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50 - Simon


Quando raggiungemmo la casa di Aurora ero già consapevole di cosa ci stesse aspettando. Era riuscita a comunicare alla mia mente, così com'era successo quella notte in cui mi era parso di avere un incubo. In realtà era stato tutto reale allora, e Aurora era stata veramente attaccata da Logan.

Albian e le schiere angeliche erano arrivati nel posto sbagliato, eravamo caduti in trappola alla grande, e alla fine di tutta la baraonda fu un colpo venire a scoprire che il vero Alessi corrotto era stato Adriano.

Quando poi aveva ripreso i sensi, questo si era gettato ai piedi di Albian implorante chiedendo il suo perdono. Chi avrebbe mai detto che un individuo a cui avevi salvato la vita avrebbe potuto rivoltarsi contro di te?

Aurora aveva pagato le conseguenze di tutto, ma quello che più mi era dispiaciuto era stata vederla ridotta in quello stato pietoso. Se fossi intervenuto prima...

Gabriele fortunatamente era ancora sano e salvo, ma erano chiare delle tracce di colluttazione. Capimmo in seguito per testimonianza di Aurora che Andrea aveva combattuto per difenderla ed era morto nell'intento.

Non potei mai essergli così grato, le aveva salvato la vita, e un po' mi dispiacque di non averlo mai conosciuto di persona. Andrea doveva essere stato un tipo forte e coraggioso per decidere di affrontare Tneske da solo. Il suo sforzo era stato ammirevole.

In quanto a Cristina, aveva perso molto sangue, ma all'ospedale ci dissero che era fuori pericolo. Naturalmente ai dottori avevamo raccontato di un brutto incidente e questo bastò a convincerli a non indagare.

All'arrivo delle schiere Angeliche c'era stata una breve colluttazione tra Albian e Tneske, ma poi quest'ultimo, resosi conto dell'inferiorità numerica se l'era data a gambe. Non tornò più né mandò altri al posto suo. Aveva capito di aver perso la partita.

Quanto a Logan, era rimasto debole, e io, che non avevo avuto il coraggio di lasciarlo al suo destino gli avevo consigliato di togliersi di torno prima della fine dello scontro.

Riguardo alla mia piccola Aurora infine. La sua natura doppia gli aveva concesso di vivere là dove una fragile e delicata Alessi non sarebbe sopravvissuta. Il nostro amore era stato una benedizione, e con esso Aurora aveva raddoppiato la sua forza e la sua resistenza.

La trovammo svenuta quando andammo a darle soccorso. Tra le mani stringeva una catenella a cui sembrava tenere molto.

La presi tra le braccia e la deposi sul divano in attesa che si svegliasse mentre la casa iniziava a svuotarsi e restava la desolazione del combattimento e il sangue di Cristina raggrumato sul pavimento.

Adriano ricevette la punizione che meritava. Venne trascinato a forza ad Alexan e segregato per sempre nel mondo dei reclusi. Era così che veniva considerata la prigione degli Alessi. Un luogo dove tutti i traditori sarebbero stati secoli interi a purificare le loro colpe e a rinascere come nuove anime immortali.

Agàte andò ad Alexan insieme ad Albian lasciando me e Gabriele nella casa devastata.

Non so quanto attesi prima che Aurora tornasse ad aprire i suoi occhi azzurri e spaventati.

"Sono in paradiso?", chiese quando vide il mio volto.

"No, ma fortunatamente non sei neanche all'inferno", le mormorai ironico.

Lei provò a muoversi ma ogni movimento le costava una fitta di dolore. "Resta ferma, sta' tranquilla. Ci sono qui io...", la rassicurai.

Si guardò intorno spaesata. "Andrea, dov'è Andrea...?", iniziò a piangere, "Andrea è morto... Tneske l'ha ucciso, lui non lo meritava... Simon...".

La abbracciai provando a consolarla.

"È morto a causa mia... è sempre per colpa mia, causo solo disgrazie", singhiozzò.

Scossi la testa e la strinsi forte a me. "No angelo, non dirlo mai... sei la cosa più bella che mai mi sia capitata. Tu sei la vita per me... non una disgrazia".

Aurora continuò per un po' a gemere tra i singhiozzi, non la lasciai e le stetti accanto finché il suo pianto non cessò.

"Che ne è stato di tutti?", mi chiese sorpresa dal silenzio innaturale del luogo.

"È tutto finito... è finita", le mormorai con le labbra a un passo dai suoi capelli chiari e sporchi di sangue.

"E Gabriele...?", saltò in aria preoccupata.

"Sono qui...", rispose lui venendoci accanto. "Sto bene, e anche Cristina per fortuna!".

