Capitolo ventidue
Lauren pov
Mi svegliai accecata dalla luce del sole.
Aprendo gli occhi non riconobbi subito le mura che mi circondavano, ma appena riacquistai l'uso dei sensi ricordai dove mi trovavo.
Mi sgranchii le gambe e le braccia, tendendo quest'ultime verso l'alto e le altre verso il basso.
Sbadigliai, controllando l'orologio posto sul comodino.
Erano appena le otto, ma era comunque tardi. Avevamo deciso di riunirci tutte assieme nel giardino intorno alle nove.
Mi alzai da letto rapidamente, mi feci una doccia, poi indossai dei jeans neri stretti, una maglietta bianca che lasciava scoperti in parte gli addominali e fasciava i miei seni prosperosi, mettendoli in risalto.
Colorai le labbra con un rosso malva e accesi le guance con una spolverata di cipria rosea, infine, abbastanza soddisfatta del risultato, raggiunsi il luogo d'incontro.
«Se mi svegliate a quest'ora per tre giorni consecutivi, io non arrivo all'inizio del tour.» Recriminò Ally, stravaccata sul divano con la testa penzolante sul bracciolo.
«Se quella dannata sveglia suonava ancora una volta, giuro che avrei potuto commettere un omicidio.» Ringhiò Normani, anche lei seduta scompostamente sul divano con la testa reclinata all'indietro a poggiare sullo schienale.
«Non credo si possa considerare un "omicidio" distruggere una sveglia.» La riprese Dinah, facendo la fatica di alzare leggermente la testa dal suo posto per cogliere lo sguardo dell'amica.
«Io non mi riferivo alla sveglia.» Ripose Normani digrignando i denti e per tutta risposta, la polinesiana, si alzò dal divano e andò a sedersi su una poltrona a debita distanza.
«Secondo voi se trafugo quattro o cinque caffè dispiacerà a qualcuno?» Chiese Camila, drizzando la testa verso la macchinetta posizionata alla sua destra. Ally, udendo la parola caffè, subitamente si riattivò.
Si alzò dal divano con uno scatto e trascinò la corvina con se, guidandola fino alla macchinetta. Occupai il posto dove prima sedeva Ally e portai le braccia conserte, osservando attentamente gli stabilimenti che stavano montando nella piazza adiacente.
C'erano dei tendoni bianchi dove, probabilmente, era disposto il catering. Sotto un altro, più colorato, dedussi si fossero sistemati gli animatori.
Un piccolo palco al centro, dove ci saremo esibite insieme ad altri artisti, dava perfetta visibilità a tutti i bambini circostanti.
Ally e Camila tornarono con due bicchieri di carta, a testa, colmi di caffè che avrebbero finito nel giro di pochi secondi.
Le era sempre piaciuto il caffè. Quando andavamo da Starbucks io ordinavo il mio, ma alla fine lo beveva sempre lei. Sorrisi involontariamente, abbassando la testa sulla punte delle scarpe.
«Possiamo andare adesso?» Domandò Normani, ancora visibilmente irritata di essersi dovuta svegliare ad un'ora indecente, secondo il suo parare.
La seguimmo tutte fuori dell'hotel, attraversammo la strada e nel giro di pochi secondi ci ritrovammo nel parco assieme a bambini urlanti di felicità che si aggrapparono alle nostre gambe, o tesero le braccia in aria per essere sorretti.
Dinah e Normani andarono con quattro bambini verso lo scivolo, Ally restò a parlare con una famiglia, Camila era bloccata da tre bambini che la imploravano di cantare per loro ed io, poco distante da quest'ultima, ero inginocchiata a terra assieme ad una bambina.
«Mi piace molto la tua maglietta.» Sussurrò nel mio orecchio, distanziandosi poi con rapidità e abbassando la testa per nascondere l'imbarazzo di tale dichiarazione.
«Davvero?» Mi sedetti sull'erba a gambe incrociate e le feci segno di sistemarsi sopra di me. «Io adoro la tua benda.» Dissi, sfiorando l'oggetto che le avvolgeva la testa.
«A me non piace, ma se la tolgo sono brutta.» Mormorò, abbassando lo sguardo.
«Secondo me no.» Risposi risoluta, giocando con il fiocco che legava la benda dietro la sua testa «Secondo me sei bellissima.» Inclinai la testa per guardarla meglio, dato che lei continuava a sfuggire al mio sguardo.
