Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo uno

Lauren Pov

Quando sono sul palco le emozioni sono triplicate. La mia voce suona per migliaia di persone e le urla che si sollevano dalla folla sommergono i miei pensieri e aumentano il battito cardiaco.
Ero abituata a quella sensazione anzi, ne ero quasi dipendente perché era l'unico appiglio che mi salvava dal turbinio di ricordi che mi investivano ogni volta che calcavo la scena.

Quella sensazione stava dirigendo il mio battito cardiaco anche quella sera, le urla e gli applausi si riverberavano su di me sotto forma di brividi e un sorriso genuino si dipingeva sulle mie labbra ogni volta che intonavo una nota.
Quindi non comprendevo perché sostenere il ritmo del muscolo che batteva nella mia gabbia toracica mi risultava più complicato del solito, come se quella sera avesse assunto una cadenza diversa, più insostenibile.

Quando sta per accadere qualcosa che ti riguarda da vicino ci sono persone capaci di predirlo, in qualche modo. Come se fossero direttamente sincronizzate su una frequenza che anticipa la realtà.

Non ero mai rientrata in questa categoria di persone.
Solitamente gli eventi della mia vita sfuggivano precipitosamente al mio controllo e tutto quello che succedeva mi coinvolgeva solamente una volta accaduto, ma non quella sera.

Percepivo qualcosa di diverso nell'aria, un rinnovamento che non comprendevo appieno.
Colta alla sprovvista da questa sensazione nuova per me, inizia a guardarmi meticolosamente attorno, come se avessi potuto trovare la risposta nelle tre compagne che ballavano al mio fianco, o se fossi stata capace di scorgervi un dettaglio fra le urla del pubblico. Ma non c'era niente di insolito, nessun rumore inusuale, nessun particolare che avvalorasse la mia percezione.

Pensai che fosse stata solo una sensazione passeggera e confusa, un sentimento che mi aveva sfiorato appena e che avevo interpretato erroneamente, ma certe emozioni non le scrolli facilmente di dosso e per quanto cerchi di pretendere che non esistano, esse, continuano ad aleggiare dentro te recriminanti.

Terminai lo show con il sorriso sul volto, ma questa sensazione di pesantezza sul petto. Quando le luci si spensero, le urla si affievolirono e l'adrenalina acquisita sul palco andò lentamente scemando pensai che avrei perso anche quel presentimento, ma non fu così.

Camminai accanto alle altre ragazze, che scherzavano e si complimentavano fra di loro, senza dire una parola.
Riuscivo a percepire solo il mio battito irregolare rimbombare nelle orecchie, il respiro affannato gonfiare il torace ed uscire in un sospiro tedioso.
Portai una mano sul cuore, cercando di calmare i battiti apparentemente impazzati senza ragione.

Ally, che era la più vicina a me, notò il mutamento di colore sulle mie guance che, seppur colorate da uno strato massiccio di cipria purpurea, sbiancarono visibilmente.
La donna al mio fianco poggiò una mano sulla mia spalla e inclinò la testa, domandandomi qualcosa che non riuscii a captare nonostante l'estrema vicinanza.

Raggiungemmo il nostro camerino, dove ad aspettarci trovammo inaspettatamente il nostro manager.
Un sorriso misterioso contornava le sue labbra, le mani giunte davanti a se e le spalle drizzate in un gesto che ostentava malizia.
Ci scambiammo occhiate fugaci, interrogative, mentre l'uomo stagliato di fronte alla porta prese parola.

«Ragazze! Innanzitutto complimenti per lo show.» Doveva farsi perdonare qualcosa, qualcosa di estremamente grave, perché non si scomodava mai di porci i suoi sinceri elogi.

«Normale amministrazione.» Rispose Dinah per conto di tutte noi. Rick scoppiò in una fragorosa risata, decisamente forzata e per niente naturale.
Doveva essere davvero grave.

