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28.

Il palmo della mia mano sta ancora bruciando, va a fuoco e formicola per la troppa forza -inaspettata- che ho impresso contro la sua guancia.

Lascio che il vento mi sferzi tra i capelli mentre sto ferma a fissare il vuoto davanti a me, seduta su questo muretto che circonda le mura antiche del castello.

È andato via. Dylan ha preso il motorino e mi ha lasciata qui, praticamente da sola visto che non so come tornare al villaggio.
Credo che per questa notte dormirò in una delle stanze di questo vecchio posto. Non voglio dare più fastidio di quello già arrecato al resto del gruppo.

Ho già parlato con Liam, ovviamente non era entusiasta per la mia idea, mi ha proposto di far restare qui Iris o addirittura di rimanere lui. Gli ho detto che non ce n'é bisogno, ho intenzione di trovare Dylan per cercare di chiarire più cose possibili.

Non mi ha neanche fatto parlare, non mi ha chiesto spiegazioni, non ha pensato. Ed io lo so il perché.
Quando si arrabbia perde la ragione, la mente gli si offusca come una nebbia fitta in piena palude e a notte fonda. Non è la prima volta che mi accusa o mi offende, ma con questa, ha superato il limite.

Quello schiaffo in pieno viso se l'è meritato, anche se non volevo arrivare a quel punto così difficile.

《Cherie》sussulto presa alla sprovvista
《Liam, hey...》
《Sei sicura di voler restare qui? Se Dylan fosse tornato al villag-》scuoto la testa interrompendolo
《Lo conosco... starà girovagando qui intorno per schiarirsi le idee》dico con estrema sicurezza.

Liam annuisce poco prima di avvicinarsi al mio corpo e stringermi in un abbraccio rapido.
《Come vuoi tu...》mormora andando via.

-

《Si, una camera singola》ripeto monocorde al ragazzo dietro il bancone.

Sbatto la punta del piede contro il pavimento in mattoni a vista, provocando un rumore fastidioso che fa girare un'anziana nella mia direzione.

Tiene per mano un bambino di sei anni -su per giù- che mi sorride nascondendo parte del viso dietro la mano libera. Ricambio il sorrisetto tirando fuori la punta della lingua, gesto che lo fa ridacchiare in imbarazzo e mi scioglie il cuore.

Questo bambino mi ricorda Dylan più o meno alla stessa età, le volte in cui mi fissava da lontano mentre ero in compagnia di qualche amica o amico. Inizialmente stava lì a guardarmi e sorridermi, anche senza alcun motivo, infatti mi ritrovavo a fargli sempre una linguaccia per cercare di farlo smettere; ma poi, dopo cinque minuti, mi si avvicinava e mi prendeva in giro davanti ai nostri amichetti.

Ricordo perfettamente il modo in cui si prendeva gioco di me e mi metteva in ridicolo, magari raccontando alcuni aneddoti che a quell'età ti mettevano in imbarazzo. Come starnutire e riempirti di muco, oppure dormire ancora con la luce accesa per paura che i mostri escano da sotto al letto per rapirti e portarti via.
E lui ci riusciva, mi metteva in difficoltà senza troppi indugi; gli bastavano poche parole per far ridere tutti tranne me.

Lui è sempre stato bravo a farmi ridere, ma lo è ancora di più se si tratta di togliermi il sorriso.

《Okay signorina, inserisca il bancomat e digiti pin seguito dal tasto verde!》rinsavisco da quei ricordi dolci e a tempo stesso amari, seguendo così le istruzioni del ragazzo davanti a me.

Afferro le chiavi della stanza e con lo zaino in spalla mi dirigo alle scale a chiocciola che portano alle camere.

Quando entro resto un attimo stranita.
Credevo di trovare catene, palle di metallo agganciate a un bastone pronto per farlo roteare e colpire, credevo di trovare armature in acciaio e piume sui caschetti... invece è più moderna di casa mia.

Un letto singolo rifinito in legno nero sta al centro della stanza, un armadio piccolo e nero è posto di fianco all'entrata, e per concludere ci sono una scrivania con annessa sedia e la porta che conduce al bagno.

