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Parte Seconda

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never share
No one dared
Disturb the sound of silence
The Sound of Silence - Simon & Garfunkel

II

Il sabato giunse portando con sé la tranquilla felicità della prospettiva di un giorno di riposo. Giada si era appena coricata, il goldreams già indosso. Rimase sdraiata mentre la melatonina faceva il suo effetto. Arrivò la mezzanotte, ma non udì l'ultimo rintocco.

Ha preso dimestichezza. Non funziona sempre, ma poco a poco riesce a concentrarsi abbastanza da poter fare tutto ciò che vuole. Si ritrova sulla cima del monte in un baleno. C'è uno spuntone di roccia che sporge sullo strapiombo. Cammina a passi leggeri e raggiunge il bordo. Guarda giù: il suolo appare lontanissimo. Inspira. Il piede sporge, sembra di camminare nell'aria. E salta.
Un vento invisibile le schiaffeggia il viso e i capelli danzano con esso. Si sente incorporea e leggera, una piuma e uno sbuffo di corrente. Galleggia nell'aria e apre le braccia. La roccia da cui è saltata diventa sempre più piccola mano a mano che si allontana. Sta volando. Ride ma non sente la risata, la avverte nella testa. Nuota nel vento, mentre guarda giù il mondo piccolo, piccolissimo, quasi insignificante. Immagina gli essere umani simili a tante formichine che corrono indaffarate da ogni parte. Plana un po' e la valle cede il posto alla sua città che sorge da terra. Vede i tetti dei palazzi familiari del suo quartiere: assomigliano a tanti quadratini delimitati dalle strade. Guarda in alto e vola verso il cielo, sollevandosi come vapore. E diventa cielo e nuvole.

Giada entrò in classe con un leggero anticipo. Alcuni compagni erano già nell'aula, chi a chiacchierare chi a ripassare. Quella mattina si era svegliata con la sensazione di volare, aveva posato i piedi a terra incerta. Aveva risistemato le coperte, preso il caffè, letto la nota sul frigo ("Buongiorno, stellina! Puoi cucinarti un po' di pasta, c'è del sugo pronto nel frigo") ed era uscita con la triste consapevolezza che tutto era tornato alla normalità. Andò al suo posto e accanto a lei si sedette Martina. La campanella suonò, ma nessun professore si fece vivo. Rimasero ad aspettare una decina di minuti, poi una ragazza decise di andare a chiedere informazioni.
"Il prof. ha avuto un contrattempo e quindi oggi non viene", riferì quando rientrò in classe. Un moto di entusiasmo si propagò tra gli studenti, due o tre si alzarono e uscirono.
"Oh Dio, grazie! Doveva interrogarmi ma non avevo studiato. Basta, appena torno a casa accendo un cero", disse Martina a Simone, gli occhi luminosi per la sorpresa. Un aeroplanino di carta attraversò in volo l'aula per poi planare dolcemente fino a terra. Il ragazzo rise.
"E pensare che Gabriele non è venuto proprio per lui", disse Simone, indicando il posto vuoto accanto a lui.
"Va bene se mi siedo lì?", domandò Martina. Simone scrollò le spalle in un cenno di assenso. Martina si alzò, poi guardò la compagna di banco per un attimo: "A te non dispiace, vero?".
"No, non c'è problema", disse Giada scuotendo la testa. Vide Martina raggiungere Simone, mentre si infilava gli auricolari. Fece partire un brano a caso dal cellulare. Sistemò la propria parte del banco, allineando l'astuccio e il diario, poi aprì un libro e iniziò a leggere.
"Quando ci cambiano i posti i professori? È assolutamente ingiusto che debbano deciderli per estrazione", Giada riuscì a cogliere le parole di Martina, nonostante la musica. Alzò il volume e non ascoltò la risposta di Simone.

Il sogno inizia sempre con lei nel vuoto bianco. Come se fosse una pagina su cui scrivere e disegnare tutto ciò che si vuole, così si immagina e colora quel luogo come desidera. Può viaggiare, può vedere tutto, può volare. Fluttua nel nulla, indisturbata, niente può entrare in quel piccolo mondo.
"Ehi", fa un voce. Giada sobbalza e si volta di scatto. Poco lontano, riesce a distinguere la sagoma di un ragazzo. Non l'ha creato lei.
"Ehi!", fa ancora lui. Giada chiude gli occhi e tenta di cacciarlo via, ma quando li riapre è ancora lì. Terrorizzata, si sveglia.

