Natsu Dragneel
Capitolo due
Natsu Dragneel
Il giorno seguente, lunedì, la giovane universitaria si trovava a lezione, quando, accanto a lei, si ritrovò seduto il rosato della sera precedente.
Il fantasma.
Urlò, un urlo che era un misto di sorpresa e paura.
Tutti si girarono verso di lei, era stata sentita, e anche molto. Rigirò lo sguardo verso l'anziano professore che la stava guardando con le braccia incrociate al petto e l'espressione truce. -Hem... Mi scusi professore... Ho visto un ragno! E io... ne ho una paura assurda...-
Molti risero, soprattutto per le sue parole ingarbugliate e il rossore sul suo volto. Che imbarazzo...
La lezione riprese e lei si coprì la faccia col libro di testo. Diede uno sguardo accanto a sé e trovò ancora il rosato. -Pssh... sei Natsu?- gli domandò, in un sussurro. Non riusciva a crederci. Che si fosse addormentata e quello fosse solamente un sogno?
Natsu sorrise e si stiracchiò, nessuno sembrava vederlo, a parte la bionda. La ragazza alla destra di Lucy la guardò un po' male, ma non le disse nulla. "Mi deve aver sentito", si rese conto la bionda.
Doveva sembrare una pazza che parla da sola...
-Sì! Sono proprio io!- disse felicemente il ragazzo.
Davvero, nessuno faceva caso a lui. Davvero era l'unica a vederlo? Sembrava surreale quella situazione.
-Perché... sei qui?- gli domandò flebilmente.
Il rosato scrollò le spalle. -Mi annoio a star da solo, Happy è andato a vedere una gatta fantasma per portarle del pesce e ancora non è tornato- parlò per poi sbuffare.
Happy?
Gatta fantasma?
-Eh? Chi è Happy?- sussurrò la Heartphilia, flebilmente. Non aveva idea di che stesse parlando l'altro.
-Happy è un gatto fantasma che sta sempre con me! Era mio quando ero bambino ma morì. Però, quando sono morto io, l'ho rincontrato e da allora, quando non sta da Charla, sta con me- disse sorridendo, felice.
-Ma i gatti in vanno in paradiso, o qualcosa del genere? Un paradiso dei gatti...? Un gattadiso...?-
La ragazza accanto a lei la sentì nuovamente e la guardò come se fosse pazza e le mimò, con le labbra, "Tu sei da ricoverare".
Grazie al cielo, la lezione finì proprio in quel momento e allora Lucy si alzò di fretta per poter finalmente rilassarsi un po'. Infatti, il suo professore dell'ora dopo era assente a causa di problemi famigliari, o qualcosa del genere.
Natsu la seguì. -Uh? Boh, non ne ho idea. Un gattadiso? Un paradiso dei gatti? Non ho mai chiesto ad Happy.- Camminava con le mani dietro la testa, tranquillo e un po' annoiato.
Lucy si sedette su una panchina isolata, si coprì la faccia facendo finta di leggere e si mise una cuffietta. Almeno, se qualcuno l'avesse sentita, avrebbe pensato che stesse canticchiando. -Uhm...- "Che cosa posso chiedergli?"
-Ohi- la richiamò lui, siccome s'era persa nei propri pensieri. -Come ti chiami?-
Oh, vero, non s'era presentata. -Lucy Heartphilia.-
-Luigi?- capì male lui. Ridacchiò. -Che nome buffo!-
-È Lucy, non Luigi!- ribattè, apparentemente irritata. In verità, fu strano e bello che non avesse calcolato il suo cognome. Tutti si soffermavano su quello, soprattutto. Infondo, chi non conosceva la famiglia Heartphilia? Era una delle più ricche e famose al mondo.
Natsu era proprio un tipo strano.
Continuarono a parlare per alcuni minuti, un po' a caso, veramente. Era davvero un tipo divertente, anche se non proprio brillante.
Furono interrotti da un gatto azzurro con le ali.
Seriamente.
Non stava scherzando.
Era così.
Che le avessero messo qualcosa nell'acqua?
-Happy!- esclamò Natsu, salutandolo. I due iniziarono a parlare, ma lei non riuscì ad ascoltare, era parecchio scossa.
-Tu sei... azzurro- riuscì a dire, bloccando la conversazione dei due. -Com'è possibile?-
-Uh?- Natsu lo guardò. -Non è normale? È azzurro da quando l'ho incontrato dopo essere morto- le rispose.
-I gatti non sono azzurri...- sussurrò lei guardando Happy come se fosse un alieno.
-Oh? Aye, vero- disse annuendo il micio. Aprì le ali, che prima d'allora la ragazza non aveva ancora notato, e volò davanti a lei. -Quando sono morto ho chiesto delle ali. Non sono davvero carine? Ho chiesto anche di essere azzurro perché mi dona, molto meglio del grigio.-
L'universitaria sbattè le palpebre. -Eh? È possibile?-
Il micio annuì.
Sarebbe diventata pazza di sicuro e l'avrebbero dovuta ricoverare...
***
Ne passarono molti altri di giorni come quelli, Lucy aveva appena del tempo per poter dormire e studiare in pace a causa del gatto e del padrone. Venivano a qualunque ora e momento, anche quelli meno appropriati, a infastidirla.
In quel frangente di tempo, loro se ne erano appena andati e lei poté respirare un po'. "Sono giorni che mi torturano così", pensò, esausta. Solo allora le venne in mente di cercare, finalmente, Natsu. Non era un nome comunissimo, almeno.
In qualche minuto, cercando nei giusti siti, trovò qualcosa.
Natsu Dragneel.
Era lui?
Cercò delle foto e ne trovò una dove lui posava con altri ragazzi. Faceva parte di una squadra di Football. Sorrideva allegro mentre abbracciava un tipo dai lunghi capelli neri e l'altro sempre dalla capigliatura corvina, ma corta. Sembravano seccati entrambi, ma non troppo, anzi, celavano un leggero sorriso.
"Uno sportivo, eh? Il suo fisico, infatti, non è male" ragionò per poi cercare altre informazioni.
Partite vinte, perse, una squalifica per rissa, una rissa durante una partita... Non era un tipo tanto tranquillo, ma non aveva mai ferito gravemente qualcuno, anzi, erano sempre state scazzottate amichevoli, seppur fossero stati fermati più volte dalla polizia siccome si picchiavano in luoghi pubblici.
Tra le diverse informazioni, non poi tante a dire la verità, trovò quello che cercava. In poche righe un giornalista aveva riassunto che la squadra di football di un liceo dalle parti dell'università che frequentava Lucy aveva fatto un incidente stradale mentre era di ritorno in pullman da una partita dove avevano vinto. L'autista si distrasse e non vide una macchina andare verso di loro e quando se ne accorse fece una manovra che portò il pullman a schiantarsi contro i piedi di una montagna. Furono tre i ragazzi che morirono quella sera, uno andò in coma e molti riportarono delle ferite superficiali e sono in due casi gravi.
Uno dei tre ragazzi che morì quella sera fu Natsu. L'unico che perse la vita nell'impatto e non successivamente a causa delle gravi ferite.
"Domani fanno sei anni che è morto. Dovrei andare a visitare la sua tomba?", si chiese.
Spense il computer e rimase ad osservare lo schermo nero, finché la sua migliore amica non bussò.
Quanto tempo era rimasta senza far nient'altro che pensare? Troppo.
Dopo aver parlato un po' con Levy, lanciando uno sguardo al suo computer, pensò a un'altra domanda importante a cui non poteva darsi facilmente pace. Era fondamentale.
-Levy-chan, ho finito ora un film sui fantasmi. Lì, il protagonista, non riesce ad andare dall'altra parte e trovare la pace...- gli raccontò la storia di Natsu, di come fosse morto e di come si comportava come fantasma. La McGarden era davvero molto intelligente, Lucy era certa che l'avrebbe potuta aiutare.
-Mh... Di solito quando uno spirito non riesce ad andare dall'altra parte vuol dire che ha qualcosa in sospeso. Però, nel caso del protagonista del film, sembra non cercare vendetta. Non è che sta tenendo d'occhio qualcuno? Oppure vuole assicurarsi che qualcuno a cui tiene stia bene?- ipotizzò l'azzurra, non certa.
