il Demone si preparò all'attacco.
Kuroo guardò per l'ultima volta il suo corpo, il suo viso, e fu convinto più che mai di voler rivedere il vero volto della sua amata.
"Vai."
Il Demone rise, iniziando a fluttuare più in alto, venendo avvolto dal suo fumo denso, ancora più inquietante alle luci del giorno.
"Non serve che tu me lo dica."
Si lanciò con un guizzo fulmineo verso i nemici, seguito a ruota da Tetsurō, che iniziò a combattere al fianco dei suoi guerrieri, mentre osservava con la coda dell'occhio le stragi del Demone.
I suoi lunghi capelli ricci volteggiavano insieme al sangue nell'aria mentre saltava, tranciava teste con un solo calcio o apriva gole con le sole unghie, per poi leccarsi le dita.
I canini erano più affilati, e le prima gocce di sangue avevano iniziato a sporcargli il bel viso.
Agiva fulmineo, come una bestia, peggio di una tigre e di una pantera messi assieme.
Era agile, si muoveva con una scioltezza mai vista ed era veloce ad uccidere chiunque, senza pietà.
Ovunque andasse, lo seguiva una scia di sangue scarlatta.
Quando poi si accorse che gli arcieri avversari erano più vicini di quanto avesse potuto immaginare, la lunga risata che si lasciò sfuggire distrasse tutti.
Si lanciò con una foga inaudita su di loro, attaccandoli senza pietà e senza ritegno, togliendo la vita ad ognuno di loro.
Con alcuni fu più clemente, facendola finita in fretta, mentre con altri, oh..con altri si divertì a dovere.
Kuroo non ebbe il coraggio di guardare tutta la scena, si concentrò sui propri avversari, fino a quando rimasero in pochi, e lasciarono il privilegio di ucciderli al Demone, che ancora rivendicava la sua dose di sangue.
Alla fine, ne rimase solo uno.
Il loro Imperatore giaceva a terra, ricoperto del suo stesso sangue, di quello dei suoi commilitoni e di quelli dell'esercito di Tetsurō.
Mentre indietreggiava sul terreno lercio continuava a pregare, a chiedere pietà, ed i suoi occhi urlavano terrore.
Il Demone avanzava, le mani zuppe di sangue ed il viso con un sorriso sadico a piegargli felicemente le labbra.
Con il fumo nero lo alzò da terra, mentre quello cercava in ogni modo di ribellarsi, di scappare, ed in meno di un secondo, con un potente morso, gli aprì la gola, ed il sangue schizzò da ogni parte, mentre un ultimo verso strozzato gli usciva dalla labbra cadaveriche.
Kuroo si tenne pronto.
L'ora era giunta.
Il Demone si leccò le labbra voltando le spalle al corvino e al rimanente del suo esercito, mentre con la lunga lingua leccava via ogni parte di sangue rimanente sul suo corpo semi-nudo.
Kuroo avanzò verso di lui.
Non aveva senso scappare.
Quando finalmente il Demone completò la sua dolce pulizia, non si girò, e rimase immobile intanto che Kuroo avanzava, il cuore a mille e l'ansia che martellava.
I suoi amici e fidati compagni lo guardavano rispettosi e colmi di gratitudine, mentre Kenma fremeva dalla paura.
Lentamente, i capelli del Demone, che poco prima erano dolcemente ricaduti lungo le sue spalle, si rialzarono con qualche batuffolo ad uscire da essi, e voltò leggermente il capo, mentre Tetsurō prendeva la rincorsa.
"Se non ricordo male, ho un'ultima anima da prendere. Sbaglio, Tets-"
Si era girato con un bel ghigno a decorargli le labbra rosse, ma si era presto incrinato in una smorfia di dolore e rabbia.
Tetsurō aveva piantato il coltello bianco che Kenma gli aveva dato nella schiena del Demone, e quello aveva subito iniziato ad agitarsi.
Lentamente, il suo corpo iniziò ad essere vittima di continue convulsioni, e da ogni parte del suo corpo, bolle lucenti iniziarono a crearsi.
"No..no, no, no, no, no! C-cosa diamine hai fatto?! Maledetto bastardo! Togli quella cosa da me! Toglila immediatamente!"
Le bolle continuavano a crescere intanto che il Demone si agitava ed il marchio sul polso di Kuroo, lentamente, si estingueva.
Ad un tratto, le lunghe corna del Demone esplosero, ed una potente luce uscì da esse.