«No perché... perché non ho i capelli. Sono diversa.» Adesso girò lentamente la testa verso di me. Non potei fare a meno di notare i suoi occhi celesti, grandi e puri come l'anima di un bambino.
«Diverso non è brutto, è speciale. E le cose speciali sono sempre splendide.» Le dissi, ora giocando con la punta del suo naso. Un gesto che la fece sorridere.
Restai seduta per un tempo indefinito a parlare con Regan, avevo scoperto si chiamasse così.
Dopodiché venni chiamata a raccolta dalle altre: era arrivato il nostro momento.
Salimmo sul palco dove avevano predisposto degli sgabelli. Io mi sistemai al centro.
Cantammo due o tre canzoni, Normani ed Ally fecero sentire anche l'inizio del testo che stavano componendo.
Devo dire che mi piacque moltissimo, non solo perché la musica era abbastanza vivace, ma perché riusciva ad integrare un testo significativo.
Il resto del pomeriggio passò in tranquillità e vivacità allo stesso tempo.
Adoravo stare in mezzo ai bambini e anche se era molto impegnativo, non sentivo la stanchezza afflosciare le mie spalle, ma anzi, rinvigorivano sempre di più.
Intorno alle cinque, Dinah, mi affiancò e mi chiese cortesemente di andare a cercare Ally.
«Una delle band che doveva esibirsi non viene più. Ho detto all'organizzatrice che può contare su di noi per un altro pezzo.» Spiegò, io annuii concordando con la sua scelta.
«Ho visto Normani dirigersi al bagno, Camila non so dove sia, ma la cerco io. Ally è entrata poco fa in albergo, potresti andare a chiamarla?» Intanto si guardava freneticamente attorno, tentando di scorgere la corvina fra la folla.
Le assicurai che me ne sarei occupata e mi diressi velocemente verso l'hotel.
Bussai alla porta di Ally, ma non rispose nessuno, così tornai al piano inferiore e la cercai nella sala. Vuota.
Provai a chiamarla, ma aveva il telefono spento.
Mi accinsi a chiedere informazioni alla receptionist, quando scorsi la chioma bionda in una sala oltre al bar.
Mi avvicinai all'arco che sperava il bar dalla stanza comfort e quando fui abbastanza vicina una voce sfiorò le mie orecchie.
La riconobbi subito. Si distingueva tra tutte le altre, si elevava sul suono melodioso delle corde della chitarra.
Appoggiai la testa contro il muro, restando invisibile all'ombra della colonna.
«Stay back, stay long, and you move on
I stress, come close, move on, please don't
Hello, how are you? How you've been?
Lately I wonder how it feels to steal your kiss
Nothing much, just fine I'm doing well
And you can read between the lines but God, I fell
I only told the moon, tonight up on the roof
I told her that I'm scared that all my thoughts they look like you
I only told the moon, about the way you move
I asked her to please tell me if you tell things to her too
Silence. Too loud. Say it, not now...»
Posai una mano sulla bocca, soppressi un singhiozzo che rischiava di uscire come un grido.
L'aveva scritta per me.
Ogni parola descriveva la nostra relazione, descriveva i suoi sentimenti che non erano mai stati così vividi, così reali.
Le lacrime rigavano le mie guance, la sua voce continuava ad echeggiare dentro di me anche se aveva terminato l'ultima nota.
Portai istintivamente una mano sul cuore per assicurarmi che continuasse a battere.
«Devo... devo fare l'ultima strofa.» Disse Camila, evidentemente scossa anche lei. Potevo sentire l'emozione spezzarle la voce.
«No.» La fermò Ally dolcemente «Non importa Mila. È una bella canzone e ti ringrazio per averla condivisa con me. Ti aiuterà ad arrangiarla, okay?» La sua parte materna prese il sopravvento e, come sempre, Ally difese Camila dall'origine del suo dolore.
«Okay.» Farfugliò, poi un suono greve risuonò nella stanza. Doveva aver appoggiato la chitarra a terra «Grazie Ally.» Capii dal modo in cui la sua voce risultò ovattata che doveva essersi accucciata fra le sue braccia.
Ti prego pensai, rivolgendo lo sguardo verso la mano che copriva il cuore ti prego smettila di fare così male.
«Ehi! Vi stiamo cercando da...» Normani entrò in stanza, prima il suo sguardo si posò su di me, poi sulle altre due oltre il muro.
