Capitolo 25
Was obvious for everybody else?
That I'd fallen for a lie
You were never on my side
Fool me once, fool me twice
Now you'll never see me cry.
————
Quando la mattina sopraggiunse, il ricordo della sera prima poteva benissimo essere un sogno, invece la memoria non accettò l'inganno.
Lauren mi aveva riaccompagnato a casa, aveva aspettato la chiave girasse nella serratura per andar via e io ero rimasta nel corridoio di casa ad ascoltare i segreti del mio silenzio, ma ci avevo trovato solo il buio.
Non avevo mai immaginato la forma del proibito avesse la morbidezza di un bacio, non avevo mai pensato che al di là dell'odio vedevo solo indifferenza, invece leccarmi la bocca mi rendeva bugiarda.
Mi addormentai senza sonno, semplicemente arrendendomi all'ombra. La mattina dopo, portai Sofia a scuola. Restai nei pareggi ma inosservata, giusto per assicurarmi che le sue compagne la trattassero bene, che entrassero ridendo assieme e non l'una dell'altra. Era un riflesso di un dolore a cui non avevo saputo dare una dignità finché non avevo visto oltre la vergogna. Mia sorella amava i suoi amici, amava Miami. Non avrei permesso a nessuno di portarglielo via.
Dedicai le prime ore della mattinata al lavoro e ad una passeggiata rigenerante sulla spiaggia. La salsedine mi poggiava sull'epidermide, ma era per un altro motivo che bagnavo la mia bocca. C'era un senso di ripugnanza nella mia lussuria, come se non tutte le parti di me avessero accettato di desiderare la donna per cui avrei sacrificato ogni cosa buona pur di farle passare un momento nella mia solitudine. Avevo interrotto la mia passeggiata per raggiungere Halsey.
Mi aveva chiesto di vederci per le due del pomeriggio. Lauren doveva sistemare alcune chiamate di lavoro, ci avrebbe raggiunto dopo; per cui io e la ragazza ci saremmo trovate da sole per condividere e proseguire la discussione in merito al caso.
Ci trovammo direttamente al bar. Lei aveva già ordinato. Io mi sedetti di fronte a lei, chiedendo solamente una spremuta. La ragguagliai su quanto io e Lauren avevamo pensato, poi, con totale sincerità, arrivai al punto debole.
«É ovvio che ti aiuteremo il più possibile, ma non c'è modo di fare miracoli... Il massimo che possiamo fare é arrivare agli arresti domiciliari, ma solo per qualche mese.» La rassicurai, ma senza indorare la pillola. Tenni le spalle rigide, per farmi forte davanti alla sua cedevolezza.
«Capisco. Sarebbe già molto per me.» Annuì, stirando un sorriso che non si poteva definire contento ma solo grato.
«Faremo il possibile, Halsey. Davvero. Entrambe vogliamo il meglio per te.» Raggiunsi la sua mano sul tavolo, infondendolo coraggio e cameratismo.
«Grazie, Camila. Non pensavo lo avresti fatto per me.» Dichiarò smaliziata, ma nel suo tono rintracciai qualcosa che mi sfuggiva, come se parlasse di un'evidenza per me sconosciuta.
«Ma certo, perché non avrei dovuto?» Abbozzai un sorriso nervoso, scuotendo la testa quasi per liberarmi di un pensiero intrusivo.
«Beh, perché...» Halsey reclinò la testa e si strinse nelle spalle. Adesso le mie sensazioni erano una certezza dipinta sul suo volto. «Lo sai.» Tagliò corto, ma mi resi conto allora di non sapere niente, di non aver mai saputo molto.
Rimasi in silenzio. A quel punto la mia carezza era più un sasso freddo su di lei, quel gesto affettuoso era scaduto in un inconveniente.
Il sorriso sbarazzino di Halsey si affievolì fino all'imbarazzo. «Lauren non te l'ha detto?»
Adesso non ero sicura di voler sentire la verità e soprattuto se sentirla tutta intera, ma la difficoltà nella verità é proprio questa: non la si può dividere.
Scossi fievolmente la testa.
«Lauren tornerà con me a Chicago.» É meglio che qualcuno ve lo dica, che ve lo mettiate in testa subito prima che sia troppo tardi: non importa quanto bene possiate fare a qualcuno, molto spesso non basta per riceverne indietro nemmeno la metà.
Tolsi la mano dalla sua, ma lo feci apparire come un gesto casuale avvenuto nel momento esatto. Mi obbligai a sorridere, anche se il mio smarrimento non aveva trovato un compimento.
«Si, insomma,» temporeggiò Halsey di fronte al mio silenzio, «si tratterrà giusto il tempo del processo, ma lei, si ecco, mi ha detto lei di costituirmi.»
«Io non capisco.» Scossi la testa, ingoiando a vuoto.
«Per la sua carriera. Lei non poteva stare con una persona implicata in un'illegalità. Dovevamo mettere a posto la situazione prima di riprovarci seriamente.» Non c'era un lato buono. Comunque la girassi il lato buono era solo il mio, l'avevo solo usato per vedere, per questo ero rimasta al buio.
«L'ha deciso da poco, insomma l'abbiamo deciso.» Si schiarì la voce, chiaramente a disagio. Non c'era cattiveria in lei, anche la parte peggiore del suo essere era migliore di tutte le mie, per questo non avrebbe mai indovinato di condividere con me il tradimento di una notte. Ma chi era la stupida: lei che credeva nel suo amore o io che credevo oltre il suo odio?
