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21.

Mi stendo sul letto in un sospiro stanco, osservando in modo distratto il soffitto completamente bianco.

Devo ammettere che mi manca la mia stanza, mi mancano quelle stelline appese al soffitto in modo insensato, mi convinse Dylan ad appiccicarle, avevamo sei anni.

Quando entrò nella mia stanza vidi subito un sacchettino tra le sue piccole dita, me lo lanciò in faccia, come era suo solito fare. La delicatezza prima di tutto.

Mi disse di aprirlo mentre lui andava a cercare una scala bella alta, quando rovesciai il contenuto della busta sul letto, ammetto di aver quasi vomitato.

Odiavo quel genere di cose, perché rovinare la mia stanza con delle stupide stelline bianche? Non avevo neanche mai imbrattato i muri di casa, sapevo quanto mamma ci tenesse a mantenerli puliti.

Non avevo mai appeso un singolo poster, anche per le foto era lo stesso, le incorniciavo ma non chiedevo ai miei genitori di bucare il muro, preferivo tenerle sul comò o vicino alla libreria. Se avessi voluto toglierle avrei potuto semplicemente riporle in un contenitore, senza il bisogno di staccare il chiodo e rovinare parte del muro.

Certo, a sei anni non facevo questi pensieri, a sei anni seguivo le richieste dei miei genitori.
Ma quando Dylan, quel giorno, entrò nella stanza con quel sorriso gigante, riuscì a convincere non solo me ma anche i miei genitori che quelle stupide stelline avrebbero reso la mia stanzetta ancora più bella.

Mio padre si armò di una pazienza infinita quel pomeriggio, mamma era occupata a fare conversazione con i genitori di Dylan, mentre papà sudava e rischiava di cadere ogni cinque minuti.

Dylan ebbe un'uscita del tipo: "eddai, mio papà ci ha messo cinque minuti", inutile anche dirlo, mio padre ci rimase così male che scese dalla scala e mi si avvicinò: "stai lontana da questo piccolo diavolo, non mi piace più" mi aveva sussurrato in un orecchio.

Io e Dylan, ai tempi, ci conoscevamo si e no da nove mesi, chi mai avrebbe potuto dire che saremmo rimasti insieme per quindici lunghi anni?

Io ricordo di aver annuito a papà, in un modo così convinto e leale che lui mi aveva strizzato l'occhio e lasciato un bacio in fronte: "brava la mia bambina" mi aveva detto con un gran sorriso. Ovviamente Dylan e la sua curiosità lo portarono a chiederci cosa avessimo detto.

Ricordo perfettamente di aver incrociato le braccia al petto e soffiato via una ciocca della frangetta: "Non ti deve interessare. Sono cose mie e del mio papà" gli risposi con una linguaccia.
Quello che non ci saremmo mai aspettati fu la sua reazione.

Scoppiò a piangere come il bambino che era.

Corse via in lacrime con me e papà che cercavamo di raggiungerlo, si lancio letteralmente tra le braccia di sua madre e pianse come un dannato.

Quando suo padre gli chiese cosa fosse successo lui si pulì il naso dal moccico e strinse sua madre per il collo: "Cherie non vuole essere più mia amica, ha detto che non mi deve interessare quello che il suo papà e lei si sono detti" lo urlò così forte e in un modo così triste e sconsolato che gli occhi si fecero subito lucidi.

Mi è dispiaciuto così tanto vederlo in quello stato che scoppiai a piangere anche io.

I miei genitori mi avevano sempre insegnato a rispettare chiunque, anche una piccola formica che passava davanti ai miei piedi. In quel momento mi sentì una bambina davvero cattiva, avevo paura di finire all'inferno che voi ci crediate o no, diamine quanto piansi.

Io mi girai quando papà si accovacciò dietro di me, mi strinse tra le sue grandi braccia e mi coccolò dolcemente; almeno fino a quando un tocco leggero sulla mia spalla mi spronò a girarmi.
Avevo dei lacrimoni così grandi da vedere Dylan completamente annebbiato.

"Se tu non piangi, io non piango" brontolò a testa bassa, io stavo ancora singhiozzando in preda a un pianto isterico quando papà si avvicinò al mio orecchio: "Non è poi così male questo bambino" disse in un bisbiglio, il suo sorriso sicuro mi fece smettere all'istante di piangere. Tirai su col naso mentre annuivo piano: "se piace a te allora piace anche a me" ricordo di aver detto.

Il successivo fu un bel momento, perché afferrai la piccola mano di Dylan e gli dissi: "amici per sempre" facendolo annuire con un sorriso così gigante che contagiò tutti quanti.

Ovviamente mamma tirò un coppino a papà, lo rimproverò dandogli del bambino cretino.