Giada portò il bicchiere d'acqua alle labbra e bevve un sorso. L'orologio sulla mensola della cucina segnava le tre di notte passate. Si era svegliata di colpo, tirando via il goldreams dal viso, la bocca secca. Non riusciva a capire come avesse potuto sognare un'altra persona, non ci aveva mai pensato prima d'ora a richiamare alla mente qualcuno che conoscesse. E ormai era in grado di tenere sotto controllo ciò che sognava. Si portò la mano al viso. Forse si trattava di un errore, forse si era distratta e la mente le aveva fatto apparire in sogno quel ragazzo. Tornò in camera. La stanchezza le scivolò addosso, la paura ormai un'ombra. Indossò di nuovo il goldreams e il suo respiro, poco a poco, si fece più pesante.

Si accorge subito di non essere sola nel mondo bianco. C'è ancora quel ragazzo.
"Ah, sei tu. Eri scomparsa", le dice lui. Giada tenta di nuovo di cacciarlo via dal suo sogno, ma ogni volta che riapre gli occhi lui è ancora lì.
"Che stai facendo?", chiede incuriosito lui. Giada si mette sulla difensiva.
"Chi sei? Cosa fai qui?", chiede. Ha un po' paura, ma è nei suoi sogni e niente può farle male davvero.
"Potrei chiederti le stesse cose", dice il ragazzo, incerto. Giada indugia con lo sguardo su di lui. È poco più alto di lei e dimostra la sua stessa età. I capelli scuri sono in disordine, riccioli ribelli che ricadono sulla fronte e incorniciano un viso dall'aria simpatica, con il naso un po' prominente.
"In che senso?", chiede titubante. Lui ha gli occhi chiari che risaltano sulla carnagione olivastra. Ha una postura quasi rilassata, le braccia ricadono lungo i fianchi e i palmi delle mani aperte sono rivolte verso di lei. Giada sente che c'è qualcosa di familiare in lui, ma forse è solo uno scherzo della mente.
"Nel senso che stavo dormendo e poi sei apparsa tu", risponde il ragazzo. "Ultimamente sto usando questo nuovo apparecchio, si chiama goldreams e permette di fare sogni lucidi. Credevo di essere in grado di controllarli ma evidentemente non sono ancora bravo visto che sei apparsa senza che ti avessi... beh, ecco, immaginata?"
Giada lo guarda stupita.
"Adesso mi sento un po' un idiota. Insomma, se non sei frutto della mia immaginazione sei frutto del mio subconscio, perciò in questo momento sto parlando a me stesso", ragiona il ragazzo. Poi ridacchia e si passa la mano fra i capelli. "Mio Dio, sono uno strano anche nei miei stessi sogni"
"Aspetta, aspetta", lo ferma Giada "io sono... reale. Sto usando il goldreams anche io"
"Quindi adesso stai dormendo? Stai sognando di stare qui?"
"Qualcosa del genere, si. Mi sono addormentata come sempre e poi sei apparso tu"
Lui distoglie lo sguardo e si guarda intorno. Sono ancora nel bianco infinito. Quindi anche lui sta facendo un sogno lucido. Ciò però non spiega come sia riuscito ad entrare nella sua testa. Giada si fa guardinga. Quello che le viene in mente è così assurdo che fatica a pensarlo, figurarsi trovare le parole.
"Quindi è come se tu... mi fossi entrato nella mente?", domanda. Tuttavia all'interno di quel sogno, anche l'idea più pazza sembra potersi realizzare. Il ragazzo la guarda perplesso: "Che intendi?".
"Questo..." Giada non sa che definizione dare a quel vuoto bianco, così fa un gesto ad indicare il tutto che li circonda "è nella mia testa. Quindi devi esserti.. insinuato nel mio sogno". No, è irreale, che assurdità le vengono in mente.
Il ragazzo strabuzza gli occhi e mette le mani avanti: "Io non sono entrato da nessuna parte! Ho semplicemente indossato il goldreams e mi sono addormentato. Poi sono arrivato in questo posto come al solito, sei tu ad essere apparsa all'improvviso".
"Ma io non ho fatto nulla di diverso dal solito" spiega Giada. Non si deve prendere in giro, questo non può accadere nella vita reale, le persone non fanno viaggi nelle teste e nei sogni degli altri. Tutto ciò non ha senso.
"Fammi capire: tu dici di non essere... entrata nei miei sogni" ricapitola Andrea. Sembra confuso quanto lei. "Ma nemmeno io sono sono entrato nei tuoi", continua, sempre meno convinto. "Tutto questo è assurdo".
"Non hai avvertito niente di strano?" Giada misura bene le parole, per quanto le sembri al limite della realtà tutta questa situazione. Andrea rimane interdetto per qualche istante, poi scuote la testa.
"No, io non... era sempre uguale alle altre volte" risponde.
Giada si rilassa un poco: il ragazzo sembra sincero, quindi non ha nulla di cui preoccuparsi. Forse. Lui aggrotta la fronte e si gratta la tempia.
"Quindi questo è una specie di sogno in comune?" ipotizza, continuando ad osservarla, la tensione sparisce poco a poco. Se l'espressione del ragazzo non fosse stata così seria, Giada lo avrebbe preso per uno scherzo: riconosce che è un'idea assurda, ma a quanto pare è l'unica spiegazione plausibile: "Forse, ma non è da tanto che uso il goldreams".
"Neanche io, solo qualche settimana", dice lui. Si scosta un ciuffo di capelli da davanti gli occhi ed a lei sembra di avere un deja-vu.
"Forse è solo un... problema dell'apparecchio, magari non capiterà più", afferma e mentre lo dice la lambisce un qualcosa tra la preoccupazione, la speranza e la delusione. Lui sembra rifletterci su. Giada non sa cosa abbia colto nel suo tono, lo vede aprir bocca ma non fa in tempo a parlare che un trillo forte risuona nello spazio bianco, sovrastando ogni altro rumore. In un attimo il bianco diventa grigio e il grigio nero.

