Capitolo quarantasette
Lauren pov
Dopo esserci esibite a Dortmund, stavamo raggiungendo l'aeroporto per volare verso Mosca. C'erano un sacco di giornalisti, fotografi da tutte le parti. I flash abbagliavano la mia vista, rendendomi complicato perfino camminare.
Istintivamente cercai la mano di Camila, ma afferrai solo il vuoto. La corvina di dirigeva a passo spedito verso l'imbarco, tendendosi a debita distanza da me. Certo...
Strinsi con più forza la maniglia rivestita di gommapiuma della valigia e abbassai lo sguardo per oscurare le luci che si proiettavano nei miei occhi. Qualcuno afferrò la mia mano, affiancandomi.
«Sorridi.» Disse a denti stretti, sfoggiando un'espressione sorridente per i fotografi.
Lucy. Ci raggiunte in Germania, dovendo dirigersi anch'essa verso la Russia per una sfilata di moda importante. Feci come richiesto. Alzai lo sguardo, incontrai i diversi obiettivi puntati su di noi e sorrisi smagliante, venendo investita da più flash contemporaneamente.
Affrettai il passo, volendo scomparire il prima possibile alla vista dei paparazzi e poter tornare ad essere chi in certe circostanze non mi era permesso essere.
Lucy barcollò per la mia improvvisa camminata sbrigativa e mi strattonò la mano, come per indurmi a rallentare. Voleva godersi quel momento di notorietà che la compiaceva, mentre a me dava la nausea.
Che senso aveva raggiungere il proprio sogno se non potevo viverlo come volevo?
Finalmente passammo gli ultimi controlli, sentii gli scatti sempre più lontani, le urla andavano scemando. Percorremmo tutta la pista mano nella mano, ma appena mettemmo piede sull'aero, la figura di Camila si stagliò davanti a noi.
Lei e Lucy si guardarono per secondi che parvero interminabili, rivolgendosi occhiate truci e disprezzanti. Minacce urlate tacitamente.
La corvina intrecciò le mie dita alle sue, allontanando l'altra ragazza con un gesto rapido. Lucy sospirò irritata e portò le braccia conserte, poi ci superò velocemente e andò a sedersi su una delle poltrone.
«Dio, quanto odio questa cosa.» Ringhiò, seguendo con lo sguardo la ragazza finché non prese posto.
«Camz, guardami.» La pregai, portando le mani sulle sue spalle e facendola voltare dolcemente verso di me «È solo per i fotografi.» Le ricordai, guardandola in maniera suggestiva.
«Lo so... Ma non ti ricorda qualcosa?» Domandò infastidita, storcendo le labbra in una smorfia malinconica «Farsi vedere davanti alle telecamere con qualcuno, pretendere di avere una falsa relazione, essere noi stesse solo alle spalle del pubblico...» Annoverò le cose sulle dita, volgendo gli occhi al cielo.
«Sì, sì certo.» Sbuffai, chiudendo la mia mano sulla sua, azzerando il conteggio «Ma stavolta sarà diverso. Non cambierò, per nessuna ragione.» La rassicurai, lasciandole un bacio sulla fronte. Un grugnito di disapprovazione provenne dal fondo dell'aereo.
Mi girai per incontrare lo sguardo di Lucy fisso sulla nostra interazione. Scossi la testa, unendo le labbra in una linea rigida che trasmetteva perfettamente la mia stizza.
Sapevo che anche lei era rimasta ferita, sapevo che era colpa mia, sapevo che ciò che avevo fatto era imperdonabile, ma non potevo credere al fatto che una persona, una persona che si riteneva innamorata di me, mi mettesse alle strette per la sua reputazione. Anche il suo amore era stato finzione? Mi "amava" solo per la notorietà? Quanti anni di bugia avevo vissuto e quanti ancora mi aspettavano?
«Non vedo l'ora che questa storia finisca... Se finirà.» Mormorò Camila, riportandomi alla realtà.
