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"L'interrogatorio"
Erano trascorsi tre giorni dall'arrivo dei corpi in centrale e la squadra si era riunita per fare il punto della situazione.
«Cosa sappiamo dei corpi?». Hoseok non fece quella domanda a nessuno in particolare ma guardando tutti i componenti della squadra in attesa di risposte.
Fu Namjoon a prendere la parola e ad esporre quello che avevano scoperto nel poco tempo che era intercorso dal ritrovamento dei cadaveri smembrati a quella mattina.
«Come al solito, anche in questo caso, le loro identità sembrano essere state cancellate dal sistema, nulla è venuto fuori dalle varie ricerche svolte, ma speriamo che V possa dirci di più una volta hackerato le pendrive».
«Non la capisco questa cosa» disse Yoongi, «a che scopo cancellare le loro identità, se poi ci danno tutti i loro profili su una chiavetta usb?».
«Perché non sono stati loro a cancellarle» affermò Jimin. L'analista, nonostante facesse ancora un po' di fatica a muoversi, era tornato a lavoro il giorno prima. Jelo nei due giorni dopo l'incidente in cucina non si era fatta vedere, dando l'impressione a Jimin di essere in casa da solo e permettendogli anche di lavorare da casa indisturbato.
Benché i sensi di colpa diventassero sempre più ingombranti dentro di lui, non aveva avuto l'occasione di spiegarle cosa intendesse dire davvero con quella sua uscita infelice, inoltre era fermamente convinto che se Hoseok non avesse tenuto impegnato V a casa, l'hacker gliel'avrebbe fatta pagare in qualche modo, ma per sua fortuna, e forse per sfortuna di Hoseok, V sembrava non essere propenso a parlare della cosa dinanzi il detective e così si limitava a lanciargli occhiate assassine da lontano.
Quello che però sorprendeva Jimin era la capacità di V di escludere i sentimenti dal suo lavoro, infatti, sebbene probabilmente lo odiasse, mentre lavoravano insieme sui dati V aveva sempre un comportamento impeccabile e l'analista gli invidiava questa abilità di dividere in sorta di compartimenti stagni la sua vita.
«Io e V» proseguì «abbiamo scoperto che le identità delle due vittime precedenti sono state cancellate dai database molto tempo fa, per l'esattezza dopo l'incendio dell'orfanotrofio, questo mi porta a dire con sicurezza che non si tratta delle stesse persone, qualcun altro è coinvolto in questa storia».
«Ma questo non è possibile» gli fece presente Hoseok, «sia l'uomo che la dottoressa avevano degli impieghi regolari, dovevano avere un'identità confermata, altrimenti la loro assunzione sarebbe stata impossibile».
«Non se ricevono il posto di lavoro per vie privilegiate» gli rispose pronto l'analista.
«Che vuoi dire? Che sono stati raccomandati?» gli chiese Yoongi.
«Sì» confermò Jimin, «e indovinate chi ha caldamente raccomandato la loro assunzione e fornito tutte le credenziali?»
«La Chong Kan Dong Pharmaceutical» disse V entrando nella stanza in cui si teneva la riunione. «Ho le identità degli altri cinque cadaveri, si tratta del direttore dell'orfanotrofio e dei quattro lavoratori che risiedevano in modo permanente nella struttura. Due donne e due uomini».
«Aspetta un attimo» lo fermò Namjoon mentre scorreva tra i file relativi al caso dell'incendio. «Il personale permanente risulta morto nel disastro, quei cinque dovrebbero essere bruciati insieme all'orfanotrofio».
«A meno che non esista la resurrezione, non sono mai morti in quell'incendio. Stavolta nelle informazioni lasciate dal killer c'erano due identità per la stessa persona, quella prima dell'incendio e quella assunta dopo l'incendio. Le ho controllate entrambe ovviamente, anche nel loro caso tutti i dati sono stati cancellati dai database, ma le persone sottovalutano quanto sia facile lasciare tracce di sé stessi in giro. Tra club del libro e abbonamenti a teatro sono riuscito ad ottenere informazioni e foto del loro passato che, confrontandole con la seconda identità, sono risultate completamente compatibili. Ma questo non è tutto. Questi cinque risiedevano in paesi esteri, senza alcun contatto tra di loro e con i loro familiari, e, sorpresa delle sorprese, lavoravano nelle filiali estere della Chong Kan Dong Pharmaceutical» spiegò loro mostrando le prove di quanto diceva.