La sveglia la strappò da un mondo nero per farla svegliare in un altro mondo nero. Giada si strappò la mascherina del goldreams e spense la sveglia. Aveva di nuovo la bocca impastata e la gola secca, così dopo aver rifatto il letto andò subito in cucina per preparare il caffè. Mentre versava la polvere nella caffettiera, ripensò al ragazzo nel sogno. Tutto le sembrò in quel momento così sciocco, la questione del "viaggio", del "sogno in comune".
Eppure non poté fare a meno di domandarsi come fosse lui al di fuori del sogno, nella realtà. Magari aveva un altro aspetto, magari aveva distorto la propria immagine. Chiuse bene la macchinetta. Non credeva che potesse aver mentito, ma avrebbe fatto meglio a tenere le distanze, per adesso. Certo, semmai fosse ricomparso. Ma cosa andava a pensare!
Diede un'occhiata al frigo dove, come sempre, era affisso il messaggio della madre. Mise la caffettiera sul fuoco e si preparò per andare a scuola. Pensando a ciò che avrebbe voluto sognare quella notte, era divisa: da un lato desiderava incontrare di nuovo quel ragazzo per capire come riuscissero a incontrarsi in sogno, dall'altro temeva che la tranquillità da poco ritrovata potesse risultare compromessa da un estraneo. Non poteva certo farle del male al livello fisico, si trovavano in un sogno, però d'altro canto... Tolse la moka dal fuoco e, spento il gas, si versò il caffè. Avvertì il sapore amaro sulla lingua, mentre lo beveva. Sciacquò il bicchiere e la tazzina, poi li ripose sul ripiano, per farli asciugare. Comunque sarebbe andata, si disse, avrebbe continuato ad avere quel piccolo mondo tutto per sé.
Questi pensieri continuarono ad affollarle la mente per tutta la mattinata e gran parte del pomeriggio. Cercava di concentrarsi, ma subito finiva per pensare ad altro né poteva parlarne con qualcuno o sicuramente l'avrebbero presa per pazza. Quando tornò a casa, non prese un altro caffè, un nodo le chiudeva lo stomaco e dubitava di poter mettere qualcosa sotto i denti senza sentirsi male. Andò direttamente in camera e, dopo aver finito i compiti, accese il vecchio computer sulla scrivania. Forse se avesse fatto delle ricerche, avrebbe scoperto qualcosa. Un forte ronzio e il desktop si illuminò. Giada si connesse come sempre alla rete dei vicini e aprì una finestra di ricerca. Cercò "goldreams" e i primi risultati apparvero dopo qualche secondo: la maggior parte erano pubblicità e recensioni sul prodotto. Diede un'occhiata ma non trovò nulla di utile che fosse collegato ai sogni in comune. Aggiunse alla barra di ricerca "connessioni nei sogni": ottenne teorie a fondamento pseudo-scientifico, riferimenti a vari film e libri e siti sull'interpretazione dei sogni. Secondo un certo Chardin tutti gli uomini avevano una "coscienza collettiva", che scaturiva dall'interazione fra le menti umane, chiamata Noosfera. Secondo altri era invece possibile che alcuni sogni lucidi, quelli che gli induceva il goldreams, potessero essere viaggi astrali, fuori dal proprio corpo, durante i quali era possibile intercettare il sogno di qualcun altro. Era tutto troppo assurdo. Giada sospirò. Non sapeva cosa pensare, quelle scarne informazioni non l'aiutavano e un dolore sordo aveva iniziato a martellare le tempie. Spense il computer, si appoggiò allo schienale della sedia e chiuse gli occhi, sperando che il mal di testa passasse.
Quella sera, sua madre tornò appena in tempo per cenare con lei.
"Com'è andata la giornata?", chiese la donna, non appena si furono sedute. Giada scansò un paio di legumi nel piatto. Si sforzò di ingoiare un boccone.
"Bene, la professoressa di matematica ha spiegato e basta", rispose. Era stata grata che l'avesse fatto, perché era troppo distratta per affrontare un'interrogazione. "E tu?"
"Bastiano è veramente insopportabile, come al solito" sbuffò la madre, roteando gli occhi "ma rimane un buon capo". Bastiano era il proprietario della friggitoria. Era un uomo calvo e robusto, di mezza età. Aveva assunto sua madre due anni prima, senza che lei avesse nessuna referenza, così le aveva insegnato le basi.
"Riesci a dormire meglio?", cambiò argomento la donna. Giada annuì: la melatonina faceva il suo effetto e riusciva ad addormentarsi prima.
Parlarono ancora, con la semplicità che sapeva di casa. La madre sparecchiò e Giada la aiutò a lavare i piatti. Guardarono un film in tv e poi si augurarono buonanotte.