《Diamine, credo di avergli fatto poche promesse in questi quindici anni, e la prima in assoluto che gli ho fatto non sono riuscita a mantenerla》borbotto con le dita tra i capelli, sovrappensiero.

Ma poi salto giù dal letto mettendo su una postura da ninja quando un rumore improvviso e acuto mi fa cagare sotto.

Mi guardo in giro con le braccia ancora davanti alla faccia, ma non vedendo nessuno mi limito a fare finta di niente e a passarmi le mani sui vestiti spiegazzati.

La mia curiosità però, è paragonabile a quella di una vecchietta di ottant'anni affacciata alla finestra, intenta a prendere il posto di una telecamera a trecentosessanta gradi.

Esco fuori dalla stanza e subito una folata di vento mi fa rabbrividire, alzo il viso verso il cielo, notando all'istante come un grigio cupo abbia preso il posto di un azzurro limpido e chiaro.

Controllo l'orario sul telefono prima di iniziare a scendere gli infiniti gradini che rendono unico questo posto.

Sinceramente non so dove sto andando o chi sto seguendo, ma c'è qualcosa che mi spinge a correre giù tra le viette, come una sensazione di ansia e agitazione, troppo grande e pressante per non tenerne conto.

Quando incontro Isaac mi fermo giusto un attimo per chiedere se ha visto qualcuno correre da qualche parte. A rispondere è il suo amico, che con un braccio mi indica la direzione da prendere.

Per un attimo mi sento una pazza ad inseguire qualcuno che neanche conosco, ma poi, come un miraggio nel deserto del Sahara, intravedo Dylan camminare a passo sostenuto verso il pontile.

Ed ecco spiegata quella sensazione strana all'altezza del petto.

Inizio a corrichiare leggermente per cercare di raggiungerlo, lui pare non essersi accorto nemmeno di me, perché quando gli afferro il polso la sua reazione appare esagerata ad entrambi.

Mi ha scaraventata letteralmente contro il poggiamano del pontile.
《Dylan》la sua mano stretta intorno al mio collo si allenta all'istante, mi guarda con occhi sgranati dallo sconcerto, leggo la paura in quelle iridi solitamente misteriose e indecifrabili.

Il mio petto si muove così veloce che è impossibile non notarlo, non aveva mai reagito in questo modo, che gli prende?

《S-scusa... Non volevo io-》
《È stata colpa mia. Ti sono arrivata alle spalle e... beh scusami》balbetto impacciata senza neanche guardarlo.

《Che ci fai qui?》mi domanda con più calma. Si allontana di qualche passo iniziando a camminare verso la fine del pontile. Si siede lì, con le spalle leggermente ricurve e le gambe a penzoloni.

《Potrei farti la stessa domanda》sussurro cauta, prendo posto al suo fianco mentre un fulmine in lontananza illumina per un istante il cielo scuro. Resto piacevolmente rapita da quella scarica elettrica, la stessa che mi procura la vicinanza di Dylan.

《Niente di importante, avevo voglia di una passeggiata》sento dirgli piano. Annuisco.

《Ricordi dieci anni fa? Quando eravamo nel nostro posto "segreto" e iniziammo a fantasticare sul nostro futuro...》mormoro in un sorriso, gli occhi fissi sul mare davanti a me, a differenza dei suoi che adesso guardano il mio profilo.

《Si. Certo che lo ricordo...》con la coda dell'occhio gli vedo inarcare un sopracciglio, confuso dalla piega che ha preso la situazione.

《Ti ricordi cosa avevo detto? Quale era il futuro che immaginavo per me...》mi stendo contro il legno ormai rovinato, osservando un cielo impetuoso che non vede l'ora di rilasciare la pioggia e farla incontrare con il mare salato.

《Un uomo che ti faccia ridere, la tua famiglia felice, un lavoro soddisfacente e una casa in cui poter stare tutta la vita》annuisco con un sorriso assente quando gli sento pronunciare quelle esatte parole.

《Perché stiamo-》
《Ho vent'anni e non ho realizzato ancora nulla...》lo interrompo in un sussurro stentato.

Una goccia fredda sbatte sulla mia guancia ossuta, prima che le mie dita raggiungano quel punto arrivano quelle di Dylan ad asciugare quella lacrima caduta dal cielo.

Si stende al mio fianco iniziando anche lui ad osservare il cielo cupo.
《Sei giovane ancora...》borbotta in tono ovvio. Io sorrido, incrocio le mani sul grembo.

《Si, è vero. Anche tu lo sei. Carly non è la prima e non sarà sicuramente l'ultima》dico in un sussurro flebile, girando il viso verso il suo che decide di non guardarmi.

