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CAPITOLO 7

CAPITOLO 7

Camminavo da parecchi minuti seguendo il sentiero senza sapere dove stavo davvero andando. Dopo il falò in spiaggia e la rivelazione di mio marito per prima cosa rimasi in uno stato confuso e spaesato per parecchio tempo; quando poi mi ripresi, agii senza riflettere e mi ritrovai a correre a perdifiato verso la radura da cui eravamo arrivati e poi, senza mai fermarmi, verso il bosco. Sentivo la necessità di andarmene da questo luogo. Sentivo il bisogno di svegliarmi dal limbo in cui ero capitata. Correvo talmente veloce da non sentire più Venom che, alle mie spalle, mi chiamava disperatamente. Di sicuro era preoccupato e non potevo dargli torto; ero corsa via senza dargli il tempo di pronunciare anche una sola breve parola; ma allo stesso tempo chi poteva biasimarmi? Certo, lasciarsi prendere dal panico per una così semplice rivelazione è da sciocchi e da codardi ed io non sono mai stata ne l'uno ne l'altro, ma, il quel momento, l'istinto ha preso il sopravvento. L'istinto di un'animale in gabbia, un'animale che è stato portato via dal suo ambiente naturale. Un'animale a cui è stata portata via ogni certezza.

Quando finalmente mi fermai fu perché ero arrivata davanti ad un'altissima scogliera. Sentivo il ritmo del cuore che mi pulsava nelle orecchie e avevo il fiatone, tanto che mi dovetti sedere sulla punta di una roccia morenica che emergeva dal terreno.

Dietro di me non sentivo nessuno ne che mi chiamava ne che correva per raggiungermi, quindi decisi di concedermi un momento di pausa e di riflettere sulle parole che Venom mi aveva detto.

- Cassandra ma tu non sei umana-.

- sei una guardiana ..

Perché nessuno me ne ha mai parlato in tutti questi giorni, ma soprattutto, perché tutti danno per scontato che io sappia già tutto? Si sono forse dimenticati che ho perso la memoria? Io no di certo; non riesco mai a togliermi quella sensazione che ho continuamente addosso che mi fa sentire la mancanza di qualcosa.

Erano già passati svariati minuti da quando mi ero fermata sulla roccia e Venom stranamente non era ancora arrivato. Iniziavo un po' a preoccuparmi. Non potevo dire di conoscerlo bene, ma sicuramente questo comportamento non era da lui. Sarebbe già dovuto essere qui da un bel pezzo, a meno che non si fosse nascosto dietro a qualche albero per lasciarmi il tempo di metabolizzare il tutto.

Aspettai ancora qualche minuto e poi decisi di alzarmi per andare a cercarlo. In un primo momento cercai dietro gli alberi e gli arbusti li vicino ma non trovandolo mi allarmai, anche perché io non conoscevo il bosco nel quale ero finita e quando prima avevo iniziato a correre non avevo dato troppa importanza al percorso che stavo facendo. Potevo tranquillamente essermi persa.

Rimanere ferma non era di nessun aiuto così vagai senza una vera meta seguendo in alcuni tratti il sentiero e in altri abbandonandolo per poi finire in uno nuovo.

Il cielo mostrava i chiari segni di un tramonto a dir poco spettacolare ma, dentro di me, la paura iniziava a farsi strada e con essa anche l'ansia e l'angoscia. La Cassandra temeraria e insensibile si era nascosta, già da qualche settimana, in qualche meandro nella mia testa, probabilmente a causa del troppo stress che avevo vissuto in questi giorni. Non riuscivo più a ragionare lucidamente e con l'avanzare del buio scambiavo le ombre dei cespugli per mostri o creature deformi.

L'ora del tramonto era passata da un bel pezzo ed io avevo iniziato a perdere le speranze iniziando a ripensare alla giornata trascorsa, una delle più belle da che ne ho memoria: la casa sul mare, la spiaggia bianca e fine, il falò e ... Malibù! Ero così presa dalla paura da dimenticarmi completamente di avere un famiglio, di avere un drago. Sarei potuta tornare a casa sana e salva ma, prima, avrei dovuto trovare Venom ovunque lui fosse.

Malibù, come sempre, era addormentato sottopelle sulla mia schiena così non feci che una lieve pressione sulla pelle dove lui giaceva e, accarezzando per qualche secondo, lo sentii poi scivolare fuori. Prima si appollaiò sulla spalla e poi scese sul terriccio umido del bosco. Non c'era molto spazio ma lui si trasformò e si ingrandì ugualmente andando a sbattere contro qualche albero. Non ci fu bisogno di parlargli, come aveva fatto Venom prima di partire, perché era il mio famiglio e tra di noi c'era un legame quasi telepatico, quindi sapeva cosa doveva fare.

Gli salii in groppa e insieme ci alzammo in volo nel cielo ormai quasi del tutto buio. Non avevo nessuna idea di come trovare Venom, ne di dove potesse essere, e decisi di farmi guidare dalla logica. Cercai di ripercorrere dall'alto il percorso che avevo fatto quando ero scappata ma questo non mi portò a nessun risultato.

Era passata una mezz'oretta, l'aria aveva iniziato a diventare fresca e la notte avanzava sempre più inesorabilmente. Nel arco di questo tempo pensai di tornare al castello e avvertire Michael, Sebastian o Raphael, ma la mia parte testarda mi spingeva a continuare la ricerca perché, se ci fosse stato lui al mio posto non mi avrebbe abbandonata.