-Mi pare che avessero accennato a un fratello e aveva anche dei compagni di squadra con cui sembrava andare d'accordo...- pensò ad alta voce la bionda. -Possibile che voglia assicurarsi che stiano bene? Infondo, il fratello è il suo unico famigliare, a quanto so, e quelli potevano essere suoi amici.-
-Direi di sì... ha senso. Forse vuole anche sapere anche se gli amici stiano bene e cose così. Almeno per quello che ho ipotizzato io.-
-Grazie Levy- Lucy sorrise e la ringraziò di cuore. L'aveva aiutata un mondo e lei voleva, a sua volta, aiutare Natsu. Non sapeva perché... ma ci teneva a farlo.
-Ti ha proprio preso questo film. Un giorno dovresti farmelo vedere- le disse l'altra, curiosa e un po' divertita.
-Oh, certo...-
***
Il giorno seguente, la giovane universitaria, dopo le lezioni, si sedette in un luogo isolato del Campus dell'università. Sospirò, seppur l'avesse voluto lei, studiare non era affatto bello.
-Lucy!- gridò Natsu comparendole alle spalle, ridendo poi per come lei fosse saltata in aria e gli avesse puntato contro il suo cilindrico portapastelli rosa.
-Natsu!- urlò, lasciandosi andare a un sospiro. -Non si sbuca alle spalle delle persone! Mi farai venire un infarto.-
-Ma Lucy, non ho fatto nulla di male- borbottò sedendosi accanto a lei e incrociando le gambe a indiano.
-Questo lo dici tu- mormorò l'altra, con una faccia irritata a causa dello spavento e al fatto che dovesse studiare quasi trenta pagine per il giorno seguente e non riusciva a capirci qualcosa.
-Che fai?- il rosato si mise a carponi e si protese verso il libro per sbirciare, per poco non ci sbatteva contro.
Lei gli mise una mano sulla faccia e lo spinse via, seppur non con cattiveria. -Studio.-
-Oh, che cosa brutta.- Lui fece una smorfia. -Non mi manca affatto.- Incrociò di nuovo le gambe e mise le mani dietro la testa, annoiato.
-Mh, abbastanza. Soprattutto quando ci sono argomenti noiosi come questo- disse Lucy accennando un sorriso. Era piuttosto buffo quel ragazzo, in un attimo l'aveva alleggerita. Con la sua naturezza e un bel po' di stupidità, riusciva a rallegrarla. Non era mai successo con nessun altro, si rese conto, ma scosse la testa a quell'accorgimento. Era solo un fantasma che doveva aiutare. Perché sì, lei si era affezionata a lui e aveva deciso che gli avrebbe dato una mano a trovare la pace. Ormai se l'era messo in testa e difficilmente qualcuno avrebbe potuto farle cambiare idea.
-Happy? Dov'è?- domandò poi, notando la mancanza del gatto che era sempre con il rosato.
-È con Charle, la gatta a cui regala sempre del pesce- gli rispose l'altro, sbuffando. -Che noia, vorrei fare una bella rissa.-
-Uhm, fra voi spititi, non potete far risse?-
-Tutti quelli che rimangono sulla terra come me, pensano solo a risolvere la loro questione in sospeso e non calcolano nessuno. Sono una noia!-
-Tu non la vuoi risolvere?- domandò la bionda, perplessa.
-Sì, no, boh. Non so, fa differenza? Qui si sta bene.- Non sembrava star mentendo, ma c'era qualcosa di strano. -E poi, non ho idea di quale sia questa questione in sospeso che ho. Che sarebbe?-
-Davvero non sai la tua questione in sospeso?- Era impossibile, a parer della ragazza, non sapere cosa spingesse la propria anima a rimanere legata al mondo terreno. Okay che aveva capito che non fosse sveglio, ma qui si esagerava.
Il Dragneel annuì. -Mh, perché questa domanda? Non è normale?-
La Heartphilia rispose di getto. -Per nulla.- Lo fissò. -Tu... vorresti risolvere la tua questione in sospeso? Cioè, se sei ancora qui, deve essere questo il motivo, no?-
Lui non rispose e le diede il tempo di ricordare i racconti di sua madre, gli stessi che l'avevano ispirata a cimentarsi nella scrittura. Layla, la mamma di Lucy, amava leggerle storie di fantasmi, ma non quelle spaventose stile film horror. Quelle della donna raccontavano di spiriti che restavano per decenni accanto alle persone amate per vegliare su di loro, oppure di amanti che continuavano ad aspettarsi anche dopo che la morte di uno di loro li aveva divisi. Quest'ultima tematica l'aveva sempre affascinata.
