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46 - Simon


"Sì, io!".

Mi spinse fuori terrorizzata. "Ma sei pazzo!", disse sottovoce. "Vuoi forse suicidarti?".

Le diedi un bacio perché non resistetti.

"No! Veramente, ti sei bevuto il cervello a colazione oggi?".

"No", le dissi piano mentre la tenevo per mano.

"Aurora? Chi è?", provenne una voce dall'interno.

"E... è...", balbettò confusa.

La rassicurai. "Puoi dirglielo, tranquilla".

"Tu sei matto!", mi disse indignata. Mi spinse fin fuori al cancello ma poi mi opposi e la sua forza servì a ben poco. Non riuscì a spostarmi di un altro millimetro.

Avanzai deciso verso la soglia di casa sua mentre lei cercava di tirarmi al riparo.

"Simon, che fai? Simon... non capisci quanto sei importante per me?". Continuava a strattonarmi in preda al panico.

A questo punto mi fermai e voltandomi verso di lei la costrinsi a guardarmi. "Okay, ascolta. Ti fidi di me?".

Lei rimase in silenzio.

"Aurora!", provenne un urlo da casa. Era la sua tutrice, ne ero certo.

"Arrivo!", urlò lei in risposta.

"Ti fidi?", le chiesi reclamando la sua attenzione.

"Sì", disse piano.

"Allora fammi entrare".

Non sapevo se effettivamente avesse ragione lei. Ma il mio piano era abbastanza semplice. Proporre un patto... una tregua tra me e loro.

In cambio avrei suggerito loro come fare per sconfiggere Logan, li avrei aiutati e se tutto fosse finito per il verso giusto e Gabriele avesse accettato di collaborare con gli Angeli, molto bene, per me avrei reclamato soltanto Aurora.

Per noi volevo una vita da semplici e comuni mortali. Questo regalo avrebbero potuto farcelo, e il suo capo, ne ero sicuro, ne aveva le facoltà.

L'unica cosa a mio sfavore poteva essere la sfiducia. Chi assicurava ai superiori di Aurora che non fosse una trappola? In quel caso non c'era alcuna prova ad aiutarmi se non l'amore che nutrivo per la loro piccola Alessi, alla quale di certo, non avrebbero mai chiesto opinione.

Se poi era proprio scritto che sarei dovuto morire, avrei acconsentito, ma prima mi sarei assicurato che lei fosse rimasta salva.

Aurora mi seguì mentre facevo ingresso nel corridoio. Poi mi guidò verso il salotto e quando ci imbattemmo in una donna bionda, che doveva essere Agàte, questa non mi riconobbe.

"E lui chi è?", chiese sospettosa alla sua allieva.

"Ehm... lui è... okay Agàte, ti prego non urlare... ma è...", silenzio, "è Simon!", balbettò infine terrorizzata.

Agàte, che non mi aveva mai visto prima spalancò gli occhi dallo stupore, o forse dalla paura? Poi, al contrario di quello che le aveva chiesto Aurora per cortesia, urlò.

"Ma tu stai dando proprio di matto allora? IO TI DICO CHE DEVI PIANTARLA DI FARE DI TESTA TUA E TU MI PORTI IN CASA UN KELSEA?".

"Un momento!", mi intromisi.

Agàte si ammutolì, percepii che era sul punto di compiere la sua trasformazione.

"Sono venuto qui per aiutarvi, non sto dalla parte di Logan".

La donna mi guardò con espressione quasi schifata.

"È vero Agàte, ti prego ascoltalo. Chi meglio di lui può darci una mano per sconfiggere Logan?", la supplicò Aurora.

Agàte rise ironica. "Sei sciocca! Sei proprio una sciocca, cara. Chi ci dice che non sia una trappola?". Mi fissò diffidente. "E poi... quando è tornato?", chiese inviperita.

Non finì di rivolgerle quella domanda che la vidi annebbiarsi per i pensieri. Potei quasi vederli mentre attraversavano la sua mente e comparivano sui suoi occhi. Aveva capito tutto.

"Aspetta un momento... Tu sei stata con lui tutto il tempo? Non è così?", sbraitò. "LA TRASFORMAZIONE DEL DEMONE CHE ABBIAMO PERCEPITO ERA LA SUA?". Il tono della voce ormai sfiorava l'isteria.

In quel momento arrivarono Gabriele e Cristina.

"La porta era aperta", disse Gabriele. Il suo viso era cereo.

Agate si riscosse.

Il terreno ci guardò perplesso. "Abbiamo interrotto qualcosa?", chiese quando ci vide tutti e tre con le facce arrossate.

"No...", lo rassicurò Aurora "stavamo solo discutendo. Voi due intanto potete salire su da Adriano".

Gabriele, che aveva lanciato un'occhiata verso di me, fece segno di aver capito e proseguì per le scale in compagnia della sua ragazza. Attendemmo che si sentisse lo sbattere della porta al piano di sopra, poi Agàte ripartì alla carica.

"Dunque...", fece tentando la strada della diplomazia, "tu saresti qui per proporre qualcosa?".

Sentii Aurora rilassarsi al mio fianco. "Sì", risposi calmo.

Agàte si stropicciò gli occhi e ravviata la sua chioma bionda prese una bibita dal mobiletto accanto e se ne riempì un bicchiere, poi si sedette sul divano per disporsi all'ascolto e iniziò a sorseggiarla. "Sentiamo...", disse con aria di sufficienza.

Cominciai il mio discorso in maniera plateale. Mi ero convinto che fosse il modo migliore.

"Che io e Aurora stiamo insieme credo che ormai non sia più segreto...".