È nel bianco. Istintivamente, si guarda intorno. Quando vede una macchietta sul fondo, si accorge di aver trattenuto il respiro tutto il tempo.
"Ehi" la voce sorpresa del ragazzo le arriva chiara alle orecchie. Giada non sa come sentirsi. Forse si aspettava di trovarlo di nuovo qui, ma non può dirsi pronta. Dopotutto, come si può accettare una situazione così strana?
"Non pensavo saresti riapparsa", fa il ragazzo. Giada lo guarda di sbieco.
"Nemmeno io pensavo di ritrovarti qui", ribatte.
Una cappa di silenzio cala sui due ragazzi per qualche minuto.
"Posso sapere almeno come ti chiami?", domanda lui. Lei alza lo sguardo sul suo viso. Lui arrossisce e si passa una mano fra i capelli. "E' che mi sembra tutto così strano, se magari sapessi il tuo nome mi convincerei che non sei frutto del mio stupido subconscio. Dio, non avrei mai immaginato di dire una frase del genere"
"Giada", risponde lei, la voce sottile. Il ragazzo le sorride. Ha un bel sorriso, amichevole e caldo.
"Andrea", si presenta lui. Poi, cade di nuovo il silenzio.
"Io... ho fatto delle ricerche", dice Giada infine. Andrea sembra sorpreso. "Volevo capire cosa ci fosse successo, ma non c'era quasi nulla di interessante" si affretta a spiegare Giada.
"Cos'hai trovato?", il ragazzo pare voler davvero capire qualcosa di quella faccenda, così lei prende un respiro e soppesa le parole. Non è abituata a parlare così tanto con qualcuno.
"A quanto pare non ci sono notizie di sogni in comune permesse dal goldreams, ma ho pensato che quell'apparecchio possa aver facilitato una... connessione, fra le nostre menti. Credo sia l'unica spiegazione plausibile. Non penso sia possibile che tu- che uno di noi abbia compiuto un viaggio astrale per.. per andare nella mente dell'altro" Giada ha la sensazione che il suo discorso sia ridicolo, ma è ridicola anche quell'intera faccenda. Andrea l'ascolta senza interromperla. "Forse noi- secondo un tizio esiste una cosa chiamata noosfera, è praticamente una specie di... non so come dire, coscienza collettiva". Non è abituata a parlare così tanto in generale.
"Credi che il goldreams ci abbia fatto accedere a questa noosfera?", chiede Andrea, la fronte aggrottata. Giada annuisce.
"Forse... forse hai ragione", medita lui, scostandosi un riccio dalla fronte. "Che situazione assurda" sbuffa infine con un sorriso. Giada annuisce e mormora un "Si". Distoglie lo sguardo e fissa il bianco sotto ai suoi piedi. Restano in silenzio per qualche momento.
"Secondo te funzionerà ancora?", chiede lui. Giada alza gli occhi su di lui.
"Non lo so", ammette. Lui sembra voler dire qualcosa, ma non parla. Tace e si gratta la nuca imbarazzato.
"Allora...", inizia "potremmo saperlo solo la prossima volta che useremo il goldreams" la sua affermazione ha un timbro interrogativo e sembra quasi una domanda a cui Giada però non sa rispondere. Ma annuisce lo stesso. I pochi minuti che li separano dalla sveglia li passano senza parlare, rimangono così, fermi e muti, nel vuoto bianco.