Lancio la borsa sul pavimento e mi corico di schiena sul morbido materasso, fissando con stanchezza il soffitto bianco abbellito da un lampadario strano.

Sono distrutta. Ho cercato Dylan in ogni angolo di questo paesino minuscolo, ovviamente non avrò guardato ovunque. Che poi, cosa dovrei dirgli? Mi farà parlare oppure inizierà a blaterare come al solito, come ogni volta che litighiamo?

Sbuffo afferrando il cellulare, lo sblocco e poi mi fermo a fissare l'immagine che ho impostato come sfondo.

Ritrae me e Dylan in un prima e dopo.
Due foto: una che ci ricorda in versione bambini, dove ci abbracciamo e le nostre guance paffute si toccano in due sorrisi enormi. E l'altra più recente, scattata due mesi fa in quella casetta di legno che fatica ormai a contenerci, in quel parco solo nostro che ha visto più cose dei nostri genitori o degli amici.

I sorrisi ci sono, ma non sono spensierati come quelli di quando eravamo bambini, sono sorrisi a bocca chiusa e forse anche un po' di circostanza, giusto per mettersi in posa e scattare questa foto.

Ed è qui che me lo chiedo.

Cosa ci è successo, Dylan?》bisbiglio, guardando quella foto con le lacrime agli occhi.

《Me lo sono chiesto anche io...》

Mi alzo di scatto dal letto quando sento la sua voce.
《Dyl》mi avvicino di qualche passo bloccandomi un istante dopo, quando noto dei tagli sul suo zigomo ben definito e alto. Deglutisco sentendo una strana sensazione allo stomaco.

《Cosa... Cosa hai fatto?》
《Niente.》Si passa una mano tra i capelli leggermente ricci, lasciandomi involontariamente vedere altre escoriazioni sul gomito.

《Dove diavolo sei andato?》mi avvicino completamente alla sua figura slanciata, gli afferro il polso per controllare quei tagli che ancora sanguinano leggermente.
《E non dirmi 'niente' perché giuro che ti tiro un altro schiaffo》ringhio indispettita guardandolo dritto negli occhi.

Restiamo in silenzio in un gioco di sguardi che nessuno dei due vuole perdere, ma io sono più convinta e forte di lui in questo momento, infatti dopo quelli che sembrano cinque minuti si decide a parlare.

《Ho fatto una rissa. Contenta adesso?》si divincola dalla mia presa e a passo lento raggiunge il bagno, sbattendo la porta alle sue spalle e facendomi sussultare.

Mi massaggio le tempie, vorrei picchiarlo e appenderlo al soffitto per le palle, ma invece prendo un grosso respiro e decido di seguirlo.

Quando apro la porta lo trovo a petto nudo davanti al lavandino intento a pizzicare le ferite con un po' di carta.

《Esci》
《Non rompere i coglioni. Fino a prova contraria questa stanza è mia, l'ho pagata io, quindi dovresti essere tu ad uscire》metto in chiaro senza troppi problemi o giri di parole.

Lo spingo per le spalle obbligandolo a sedersi sul water chiuso, con un gesto veloce gli sfilo la carta dalle mani e mi posiziono tra le sue gambe. Sbuffa, ma non mi manda via come ha fatto un attimo fa.

In estremo silenzio apro gli armadietti al mio fianco e dopo un paio di minuti afferro la piccola valigia medica, prendo lo stretto necessario e la metto alla mia destra, sopra il mobile del lavandino.

Dylan intanto fissa le sue gambe aperte e coperte soltanto da un pantaloncino di tuta da basket, quello stesso pantalone che ero solita usare io quando dormivo da lui e in casa c'erano i suoi genitori. Non volevo rischiare di farmi vedere in mutande da suo padre.

Si appoggia con la schiena nuda al muro alle sue spalle, lasciando che la testa resti bassa forse per non dovermi guardare.