Mi distaccai dalla parete e sorpassai la ragazza, mantenendo lo sguardo basso e una mano premuta contro la bocca per impedire ai singhiozzi di sfociare inesorabilmente.
Sentii lo sguardo di Camila bruciare su di me mentre lasciavo la hall, Ally imprecò, Normani restò ferma sul posto facendo spola fra loro e me.
Salii le scale a due a due, superai il corridoio affollato senza curarmi del mascara colato sulle guance. Corsi velocemente verso la mia stanza, feci scivolare impacciatamente il pass contro la serratura e poi mi chiusi dentro a chiave, lasciandomi cadere lungo il muro.
Solo allora lasciai uscire il pianto.
«Non piangere Lauren.» La sua voce arrivò attutita alle mie orecchie perché i singhiozzi la sommergevano.
«No-non ci...» Non riuscii a terminare la frase. Nascosi la faccia fra le mani, vergognandomi di essermi lasciata andare a tal punto.
«Lo so che è una stupidaggine, me ne rendo conto.» Dissi dopo una serie di respiri più profondi che riuscirono a placare il pianto «Ma è da mesi che non vedo la mia famiglia e volevo davvero essere presente al compleanno di Taylor. Che cosa può dire di sua sorella? Che è famosa? Che ha una bella voce? Ma oltre a questo? Non può godersi la mia presenza, non può dire a nessuno "mia sorella c'è sempre per" perché sono sempre dall'altra parte del Mondo.» Dissi tutto d'un fiato, liberandomi del peso che portavo dentro da troppo tempo.
Avrei voluto esserci per la mia famiglia. Volevo che i miei fratelli fossero orgogliosi di me, non solo per la mia carriera, ma per la persona che ero. Ma come potevano esserlo se eravamo sempre lontani? Non avevano occasione di conoscere la Lauren che ero diventata. E avevo paura che un giorno, guardandosi indietro, non avrebbero visto altro che la mia assenza.
«Taylor è intelligente. Lo sa che non puoi esserci perché sei impegnata a lavoro. Non ce l'avrà con te per questo.» Mi rassicurò Camila, sedendosi al mio fianco sul pavimento. Circondò le mie spalle con il suo braccio e mi attirò più vicina, offrendomi la sua spalla come appoggio.
«Però io ce l'avrò sempre con me stessa.» Mormorai, respirando in maniera mozzata. Nascosi la testa nella sua spalla, immergendola infine dentro ai suoi capelli.
«Non devi Lauren. Questa è la carriera che hai scelto, la vita che hai sempre voluto. È vero che implica tanti sacrifici, ma ti ripaga anche.» La sua mano accarezzava la mia testa, il suo respiro riscaldava la mia guancia e le sue parole ricucivano il mio cuore.
«In che modo?» Domandai, avendo momentaneamente perso l'appagamento che ricevevo dalle urla, dalle incitazioni, dalla fama.
Camila fece scivolare due dita sotto il mio mento e gentilmente lo alzò verso di se, fissando i nostri sguardi in un nodo stretto. Mi asciugò le lacrime. Chiusi gli occhi mentre i suoi pollici spazzavano via dal mio volto le tracce del pianto, sentendomi già rincuorata da quel semplice gesto.
«Beh, ci ha fatte incontrare.» Disse sorridendo, strappando anche a me una simile reazione.
Strinsi le braccia al suo collo, lasciando che il calore del suo corpo cancellasse la mia paura.
Riaprii gli occhi, girando lo sguardo alla mia sinistra. Il posto accanto a me era vuoto.
Non c'era nessuno a rassicurarmi stavolta.
Feci forza sulle mani per alzarmi da terra, strusciai contro la parete fino alla scrivania dove presi posto sulla sedia girevole e feci quello che mi venne spontaneo...
Fu un modo per eludere quel peso opprimente al petto, fu un modo per dare un senso a quel sentimento, fu un modo per allontanare la mancanza.
-Spazio autrice-
Spero che vi sia piaciuto il capitolo. Avete riconosciuto la canzone? È un testo di Camila e si intitola Only Told The Moon e penso sia una bellissima canzone. Se vi va, ascoltatela, anche se l'audio non è dei migliori perché su internet sono riuscita a trovarla solo così. Se trovate una versione migliore fatemelo sapere :)
A presto ❤️
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro