Capitolo 2
Pov's Emanuele
Mi sveglio ed Erica ancora dorme. La guardo con ancora gli occhi assonnati. Le accarezzo la guancia con tocco leggero per non svegliarla. Mi alzo lentamente. È passato un anno dalla guerra e la nostra capannina ora è una piccola e accogliente casetta di legno. Vado nel piccolo bagno e mi specchio nel secchio d'acqua sopra al piccolo mobiletto. Mentre mi specchio l'acqua si innalza e crea uno specchio di acqua contro il muro. Mi guardo nello "specchio" e come immaginavo nello specchio vedo riflessa Erica appoggiata contro lo stipite della porta. Mi sorride e lascia che l'acqua ricada nel secchio. Si avvicina e mi da un bacio.
-Buongiorno piccola- le dico dolcemente. Lei diventa rossa, ancora le da un pò fastidio se la chiamo piccola.
-Buongiorno- mi dice e mi lancia i miei boxer -mettiteli scemo- mi dice uscendo e io solo ora mi ricordo che non ho niente addosso.
Più passa il tempo più amo quella ragazza.
Mi lavo rapidamente. Quando sono asciutto mi affaccio leggermente dalla porta e vedo Erica che si è rimessa di nuovo nel letto e credo stia dormendo. Mi vesto ed esco furtivamente da casa. Guardo l'orologio: le 8 e mezza, è ora di colazione. La giornata inizia presto qui su Terranea. Ognuno di noi ha un compito in modo che ognuno abbia tutto quello di cui ha bisogno. Mi avvicino a Gabriele, un ragazzo figlio di Apollo che è il responsabile delle cucine e chiedo di poter avere la colazione mia e di Erica. Me le da su un piccolo vassoio di legno: stamattina latte caldo e frutta per colazione.
Ritorno in casa. Erica ancora dorme. Appoggio il vassoio sopra il letto e il buon odore la sveglia.
-Ei... buongiorno ancora- le dico. Mi sorride e prende una pera dal vassoio. Mangiamo con calma sul letto.
Verso le 10 usciamo di casa e ci dirigiamo verso la foresta.
Io sono col gruppo di esplorazione, noi esploriamo Terranea. Lei è nel gruppo di caccia e pesca e oggi è il giorno del pesce.
La saluto con un bacio vicino al grande lago dove altre figlie di Poseidone si stanno già mettendo all'opera. Mi avvio insieme al mio gruppo mentre con la coda dell'occhio la vedo togliesi la toga per poi entrare in acqua.
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Sono quasi le 6. Mentre torniamo a casa sento leggermente freddo.
Strano.... siamo in piena estate.... e poi fino a 5 minuti fa si stava bene....
Guardo gli alberi e quel che vedo mi stupisce moltissimo: sui tronchi c'è del ghiaccio e ci sono segni di mani. Accellero il passo ripercorrendo il sentiero e stringo forte fra le mani la mia lancia.
Arriviamo al lago e per poco non ho un infarto sul colpo: l'acqua è completamente ghiacciata. Sulla riva ci sono i vestiti di Erica.
O mio Dio! È sotto il ghiaccio.
Inizio a dare colpi furiosi al ghiaccio con la lancia e presto si uniscono a me anche gli altri del mio gruppo. Il ghiaccio inizia a creparsi.
-ERICA! ERICA!- urlò come un disperato perché lo sono. Il cuore mi batte a mille. Il ghiaccio si rompe. Creo un'apertura grande più o meno un metro. Aspetto. Non torna nessuno a galla.
DOV'È? DOV'È FINITA?
Vedo dei capelli marroni chiarissimi tornare a galla e la sua testa spunta fuori dall'acqua.
-Ho mio Dio Erica.... mi ha fatto prendere un infarto!- le dico aiutandola ad uscire. Appena è fuori la stringo forte fra le braccia e la bacio. Quasi non voglio staccarle le labbra di dosso per la paura che mi ha fatto prendere. Chiude gli occhi e in un lampo è di nuovo asciutta.
-Tranquillo sto bene.... sono figlia di Poseidone.... io ci vivo in acqua.... ei calmati....- mi mette una mano sul petto per cercare di calmare il mio cuore che batte a mille per l'agitazione.
-Ma cosa è successo?- le domando
-Stavo prendendo un enorme trota quando all'improvviso l'acqua è diventata gelata.... poco dopo si è iniziato a creare uno strato di ghiaccio. Quando ho provato a tornare a galla la superficie era già congelata. Ho provato più volte ma non sono riuscita a rompere il ghiaccio- mi spiega mentre si riveste velocemente, evidentemente imbarazzata dagli altri del mio gruppo.
Ci dirigiamo verso il villaggio con un passo molto veloce. Siamo molto preoccupati. Quando arriviamo però è tutto normale.
Raccontiamo quello che abbiamo visto agli altri ma non sembrano crederci ne sembrano essere preoccupati.
Torno in casa, poso la mia lancia e scocciato mi butto sul letto.
Ma com'è possibile che siano così indifferenti difronte a una cosa del genere? Siamo in estate cazzo! Un lago non può ghiacciarsi così di colpo!
Tra una domanda e l'altra chiudo gli occhi e mi addormento.
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È tutto buio. Non so dove mi trovo. Sono come immerso in un banco di nebbia oscura come la pece. Sento una voce che mi sussurra nell'orecchio e non è la mia coscienza:
Verrà il tempo in cui colui che tutti considerano saggio tradirà chi gli è fedele.... e allora si capirà che il buono spesso lo si trova in colui che è oscuro.
Le parole mi assillano le orecchie. La nebbia inizia ad assumere strane forme. Davanti a me si forma una scena che io non ho visto ma mi è stata solo descritta. Sono Letizia è Domenico. Letizia è sotto un enorme macigno e si capisce che è morta. Domenico urla come un disperato e cerca i tutti i modi di spostare il masso ma a un certo punto un enorme macigno gli piomba addosso. L'immagine scompare. Giro intondo e a un certo punto mi appare davanti la faccia di Domenico..... ma non sembra Domenico..... I capelli sono bianchi come la neve, è pallido in viso ed ha uno sguardo assassino. La cosa che mi stupisce di più sono i suoi occhi: non hanno la parte bianca, sono privi di pupilla.... sono completamente blu.... sembrano quasi fatti di ghiaccio.
Mi giro e mi si para di fronte Letizia: i capelli sono grigi, non è bianca come Domenico ma è comunque molto pallida. Ha l'occhio destro normale ma il sinistro è come quello di Domenico. Giro su me stesso, sono circondato da tanti Domenico e Letizia e sento di nuovo una voce: uno dei due... deve morire affinché l'altro possa sopravvivere.
Mi sveglio di soprassalto. Erica è seduta sul letto con me e mi fissa.
-Hai fatto un brutto sogno?- mi domanda
-Non è il primo né l'ultimo di questi tempi- gli rispondo
-Hai dormito per un paio d'ore, sono venuta a chiamarti per la cena e ti ho trovato che ti rigiravi nervosamente, ti sei svegliato proprio mentre mi sedevo sul letto.
È evidentemente preoccupata per me! Devo calmarla un pò: non mi piace vederla così.
-E come mi avresti svegliato sentiamo!- le domando con un sorriso da furbetto.
-Così- mi si avvicina e mi bacia.
Con un largo sorriso andiamo a cena.
Mentre mi gusto una bella trota guardo il cielo. Vedo degli strani ammassi di polveri dorate che si avvicinano. Purtroppo però io le ho già viste.
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