43 - Aurora
Mi sentivo male, mi girava la testa. Cominciavo a barcollare ma continuavo a tener duro con la corsa. Dovevo mettere la maggiore distanza possibile tra me e lui.
Non avrei voluto più vederlo... mai più.
Finalmente raggiunsi la casa che mi prefiggevo di visitare. Suonai il campanello, ripetutamente, finché una donna bruna venne ad aprire la porta.
"Oh, ciao Aurora", mi salutò allegra, ma si incupì subito quando vide il mio viso scarlatto e i miei occhi gonfi.
"Signora... vorrei parlare con Gabriele".
La donna batté le palpebre poi aprì di più la porta. "È in camera sua tesoro, ma...".
"Grazi mille", dissi asciugandomi una lacrima. Non attesi che mi chiedesse per quale motivo ero in quello stato. Corsi in camera di Gabriele e bussai alla porta.
Lui rispose da dentro: "Uffa mamma, che cosa vuoi ora? Ho fatto tutto quello che mi hai chiesto!".
"No Gabry, sono Aurora, posso entrare?", lo avvisai.
La porta si aprì. "Aurora!", esclamò Gabriele sorpreso dalla mia visita.
"Ho bisogno di parlarti". Feci ingresso in camera e mi richiusi la porta alle spalle.
La camera di Gabriele era tutta un mix di poster d'auto e attrici. Sul letto era stesa una coperta rigorosamente nero-azzurra e nello stereo passava musica di pianoforte mentre una pianola vera era sistemata proprio accanto alla scrivania. Il computer era acceso, probabilmente prima che lo disturbassi stava chattando con qualcuno perché arrivò un trillo su messenger.
E' Cristina... la saluto e sono da te, okay?", mi disse il mio protetto, poi si bloccò a guardarmi. Fino ad allora non aveva notato la mia faccia. "Aurora... ma tu hai pianto!".
Abbassai la testa per istinto. Un altro trillo arrivò dal computer ma Gabriele lo ignorò.
Rimasi in silenzio, soltanto a singhiozzare. In fondo se c'era qualcuno che potevo considerare un migliore amico, quello era lui, mi era stato vicino più degli altri e adesso era giunto il momento che anche lui sapesse chi ero. Contavo di confidargli tutto di me e di informarlo sulla battaglia che Alessi e Kelsea avevano indetto per la conquista della sua volontà.
"Solo un secondo...", disse frettoloso, lo guardai mentre si sedeva al computer e scribacchiava alla tastiera una serie di saluti. Quando terminò spense e tornò a sedermi vicino, sul letto.
"Aurora...", mi disse scostandomi le mani dagli occhi. "Perché?".
Perché? Bella domanda! Forse perché soffrivo maledettamente? Perché mi ero pentita di ogni singola parola che avevo appena rivolto ad Andrea? In fondo lui non se lo meritava, ma avevo sentito una tale rabbia in quel momento... verso lui, verso Agàte, verso il mondo intero e quelle dannate regole che lo ordinavano.
Perché bene e male non potevano amarsi? Perché? E perché nero e bianco non potevano diventare una cosa sola e allo stesso tempo rimanere se stessi? Perché doveva venir fuori il grigio? Per quale motivo il grigio non sarebbe mai stato né nero né bianco? E quindi perché quel colore grigio significava unicità? Perché unicità voleva dire trasgressione di regole ed emarginazione? Quanti perché... una parola così semplice, che ti portava a scavare più a fondo nelle cose, una parola che sembrava dire, indaga... trova una soluzione.
Del resto io e Simon eravamo unici. Eravamo un'eccezione alla regola che per i nostri superiori non meritava di esistere.
"Aurora...". la voce di Gabriele mi riscosse nuovamente dai pensieri. Mi accorsi che lo avevo lasciato sulle spine per un bel po'.
"È successo qualcosa con Andrea?", mi chiese comprensivo.
Annuii, vigorosamente, perché ormai ero decisa, gli avrei raccontato tutto, dall'inizio.
"Ci siamo lasciati...", cominciai.
Gabriele rise scettico: "Scherzi vero? Bello scherzo, ma poco divertente...".
"Dico sul serio", asserii.
"No, non può essere, è logicamente impossibile. Fino a ieri sera eravate la coppia ideale, la coppia perfetta, hai presente? Lui ama lei, lei ama lui... un ballo. Mi prendi in giro?".