«Questo conferma la mia teoria, è da un po' che tenevo d'occhio i dirigenti di quell'azienda e ho scoperto, chiedendo un po' in giro, che tra Kim Sanghun e suo suocero non scorre buon sangue, quest'ultimo è stato contrario fin dall'inizio all'idea del genero di creare l'orfanotrofio e quando c'è stata la tragedia pare abbia messo a tacere tutto velocemente, nonostante le richieste di Kim Sanghun di fare chiarezza sull'accaduto. Comportamento molto strano se pensate che lì dentro c'era anche suo nipote e infatti so da fonti certe che il rapporto tra i due si è irrimediabilmente rovinato dopo quel momento e che l'unico motivo per cui l'uomo non butta fuori il genero dall'azienda e perché questo ne detiene metà delle azioni ereditate dalla moglie e dal figlio. Tra l'altro, le raccomandazioni per le prime due vittime sembra siano partite proprio dall'ufficio del vecchio e l'azienda che è stata attaccata da quei mercenari per il gas nervino, attraverso un complicato sistema di prestanome e società per azioni, è riconducibile sempre a lui».
«Se quello che dice Jimin è vero» disse Hoseok «non si tratta solo di vendetta ma di qualcosa di più grosso e guarda caso Sanghun è appena rientrato in Corea, dovremmo proprio andare a trovarlo. Ora Yoongi, perché non dici cosa hai gentilmente estorto dai mercenari sopravvissuti?».
1° giorno d'interrogatorio
Silenzio.
Nella piccola stanza dalle pareti grigie non volava un suono.
Il criminale, seduto con i polsi ammanettati al tavolo, guarda spaesato il poliziotto dal viso delicato seduto davanti a lui.
Era entrato e si era semplicemente accomodato. Di minuti ne erano passati e, nonostante lo stesso detenuto fosse deciso a non parlare, il comportamento del detective lo destabilizzava.
Dopo due ore di contemplazione non resistette più e con aria spavalda gli chiese: «Come farai a condannarmi senza farmi domande?»
«Tu sei già condannato».
Dopo di che se ne andò.
2° giorno di interrogatorio
Il detenuto sedeva nervosamente con le mani legate al tavolo. Quando la porta si aprì si voltò impaurito verso di essa, ma vedendo entrare un detective diverso si rilassò. Il nuovo poliziotto era alto e aveva un sorriso cordiale dipinto sul volto.
«Bene, perché non facciamo una chiacchierata? Io sono il detective Kim Namjoon».
«Dov'è l'altro?»
«Il detective Yoongi intende? Oggi è il suo giorno di riposo».
Il prigioniero si sporse in avanti e parlò con tono di voce basso e timoroso «È pazzo!».
«Mi scusi?» chiese il detective confuso.
«Stanotte è andato nella cella del mio amico e per tutta la notte l'ho sentito piangere e urlare di dolore!».
«Credo che lei abbia sognato».
«No!» insistette l'uomo. «Era lui! L'ho visto! Prima di andarsene è passato davanti alla mia cella ed è rimasto a fissarmi per un sacco di tempo. Le sue mani» disse alzando le proprie e facendo tintinnare le manette con il tavolo di metallo. «Erano sporche di sangue».
«Capisco» rispose calmo il detective e gli sorrise condiscendente. «Immagino che lei stia elaborando quello che è accaduto stanotte a modo suo».
«Che vuol dire?»
«Il suo amico, quello con la cella accanto alla sua, stanotte ha tentato di uccidersi».
«No!» urlò l'uomo scuotendo la testa.
«Purtroppo sì e probabilmente lei non riesce ad accettarlo, la sua mente ha creato una versione alternativa dei fatti».
«Si sbaglia! È stato quel poliziotto! È stato lui!».
Il detective sorrise di nuovo. «Non credo che oggi saremo in grado di fare granché, è meglio farla riaccompagnare in cella».
«NO! LEI DEVE CREDERMI! NON L'HO IMMAGINATO! QUELL'UOMO È PAZZO!».
Il detenuto venne trascinato via urlando, passando davanti la cella dall'amico vide che effettivamente questa era vuota. Una volta dentro la sua, si sedette per terra e si circondò le gambe con le braccia. Lui non stava mentendo, sapeva quel che aveva visto.
3 ° giorno d'interrogatorio
Il detenuto era nuovamente seduto al tavolo, sperando che tornasse il poliziotto del giorno prima, la fortuna però non era dalla sua e ad aprire la porta fu il detective dal viso di porcellana.
Senza una parola si sedette al tavolo e aprì una cartelletta di plastica dinanzi al lui. All'interno c'erano le confessioni firmate dei suoi complici.
«I tuoi amici sono stati molto collaborativi, anche se uno di loro, aimè, ha tentato di togliersi la vita. Doveva essere divorato dai senti di colpa».
Il detenuto, terrorizzato, se ne stette in silenzio, non sapendo cosa fare o dire.
«Ho saputo che ieri ti sei divertito a parlare di me» disse il detective appoggiando la schiena alla sedia e incrociando le braccia al petto. «Ma sono certo che sia stata solo una suggestione passeggera, non è vero?».
«S-sì» rispose il criminale con voce tremante.
«Bene, perché mi dispiacerebbe se anche tu decidessi di mettere fine alla tua vita».
L'uomo deglutì a vuoto, evitando lo sguardo del detective.
«Dato che abbiamo chiarito questo increscioso malinteso, perché non mi parli di chi vi ha ingaggiato?»