Intercorsero minuti di silenzio nei quali restammo in attesa di spiegazioni da parte dell'uomo, il quale adesso aveva preso a farneticare su argomenti futili, sviando la conversazione per quanto più tempo possibile.

«Comunque...» Il suo tono assunse una cadenza diversa, più decisa, come se finalmente avesse trovato le parole adatte per metterci al corrente della notizia che l'aveva sollecitato a tal punto di presentarsi di persona. «Ho una sorpresa per voi.» Puntò le dita, ora formate a pistola, verso di noi e ammiccò.

«Ah... Una bella sorpresa spero.» Asserì Normani accennando ad un mezzo sorriso, domando nervosamente la chioma folta con le mani.

Rock si irrigidì visibilmente, cercando di nascondere la sua agitazione sotto la giacca di velluto blu.
Sospirò, premurandosi di squadrarci una ad una con sguardo percettivo, riservando un'espressione labiale diversa ad ognuna.

«Sì, cioè... È una bella sorpresa per quanto mi riguarda, ma non so come voi potreste prendere la notizia.» Si passò una mano nei capelli fissato dal gel e, quasi con atteggiamento da vigliacco, abbassò lo sguardo sulle punte delle sue scarpe nere e lo rialzò solo quando ebbe ponderato un discorso sufficientemente adeguato.

«Il manager di un'artista noto si è messo in contatto con me. Ha insistito molto e infine abbiamo discusso insieme alcuni dettagli, accordandoci di farvi intraprendere il prossimo tour assieme.» Il modo nervoso con cui gesticolava, attribuendo maggior enfasi alle sue parole, non faceva altro che aumentare il mio angosciante stato d'animo.

Il subconscio, abile deduttore, era l'anello fondamentale dalla catena di emozioni contrastanti che si mescolavano dentro di me.
I miei sensi si erano acuiti e il mio sguardo, indotto dal precedente sentimento predittivo, veniva guidato da forze maggiori verso la porta alle spalle dell'uomo.

Cercavo di convincermi che fosse pura curiosità, uno stato alterato del mio essere che scalpitava per conoscere l'entità nascosta dentro al camerino, ma le palpitazioni incontrollabili che governavano il mio cuore mi persuadevano ad andare oltre l'apparenza e scavare più a fondo.
Forse avrei dovuto ascoltare quell'istinto primitivo, mi sarei risparmiata di entrare in quella stanza angusta e scoprire la verità, ma sopraffatta da un'inspiegabile timore non proferii parola.

«Ma questa è una notizia fantastica!» Esultò Ally, saltellando sul posto. Normani la imitò, alzando la mano per battere il cinque alla ragazza.
Io e Dinah, invece, ci scambiammo un'occhiata furtiva, quasi scontenta, come se entrambe conoscessimo il sotterfugio intrinseco a quella dichiarazione volutamente trasfigurata.

«Aspettate a festeggiare...» Ci ammonì Rick, mentre la sua mano passava sulla maniglia, facendola scattare verso il basso.

Mi concentrai sulla fessura che man mano si ingrandiva maggiormente, ma ad una lentezza che non facevo altro che accrescere la mia ansia. 
L'ultima cosa che registrai prima che la porta rivelasse la persona al di là, fu l'espressione mortificata di Rick, come se si stesse scusando in anticipo.

La figura dall'altra parte era intenta a discutere con il proprio manager, quando avvertì lo scatto della serratura e si voltò quasi subito, incontrando gli sguardi allibiti di tutte e quattro, ma cercando in effetti solo il mio.

Il cuore mi sprofondò letteralmente nel petto.

Erano da tre anni, 1095 giorni, che non vedevo Camila e sicuramente non mi aspettavo di ritrovarla nel nostro camerino quella sera, ma certe cose succedono e basta, arrivano come treni in corsa e non puoi fermarli, non puoi combatterli, ti limiti a fissarli mentre in una frazione di secondo schizzano davanti ai tuoi occhi e lasciano dietro solo una folata di vento che ti colpisce violentemente in faccia.