Tirai su col naso. "Ti assicuro che è la verità".
Gabriele rimase di stucco. "Ti ha lasciata?".
"No, l'ho lasciato io!". Ancora più stupore, la sua bocca si socchiuse.
"Gabriele, saresti disposto ad ascoltarmi? È una storia lunga, ma è necessario che te ne parli".
Lui mi asciugò una lacrima dalla guancia. "Dimmi tutto", mormorò puntandomi addosso lo sguardo.
Lo abbracciai forte: "Premetto che forse non ti piacerà, perché riguarda anche te ma...", attimo di silenzio, "sappi che puoi contare sempre su di me...".
Ci fu calma, quiete, per un attimo ci soffermammo ad ascoltare i rumori che provenivano dalla cucina, poi mi rispose: "Anche tu...".
Mi sciolsi dall'abbraccio e seduta a gambe incrociate sul letto iniziai a parlare.
...
"È tutta... una confusione pazzesca!", sbottò Gabriele quando terminai di raccontare.
A dirla tutta non l'aveva presa male, a parte il fatto che forse mi vedeva come una potenziale paziente da manicomio. Tuttavia per quello ero sicura che alla fine sarei stata abbastanza convincente. Così fu, infatti, quando davanti a sé al posto di Aurora, Gabriele si ritrovò una colomba.
Gli svolazzai addosso e gli beccai timidamente la mano mentre lui mi fissava affascinato e per dir la verità anche un po' intimorito. Poi con un battito d'ali scesi sul letto e tornai alla mia forma corporea.
"Fico!", esclamò Gabriele entusiasta. "Quindi sei un Angelo!".
"No...", lo corressi, "non proprio un Angelo... diciamo che appartengo a una gerarchia inferiore".
Gabriele annuì. "E io avrei dei poteri? Davvero?".
Scossi la testa come ad indicare un sì e un no. "Non proprio. Tu sei più che altro uno strumento, senza offesa per la parola, i Kelsea ti cercano perché tramite te possono arrivare alla nostra distruzione".
"E i Kelsea sono demoni... hai detto. Giusto?".
"Esattamente".
"E quindi chi è il tuo avversario?", mi chiese.
Mi soffermai a pensare a un modo per essere più chiara. "Ricordi quella volta, quando a scuola mi chiedesti di Simon? Io ti dissi che c'eravamo baciati ma non ti parlai del resto. Beh, Simon era il Kelsea!".
"Cosa?", alzò le sopracciglia.
"Sì, ma io non lo sapevo, noi esseri soprannaturali nella forma umana siamo quasi irriconoscibili, io ero inesperta e... avevo combinato un casino. Mi ero innamorata dell'essere che in realtà avrei dovuto uccidere!".
Gabriele rimase ad ascoltare rapito.
"Qui subentra Logan, è lui adesso che ha preso il posto di Simon da quando lui è stato cacciato. Fa' attenzione, potrebbe essere pericoloso".
Gabriele corrugò la fronte e si premette le mani alle tempie. "Non capisco, chi dei due vuole uccidermi e chi vuole salvarmi tra te e Logan. Insomma, chi devo temere? E Simon poi... che ruolo ha adesso?", sembrava essere un po' teso. Aveva accettato la situazione ma pareva più che altro che la vedesse come qualcosa frutto di un sogno. Non era ancora pienamente convinto.
"I Kelsea", gli dissi.
"Beh, tu sei un Angelo, che potresti dirmi? Non avvantaggeresti di certo la concorrenza".
"Sono un'Alessi", lo corressi nuovamente, "non Angelo".
"Sì okay, okay... e sentiamo, come fanno a usare il mio potere se nemmeno io so come si fa?", mi domandò minuzioso.
"Non so, credo che non sia tanto un potere, è più che altro un potenziale. La tradizione dice che non appena il protetto verrà a conoscenza della sua natura da prescelto e avrà ricevuto le... proposte sia dal Kelsea che dall'Alessi, allora lì scatterà la vera scelta. Chi vince dominerà il protetto, chi perde non avrà alcun potere su esso. Se vincessimo noi, nessuno ti chiederebbe di usare i tuoi poteri contro nessuno, tu dimenticheresti tutto: me, Simon, Logan...", mi bloccai, "Andrea...", la mia voce tremolò nel pronunciare il suo nome. "E torneresti alla tua vita di tutti i giorni, vivresti fino alla fine, quando avrai avuto figli, nipotini e sarai anziano morirai e forse, un giorno, diverrai uno di noi. I prescelti possono esserlo di solito, se si schierano dalla parte del bene... e beh, in quel caso ci rincontreremo", tentai di sorridere.