Un urlo straziante uscì dalla labbra del Demone prima che il suo intero corpo esplodesse di luce, e cessasse di esistere, così come il marchio delle fiammelle.
L'esercito venne scaraventato qualche metro più in là, mentre Kuroo rimase accecato sul posto da quella luce così pura.
Gli sembrò di non capire più niente, di essere diventato cieco e sordo, ma poi sentì una voce.
Ed era la sua.
"Tetsurō."
Si guardò attorno, ma tutto ciò che riusciva a vedere era bianco.
Non vedeva nemmeno più il campo di battaglia.
Poi, sentì una mano accarezzargli la guancia, e la figura dell'Imperatrice iniziò a crearsi davanti ai suoi occhi.
I [l/c] capelli [c/c] splendevano più che mai così illuminati da quella luce d'oro, mentre gli occhi [c/o] brillavano di gioia alla vista del marito.
Il corpo era coperto da un lungo yukata bianco, ed il suo profumo gli stava inebriando l'olfatto.
Finalmente, un bel sorriso sincero venne dipinto su quelle pure labbra rosa.
Le lacrime iniziarono a scendere lungo le guance del corvino alla vista della donna che amava e che aveva perduto, lì davanti a lui, gioiosa.
Appoggiò una mano sopra la sua, e sentì il suo calore avvolgente.
"[T/n].."
Lei annuì sorridendogli.
"Ce l'hai fatta."
E Tetsurō sorrise tra le lacrime amare, buttandosi tra le braccia della donna amata, stringendola forte a sé mentre piangeva.
[T/n] gli accarezzò dolcemente la schiena, e Kuroo non poteva credere di sentire il suo cuore battere ancora.
"Sei stato bravo."
Lo allontanò dal suo abbraccio e gli asciugò piano le lacrime, sorridendo prima di baciarlo lentamente e dolcemente.
"Sono fiera di te. Grazie di aver continuato a lottare."
Kuroo sorrise più ampiamente, quasi ridendo, e le strinse forte le mani mentre altre lacrime gli scendevano lungo le guance.
"Mi sei mancata così tanto."
Abbassò il capo, ma [T/n] fu veloce a rialzarglielo, baciandolo una seconda volta mentre la luce splendeva più forte e la donna faceva il suo primo passo indietro.
Tetsurō si staccò a malincuore dal bacio, e la vide allontanarsi.
L'ansia tornò a regnare, sostituendosi alla quiete dolce e pacata che era calata nel suo animo.
Sentiva delle voci chiamarlo.
"Dove stai andando?"
[T/n] gli sorrise, lo yukata bianco volteggiava con la leggera brezza, così come i suoi capelli.
"È ora per me di andare, Tetsurō."
Il corvino spalancò gli occhi.
Non avrebbe retto una seconda volta di essere separato da lei, e se prima aveva avuto dei dubbi a riguardo, ora la sua mente era completamente pulita.
Voleva stare con lei, anche se ciò significava morire.
Dopotutto, si era già preparato a quella eventualità.
"Fammi venire con te."
Kuroo fece un passo verso di lei, e la donna rimase immobile, dando le spalle alla luce che la chiamava.
Gli rivolse uno sguardo serio.
"Ne sei sicuro? Sai a che cosa andrai in contro se verrai con me?"
"Morirò."
[T/n] rimase silente, ma annuì.
"E saresti pronto a rinunciare alla tua vita?"
Kuroo avanzò verso di lei.
Passo dopo passo, il sangue sul suo corpo svaniva, l'armatura lasciava spazio ad abiti più comodi e puliti, ed il viso tornava abbronzato e sano come una volta.
Fino a quando non riacciuffò nuovamente le mani della donna.
"Rinuncerei al mio cuore per te."
[T/n] gli sorrise pienamente, colma di gioia mentre le sue gote si arrossavano.
Lo tirò a sé, baciandolo mentre venivano trascinati insieme dalla accecante luce, e di Tetsurō Kuroo, ne rimaneva solo il corpo.
Lacrime amare caddero sul suo viso pacifico, mentre le labbra di Kenma si incurvavano di poco.
Era morto, ma era morto per loro.
E sapeva che, se fosse sopravvissuto, non sarebbe stato felice.
Pianse, ma sorrise.
Tetsurō, infine, aveva combattuto, ma aveva lasciato che il suo cuore si arrendesse alla forza dell'amore.






Dedicata a MikelyaHatsumy .

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