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"Un pranzo movimentato"


V collegò l'ultimo cavo e si guardò intorno soddisfatto, aveva passato tutta la mattinata insieme a Jimin a lavorare e finalmente avevano finito.

La stanza, dalle pareti anonime macchiate di vecchi segni di nastro adesivo, era molto grande e si trovava in un edificio separato dalla centrale ma collegato ad essa tramite un lungo corridoio coperto. Inoltre, come aveva potuto appurare l'hacker quella mattina, era possibile accedervi senza dover passare dalla centrale, ma dirigendosi direttamente sul retro.

Lo spazio a loro disposizione era ampio, infatti erano riusciti a concentrare tutte le apparecchiature informatiche in metà stanza, nella restante area invece c'era un lungo tavolo e due enormi lavagne bianche dove erano stati appuntati tutti i progressi e le informazioni sui casi fin ad ora ottenute.

Mentre V e Jimin si erano dedicati alla loro metà, gli altri quattro avevano organizzato l'altra. A lavoro finito la stanza sembrava proprio una base operativa ben congegnata.

L'hacker, impegnato nel suo lavoro, non aveva parlato molto se non con Jimin e con Hoseok che spesso andava ad infastidirlo per il puro gusto di vedere qualche reazione sul suo viso.

Namjoon e Yoongi avevano però tenuto sott'occhio il ragazzo per tutto il tempo e nonostante V se ne fosse reso conto, non mostrava nessuna reazione che rivelasse consapevolezza.

A lavoro ultimato si ritrovarono tutti seduti attorno al tavolo a consumare il pranzo ordinato al ristorante cinese.

L'hacker avrebbe voluto andarsene e tornare il giorno dopo, sentiva che era stato già troppo tempo a contatto con tutte quelle persone, ma alla fine aveva deciso di accettare l'invito a restare di Hoseok, in quel modo avrebbe potuto venire a conoscenza dei progressi da loro fatti una volta che avessero iniziato a parlare del caso e avrebbe anche potuto iniziare a lavorare sulla seconda pendrive.

Mandava giù a forza quei bocconi di cibo unto il cui gusto non riusciva a farsi piacere, abituato com'era a magiare quello che cucinava sua sorella. Hoseok invece, resosi conto che Namjoon e Yoongi fissavano l'hacker già da un po', iniziava a trovare quella situazione fastidiosa.

Il povero ragazzo non aveva quasi toccato cibo e il detective era sicuro che centrassero quei due. V, seduto tra lui e Jimin, spostava svogliatamente pezzi di cibo nel piatto usa e getta, mettendosi in bocca solo piccoli bocconi senza degnare di uno sguardo i contorni sul tavolo.

Hoseok fulminò con uno sguardò Yoongi, il quale alzò le spalle indifferente, e avvicinò una ciotola colma di verdure condite al ragazzo sedutogli accanto.

«Assaggia sono molto buone» offrì mettendogli il piatto sotto il naso.

«No». Solo no, a volte sarebbe stato bello sentire qualcosa di diverso, si disse il detective non mostrando quanto la cosa lo infastidisse.

«Non essere timido, sono davvero saporite» insistette.

«Non sono timido, semplicemente non mi va di mettermi in bocca del cibo in ci avete tranquillamente affondato le vostre bacchette impregnate di saliva».

All'affermazione del ragazzo ogni conversazione si interruppe e tutta l'attenzione si concentrò su di lui.

«Stai esagerando ragazzino» il tono di Yoongi non era per niente amichevole e il cipiglio sul suo viso rendeva molto chiaro quanto poco simpatico gli stesse l'hacker.

V però non si scompose minimamente al suo tono astioso e continuò a sezionare il cibo che aveva nel piatto, rispondendo al detective senza distogliere lo sguardo dal tavolo.

«Non è per nulla un'esagerazione, tra le malattie trasmissibili tramite la saliva ci sono, oltre a virus di tipo influenzale - e vorrei fare presente che Namjoon ha già starnutito undici volte da questa mattina -, la mononucleosi, la clamidia, la gonorrea, l'herpes, il papilloma virus ed altri tipi di microbi e dato che mi è impossibile sapere se siete soggetti sani o portatori di qualche malattia preferisco azzerare le possibilità di contagio». Quella era la frase più lunga che avesse mai detto, per sfortuna, probabilmente gli sarebbe costata qualche osso rotto.

«Io credo di non avere più fame» affermò Jungkook lasciando cadere le bacchette nel piatto e guardando con sospetto Namjoon.

«Jungkook! È solo alleggia! Non sono malato!» Si difese quest'ultimo indignato.

Il dubbio non abbandonò gli occhi della giovano recluta. «E se l'allergia poi è contagiosa?»

Jimin si fermò con un boccone a mezz'aria e un'espressione basita sul viso. «Jungkook toglimi una curiosità, ma tu il test scritto per entrare nell'accademia di polizia lo hai fatt-»

«Aspetta Jimin occupiamoci di un idiota alla volta» lo interruppe Yoongi prima che potesse finire la domanda e si rivolse poi al hacker.

V, perso ormai interesse per il pranzo, a cui aveva ufficialmente rinunciato, era concentrato su Hoseok che nascondeva dietro una mano il viso sorridente e le immancabili fossette che lo accompagnavano.

Il detective, resosi conto di essere fissato, si voltò verso l'hacker e cercò i suoi occhi. Si lasciò studiare con un mezzo sorriso sul viso, curioso di sapere cosa vedesse il ragazzo davanti a lui.

Il loro scambio di sguardi fu però interrotto da Yoongi che esigeva l'attenzione del hacker. V, poco avvezzo e a disagio per tanto attenzione, si disse che era meglio chiarire i dubbi del detective che sembrava avercela con lui.

«Non è necessario che te ne preoccupi, la tua condizione non è contagiosa».

Yoongi rimase un attimo perplesso alle parole del giovane ragazzo, non capendo minimamente a cosa si riferisse.

«Quale condizione?» gli chiese infatti.

«La tua stupidità. Puoi stare tranquillo, non è contagiosa, solo fastidiosa» dichiarò con voce atona e piatta.

Prima che il poliziotto potesse reagire, venne colpito, insieme a Jungkook, da un getto d'acqua proveniente dalla bocca di Namjoon, il quale aveva dovuto scegliere tra ridere e ingoiare il liquido che si era appena versato in bocca.

Jungkook per reazione iniziò a lamentarsi di non voler diventare un allergico.

Jimin, ridendo a crepapelle, dava delle pacche sulla schiena di Namjoon che stava rischiando di strozzarsi.

Yoongi, ripresosi dallo shock iniziale sembrava pronto a balzare alla gola dell'hacker ma venne fermato da Hoseok che, alzandosi, aveva prontamente spostato il ragazzo dietro di lui per proteggerlo dalla furia del poliziotto.

«Hoseok spostati!» gli urlò Yoongi al colmo della sopportazione.

«Yoongi, andiamo, stava solo scherzando» cercò di calmarlo Hoseok per nulla disposto a lasciargli mettere le mani sul ragazzo.

«Col cazzo!»

Il detective alzò gli occhi al cielo esasperato, lui trovava la situazione divertente, ma era difficile avere a che fare con Yoongi in giorni come quello, in cui sembrava che qualcuno gli avesse infilato una scopa su per il culo.

Ciononostante, avrebbe tenuto il giovane hacker al sicuro.

Dietro di sé riusciva a sentire il suo respiro caldo sul collo e le dita premere insistentemente sulla sua scapola destra.

«Rilassati» disse a Yoongi.

«Non dirmi di rilassarmi, quel moccioso è andato decisamente oltre. Non è normale Hoseok. Guardalo! Nessuna reazione! Mi senti stronzetto non sei norma-»

«Ora basta!» gli intimò Hoseok deciso. Non avrebbe tollerato altri commenti del genere.

Scese un pesante silenzio tra i due detective che si fissavano negli occhi, mettendo in atto un vero e proprio scontro di volontà. Entrambi sapevano che se non fosse stato per il carattere scontroso e a tratti menefreghista di Yoongi, a capo della squadra ci sarebbe stato lui.

Ma aveva fermamente rifiutato di farsi carico di una tale responsabilità, quindi l'incarico era toccato ad Hoseok, il secondo per età e per grado, il quale non si era mai servito della sua posizione instaurando un rapporto paritario e collaborativo, basato soprattutto sull'amicizia, con Namjoon, Yoongi e Jimin.

A Hoseok non mi piaceva servirsi del proprio potere, ma Yoongi stava esagerando e non avrebbe lasciato correre se avesse perseverato con un comportamento apertamente ostile verso una persona che fino a prova contraria era lì per aiutarli. E non c'entrava nulla il fatto che V stesse stringendo un lembo della sua camicia tra le dita e si fosse avvicinato di più a lui quando era stato accusato di non essere normale.

Gli altri tre, scongiurato il pericolo di morte per soffocamento di Namjoon, si avvicinarono con l'intenzione di calmare le acque ma, prima che potessero intervenire, Yoongi si rivolse ad Hoseok con sguardo serio.