"Okay, ma se è così, dovrei essere veramente un cretino per cedere ai Kelsea!".
"Non è proprio come pensi. I Kelsea ti faranno proposte lusinganti. Ti prometteranno vita eterna, donne, fortuna, denaro. In cambio ti useranno per distruggerci e ti danneranno l'anima. Non troverai mai pace. Ricordalo. Non diventerai uno di loro, questo mai. Kelsea non si diventa, si nasce".
Gabriele ingoiò rumorosamente la saliva. Sembrava spaventato ora.
"Attento Gabry, Logan sarà molto più convincente di quanto pensi. Ti prego, non sottovalutarlo e cerca di ricordare quello che ti ho detto".
"Mi resterai accanto, vero? Mi proteggerai? Tu sei un Angelo...".
Scossi la testa. "Non sono un angelo...", lo corressi per l'ennesima volta, " e purtroppo dovrai essere tu a scegliere. Noi Alessi non possiamo interferire". Mi bloccai. Gli occhi mi prudevano per le lacrime che avevo versato poco prima.
"Spero vivamente che farai la scelta giusta Gabry. Noi Alessi, gli Angeli, i Guardiani... siamo tutti nelle tue mani".
"E voi? Che farete dei miei poteri? Distruggerete i demoni?".
Scossi la testa. "Il male non si può distruggere, e nemmeno il bene. Alla fine sono due concetti che coesistono. Non c'è bene senza male perché non c'è male senza bene. La questione è che... questo enorme potere nelle mani dei Kelsea può essere usato in maniera molto dannosa. Nelle nostre mani invece, non verrà proprio usato, ci limiteremo a darti la libertà e per altri cento anni, continueremo a esistere in tanti e saremo al sicuro. Se invece ti convincessero, potresti guidarli da noi".
Si accigliò. "Eh?".
"Sì, hai capito bene. Il prescelto ha accesso alla nostra dimensione. Potresti guidare i Kelsea da noi, per indebolirci, forse anche facendoci distruggere parzialmente".
Scosse la testa: "Sai che non lo farei... io, non sono cattivo".
"Ma non sei neanche buono, sei umano, e gli umani sono una via di mezzo. Voi godete del libero arbitrio e le vostre scelte sono sacre. È strano che degli esseri così potenti come noi siano dipendenti dalle vostre decisioni".
Si imbronciò. "Non credo di essere poi così cattivo. Beh, se la mettiamo su questo piano neanche tu sei tanto buona se hai baciato uno di quei cosi... com'è che si chiamano?".
"Kelsea".
"Ecco quelli! Non è vietato?".
Mi intristii. "E infatti sono un'eccezione. Io e Simon siamo delle pecore nere per i nostri simili. Siamo fenomeno da baraccone forse... o forse siamo solo degli eretici destinati a morire al rogo", risi amaramente.
Il mio protetto capì dal mio tono quanto mi costasse dirlo. Mi rivolse uno sguardo di commiserazione.
"È per questo che ho litigato con Andrea, sai? Per Simon...".
Gabriele tornò ad ascoltarmi attentamente.
"Ho rivisto Simon ieri notte. È tornato. Mi ha rivelato che Andrea era un ireneo, non quello che diceva di essere dall'inizio...". Dalla sua espressione dubbiosa capii che era meglio che spiegassi il significato della parola. "Hai presente in greco? La parola eirene vuol dire pace. Gli irenei sono dei nostri superiori. Loro in qualche modo cercano di riparare agli errori degli altri. Se Andrea fosse riuscito a distrarmi e a farmi dimenticare Simon tutto sarebbe stato perfetto, avrebbe riparato al mio errore e io avrei continuato per la mia strada senza interferenze, felice e contenta. Però io ho scoperto tutto prima che lui mi rivelasse la sua vera natura. Ci sono rimasta di sasso quando ho capito che la mia storia d'amore con Andrea non era stata altro che una cosa studiata a tavolino dai miei superiori. Mi sono sentita tradita... ingannata... era già da più d'un mese che stavamo insieme e non me ne aveva mai neanche accennato".