Parve che quella notizia la facesse stare meglio.

"Tneske?", chiese guardandomi dritto negli occhi.

"È andato via...", annunciai.

Gabriele la prese per mano e lo lasciai fare. "Ce l'abbiamo fatta, hai visto? Siamo salvi! Alla fine tutto è andato come doveva".

Alle parole di Gabriele gli occhi di Aurora divennero lucidi e il labbro inferiore iniziò a tremare. Stava ancora pensando all'amico che aveva appena perso in battaglia.

Il mio cuore soffrì col suo. Avrei voluto dividere con lei quella sofferenza, avrei voluto prenderla tutta a mio carico se fosse stato possibile, ma l'unica cosa che potei fare per lei fu starle accanto.

Agàte fu di ritorno molto più tardi. Aveva portato la notizia che ad Alexan tutti festeggiavano la vittoria, poi aveva provveduto ad avvisare la coinquilina di Andrea della sua imminente scomparsa.

Fu un pomeriggio tetro. Io dal canto mio, non stavo bene con me stesso. Avrei voluto che si fosse concluso tutto diversamente, che almeno Aurora fosse stata felice.

Avevo visto questo giorno come un giorno di liberazione totale o di completa condanna, ma non avrei mai immaginato che Aurora avrebbe dovuto soffrire così tanto.

"Come sta?", chiese Agàte asciugandosi gli occhi con un fazzoletto.

Quando aveva saputo della morte di Andrea aveva pianto così tanto che ritenni una fortuna il fatto che Aurora non l'avesse vista.

"Le sue ali sono ridotte male...", spiegai.

Agàte mi chiese aiuto. Voleva vederle di persona e io le diedi una mano nel sollevare Aurora a sedere.

"Ahi...", gemette lei.

"Un qualunque Alessi sarebbe morto con una ferita del genere", ragionò Agàte mentre fissava il sangue raggrumato e l'ala spezzata di Aurora.

"Comunque sia, a lei le ali non serviranno più...", dissi prendendola in contropiede.

Agàte alzò gli occhi di scatto e li puntò ai miei. Evidentemente si era ricordata solo in quel momento della promessa che mi aveva fatto.

Aurora che sembrava essere senza forze aveva alzato gli occhi anche lei. La determinazione era tornata a pervaderle l'espressione del viso. Tuttavia non parlò, voleva vedere fin dove mi sarei spinto con quel discorso.

"Ricorda, hai dato la tua parola...", rammentai ad Agàte.

Lei rimase a fissarmi in silenzio. Sembrava essere pentita di aver accettato la proposta, ma dai suoi occhi leggevo che mai sarebbe venuta meno a una promessa data.

"Prima che facciate questo passo avete bisogno che vi chiarisca alcuni punti...", iniziò.

Capii che si trattava solo di un espediente per tergiversare. "Non è necessario...", iniziai.

"Siamo sicuri!", s'intromise Aurora per confermare la mia risposta.

"Tu fa' silenzio!", sbottò Agàte tenendo gli occhi fissi ai miei.

Io la guardai torvo ma poi, visto che ci teneva tanto a parlare, la lasciai fare.

"Non è così facile come sembra...", iniziò lei, "è un grandissimo rischio, e soprattutto... la possibilità che voi possiate stare insieme da umani è molto... molto remota!".

E questa novità da dove spuntava?

"Tu menti!", sputai mettendo su il mio migliore sguardo di ghiaccio.

"No, non mento. Non accade una cosa del genere da circa... seicento anni. La trasformazione permanente da Alessi a umano ha un prezzo da pagare, e credo che valga anche per i Kelsea...", continuò Agàte.

"E sarebbe...?", domandai con distacco. Non credevo a una sola parola di ciò che stava dicendo.

Guardai Aurora. Sembrava essere concentrata quanto me a sforzarsi di capire se Agàte stesse dicendo o meno il vero.

"Il prezzo da pagare è la condanna ad essere soli... come dei veri umani. Ricominciare tutto da capo, fin dall'inizio".

Aurora deglutì, dall'espressione che lessi sul suo viso mi sembrò delusa, e lo sarei stato anch'io, se avessi avuto la prova che quello che la sua tutrice stava dicendo fosse stato reale.

"Non ti credo...", dissi cinico.

"Fa come pensi, ma io ti avviso. Potresti anche non rivederla... rinascere umano significa dimenticare tutto quello che c'è stato prima, perfino lei...", indicò Aurora seria.

Io e Aurora ci scambiammo uno sguardo muto. Tutte le certezze che avevamo avuto erano svanite senza lasciare nessuna traccia dell'euforia precedente a quando avevamo pensato che quella fosse stata la soluzione migliore.