Passò un'altra mezz'ora e le mie speranze di trovarlo erano ormai svenite, anzi si erano addirittura affogate nel mare di angoscia che si stava andando a formare nel mio cuore; poi, improvvisamente, sentii una voce lontana che urlava. Non riuscivo a distinguere le parole ma era sicuramente maschile così, io e Malibù, gli andammo incontro. Più mi avvicinavo più sentivo la speranza affiorare e il cuore batteva talmente forte da togliermi il fiato.

-Cassandraaa..-

Era lui, non c'era più alcun dubbio.

Lo trovai con la schiena appoggiata al tronco di un pino. Inizialmente non lo notai, ma teneva la mano destra premuta sul fianco corrispondente e la maglia era impregnata di sangue.

Una volta che Malibù fu atterrato gli corsi incontro e lo abbracciai.

- mi dispiace essere scappata in quel modo- gli dissi in preda ai sensi di colpa.

- no, dispiace a me per non aver usato più tatto. Spesso mi dimentico del tuo stato e mi sembra difficile e strano dover ripetere tutte quelle cose che ormai davo per scontato-.

Osservai meglio Venom e notai che aveva anche qualche graffio sulla fronte e uno sulla guancia – cosa ti è successo?-.

Appena pronunciai la domanda spostò lo sguardo da me e si guardò intorno, come una preda durante una battuta di caccia. Scrutò il bosco ormai buio per qualche minuto prima di rispondermi -ti stavo rincorrendo quando sono stato attaccato alle spalle da qualcuno, che doveva anche essere parecchio forte e allenato, perché non l'ho ne sentito arrivare ne sono riuscito a fermarlo. Ha agito velocemente e con precisione ferendomi con qualcosa di affilato.- poi fece un respiro profondo e cercò di alzarsi. Anche se ci riuscì, sul suo volto comparve una smorfia di dolore- comunque tu stai bene, vero?-.

Mi fece quasi ridere il suo istinto protettivo. Poteva essere in fin di vita ma sarebbe riuscito lo stesso a preoccuparsi per me -si, tranquillo. Io sto bene-.

Lo aiutai a raggiungere Malibù che si era spostato qualche metro più lontano, dove aveva trovato uno spiazzo fra gli alberi. Salimmo entrambi sul drago con un po' di fatica e ci avviammo verso casa.

Mentre l'aria fresca della sera mi soffiava sul volto il cielo era da tempo diventato scuro e, guardando bene, si potevano vedere le stelle in lontananza, mentre del paesaggio si intravedevano solo i profili dei pini più alti. Venom, che si era seduto dietro di me, si era addormentato con la testa appoggiata sulla mia spalla, un braccio sulla mia vita e l'altro che premeva sulla ferita del fianco.

Atterrammo nella radura da dove eravamo partiti e, non avendo la forza di portare Venom in braccio fino al castello, dovetti svegliarlo pur contro voglia. Aveva la faccia così rilassata e tranquilla mentre dormiva.

-Venom, ehi.. svegliati dai, dobbiamo tornare al castello-.

Mugugnò all'inizio ma non si svegliò ancora così dovetti scuoterlo anche abbastanza violentemente. Iniziavo a credere che avesse perso troppo sangue dalla ferita e così fu. Lo lasciai li e corsi immediatamente a perdifiato verso il palazzo. Dovevo trovare qualcuno e chiedergli aiuto. Prima ancora di entrare trovai due giovani uomini seduti sulla scalinata dell'ingresso sul retro dall'aria rude e potente che stavano fumando delle sigarette. Appena mi videro si alzarono immediatamente in piedi.

- mia regina va tutto bene?- chiesero quasi all'unisono.

- no, direi proprio di no- dovetti fermarmi qualche secondo per riprendere fiato e uno di loro mi appoggio la propria mano possente sulla spalla -Venom, il re... è ferito. È nella rad..- non feci in tempo a finire la frase che si precipitarono entrambi verso di lui e il mio drago. Cercai di tenere il loro passo per stargli dietro ma, quando arrivai, lo avevano già tirato giù e lo stavano portando al castello per poi portarlo in infermeria.

Non li seguii subito ma rimasi un po' con Malibù. Mi sdraiai sul prato e rimasi a fissare le stelle. So che non era il miglior comportamento che una regina, che una moglie, dovesse avere in una situazione del genere, ma mi soffermai a pensare ancora alle parole di Venom. Dovevo fare una volta per tutte delle ricerche sulle mie origini.

Poco dopo Malibù si rimpicciolì e si rinfilò sottopelle sulla mia schiena, così decisi di tornare a palazzo, attraversai prima quasi tutta la radura ma poi, prima di salire i primi gradini e tornare dentro, sentii un lamento provenire da dei cespugli li vicino. Mi avvicinai lentamente, e quando arrivai difronte vi guardai all'interno, spostando qualche ramo, e vi trovai una piccola volpe. La tirai su delicatamente e notai che aveva una gamba ferita. Non so cosa mi spinse a farlo, ma decisi di portarla con me per curarla. Cercai di tranquillizzarla con una lieve carezza alla testa perché continuava a tremare; prima cercò di allontanarsi ma poi, piano piano, si lasciò coccolare e arrivò addirittura a guardarmi con quella che a me sembrava simpatia. Avevo trovato un nuovo amico.

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