«Per stavolta lascio correre, perché il moccioso è l'unico che può decifrare quel dannato affare ma niente mi toglierà dalla testa che c'è qualcosa che non va in lui». Yoongi non si sarebbe mai dato per vinto, era cocciuto e spesso indelicato. E Hoseok in quel momento non aveva alcuna voglia di stare a sentire le sue stronzate.

«Perché tu saresti normale? O hai forse dimenticato che ti ho visto all'opera durante gli interrogatori? Piantala di fare l'ipocrita, non è da te. Né lo è prendere di mira qualcuno senza un valido motivo o trincerarti dietro stupidi e inutili pregiudizi». Hoseok sapeva come colpire duro.

Yoongi portò il capo all'indietro come se fosse stato colpito, odiava quando gli altri avevano ragione, odiava soprattutto quando gli altri avevano ragione su di lui. Non aveva alcuno valido motivo per avercela con quel moccioso, sapeva perfettamente che aveva usato quella stupida frase solo come una scusa, ma malgrado ciò il suo essere impassibile, apatico, immobile, razionale... lo infastidiva.

Il poliziotto veniva spesso giudicato dalle persone come un essere freddo e irascibile, non che non fosse vero ma, semplicemente, dietro quella facciata si nascondeva un intero mondo di emozioni disparate che teneva saldamente sotto controllo quando lavorava.

Quel ragazzino però aveva non solo l'abilità di farlo incazzare senza fare quasi nulla, ma era anche completamente intellegibile, inscrutabile, indecifrabile. E a Yoongi non piaceva avere a che fare con qualcuno che non poteva capire.

Questo però non cambiava che Hoseok avesse ragione.

«Bene, ma un'altra cazzata che gli esce di bocca e col cavolo che me ne sto fermo».

Hoseok annuì con il capo, anche senza parole, sia lui che Yoongi sapevano di essersi chiariti, e trascinò l'hacker con lui fuori dalla stanza dicendo agli altri di continuare a pranzare. Un'altra cazzata e Hoseok non sarebbe stato più così gentile.

Si fermò quando arrivarono nel parcheggiò della stazione, all'ombra di un enorme acero, e si voltò per fronteggiare il ragazzo.

Non importava quanto cercasse tracce di nervosismo o altro, sul suo viso non c'era nulla. Assolutamente nulla.

Ma Hoseok sapeva di non aver frainteso i piccoli gesti di quel ragazzo all'apparenza imperturbabile, per motivi a lui sconosciuti era come se lui fosse l'unico in grado di comunicare alla stessa frequenza di V.

Gli strinse le braccia tra le mani e con piacere si rese conto che non rifuggiva più il contatto umano, almeno non con lui.

«Va tutto bene?» gli chiese con voce vellutata.

«Certo». Non si aspettava altra risposta da lui.

«Yoongi-» cercò di spiegargli ma fu interrotto.

«Non gli piaccio». Un'affermazione.

«Non è vero».

«Sì invece, i suoi gesti e le sue reazioni lo confermano».

Fermo davanti a lui, con gli occhi ombrosi puntati nei suoi, sembrava sfidarlo a dire il contrario.

«Beh, tu lo hai praticamente chiamato idiota» gli ricordò a quel punto riconoscendo di non poter indorare la pillola.

«Ho solo detto la verità».

Il detective guardò quel giovane uomo dinanzi a lui, ricambiava il suo sguardo tranquillo mentre il sole giocava con i suoi capelli illuminandoli di riflessi castani e le foglie degli alberi gettavano ombre scure sul suo viso dalla pelle dorata e vellutata.

In quel momento, in quel preciso istante Jung Hoseok pensò che V fosse bellissimo e assolutamente adorabile.

Decise però di mettere temporaneamente da parte i pensieri che gli affollavano la mente, e con cui non si sentiva ancora pronto a confrontarsi, e di concentrarsi sui problemi urgenti.

Alzò una mano e lentamente gliela avvicinò al viso, raccogliendo con il pollice una ciglia che si era depositata sulla guancia morbida dell'hacker.

«Sei disarmante» glielo sussurrò sottovoce, rischiando che il frusciare lieve delle foglie nascondesse le sue parole, e lasciò cadere la mano lungo il fianco con le dita che ancora formicolavano per il fugace contatto con il viso dell'altro.

Dopo di che, nessuno dei due disse altro.

Rientrano pochi minuti dopo e trovarono il tavolo già ripulito e Jin intento a fare una predica agli altri sul mangiare sano deprecando la loro abitudine di servirsi dei takeaway.

«Hey, Jin che ci fai qui?» Chiese al medico felice di averlo lì ad alleggerire l'atmosfera.