«Finirà.» Dissi con voce solenne, promettendo a me stessa che per una volta avrei avuto la possibilità di vivere l'amore a modo mio.
Le minacce di Lucy adesso mi tenevano in ostaggio, ma un giorno -quando però?- sarebbero divenute inezie e in quel momento io e Camila saremo uscite allo scoperto, avremo rivelato a tutti la nostra relazione... Niente più catene.
Dovevo solo pazientare. Solo pazientare.
Le altre ragazze ci raggiunsero in pochi minuti, ci salutarono affettuosamente, avendo trascorso la notte precedente in completa tranquillità, senza la presenza di nessun altro proprio perché sapevamo che al giorno attuale Lucy ci avrebbe raggiunte e non avremo avuto più molto tempo per stare insieme.
Lo sapevano. Le ragazze erano a conoscenza della nostra storia, perché Camila aveva raccontato tutto qualche giorno addietro...
Dopo la nostra conversazione (che ci aveva condotte ad un vicolo cieco) avevo guardato la situazione da una prospettiva diversa.
Se non potevamo uscire allo scoperto, allora dovevamo attuare il piano inverso: non dirlo a nessuno. Il che non comprendeva Dinah e le altre, ma il mondo dei social.
Dovevamo tornare a nasconderci, proprio come facevamo cinque anni prima, ma questa volta sarebbe stato diverso.
Io ero maturata, Camila era cresciuta, le cose erano cambiate ed ero sicura che ce l'avremo fatta stavolta. Non mi sarei lasciata coinvolgere dai fotografi, per quanto oppressivi potessero risultare sarei riuscita a gestirlo. La Lauren che sarebbe stata con Camila, non si sarebbe mai conformata a quella che sarebbe apparsa sulle copertine dei giornali, o negli articoli di gossip.
Due persone completamente diverse che non si sarebbero mai incontrate. Potevo gestirla...
«Voi due siete tornate insieme da qualche mese e già mi date la nausea.» Cinguettò Normani, ammiccando in maniera divertita.
«Comunque, tanto per precisare...» Si intromise Dinah, alzando un dito in maniera saccente «Io sapevo già tutto. Voglio dire... L'odore di vaselina nell'aria era percepibile.»
Camila la colpì sul braccio «Non la usiamo!» Protestò in maniera disgustata.
«Ottimo. Volevo solo appurarlo.» Rispose ironica Dinah, andando a sedersi al suo solito posto.
«Ma che bella sorpresa.» Disse in maniera sarcastica rivolta verso la ragazza seduta in poltrona «Ci sei anche tu Lucy.» Il tono vagamente disprezzante era chiaro, ma nessuna ci fece più di tanto caso, nemmeno la diretta interessata.
Dinah era sempre stata la migliore amica di Camila ed era molto protettiva nei suoi confronti, quasi più di Ally che, in fondo, era un po' come la mamma del gruppo e l'apprensione era quotidianità per lei.
Quindi era normale che la polinesiana si comportasse in maniera spregevole verso Lucy.
Le altre ragazze non fecero nemmeno caso alla sua presenza. Trascorremmo il viaggio parlando fra di noi, evitando di conversare con quest'ultima, la quale risultò più che ben predisposta a non volerci nemmeno parlare.
La guardavo e non la riconoscevo. Non sembrava la persona con la quale ero intenzionata ad andare avanti, la donna che avrebbe potuto cancellare il ricordo di Camila. Come diamine avevo fatto a non vederlo prima? Ma soprattutto, una volta acquisita tale certezza, perché l'avevo ignorato?
Camila si alzò per andare a prendere una bottiglietta dell'acqua ed io ero talmente presa dalla conversazione che non mi accorsi che Lucy la seguì a ruota.
Dieci, forse quindici minuti e sentimmo delle grida provenire dall'altra stanza. I nostri sguardi si intrecciarono confusi, ma non ci volle molto a capire che entrambe le poltrone erano vuote.
La prima a scattare in piedi fu Dinah, ma la precedetti nel percorrere lo stretto corridoio che sperava, con una tenda, le poltrone da una piccola sala pranzo.