Allungò il braccio e cercò a tentoni la sveglia che continuava a suonare. Un sospiro le sfuggì dalle labbra non appena la zittì. Si alzò e si preparò in fretta, uscì di casa prima del solito. Arrivata in classe, appoggiò lo zaino al suo posto, l'aula era ancora vuota, e si recò in bagno e si chiuse in una cabina. Sentiva un'agitazione crescente nel petto contrargli le viscere. Cosa sarebbe successo stanotte? Avrebbe rivisto Andrea? Giada da un lato non voleva. Il mondo che si era creata era bello. Qualcun altro l'avrebbe rovinato. La campanella d'inizio la riscosse dai suoi pensieri, si affrettò a tornare in aula. Martina si era già seduta e stava parlando con Simone. Lei li raggiunse e li salutò con un cenno silenzioso, prima che il professore entrasse. Il chiacchiericcio si zittì e la routine riprese, come al solito.
Quando tornò a casa, buttò giù qualcosa e si ricordò di staccare la nota dal frigo ("Stellina, ci sono il pranzo e la cena nel frigo. Mi dispiace, ma oggi tornerò tardi"). Andò in camera e studiò per qualche ora. Ripeté a mente, per fissare bene i concetti, ma i suoi pensieri tornavano puntualmente a ciò che avrebbe sognato quella notte. Giunta la sera, sistemò metodicamente lo zaino per il giorno dopo e, presa la melatonina, si coricò. La leggera pressione della mascherina del goldreams non le dava più fastidio, si accorse, mentre la mente si annebbiava e il sonno la catturava. Qualcun altro avrebbe potuto rovinare il suo mondo. O migliorarlo.

Un "Ciao" sorpreso è la prima cosa che sente. Andrea sembra stare lì da un po' di tempo.
"Ciao", risponde Giada, con tono lieve. Non sa come sentirsi, ora. Ha paura, ma allo stesso tempo vorrebbe... non sa bene cosa vorrebbe.
"Beh, ehm, come va?", chiede impacciato Andrea. Dondola leggermente sul posto. Giada lo guarda sottecchi e scrolla le spalle.
"Tu?", Si rende conto tutto d'un tratto, che per quanto bizzarra sia la situazione, alla fine non le interessa.
"Mah, bene, tutto sommato", Andrea smette di dondolare e prende a guardarsi intorno. C'è solo bianco. Rimangono in silenzio per un po'. Si guardano e ridono.
"Almeno non sono l'unico che crede che tutto questo sia assurdo", dice il ragazzo. Giada lo guarda, ancora con il sorriso sulle labbra. Scuote la testa.
"No, affatto". È assurdo, eppure in quel momento non potrebbe essere più giusto.

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