«Hoseok! Mi annoiavo, mi sono finiti i cadaveri».

Il medico scollò le spalle e si accomodò su quello che ormai era diventato il suo divano.

«Bene, mettiamoci a lavoro, faremo un punto della situazione dopo che V ci avrà fornito i dati contenuti nell'altra chiavetta usb» informò tutti. Era tempo di mettersi a lavoro.






Presa la pendrive tra le mani azzerai qualunque pensiero non fosse pertinente con il lavoro che mi aspettava e iniziai subito ad occuparmene, la mia mente registrava quanto mi accadeva intorno, senza che le azioni degli altri potessero influire su quello che stavo facendo.

Impiegai molto meno tempo rispetto la volta precedente sapendo già cosa fare. Il killer era stato ripetitivo, aveva usato lo stesso identico metodo, quindi agii velocemente ignorando le frequenti "visite" che ricevevo dagli altri occupanti della stanza curiosi di vedere cosa stessi facendo.

Hackerai facilmente la memory card e trovai anche stavolta un file di testo con il curriculum vitae della dottoressa, esattamente come mi aspettavo. Stavolta riuscii a tenere facilmente l'interruttore alzato, almeno fin quando non sentii un respiro caldo accarezzarmi il collo e una mano premere sulla mia spalla.

Non mi voltai, sapevo di chi si trattava dal profumo leggero di dopobarba misto a polvere da sparo.

Non credo di sbagliarmi nell'affermare che nel giro di due giorni Hoseok aveva iniziato a toccarmi sempre più spesso, ciò di cui non mi capacitavo era che più volte avevo colto me stesso a fare la stessa cosa. Avrei potuto fermarlo, ogni singola volta. Ma non lo avevo fatto e sapevo che avrei continuato a non farlo.

Gli esseri umani necessitano del contatto umano, lo sapevo.

E forse Yoongi si sbagliava, forse ero più normale di quanto credevo.






«Hai già finito?»

L'hacker annuì senza voltarsi e Hoseok gli diede una leggera pacca sulla spalla prima di voltarsi verso il resto della squadra.

«V è stato più veloce del previsto, facciamo un punto della situazione e poi torniamocene a casa». La giornata era stata lunga.

Presero posto tutti di fronte le lavagne dove Jimin e Namjoon stavano aggiungendo le nuove informazioni ricavate a quello già presenti.




Prima vittima 📌

Yun Do-yun

Età: 42 anni

Causa della morte: ferite da arma da taglio (bisturi)

Elementi particolari:

- Codice a barre -> pianta del piede

"Loab conficcò un pugnale nello stomaco di Amasà, rovesciandone l'intestino per terra. Amasà morì nel bel mezzo della strada rotolandosi nel suo stesso sangue"

- Chiavetta usb rinvenuta nel cuore contenente un file di testo con i dati della vittima

- Sutura lungo l'addome

Lavoro: guardia di sicurezza presso il centro commerciale dove è stata rinvenuta la seconda vittima, aveva chiesto un periodo di ferie di una settimana.

Familiari: solo una madre anziana che vive in campagna.

Amici e colleghi: interrogati, non si sono preoccupati della sua mancanza di risposte perché l'uomo aveva detto loro di aver vinto un viaggio. Dopo aver controllato è risultato che non esisteva nessun concorso del genere. Si suppone che il killer lo abbia creato solo per attirare la vittima e poi ne abbia cancellato qualsiasi traccia.

Casa della vittima: vuota.

Elementi in comune con l'altra vittima: hanno lavorato entrambi all'orfanotrofio "La casa degli angeli", ma in periodi diversi.




Seconda vittima 📌

Sin Miyon

Età: 51 anni

Causa della morte: arsenico.

Elementi particolari:

- Codice a barre -> pianta del piede

"Con i loro archi abbatteranno i giovani, non avranno pietà dei piccoli appena nati, i loro occhi non avranno pietà dei bambini"

- Chiavetta usb rinvenuta nel cuore contenente un file di testo con i dati della vittima

- Sutura lungo l'addome

Lavoro: medico che lavorava presso una casa farmaceutica per la produzione di vaccini.

Familiari: una figlia che vive all'estero.

Amici e colleghi: la donna aveva annunciato di essere stata invitata a parlare ad un convegno all'estero. Anche in questo caso non risulta nulla e molto probabile che sia sempre opera del killer.

Casa della vittima: vuota.

Elementi in comune con l'altra vittima: hanno lavorato entrambi all'orfanotrofio "La casa degli angeli", ma in periodi diversi.