«Non ti permetto di dire una cosa del genere!» Inveì Camila, affrontando Lucy di petto.
«Sto solo dicendo la verità.» Rispose con placidità la ragazza, portando le braccia conserte e indietreggiando leggermente come per scansarsi da un cane rabbioso.
«No, non è vero.» Ringhiò la corvina, ma il sorriso sardonico di Lucy la fece andare su tutte le furie e alzò il braccio pronta a colpirla.
Avanzai velocemente verso di loro, afferrai il polso di Camila e l'allontanai da Lucy, portandola dietro la mia schiena con fare protettivo come se fosse lei in pericolo e non il contrario.
La sentivo scalpitare alle mie spalle, ma la presa sul suo braccio era ferma e rigida.
«Che cosa le hai detto?» Mormorai a denti stretti, controllando faticosamente i miei impulsi.
«Oh, io? Niente.» Scrollò le spalle in maniera disinvolta, ma il sorrisetto stampato sulle sue labbra non prometteva niente di buono «Pensavo che le avessi raccontato tutto del nostro ultimo incontro.»
«Infatti. È così.» Dissi perentoria, alzando il mento per darmi un tono.
«A quanto pare ti è sfuggito un particolare.» Fece un passo verso di me, al che Camila prese nuovamente a dimenarsi, ma riuscii a controllarla. Lucy era talmente vicina che potevo annusare il sarcasmo spirare dai suoi respiri caldi.
«Non le hai detto che ci siamo baciate.»
Silenzio.
Spalancai gli occhi, aprii la bocca per replicare, ma non uscii nemmeno un suono. Completo silenzio.
«Ecco! Diglielo che non è vero, Lauren! Diglielo!» Gridò Camila alle mie spalle, sporgendosi attraverso la mia spalla.
La mia presa attorno al suo polso si fece più leggera, fino a disciogliersi. Il mio sguardo rimase fisso sulla ragazza di fronte a me, il mio respiro si spezzò più di una volta.
«Lauren, diglielo che non è vero.» La voce di Camila era divenuta evanescente, i suoi occhi cercavano disperatamente i miei, poi presero a fare spola fra me e Lucy.
Potevo quasi sentire il suo battito accelerare, i polmoni gonfiarsi a fatica..
«Lucy, non lo farò, rassegnati.» Decretai solennemente, alzandomi dal divano e andando verso la camera da letto.
Dovevo andarmene, tornare da Camila e trovare una soluzione a questa cazzo di situazione.
«Perché no? Che ti cambia?» Lei mi seguì, posizionandosi accanto allo stipite della porta, incrociando le caviglia fra loro così come le braccia.
«Che mi fa schifo fare una cosa del genere.» Afferrai la valigia da sopra l'armadio, tirandola verso di me per farla calare.
Aprii la cerniera e distesi la valigia sul letto, aprendola. Iniziai a ripiegare i vestiti, mettendoli nello scomparto vuoto.
«Hai paura.» Sentenziò sbuffando.
Virai di scatto verso di lei, rivolgendole uno sguardo sinistro, ma convinto «Non ho affatto paura.»
«Be', dimostralo.» Un gesto col capo nella mia direzione, una silenziosa sfida lanciatami solo per provocarmi.
Non cascarci Lauren, pensai, non cascarci.
Tornai alle mie occupazioni, preoccupandomi soltanto di riporre le mie cose nella valigia e di andarmene il prima possibile. Avrei fatto il biglietto all'aeroporto, sarei salita sul primo volo.
«A quanto pare non sei così sicura della tua scelta, perché se davvero lo fossi, mi baceresti senza problemi e non proveresti niente. Ma dato che non lo fai, significa che hai ancora dei dubbi.» Risi delle sue parole e scossi la testa rinnegando le sue assurde teorie.
«Non lo faccio perché sarebbe un'abiezione.» Richiusi la cerniera e sbattei la pesante valigia a terra. Restai per qualche secondo a guardarla, istigandola silenziosamente di levarsi dai piedi.