"E di Simon che ne è stato?", mi chiese Gabriele, "Tutto sommato mi era simpatico, se non fosse stato per quell'incidente con te e fosse rimasto, forse sarebbe riuscito a convincermi".
Lo guardai torva nel pensare a quella possibilità, poi risposi alla sua domanda. "Si nasconde in città, se i suoi simili lo trovano... diciamo che può ritenersi morto. I Kelsea non accettano la perseveranza nei sacrilegi, e credo che anche io farei una brutta fine se sapessero che ci siamo rivisti".
"State insieme?", mi chiese lui a bruciapelo.
Rimasi di ghiaccio. "Non lo so". Avevo risposto con tutta sincerità.
Gabriele rimase a elaborare tutto quello che gli avevo appena detto poi tornò a sparare un'altra serie di domande a raffica.
"Cosa mi accadrà se accetterò la vostra proposta? I Kelsea che faranno?".
Ecco. Lì veniva la parte più spinosa. Decisi di essere franca.
"Faranno di tutto per convincerti. Se non riusciranno a convincerti con le buone, cercheranno di farlo con le cattive. Torture, paura, persecuzione, incubi. Ti cercheranno...", vidi un'espressione di puro terrore dipingersi sul suo viso.
"Ma a quel punto le schiere angeliche saranno pronte a difenderti. Una battaglia purtroppo sarà inevitabile prima o dopo. Ma ci saremo. Io sarò al tuo fianco".
"Combatterai per me?", mi chiese affascinato come un bambino che vede un oggetto attraente per la prima volta.
"Sembro fragile, è vero, forse un po' lo sono anche. Ma ormai cercherò di fare del mio meglio".
"E voi Angeli morite? Non siete immortali?".
"Alessi...", lo corressi ancora una volta. "comunque sì, anche noi possiamo morire. C'è una parte di noi che è molto vulnerabile... le ali!".
Istintivamente lo vidi che mi fissava la schiena. "Non si vedono se non mi trasformo", lo avvisai.
"Puoi mostrarmele?".
"Un giorno forse... se lo facessi adesso chiameremmo a raccolta tutti i demoni vicini. Possono percepire la mia presenza quando mi trasformo".
"Ah...", Gabriele annuì deluso. "Anche Simon ha delle... ali?".
"Sì", sorrisi al pensiero. "Le sue però sono simili a quelle dei pipistrelli, non hanno piume". Sorrise anche lui. Sembrava essere in trance. Rideva, ma allo stesso tempo nei suoi occhi vi leggevo la paura.
"Cavoli! Chi doveva dirlo che la mia amica era il mio angelo custode. Se me l'avessero detto non c'avrei mai creduto".
Lo accarezzai su un braccio. "Ovviamente non dovrai dire a nessuno della nostra conversazione. Ti ricordo che sono in incognito qui in città... e soprattutto non parlare di Simon...".
Annuì: "Certo, promesso".
Sospirai. "So di averti sconvolto. Avevo paura che reagissi peggio. Però, finché Logan non prenderà un pretesto per parlarti... fino ad allora sarai al sicuro. Quando succederà... io sarò vicino a te, se mi vorrai. Stasera stessa avviserò i miei superiori".
Sembrò prendere coraggio dalla mia rassicurazione. "Agàte ti terrà d'occhio. Anche lei è una come me, ovviamente".
Respirò profondamente. Aveva trattenuto il respiro al pensiero di quello che presto sarebbe successo.
"Detto questo, spero che accetterai lo stesso di essere il mio migliore amico umano... in fondo sai tutto di me adesso...", conclusi facendo spallucce. "Lo sarai?".
Per un attimo Gabriele non rispose, rimase sovrappensiero, come se viaggiasse su una sua lunghezza d'onda e captasse il segnale molto dopo. Poi i suoi occhi si illuminarono. "Certo! Chi avrebbe la possibilità di essere il migliore amico del proprio angelo custode?". Mi abbracciò forte, e in quel momento ci facemmo forza a vicenda.
"Ehi Gabry, se giochiamo in squadra possiamo farcela", gli dissi all'orecchio.
Lui strinse più forte.
"Sono con te! Voglio essere con te!"
E mentre eravamo ancora abbracciati sussultammo, un rumore ci colse di sorpresa. Qualcuno stava bussando insistentemente alla finestra.
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