L'ho capito subito il motivo per la quale è corso qui, la sua reazione esagerata quando gli ho toccato il polso, la porta che sbatteva in modo violento.
Non hanno semplicemente litigato.

《Vorrei chiederti da cosa l'hai capito ma mi sembra quasi stupido》ammette debolmente, posa il dorso della mano sulla sua fronte adesso rilassata, continuando a guardare il cielo che si illumina più frequentemente.

《So che al momento ci stiamo facendo la guerra, ma se vuoi parlare come ai vecchi tempi lo sai che ci sono...》mormoro timorosa, ma non mi stupisco piu di tanto quando inizia a parlare.

《Mi sbagliavo su di lei. E la cosa assurda è che sono incazzato per non averlo capito, e non perché mi ha tradito》le mie labbra si schiudono lentamente quando mi rivela l'accaduto.

《Lei... lei ti ha tradito?》il mio tono sorpreso lo fa girare lentamente verso di me, mi osserva con un angolo delle labbra sollevate, come a volermi prendere in giro.
《So che sei felice》borbotta divertito tornando a guardare il cielo.

《Ehi, no! Non sono felice, cioè quella stronza ho sempre voluto farla a pezzi, forse per questo sono felice come dici tu》mormoro pensierosa pizzicando il labbro tra le dita.

Una lieve risata abbandona la sua bocca perfetta, si sprigiona nello stesso momento in cui un tuono risuona cattivo all'orizzonte.

《Come l'hai scoperto, comunque?》
Inclino il viso per guardare il suo profilo. Gli occhi chiusi a due fessure, intento forse a trovare le parole giuste da dire, le labbra carnose leggermente schiuse mentre la lingua scivola tra queste, il naso all'insù, lo stesso che dopo un litigio avevo l'abitudine di baciare.

《Quell'idiota che si è scopato Carly ha dimenticato un paio di slip del cazzo in stanza》
Si passa le mani sul viso, affranto da una situazione che non gli era mai capitata in vita sua
《Per questo motivo non ho mai intrapreso una relazione. Voi donne siete-》
《No! Noi donne non siamo tutte così》lo interrompo immediatamente.

Mi scocca un'occhiata curiosa mentre io lo fulmino con lo sguardo.
Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio.

Chiudo gli occhi di scatto quando la pioggia inizia a cadere pesante sui nostri corpi.
《Dovremmo tornare》esclama Dylan con voce più sostenuta, per essere sicuro di farsi sentire e imitare il suo gesto. Ma io resto lì sdraita, con le braccia aperte e i vestiti completamente bagnati.

《Sai che c'è? Evidentemente il tuo gelato alla vaniglia non è poi tanto simile al gelato al cioccolato》esclamo all'improvviso, cerco in tutti i modi di trattenere le risate, ma quando vedo la sua faccia sorpresa e arrabbiata a tempo stesso, non mi trattengo più.

《Cherie, ti consiglio di non provocarmi》sibila in una minaccia divertita, ma io continuo a ridere di gusto, tenendo le mani sulla pancia per il dolore che le risate mi provocano agli addominali inesistenti.

《Ti ricordo che hai risposto "si" al mio sondaggio. Hai poco da ridere》sento dirgli con fare malizioso, prendo dei respiri profondi prima di mettermi seduta e guardarlo con le lacrime agli occhi.

《A parte il fatto che ti ho già detto che è stato un errore》inizio, mettendo in chiaro la verità sulla situazione
《E poi, visto il gelato che ti ritrovi, non vale neanche la pena di "farci un giro"》dico, citando le parole che ha usato per quel sondaggio.

《Okay, facciamo che inizi a scappare》mi consiglia in un sorriso malefico, talmente tanto da farmi scattare in piedi e indietreggiare tempestivamente.

Mi guarda con gli occhi a due fessure mentre avanza di qualche passo e io arretro
《Secondo, dillo un'altra volta e giuro che ti porto in camera. Non me ne frega un cazzo se sei la mia migliore amica o la mia ex migliore amica》inclina il viso con fare da maniaco, ancora con quel sorriso malefico che mi fa letteralmente scappare via a gambe levate.

Mi ritrovo a correre e a ridere sotto la pioggia battente e fredda, con lui alle calcagna che mi afferra dai fianchi dopo solo cinquanta metri e mi fa volteggiare nell'oscurità con un sorriso che brilla e illumina tutto.

Eccoci con un nuovo capitolo 🥂

I prossimi capitoli saranno... non ve lo dico, perché sono stronza🤭

Però sappiate che vi adoro tutte/i, chi commenta, chi vota la storia e pure voi che leggete in silenzio senza farvi vedere o sentire😍

Siamo una bella squadra secondo me❤

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