VII. Salvataggio
Da quella famosa lotta erano trascorsi quattro giorni, nei quali Eren aveva continuato a passare ogni attimo libero con il corvino, conoscendo ormai alla perfezione ogni luogo in cui egli si rifugiava: la solita sdraio, la palestra, la piccola biblioteca in cui studiava o all'ombra di un albero vicino al laghetto.
Inoltre aveva notato come Rivaille gli desse corda e, anzi, non facesse nulla per cacciarlo.
In quel momento era fuori dalla piscina, la pelle lucida per la grande quantità di crema solare e il bordo dei boxer che spuntavano leggermente da sotto il costume.
Diede un abbraccio alla piccola accanto a lui lasciando poi che tornasse dalla madre.
Amava i bambini, erano un insieme di bambini e di sorrisi e allegria nonostante i pianti e le urla.
Erano ormai le sei e mezza e la piscina si stava già svuotando.
"Mamma! Mamma! Andiamo in piscina!"
Quelle parole erano in russo.
"Tesoro non correre, aspettami!" La donna distanziava parecchi metri dalla figlia che correva a velocità massima verso la piscina più piccola, incurante delle regole.
Levi la osservò con la coda dell'occhio.
Successe tutto in un attimo.
La biondina prima di poter chiamare un'altra volta la madre, scivolò sull'acqua cadendo con un tonfo nella piscina olimpionica.
La donna, ancora lontana, urlò disperata attirando l'attenzione delle poche persone rimaste.
Non se ne rese nemmeno conto, prima stava studiando inglese e poi era nell'acqua ghiacciata, il cloro a bruciargli gli occhi e le braccia alla ricerca di quel corpo.
Cercò di mettere a fuoco qualsiasi cosa attorno a sé mentre sentiva l'aria venire già meno.
Aumentò la velocità dei movimenti delle gambe riuscendo ad afferrarla.
Ritornò in superficie con i polmoni che bruciavano e posò il corpo incosciente della bimba sul bordo balzando fuori mentre le voci attorno a lui diventavano solo un ronzio fastidioso.
Una figura gli fu accanto mentre lui le inclinava indietro il viso minuto socchiudendole la bocca.
"Vai" sentì dire e le tappò il naso posando le labbra sulle sue per poi trasmetterle l'ossigeno.
Si staccò ed Eren, a fianco a lui, cominciò il massaggio cardiaco per tre volte.
Le tenne il mento alzato evitando che chiudesse la bocca su cui posò la sua respirando.
Altre tre compressioni.
Altro respiro.
Altre tre.
Altro respiro.
Si staccò non appena la piccola tossí e l'aiutò a piegarsi per sputare l'acqua ingoiata.
Era salva.
Si lasciò crollare indietro sedendosi mentre Eren afferrava un asciugamano per scaldarla e la madre l'abbracciava.
Erwin Smith era arrivato di corsa insieme a due medici che presero subito la bimba per controllarla e regolarle la respirazione.
Rivaille afferrò distrattamente la mano di Eren e si ritrovarono abbracciati, era stato un grande spavento per entrambi vedere quel corpo così piccolo non respirare più.
Il corvino riusciva ancora a sentire la pelle fredda, le sue labbra bagnate e violacee, la respirazione assente.
"Ora sta bene" la voce di Eren arrivò come un calmare mentre le dita passavano attraverso le ciocche corvine.
Levi portò le braccia attorno ai suoi fianchi posando la fronte sul suo collo.
La madre della bambina li raggiunse ancora con le lacrime agli occhi abbracciandoli con forza.
"Grazie, grazie, grazie" era ancora sconvolta e quelle parole lasciarono Eren confuso.
Rivaille prese un profondo respiro accarezzandole la schiena.
"Va tutto bene, non devi ringraziarci"
La donna, biondissima come la figlia, gli accarezzò la guancia per poi baciargliela facendo lo stesso con il castano.
"Come vi chiamate?" Domandò asciugandosi le ultime lacrime.
"Rivaille, lui è Eren"
"Piacere, io sono Flaviya e mia figlia è Karina. Vi sarò per sempre riconoscenti per quello che avete fatto"
S'interruppe quando il signor Smith la chiamò, ancora vicino ai medici.
Dopo un saluto corse dalla figlia.
"Cosa vi siete detti?"