Profilo del killer📌

Uomo

Età stimata: Tra i 30 e i 45 anni

Possibile impiego lavorativo: Professionista, forse medico o impiegato in ambito sanitario, ma le sue abilità informatiche potrebbero dirottare anche in altri settori.

Orientamento religioso: Cristiano?

Movente: desiderio compulsivo di punire?

Carattere: prova piacere nel fare fisicamente del male alle sue vittime. Il fatto che ad ognuna di esse sia stato assegnato un verso della bibbia fa supporre che si sia trattato di omicidi punitivi. I corpi mostrano segni evidenti si tortura. Entrambe le morti hanno richiesto tempo, ciò indica che il killer è paziente, meticoloso ed organizzato. Inoltre è certo che abbia programmato tutto da lungo tempo.




«Quello che salta subito all'occhio è il passato lavorativo di entrambe le vittime presso La casa degli angeli, è l'unico punto in comune che siamo riusciti a trovare per ora» disse il profiler indicando i dati da loro raccolti.

Jimin annuì confermando le parole di Namjoon e aggiunse: «La casa degli angeli era un orfanotrofio, ma accoglieva solo bambini dotati, dalle informazioni che ho trovato, pare che il fondatore, un ricco imprenditore, volesse creare un luogo dove poter valorizzare e aiutare i bambini con capacità più elevate della norma ed evitare il rischio che questi potessero essere penalizzati dalla mancanza di una famiglia a sostenerli».

«Quindi ha pensato bene di prendersi solo quelli più intelligenti e lasciare da parte quelli normodotati? Che spocchioso del cacchio» affermò Yoongi.

«Yoongi, mi sorprendi, conosci la parola spocchioso?»

«Piantala Jin, non è giornata».

«Con te quando mai lo è?» chiese retoricamente il medico. «Comunque mi ricordo di quell'orfanotrofio, fu una brutta storia. Sembra che una delle ragazze che vi abitava impazzì e durante la notte diede fuoco a tutto l'edificio, morirono tutti i bambini e gli operatori permanenti del luogo. Se ne parlò molto, anche perché nell'incendio morì anche il figlio di colui che aveva creato l'istituto, pare si trovasse lì a dormire perché aveva fatto amicizia con alcuni ragazzi ospiti dell'orfanotrofio».

«Quanti bambini sono morti?» chiese Hoseok con lo sguardo velato di tristezza.

«Ventiquattro, compreso il figlio dell'imprenditore e tredici operatori».

Un silenzio carico di tristezza seguì le parole di Jimin, ognuno immerso in pensieri cupi.

L'hacker, nella quiete ovattata della stanza, si portò una mano al ginocchio, quasi riuscisse a sentire nuovamente le fiamme lambirgli la carne.

Misero fine alla riunione con una sensazione di amaro in bocca e ognuno di essi si diresse verso le proprie casa, probabilmente con l'idea di bere qualcosa per conciliare il sonno.

Taehyung arrivò nella vecchia fabbrica quando il solo aveva ormai lasciato posto alla notte e sorrise quando trovò sorella stravaccata sul divano a guardare per l'ennesima volta Sleepy Hollow, si sedette accanto a lei rubandole qualche nocciolina dal barattolo tra le sue mani, raccontandole la sua giornata omettendo però di parlarle dell'incendio.







L'insistente suono della suoneria del cellulare riempì la stanza, Yoongi, assonnato, maledì l'inventore del telefono e si portò il cellulare all'orecchio senza neanche guardare lo schermo, temendo si trattasse di una chiamata urgente dal lavoro.

«Chi è?» chiese con voce impastata.

«Oh il gattino ha una voce profonda... sei pronto per il mio latte».

«Ma che cazzo vuoi?»

«Non ti arrabbiare, so io di cosa hai bisogno, dammi il tuo indirizzo e vengo a fare flap flap»

«Ma fottiti» e chiuse la chiamata.

Prima che potesse richiudere gli occhi e tornare a dormire il cellullare squillò di nuovo e una voce differente venne fuori dal ricevitore.

«Hey micetto che ne dici di scodinzolare insieme per il mio daddy?»

Andò avanti così per tutta la notte, finché, esausto, Yoongi non prese il cellulare e lo lanciò contro il muro riducendolo in un milione di pezzi.

Dall'altro lato della città una ragazza dai capelli rosa rise maleficamente guardando l'annuncio che aveva messo su un sito di incontri.


Sugar🎀Kitty

Mi piace:

fare flap flap🍌;

il latte🍼;

scodinzolare🐶;

avere tanti daddy👮👷🎅👲👳;

Try me 💕
010-XXXX-XXX

E comunque potevi semplicemente spegnere il cellulare Yoongi.

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