Ricordava ancora con nostalgia la storia della bella Aries, una sacerdotessa del tempio di Artemide che aveva visto morire davanti ai suoi occhi il suo amore, Leo, un giovane venditore. Le sue compagne lo avevano ucciso perché, siccome era una vergine serva della dea della caccia, non poteva sposarsi o giacere con alcun uomo. Li avevano avvisati più volte, ma i due amanti non le avevano mai ascoltate.
Aries, dal dolore, provò a buttarsi da un dirupo, ma la voce di Leo, come spirito, le sussurrò di fermarsi. Le disse che l'avrebbe aspettata per anni, decenni e, se fosse stato possibile, anche secoli e millenni. Sarebbe rimasto in sospeso tra la vita e la morte per lei, l'avrebbe attesa.
Lei era il suo conto in sospeso, finché non l'avrebbe riavuta non avrebbe mai trovato alcuna pace.
E così davvero successe. Ogni tanto lei sentì, per la sua vita che durò ancora circa metà secolo, tra i suoni della natura, la calda voce di lui. Col tempo, Leo trovò perfino il modo di farsi vedere ed essere tangibile per un po'. Per quanto possa sembrare impossibile, la storia narra che furono felici anche così, seppur divisi dalla vita e la morte.
E quando lei oltrepassò il varco, si ricongiussero in un luogo di pace dove poterono finalmente stare insieme senza ostacoli.
Oh, che storia triste, malinconica, ma dolcissima. Sua madre sapeva scegliere davvero delle storie bellissime. "Mamma amava tanto le storie sugli spiriti... Pensandoci, mi parlava spesso di cose come fantasmi, conti in sospeso... Possibile che... anche lei potesse vederli?" pensò improvvisamente, sorprendendosi.
Cosa significava? Davvero...?
Scosse la testa e richiuse il libro di testo. Il rosato la guardò accigliato. -Qualcosa non va, Lucy?- domandò.
"Devo capire questa situazione. Non è possibile che io veda Natsu. Non mi sono fatta tante domande su questa situazione prima, ma improvvisamente ho calcolato che nessun altro al di fuori di me lo può vedere. E lui è un fantasma da qualche anno, non può aver acquistato simili capacità di già...
Aspetta, sto seriamente calcolando la storia di Aries e Leo che mi leggeva mia mamma quando ero bambina?! Sono impazzita, è ufficiale. Quella è solo una storia!"
Si passò una mano sulla faccia, sconvolta di se stessa. Ma che erano tutte quelle domande improvvise?
-Natsu, sai perché posso vederti e gli altri no?- gli domandò, non avendo neanche sentito qualunque cosa lui avesse detto precedentemente, se l'avesse detta.
-Uh? Boh, non sei una di quelle tizie che possono vedere i fantasmi come nei film?- Ne sapeva quanto lei, o di meno, perfino.
-Una Medium? Io?- lei si accigliò. -Possibile...? Non credo di aver mai visto altri fantasmi oltre te-
"Però, sono stata rinchiusa per diciotto anni e passa in una villa senza quasi mai uscire. Forse li ho perfino visti, ma non li ho riconosciuti. In effetti, apparentemente non c'è differenza tra lui e i vivi a parte che è morto e sbiadito."
Lo fissò.
-Se non lo sai tu- le rispose. -Ohi Lucy, forse ci siamo conosciuti perché mi devi dare una mano su questa storia della questione in sospeso.-
-Oppure ci siamo incontrati perché qualcuno lassù non vuole lasciarmi studiare in pace.- Sbuffò, con Natsu non si scopriva nulla. Lui le rispose, ma lei lo calcolò poco, guardandolo solamente. Era come se la realtà fosse ovattata e lei riuscisse solo ad osservare i lineamenti di lui.
Cosa non le stava dicendo?
Perché sembrava strano?
Eppure, era allegro. Quale parte di lui non la convinceva?
Era simile a tanti altri ragazzi di diciotto anni, eppure... le sembrava particolarmente diverso. In qualche modo, questo era positivo.
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