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✘⁵

9:42 am

Quando era arrivato a casa, la sera precedente, era esausto e non si era neanche preoccupato di mettersi il pigiama, prima di buttarsi - letteralmente - sul letto. Nell'ultimo periodo aveva perso tante ore di sonno e la stanchezza si era accumulata, così è crollato non appena aveva messo piede in camera, e, la mattina seguente, non c'era stato verso di svegliarlo prima delle nove passate.

Una volta sveglio, scese al piano di sotto, dopo essersi cambiato i vestiti che indossava ancora dal giorno prima con una tuta più comoda.
Gli altri membri, a parte G-Dragon che era ancora in camera sua, avevano già finito di fare colazione e ora si stavano preparando per andare ad esercitarsi nella sala prove, alla YG Entertainment.

— Io vi raggiungo più tardi con Jiyong — li avvertì, prima che uscissero. Poi andò in cucina, a prepararsi qualcosa da mangiare.
Nella dispensa non era rimasto molto, quindi dovette accontentarsi di qualche biscotto e una tazza di caffè.

Era passata almeno una mezz'ora da quando si era seduto al tavolo in cucina, e nel dormitorio, dopo che quei tre se n'erano andati, regnava il silenzio più totale. Stava cominciando a preoccuparsi per il leader, che in tutto questo tempo non si era ancora fatto vedere o sentire, così andò alla base delle scale e lo chiamò, ad alta voce, in modo che le sue parole arrivassero anche attraverso la porta chiusa della camera di Jiyong.

— Ji, non scendi? Muoviti che poi dobbiamo andare dagli altri in studio. —

Dopo qualche altro minuto, ecco finalmente un segno di vita da parte del minore.
Sentì una porta aprirsi e dei passi stanchi che si avviavano verso le scale, così, sicuro che l'altro fosse sveglio, tornò in cucina a finire di fare colazione.

Jiyong, dopo aver varcato la soglia della stanza, non degnò Seunghyun neanche di uno sguardo. Nulla, nemmeno un buongiorno. Proseguì, con lo sguardo puntato in basso, verso la macchinetta del caffè, inserendoci dentro una di quelle cialde colorate, e attese che il suo espresso fosse pronto.

Il minore continuava a dargli le spalle, mentre aspettava che la bevanda fosse pronta.
— Hey, dormito male? — domandò, supponendo che quella fosse la causa di tutta quella scontrosità.

— Tu che dici? — rispose, retorico, girandosi finalmente verso il rapper. Non aveva una bella cera, constatò quest'ultimo, mentre guardava Jiyong che attraversava la cucina e si sedette difronte a lui. Aveva gli occhi rossi e due borse ben pronunciate sotto ad essi.
Il minore rimase ancora una volta in silenzio, girando il caffè con il cucchiaino, e non sembrava avere intenzione di berlo tanto presto. Ci guardava dentro, con la testa appoggiata sulla mano chiusa in un pugno, andando contro le regole del bon ton con il gomito sul tavolo.

— Stai bene? — chiese il maggiore.

— Sì — rispose, secco.
Dopo aver finito il suo caffè in un solo sorso, si alzò per mettere la tazza nel lavandino.

Seunghyun gli si avvicinò, preoccupato — Okay, seriamente, ti dispiacerebbe spiegarmi cosa ti prende? — lo prese per un polso e lo costrinse a girarsi verso di lui.

Jiyong non rispose, guardò solo per terra, cercando di nascondere i suoi occhi che stavano diventando lucidi.

— Sei arrabbiato con me? — chiese il rapper, ancora più preoccupato.

— No — lo liquidò in fretta, cercando di liberarsi dalla presa del più grande.

— Allora cosa c'è che non va? — si avvicinò ancora di più al leader della band, che cercava ancora di non guardalo negli occhi, girando la testa.
— A me puoi dirlo, lo sai — e gli prese anche l'altra mano, in modo che il più piccolo non potesse più nascondersi. E in quel momento le vide, delle piccole perle salate ai lati degli occhi di Jiyong, mentre le guance gli si coloravano di un leggero rosso.
G-Dragon stava piangendo.
L'aveva mai visto piangere? Beh, sì, quando era piccolo e si era sbucciato il ginocchio cadendo.
No, era sicuro di averlo visto piangere anche altre volte, ma ora era diverso, anche se non avrebbe saputo dire esattamente perché.
Ma, non ostante tutto, agli occhi del più grande, lui era stupendo anche così, fragile e delicato.
Cercò di non fissarlo troppo, ma gli era impossibile. Era sicuro, poi, di star facendo la figura dell'idiota, con un espressione da ebete dipinta in volto.

— Perché eri in quel bar ieri sera? — gli domandò, con voce tremante.

— Come fai a- Aspetta, eri lì? — dedusse, non senza una nota di stupore, anche se avrebbe dovuto aspettarselo.

L'altro annuì in risposta.
Restarono entrambi in silenzio per qualche secondo. L'unico rumore fu Jiyong che tirò su con il naso, prima che si decidesse a prendere di nuovo parola: — Ti ho visto mentre baciavi quel ragazzo. —

Seunghyun rimase spiazzato da quell'affermazione. Non ebbe il tempo di dire niente che il minore ricominciò a parlare: — Tu una volta mi hai chiesto perché mi andavo sempre con persone non provavo nulla. Ti ho detto che non era vero, ma sappiamo entrambi che avevi ragione tu. Ma cos'altro avrei dovuto fare, se no? L'unico per cui provo veramente qualcosa, non si è mai accorto di me. Tu non ti sei mai accorto di me. E io non posso restare solo a guardarti. So che non ho possibilità con te, ma almeno lascia che io provi a distrarmi — lo supplicò, non provando neanche più a trattenere le lacrime che ora gli rigavano le guance.

Il più grande lo guardò e basta, con il viso contorto in un espressione che andava ben oltre l'essere semplicemente stupito. Non trovava parole per esprimere tutto ciò che aveva in mente. Erano troppe cose, e tutte insieme cercavano di uscire ma lui non aveva idea di come dirle. Voleva dirgli che si stava sbagliando, che si era accorto di lui, ma la sua testa non riusciva a mettere insieme una frase di senso compiuto. Era rimasto paralizzato dalle parole uscite dalla bocca di Jiyong.

— Prima potevo accettare tutto ciò, — continuò il cantante — tu non eri interessato ai ragazzi. Ma neanche ora ti è venuto in mente di considerarmi? Anche solo per trenta secondi. Cos'ho che non va? Non sono abbastanza per te? — sembrava arrabbiato, ma le lacrime gli scendevano ancora copiose sulle guance.

Era doloroso per Seunghyun dover guardare in quegli occhi così pieni di tristezza, ma neanche adesso le parole sembravano voler uscire. Avrebbe voluto rassicurarlo stringendolo a sé in un abbraccio e sussurrargli, poi, che, anche se non c'era stato prima, ora era lì per lui, e non se ne sarebbe andato da nessuna parte.
Ma niente, zero, non una reazione.

— Va bene, ho capito — il suo tono distrutto e rassegnato arrivò dritto alle orecchie di Seunghyun, al quale gli si strinse il cuore ma fu incapace di fermare l'altro che lasciava la stanza.

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dai, un po' di hurt/comfort (circa, per quanto riguarda il secondo punto ma ci siamo quasi) ci stava
-1, ve lo ricordo perché sì

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