Nessuno disse niente per un tempo indefinito, ci limitammo a scambiarci sguardi, anche se i suoi erano rivolti solo a me.
A rompere il ghiaccio furono i rispettivi manager.

«Beh, diciamo che questa reazione è migliore di quella che avevamo immaginato.» Provò ad ironizzare Rick, facendo spola fra noi quattro imbambolate sulla soglia e Camila, stagliata al centro del camerino.
Nessuno rise.

«Anche se magari potreste provare a... non so... abbracciarvi?» Tentò un approccio diverso l'altro uomo in giacca e cravatta, sistemandosi gli occhiali sul naso.
Camila gli tirò una gomitata, intimidendolo di tacere.

«È uno scherzo? Perché non è divertente.» Disse sarcasticamente Normani, incrociando le braccia al petto con fare beffardo.
Camila abbassò lo sguardo, subendo silenziosamente le battute sardoniche delle altre componenti.

«Avevi ragione Rick. Dovevamo aspettare a festeggiare.» Sentenziò Ally, appoggiando il gomito sopra la spalla di Normani con fare rigido, per niente intenzionata ad abbandonare il suo atteggiamento scostante.

«Oh andiamo.» Prese parola Dinah, avvicinandosi affabilmente alla ragazza dall'altra parte. Fece scivolare un braccio attorno alle sue spalle e l'accolse in un abbraccio che sorprese non solo noi, ma anche Camila stessa che dapprima restò gelida fra le braccia di Dinah, ma subito dopo reciprocò con slancio.

«Siamo state amiche per anni. Ci sono molte cose da risolvere, ne siamo consapevoli...» Roteò gli occhi verso di me, come se il suo discorso fosse indirizzato indirettamente a me.
Distolsi lo sguardo, spostandolo distrattamente su Rick.
Se avessi potuto urlargli contro, lo avrei fatto.

Avevo impiegato tre anni, 1095 giorni, per dimenticarmi di lei e proprio ora, che da pochi mesi avevo smesso di sentirmi condizionata da quegli occhi, proprio ora che avevo una relazione stabile con qualcuno che sembrava tenerci davvero a me, Camila ripiombava sulla mia strada, come per ragguagliarmi sul fatto che nonostante il tempo, le persone, gli eventi, lei sarebbe stata sempre una costante nei miei giorni e anche dopo tutti gli sforzi che avevo impiegato per andare avanti, bastava un battito di ciglia, un respiro smorzato, o un sorriso timido a farmi sprofondare nel baratro dal quale ero appena uscita.

«Ma penso che la nostra amicizia possa continuare, che non debba per forza terminare così.» Dinah strinse Camila sotto la sua ala, inclinò la testa per incrociare il suo flebile sorriso, accompagnato da un movimento impercettibile della testa, e poi lo spostò verso di noi.

«Possiamo riunirci sul bus, discutere degli ultimi anni, raccontarci cosa ci siamo perse. Non è poi così male.» Scrollò le spalle con disinvoltura e scosse leggermente Camila, come per smuoverla da quello stato di trance nel quale sembrava ricaduta.

Ally e Normani si guardarono, poi sospirarono all'unisco e sembrarono quasi acquietarsi.
Mi rivolsero un'occhiata rassegnata e accondiscendente, lontanamente dispiaciuta, prima di stringersi nelle spalle e avviarsi verso Camila.
Non l'abbracciarono come Dinah, le riservarono due pacche amichevoli sulla spalla e sorrisi gentili.
Io rimasi paralizzata sul posto, indecisa sul da farsi.

Una parte di me voleva abbracciarla, stringerla  e non lasciarla andare più, ma l'altra, invece, forse più razionale, mi impediva di muovermi, di farmi trascinare di nuovo a fondo da quei sentimenti che avevano invaso la mia vita anni fa e ora si ripresentavano prepotentemente dentro di me, minacciando di scalfire un'altra tacca nel mio animo come se non l'avessero già fatto abbastanza.