***
«Ora Yoongi, perché non dici cosa hai gentilmente estorto dai mercenari sopravvissuti?».
«Vorrei saperlo anche io in effetti» fu Kim Jungsu, il procuratore, a pronunciare quelle parole mentre osservava la squadra dall'uscio della porta.
«Non si usa più bussare?» gli disse Yoongi incrociando le braccia al petto, «o voi procuratori siete esentati dal farlo».
«Yoongi giusto? Ho sentito molto parlare di te».
«Solo in positivo, ne sono certo».
Il procuratore si fece largo nella stanza e prese posto proprio sulla sedia di fronte a Yoongi.
«Qualcuno di vuoi sa dirmi perché uno dei detenuti è morto e gli altri si rifiutano di aprire bocca?» chiese in generale, ma il suo sguardo restò fissò sull'uomo davanti a lui.
«Coscienza sporca» ipotizzò Yoongi mantenendo il contatto visivo con il procuratore.
«I criminali interrogati da te sembrano avere tutti questo problema» gli disse l'uomo sarcastico.
«Non per niente sono criminali, se fossero brave persone, non se ne starebbero in prigione e non avrebbero nulla di cui sentirsi in colpa».
Hoseok, che aveva osservato quel teso scambio di battute, decise di mettervi fine, prima che la situazione peggiorasse e conoscendo Yoongi, quella non era per niente una possibilità improbabile.
«Procuratore, nonostante la sua allegra presenza sia sempre gradita, come mai ha deciso di farci visita?».
Jungsu spostò il sguardo su Hoseok e disse: «A quanto pare dovrete dirmi voi cosa hanno confessato i detenuti, dato che si rifiutano di parlare, quelli vivi».
«Non c'era bisogno di specificare» mormorò V a voce abbastanza alta da essere udita da tutti. «Non è che i morti abbiano mai parlato».
«E tu sei?» gli chiese il procuratore.
«Una persona che non fa commenti inutili» rispose tranquillo l'hacker.
Yoongi nel mentre sorrideva, ora che si trovava dall'altro lato della barricata, poteva dire di apprezzare le spiazzanti uscite del ragazzo.
Namjoon soffocò uno sbuffo sospetto e poi prese la parola, avendo partecipato attivamente agli interrogatori, nella parte normale non quella che comprendeva delle fastidiose fuoriuscite di liquidi corporei ovviamente.
«Non abbiamo saputo molto, la dinamica dell'attacco ci era già chiara, loro l'hanno solo confermata. Il vero obbiettivo era capire il mandante, dato che quegli uomini sono solo mercenari assoldati». Fece una pausa per riprendere fiato e ricontrollare i suoi appunti. «Purtroppo non ci sono state rivelazioni significative, tutta la trattativa si è svolta via telefono e il pagamento è avvenuto con versamento non rintracciabile. Solo il giorno stesso dell'attacco hanno incontrato un uomo. O meglio hanno visto una sagoma dietro il finestrino oscurato di un'auto, ma nulla di più».
«Ovviamente abbiamo provato a rintracciarla tramite la descrizione, ma è un modello troppo comune e la targa è risultata essere falsa» aggiunse sbrigativo Yoongi.
«Quindi non avete in mano niente» disse asciutto il procuratore.
«Se proprio vogliamo essere precisi, quello che non è riuscito a far aprire bocca ai detenuti è lei» lo canzonò l'hacker. «Quindi, se c'è qualcuno che non hanno niente in mano non siamo noi».
Lo sguardò del procuratore si assottigliò e si concentrò su V. «Non conosci il rispetto per i tuoi superiori ragazzino?»
«Devo averlo lasciato a casa con i commenti inutili ma anche se mi fossi ricordato di portarlo» disse sorridente l'hacker, «qui non vedo nessuno con cui poterlo usare».
«Questo è troppo!?» furioso, il procuratore si alzò di scatto.
Anche Hoseok si alzò e con voce dura disse: «Sono d'accordo con lei».
«E allora faccia qualcosa!» gli intimò Jungsu.
«Certamente» con una mano indicò l'uscita, «la strada la conosce procuratore, è il momento che vada, ci ha già sottratto troppo tempo».
L'uomo lo guardò per un attimo allibito e poi con voce bassa lo minacciò «lei non sa con chi ha a che fare».
«Nemmeno lei a quanto pare, questa è una stazione di polizia, non un'aula di tribunale, si risparmi le sue performance per i giudici e la smetta di importunare la mia squadra. Non mi piace quando la gente infastidisce i miei uomini».
Il procuratore, indignato, se andò sbattendo la porta alle sue spalle.
«Bene» disse Hoseok sorridendo come se nulla fosse. «Dove eravamo rimasti?».
«Stavi dicendo che stasera volevi offrirci da bere» gli rispose Jimin sorridendo angelico, mentre tutti gli altri annuivano concordi.
«Quando cazzo l'avrei detto?!»
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