Dissi tutto il contrario di quello in cui cadevo perché ogni abisso si rovescia se si usano le parole giuste: «Sono molto felice per voi.»
Halsey si rannicchiò un sorriso disorientato, mentre io non avevo allenato il mio per non essere colta in flagrante. La corvina arrivò proprio mentre stavamo cambiando argomento.
«Scusate, ho fatto tardi.» Si affannò, guardando prima l'una e poi l'altra. Stavolta pensai di essere seconda non a caso. Mi rimirò un tempo più lungo di quello convenzionale, ma impiegò solo un battito di ciglia per sapere che qualcosa non andava e ancora meno per farsene una colpa.
Si sedette impacciatamente e ascoltò, senza guardarmi, tutte le novità di cui Halsey la mise al corrente. Rimasi impietrita al tavolo, punendola con la condanna contraria; la puntellai ai miei occhi sulla croce della mia rabbia. Sai quanto sangue ho dovuto perdere per una sola delle tue lacrime? Non lo avrebbe saputo mai.
«Bene, vi lascio finire i vostri spuntini,» disse Halsey, «io devo andare a finire la valigia per domani.» Depositò una carezza sulla spalla della corvina e per me riservò un saluto con la mano. Era una strana sensazione ammalarsi di una bugia: si guariva solo morendo.
Appena la campana della porta trillò dietro le spalle di Halsey, balzai in piedi allontanandomi a grandi passi verso l'uscita opposta.
«Aspet...» Non le diedi nemmeno il tempo di afferrarmi la mano che l'avevo già scansata.
Lauren mi seguì in strada. «Camila, aspetta.»
Mi aveva già ferito una volta, cosa le costava farlo una seconda? Per lei era uguale, il dolore che infliggeva non lo pagava caro; la parte più difficile della sua cattiveria era solo spiegarla.
«Camila, fermati.» Azzerò la distanza con un balzo e mi voltò verso di lei.
«Lasciami.» Diedi alla mia delusione un tono asciutto.
«Ascoltami un attimo, per favore.» Giunse le mani davanti alla bocca, quella bocca capace solo di rosse menzogne. «Con Halsey, insomma con lei é... é successo dopo Chicago.»
«Non mi interessa.»
«Lo so che non ti interessa, lo so, lo so. Cazzo, lo so.» Inspirò a fondo, ancora baciando le sue preghiere di eresia. «Ho sbagliato tutto, tutto, mi dispiace.»
«Le scuse servono a poco quando ferisci due persone insieme.» Modellavo la voce per non romperla, ma quell'algido sussiego spirava tutto il lato freddo della tristezza.
Il suo sguardo cadde sorpreso nel mio. Non si aspettava di avere il potere di farmi male e forse confessarglielo fu un passo falso, ma tutti i soldati in punto di morte perdono il coraggio, in fondo non ne hanno più bisogno, non devono dimostrare più niente.
In più, non volevo sapesse mai per cosa soffrissi davvero.
«Camila, non dovevo baciarti ieri, non era...»
«Ok.» Voltai le spalle, ma la corvina zompò di fronte a me sbarrandomi la strada.
«Tutto quello che dico non fa che peggiorare la situazione.» Mi guardò freneticamente disorientata, come qualcuno che precipitando si aspetta di essere salvato, peccato che tutta l'altezza fosse lei.
«Credimi, é un'impresa renderla più brutta di così.» Abbozzai un sorriso meschino, ma in quel caso mi era concessa un po' di cattiveria, no? Il riscatto della perfidia sulla sconfitta del pianto, non succede a tutti prima o poi, di farsi grandi per non perdere la voce?
«Camila, non sono brava a fare la cosa giusta. Non sono mai stata brava a farlo, lo sappiamo entrambe.» Il capitolare della vanagloria sull'irreparabile addio. «Però ho aspettato di essere vista per quella buona per tutta la vita. Tu non potrai mai vedermi così. Halsey può.»
«Non incolpare gli altri per quello che hai fatto tu. Io non potrò mai vederti così per quello che mi hai fatto e continui a fare. Spero almeno a lei eviterai la metà di quello che sei stata capace con me, ma ricordati che non sei diversa quando qualcuno vede solo la tua bontà, sei sempre la stessa. Solo che loro non hanno dovuto soffrire la parte peggiore di te, ma rimane tua...» Presi fiato per non scompormi un'ultima volta: «E anche mia, perché le cose peggiori che fai definiscono anche le vite altrui.» Quella fu l'unica vicinanza che le consentii alla mia ferita: l'ostilità.
«Io non sopporto l'idea che tu mi possa odiare.» Sbocciò in un sorriso perché era talmente paradossale temere l'odio dall'altra quando era stata l'unica cosa sicura nelle nostre vite.
«Il mio odio non ti ha cambiato la prima volta, non lo farà nemmeno la seconda. Buon viaggio, Lauren.» La surclassai senza sentire ragioni, divincolandomi anche dall'ultimo contatto con un disprezzo che non aveva niente a che fare con la rabbia.
Me ne andai senza voltarmi perché nessuno dovrebbe mai raccogliere le proprie lacrime per farne uno specchio per l'altra persona.
E così Miami ci aveva separato una volta e giurava di farlo anche la seconda, solo che la prima avevamo l'ausilio del riscatto a vendicarci, mentre adesso c'era solo il vuoto di un'illusione durata abbastanza da essere stata un sogno senza più ali.
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