Inizio a medicargli il gomito, pulisco la ferita con un po' d'acqua ossigenata e dopo aver asciugato quella colata sul suo braccio decido di metterci un cerotto quadrato. In tutto ciò lui sta in silenzio, sospira di tanto in tanto per lasciarmi intuire di essere contrariato da tutto ciò.

《Se sospiri un'altra volta ti faccio il gemello di questo taglio sull'altro zigomo. Provaci e giuro che lo faccio》dico tra i denti afferandogli una ciocca di capelli. Alza la testa di scatto puntando i suoi occhi magnetici nei miei, come a volermi sfidare di farlo davvero.

Si riempie i polmoni di aria, prende un respiro così grande che quasi credo possa scoppiargli il torace da un momento all'altro. Assottiglio gli occhi continuando a sfidarlo, aspettando quel sospiro tanto atteso che potrebbe farmi calmare grazie ad un pugno contro il suo bel faccino.

E quando fa per liberare quel respiro caldo dal naso, il mio braccio si carica indietro in automatico, la mano si chiude con forza a pugno, talmente tanto da sentire le mie stesse unghie conficcarsi nella carne.

Lascio la spalla roteare leggermente ma con velocità, e poco prima che il mio pugno si scontri finalmente con la sua faccia da schiaffi, la sua mano grande e calda mi afferra il polso con rapidità, bloccando ogni mio possibile tentativo di fargli male. Ancora.

《Piano tigre... hai già dato per oggi》mormora con un ghigno da stronzo.

《Sei davvero un coglione. Non ti sopporto più. Non riesco nemmeno a starti vicino, non ho più voglia di passare il mio tempo con te, di sprecare le mie giornate per una testa calda che non capisce niente...》prendo un respiro rapido prima di tornare a parlare guardandolo dritto negli occhi.
Sei solo un montato che non vale più la pena vivere. Ecco cosa sei.

Mi svincolo dalla sua mano ancora stretta al mio polso, con possessione e aggressività le sue dita si stringono nuovamente sulla mia mano, il braccio ad avvolgere la mia vita sottile rispetto a quella di qualunque altra ragazza.

《Ah si? Non valgo più niente per te?》i denti a strofinare con rabbia mentre mi avvicina a sé e le mie ginocchia sbattono contro il wc.
Chiudo gli occhi in due fessure senza proferire parola.

《Allora Cherie? Ti sei stufata di me?》

《Si. Si Dylan. Mi sono stufata di te e del tuo atteggiamento da stronzo patentato. Adesso che ti ho risposto sei felice?》ringhio con il naso contro il suo.

《E allora perché sei rimasta qui ad aspettarmi? Perché non sei tornata con gli altri?》domanda con gli occhi quasi chiusi.

《Perché sai, caro "genio di sto cazzo", non c'era posto per me in nessun motorino, tu sei andato via con il nostro. Deficiente!》esclamo esasperata sentendo le mani pizzicare.

"Rischio di picchiarlo, sto davvero rischiando di alzargli le mani"

Il mio intento di allontanarmi và in fumo quando lui mi avvicina di nuovo a sé. Forse troppo.

《Se non vuoi più vedermi basta dirlo. La questione è reciproca.》
《E allora dillo tu, Dylan.》

Sento il cuore martellare nel petto con irruenza, ansia mista ad agitazione si impossessa del mio stomaco facendomi venire la nausea.
Se dirà di non volermi più vedere manderà al diavolo quindici anni di amicizia, quindici anni di cavolate e risate senza senso. Manderà a puttane tutto ciò che abbiamo passato e vissuto, lasciando soltanto cenere sotto i miei passi insicuri e fragili, cenere bollente che mi manderà a fuoco ogni volta che calpesterò un posto dove sono stata con lui.

《Dillo Dylan. Se hai le palle e ti sei stufato di me allora dillo, e facciamola finita qua. Ognuno per la propria strada e-》
《Stai zitta》.

Hooooolaaaa 💃🏻

Ma il caldo di questo periodo?😨

Chissa cosa succederà nel prossimo capitolo!!

Cosa farete questa estate?
Ditemelo perché sono super curiosa😍😍😍❤

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