"Ci ha ringraziati" rispose semplicemente afferrando l'asciugamano ma ritrovandosi subito Eren dietro che lo stringeva.
"Solo perché ci siamo abbracciati, non significa che puoi continuare a farlo" disse però per nulla arrabbiato o scocciato.
Il castano sorrise lasciando che il più piccolo si asciugasse.
Rimasero in silenzio mentre la piscina si svuotava.
"Oi"
Il maggiore si voltò trovandolo con i capelli scompigliati visto che li aveva tamponati con l'asciugamano.
Prese al volo una confezione azzurra e lo guardò confuso: doposole.
"Non farti strane idee, a causa di questa cosa mi sono scottato e non ci tengo a diventare un'aragosta"
Eren sorrise leggermente.
"Sei così convinto che accetterò di farlo per te?"
"Posso sempre arrangiarmi"
"No! Faccio io"
Si sedette sulla sedia a sdraio con il castano dietro, che aprì velocemente la confezione spruzzando un po' di crema sulla pelle bollente di Rivaille che si lasciò scappare un sospiro di sollievo.
Eren posò con delicatezza due dita sulle sue spalle cominciando a spalmarla lentamente sentendo il corpo di lui rilassarsi.
"Fai piano" si ritrasse velocemente dopo poco vista la troppa forza usata sulla sua pelle sensibile.
"Scusa"
Ritornò al suo posto lasciandolo continuare ancora più delicatamente.
La sua pelle era morbida al tatto, doveva essere perfetta da baciare e mordere.
Levi sentì i pieni palmi di Eren sulle sue scapole e poi le labbra sul collo in un semplice bacio.
"Guarda che davanti riesco benissimo" sussurró il corvino quando le mani di lui furono sui suoi pettorali e la bocca continuava a lambire la pelle candida.
"Io sono più bravo"
Non poteva credere di poter finalmente avere il suo corpo tra le braccia. Aveva ceduto anche prima del previsto.
"Mmmh" fu la risposta che ottenne ritrovandosi il piu piccolo attaccato al petto con la schiena.
Il braccio magro di lui gli circondò il collo piegandosi indietro ma con l'altra mano andò a bloccare quella di Eren che stava raggiungendo una zona proibita.
"Non esagerare" gli disse intrecciando le loro dita lasciandolo parecchio confuso.
Lasciò che il maggiore gli riempisse il collo di baci umidi leccandolo di tanto in tanto.
"Se diventi così ogni volta che salvi qualcuno, allora ben vengano" scherzò Eren prima che Levi gli tirasse i capelli facendolo mugolare.
"Se tu non mi ronzassi sempre attorno..." lo incolpò voltando il viso verso di lui.
"Diciamo che ora, per quanto tu sia irritante, potresti piacermi"
L'altro sgranò gli occhi davanti a quella confessione e per un attimo sembrò anche bloccarsi.
Alla fine, però, accennò un sorriso divertito avvicinandosi alla bocca fina dell'altro.
Levi si voltò, inginocchiato tra le sue gambe, tenendo il braccio attorno al suo collo e la mano tra i capelli castani.
Il cellulare squillò prepotente interrompendo il clima venutosi a creare tra i due ragazzi.
"Pronto?" Rispose Levi lasciando che Eren riprendesse il percorso sul suo collo con le labbra in un vano tentativo di recuperare l'atmosfera.
"Sì Isabel, sto bene e anche la bambina" sobbalzò leggermente quando la mano dell'altro gli strinse un gluteo e lo trovò un con sorrisino perverso sulla faccia.
Alzò gli occhi al cielo lasciando che lo palpasse da sopra il costume ancora bagnato.
"D'accordo, dì a Farlan che utilizziamo l'ultima scaletta che ha scritto, penso vada bene" rimase in silenzio qualche attimo ascoltando la giovane dall'altro lato.
"Allora vado a prepararmi, ci vediamo tra un'ora nella hall" si alzò sotto gli occhioni verdi di Eren che cercò di riacciuffarlo, fallendo.
Levi gli diede un bacio sulla guancia, afferrò le sue cose e lo salutò con un cenno della mano andandosene mentre continuava a parlare al telefono.
Lo osservò allontanarsi e quando lo vide sparire dietro la curva, Eren ghignò.
Ormai era fatta.
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