«Hai paura.» Ribadì insolentemente.
Era una provocazione, non avrei dovuto cedervi, ma volevo dimostrarle che la mia era una decisione più che appurata e così lo feci. La baciai.
Mi limitai a premere le labbra contro le sue, ma lei immediatamente tentò di approfondire il bacio e io mantenni la bocca serrata, impedendole di andare oltre.
Pochi secondi, quasi inesistenti.
Mi distaccai da lei, spingendola indietro con un po' di forza per interrompere il contatto fra i nostri corpi.
«Niente.» Specificai impunemente, lasciando la stanza.
Ecco cosa raccontai a Camila, e di conseguenza anche alle altre. La corvina dischiuse le labbra, i suoi occhi permeati dalle lacrime, le sue guance arrossate, ma non fece cadere nemmeno una parola. Era rimasta paralizzata, inebetita dalle mia confessione.
Ally si premurò di scortare le ragazze nell'altra stanza e anche Lucy ebbe la decenza di lasciarci.
Quando restammo solo io e lei, tentai di avvicinarmi, ma Camila mi allontanò con un movimento brusco della mano, imponendo le distanze.
«Perché? Perché hai dovuto... perché?» Farfugliò con voce rotta, mentre le prime lacrime prendevano a scorrere lungo il suo viso.
«Camz, non ha significato niente. È stato solo per dimostrarle che ero sicura della mia scelta.» Mi difesi, scuotendo la testa come per scacciare via i dubbi che presidiavano la sua mente.
«E perché hai dovuto dimostrarglielo?» Domandò lei incredula, asciugandosi rabbiosamente le lacrime con il dorso della mano «Non dovevi farlo Lauren. Non dovevi dimostrare un bel niente.» Tirò su col naso. Ora il suo temperamento era mutato, passando da attonito ad arrabbiato. Una rabbia che scaturiva dalla recente delusione.
«Perché non me l'hai detto subito?» Domandò confusa, seguendo la traiettoria del mio sguardo attualmente poggiato sul pavimento.
«Perché ho avuto paura.» Mormorai, stringendo il ripiano di marmo alla mia destra.
«Paura di che cosa?» Chiese in tono indignato.
«Paura che reagissi a questo modo!» Alzai la voce, puntandole il dito contro come per farle notare l'atteggiamento sbagliato con il quale stava reagendo.
Sapevo che se le avessi svelato quel particolare, quell'inutile dettaglio, Camila avrebbe preso le cose nel modo sbagliato. Avevo assecondato una provocazione, sbagliando, ma non era stato un tradimento, solo una conferma.
«Come credi che dovrei reagire?» Sbraitò, aprendo le braccia in maniera ieratica «Mi sento esattamente come ti sei sentita tu aprendo la porta di quel maledetto albergo!»
Il mio sguardo guizzò nella sua direzione.
Stava ansimando pesantemente, scossa dalle grida e dall'accenno di pianto. Pensai che la veemenza l'avesse portata a dire una cosa che sperai non credesse davvero.
Inclinai la testa di lato, la scossi impercettibilmente e con tono sommesso dissi
«Non puoi paragonare questo a quello. Cazzo Camila, non puoi!» Ringhiai a denti stretti, stringendo con ancora più forza il ripiano e percependo i miei muscoli tendersi irrimediabilmente.
Abbassò la testa, probabilmente compunta di aver equiparato la notte con Austin al bacio con Lucy. Ma questo lo tradussi attraverso il suo atteggiamento, lei non lo ammise mai.
«Voglio stare da sola.» Sentenziò, avviandosi verso la tenda.
«Camz» La richiamai, ma era già sparita.
-Spazio autrice-
Non disperate, la calma tornerà! Ve lo assicuro. Certo, non mancheranno altri colpi di scena, perché ammetto che a me piace scrivere così. Una storia piatta non la sopporto.
Quindi spero che il capitolo vi sia piaciuto. Vi aspetto nei prossimi!
Un bacio 😘
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