Come avevo previsto, il succo di frutta le andò di traverso e questo mi divertì parecchio. Non risi per un pelo. Aurora mi assestò una gomitata ma io continuai senza scrupoli. "Quindi penso che abbiate anche capito che non sarà facile separarci".

Vidi la donna fulminare Aurora con uno sguardo da killer.

"Così io oggi propongo di collaborare. Vi aiuterò nel decifrare la mente di Logan e soprattutto vi dirò quello che in questo momento vi aspetta, vi aiuterò rivelandovi tutti i nostri segreti, mettendomi contro quello che realmente sono, ma in cambio...". fissai Agàte, sembrava sconvolta dalle mie parole.

"In cambio chiedo solo il vostro aiuto. Credo che ad Aurora, come del resto a me, non dispiaccia vivere insieme una vita da umani piuttosto che continuare a esistere con la consapevolezza che il nostro amore rimanga per sempre perseguitato. Sono sicuro che voi avrete la facoltà di privarci dei nostri poteri. Perché tu lo vuoi, non è vero?", chiesi ad Aurora accarezzandole una mano e raccogliendola tra le mie.

"Sì, certo che lo voglio, con tutta me stessa", mi rispose sorpresa.

Oltre i limiti dell'immaginabile, Agàte non urlò. Sembrava... beh, sconvolta è dire poco, non aveva proprio la forza di protestare. Il limite l'aveva passato da un pezzo, ormai si limitava ad ascoltare quelle che per lei erano solo idiozie.

"Agàte, non me l'hai mai detto! Noi Alessi possiamo veramente diventare umani?", chiese Aurora entusiasta.

Non ricevette alcuna risposta. Agàte sembrava essere caduta in trance profonda.

Un rumore alla porta ci avvisò dell'arrivo di qualcun altro. Sembrava di trovarsi a un comizio pubblico.

"Buona serata!", udii alle mie spalle. "È qui che Albian ha detto di venire?".

Ci voltammo per vedere chi fosse arrivato e mi stupii. Un giovane alto e biondo ci fissava dalla porta, i suoi occhi, al contrario dei miei, erano rigorosamente azzurri.

Agàte sorrise. "Antonello!", lo salutò cordiale. "Che piacere averti tra noi... finalmente qualcuno capace, sembra che Albian mi abbia voluto graziare. Gli altri? Dove sono?".

Antonello rise, di un sorriso bianco e angelico a trentadue denti. "Tra poco attraverseranno lo specchio...", poi il suo sorriso si spense quando i suoi occhi si puntarono su di me.

"È con noi... forse", intervenne Agàte per chiarire l'insolita presenza di un demone in un covo di creature angeliche.

La fissai un po' incredulo. Aveva gettato la spugna così presto? Forse sì, del resto credo che si fosse stufata di tutti i problemi che Aurora le aveva causato. Aveva perso le speranze e allearsi con un Kelsea sarebbe stata l'ultima possibilità con la quale tentare di ottenere la vittoria.

Poco dopo una ragazza seguì Antonello e fece ingresso nella stanza. Si chiamava Arabella e anche lei, come Aurora, aveva capelli biondissimi e viso chiaro e roseo. Le labbra erano carnose, gli occhi erano verde marino coronati da ciglia lunghe e sopracciglia chiare e perfette. E infine venne un altro ragazzo basso e robusto ma allo stesso modo degli altri angelico e biondo che aveva detto di chiamarsi Alejandro.

I tre iniziarono a trattarmi con diffidenza finché Agàte non mi chiamò in causa. "Allora se nel caso accettassimo tu collaboreresti con noi?", chiese curiosa la tutrice di Aurora staccando gli occhi dal gruppo di Angeli e puntandoli su me.

Annuii.

"Bene comincia a parlare allora...", mi invitò, "dove si trova questo tuo amico, e soprattutto chi c'è con lui?".

Non risposi. "Prima voglio la tua parola, davanti a tutti loro, che rispetterai la nostra volontà".

Solo in quel momento gli occhi dei nuovi arrivati caddero sulle mani intrecciate di me e Aurora. La ragazza guardò Agàte stupita, sembrava chiederle se potesse mai essere che un tale sacrilegio fosse consentito.

Gli altri semplicemente rimasero a guardare impassibili.

"È una storia lunga che credo abbiate conosciuto anche ad Alexan", tagliò corto Agàte nel vedere le loro espressioni. "E comunque ormai non abbiamo più nulla da perdere quindi perché non allearsi con lui visto che è disposto ad aiutarci?", spiegò loro.

"Allora dai la tua parola?", chiesi minaccioso.

"Sì", mi rispose secca Agàte.

Sentii Aurora stringermi convulsamente la mano. Sembrava che anche lei fosse incapace di credere alle parole della sua insegnante.

"Aurora verrà privata dei suoi poteri insieme a me?".

"Sì", continuò lei.

"Hai le facoltà di deciderlo o mi stai prendendo in giro?", chiesi poi sospettoso.

"Sono la seconda ad Albian ragazzino, bada a come parli. So quello che faccio!", mi rispose inacidita.

Quelle spiegazioni potevano bastare. Mi risolsi a raccontare tutto. In fondo gli Angeli non potevano mentire né mancavano alla parola data, potevo fidarmi.

Avevo visto Logan dopo la mia fuga. Ero andato a spiarlo perché casa nostra era l'ultimo posto dove di certo mi avrebbe cercato, ma era stato lì che avevo notato uno strano movimento. In salotto c'erano ben quattro persone, e non erano semplici umani, erano Kelsea, e da quello che sapevo, per quanto non li conoscessi, mi era chiaro che fossero anche molto forti.


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