"E se rimanessimo per come siamo?", chiesi pronto a trattare per un'altra scorciatoia.

Si accigliò, "Neanche per idea! Abbiamo continuato questa buffonata abbastanza!".

Mi incupii. Dannati Alessi e le loro regole! Non potevo oppormi alla sua affermazione, del resto il patto che avevamo fatto non comprendeva altro. Avevamo chiesto solo che io e Aurora fossimo potuti diventare umani.

"Quindi io non ricorderò più niente della mia vita passata?", chiesi.

Scosse la testa.

"Avrò un'altra vita?".

"Sì!", confermò Agàte.

"E Aurora?", domandai insistente.

"Avrà la sua... indipendentemente da te".

Diedi un pugno sul pavimento. Mi sentivo i nervi a fior di pelle, era come se ci avesse truffati.

"Non me lo avevi detto quando avevamo fatto il patto", alzai la voce.

Lei rimase calma e distaccata. "Tu non me l'avevi chiesto...".

In quel momento mi venne l'impeto di stritolarla là per dove si trovava. La sua faccia tranquilla suscitava in me istinti omicidi.

"Molto bene, credo di averti detto tutto quanto di necessario. Ora vi lascio soli, così potrete decidere. Quanto a Gabriele, vieni con me... tra un po' sarà il tuo momento...".

Gabriele che fino a quell'istante era rimasto in un angolino, sentendosi chiamato in causa, intervenne: "Cosa, il mio momento? Che dovete farmi?", sembrava non essersi ripreso ancora del tutto dallo spavento.

"Niente di particolare, mio caro. Dimenticherai solo tutto quello che hai visto e vissuto in questi ultimi giorni. Sarà come se non fossimo mai esistiti, continuerai a vivere la tua vita quotidiana come se nulla l'avesse intaccata".

Gabriele si rilassò. "Ah, già, me n'ero dimenticato... dovete farlo per forza?".

"Sono le regole..." intervenne Aurora togliendo le parole di bocca alla sua insegnante.

Mi intristii. Di Gabriele in quel momento non mi importava. Mi importava solo di me e Aurora. Del destino che fino alla fine continuava ad esserci avverso.

Gabriele abbassò la testa sconsolato. "Allora forse è il momento dei saluti...", aggiunse guardando prima me, poi Aurora e infine Agàte.

Sorrise mesto e mi abbracciò confidenziale. "Grazie di tutto amico, è stato bello conoscerti".

Annuii silenzioso. Era stato bello anche per me conoscerlo? Ma sì... certo... senza di lui non avrei mai incontrato Aurora. "Anche per me!", risposi sincero.

Gabriele diede un distinto abbraccio anche ad Agàte ma quello più caloroso di tutti lo riservò ad Aurora.

"Mi mancherai...", le disse sottovoce mentre le stringeva le braccia intorno al collo cercando di non farle male.

Lei sospirò e socchiudendo gli occhi mormorò: "Anche tu...".

Li vidi scambiarsi un sorriso tenero e così mesta e pensierosa mi sembrò ancora più bella. Mi sentii in disparte in quella piccola e confidenziale intimità che era nata tra i due. Sembravano veramente essersi affezionati l'uno all'altra. Una lacrima sgorgò dagli occhi di Aurora e Gabriele gliela asciugò cercando di mostrarsi forte.

"Sei stata una grande amica, veramente... questi pochi mesi che tu hai passato con me mi hanno aiutato a crescere, sento di essere cambiato...".

Quelle parole ebbero uno strano effetto su Aurora. Il suo viso si contrasse in un'espressione triste e sembrò essere nuovamente sull'orlo del pianto. "Io non ti ho cambiato Gabriele... tu hai reso migliore me... ".

Lui la strinse di nuovo in un abbraccio e sentii che Aurora si lasciava andare a un pianto liberatorio.

Il mio sguardo incontrò quello di Gabriele, e scambiandoci solo delle parole mute ci comprendemmo.

"Devo andare...", concluse poi piano il mio vecchio terreno.

"Addio...", singhiozzò Aurora.

Continuarono a tenersi per mano finché Gabriele non fu così distante da doverla lasciare. Agàte lo accolse vicino a lei con un sorriso tenero e commossa gli porse una mano. "Lo porterò da Albian. Voi intanto avrete il tempo di prendere la vostra decisione definitiva", concluse ferma.

A quel punto Gabriele intrecciò la sua mano a quella della donna e mentre insieme svanivano dai nostri occhi, io e Aurora ci scambiammo uno sguardo.

In quel momento di assoluto silenzio comprendemmo insieme di essere gli unici rimasti in casa.


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