«Tu non mi saluti?» La sua voce risuonò melodiosa alle mie orecchie e mi ritrovai a lasciar andare il respiro che non mi ero accorta di aver trattenuto.

«Ciao.» Risposi più acida di quanto volessi risultare, pentendomi subito di aver permesso alle emozioni di governare lì dove la razionalità avrebbe dovuto imporsi.
«È.. è bello rivederti.» Ostentai una scioltezza che non avevo e infatti il balbettio andò ad intaccare il mio tentativo.

«Anche per me.» Si affrettò a rispondere, portando istintivamente una mano sul cuore, come ad evidenziare la purezza dei suoi sentimenti.

Intercorsero minuti di silenzio che qualcuno, non so dirvi chi, riempì con colpi di tosse, mormorii sommessi e qualche movimento accentuato dei piedi contro la moquette.
Dinah fu la prima a prendere la parola.
Disse che prima ci cambiavamo, prima saremmo tornare al bus. Ally e Normani accordarono con lei e la seguirono nell'altro camerino, ma io rimasi ferma sulla soglia, impossibilitata a muovermi.

«Ehm, Lauren... Tu non vieni?» Mi richiamò Dinah, posando una mano sulla mi spalla, come per restituirmi la mobilità.

Acquisii il controllo delle mie azioni e riuscii a coordinare un movimento brusco, un po' sconnesso, che mi permise di fare dietrofront e avvisare le altre che sarei andata direttamente al bus.

«Vi aspetto lì.» Mi costrinsi a sorridere, non volendo dare sfoggio ai sentimenti davanti ai manager. Intanto indietreggiavo, colta improvvisamente da un senso di asfissia.

«Sicura?» Domandò Normani, facendo un passo nella mia direzione forse avendo notato il tremolio delle mie labbra, o l'instabilità delle gambe, o ancora il colorito trasfigurato del volto.

«Sì, sì... Ehm, ci vediamo lì.» Con le mani allungate dietro la schiena trovai a tastoni la maniglia della porta e l'aprii velocemente, ritrovandomi fuori nel parcheggio.

Alcuni fans ci aspettavano lì, ma i bodyguard si assicuravano di tenerli a una debita distanza ed evitavano che la calca si riversasse su di me.
Udii degli schiamazzi, qualcuno che gridava il mio nome, altri che sventolavano delle foto in aria pregando un autografo.
Solitamente mi sarei fermata, avrei preteso che fosse tutto normale, che il mio sorriso era reale, ma le mie gambe mi guidarono direttamente al bus.

Chiusi la porta alle mie spalle e mi lasciai scivolare contro di essa, permettendo non solo al corpo ma anche alla mente di respirare.
Inalai l'aria rarefatta del bus che, stranamente, mi diede sollievo.
Portai una mano sul petto mentre questo si gonfiava e, quando esalai, lo sentii sgonfiarsi sotto il mio palmo.

Cazzo pensai respira Lauren, respira.

Ma non mi veniva automatico, come invece avrebbe dovuto. Tutti i meccanismi che tengono in vita il nostro organismo erano come inibiti.
Dovetti fare uno sforzo sovrumano per respirare, rimettermi in piedi, cambiarmi ed infilarmi sotto le coperte per evitare di incontrare Camila quando sarebbero tornate tutte assieme sul bus.

Avevo impiegato 1095 giorni per ricomporre i pezzi, ed era bastato un istante per frantumare tutto di nuovo.

-Spazio Autrice-

Ciao a tutti! Ci tenevo a dirvi che i primi due capitoli saranno introduttivi, poi la storia prenderà una piega diversa, ma non vi svelerò di più...
Questa fan fiction sarà un po' diversa dalle precedenti che ho scritto.
Spero che il testo risulti scorrevole allo stesso modo e che la storia riesca a coinvolgervi ugualmente...!

Vi aspetto nei prossimi capitoli 😘

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro