Parte 3
-Tranquillo. Punteremo una piccola cifra. O comunque anche se io vincessi tutti i suoi averi, ve li renderei a fine partita!- rispose il conte con un subdolo sorriso.
Le carte da gioco del conte erano sfarzose quanto la sua dimora. Completamente in oro, con pietre preziose a raffigurare i vari semi delle carte ed i numeri. Per gli assi le gemme erano state tagliate della stessa forma del seme a cui appartenevano.
"Con una carta potrei vivere dignitosamente per una vita intera" pensò il mendicante guardando con avidità quella che teneva in mano.
La partita cominciò e dopo un'ora, il povero mendicante aveva perso tutto.
Il conte, compiaciuto di se e della sua abilita si alzò e fece per andarsene.
-Ma come signor conte, non mi ridate il mio denaro?- disse disperato.
Il conte rise -caro amico, oggi avete imparato una lezione di vita. Mai fidarsi di chi avete appena conosciuto.-
Stava per uscire ma una voce lugubre alle sue spalle lo frenò.
-E voi mio buon amico conte state per imparare la lezione più importante della vostra vita- il Conte Dasman si voltò e si ritrovò faccia a faccia con una bestia alta almeno due metri, con lunghe braccia e zanne e forti muscoli. Era completamente pelato, l'unico pelo che aveva sul corpo era quello di un leggero pizzetto sul mento. La pelle era del colore dell'avorio e sembrava brillare alla luce delle candele. -Mai svegliare il demone che dorme- gli indicò la poltrona e senza farselo ripetere il conte andò a sedersi -è da tempo che vi osservo e ogni volta mi stupisco di quanto voi sappiate bleffare; e non sto parlando solo del gioco. In apparenza siete così benevolo! Come avete fatto con me questa notte. Mi avete accudito, sfamato e vestito. Avreste pure cercato di trovarmi un lavoro. Ma poi è arrivato il poker... e mi avete ingannato-
-Voi mi avete spinto a giocare! Io volevo andare a dormire!- gridò il conte in preda al terrore.
Il demone cominciò a ridere -sarebbe stato semplice. Potevate giocare con me, vincere tutto e ridarmi i miei averi. Potevate prestarmi dei soldi! Solo per giocare. E invece avete deciso di derubare un povero mendicante.-
-Volete i soldi???- il conte si alzò e prese i soldi che aveva vinto al mendicante e le carte in oro e anche il sacchetto di monete d'oro che teneva nel taschino -tenete!- non l' avrebbe mai ammesso, e non voleva neanche darlo a vedere. Ma aveva paura, molta paura.
Il demone rise fragorosamente, lo spazio circostante sembrò tremare, -ora è troppo semplice essere onesti. Meriti una punizione.-
Le gambe del conte cominciarono a tremare e il demone ne fu compiaciuto. Amava leggere la paura negli occhi di quei piccoli ed insignificanti umani.
-Ti condanno ad una vita di morte- cominciò a dire avvicinandosi alla finestra e osservando la splendida luna piena che faceva capolino tra le ultime nubi rimaste -a ogni plenilunio tu muterai-.
Si voltò di nuovo a guardare quel piccolo essere chesi era inginocchiato davanti a lui per pregare il suo perdono -diventerai unmostro assetato di sangue, bramerai la morte delle persone e degli animali cheincontrerai sulla tua strada. A partire da ora- fece un leggero movimento dellamano e in una nuvola di fumo nero scomparve.
Il conte era spaventato, non solo dalle parole di quell' orrendo mostro, maanche dal dolore che cominciava a sentire agli arti.
Gridò forte, e il grido presto divenne ruggito. Peli neri ed ispidi spuntaronodalla sua pelle un tempo candida. Il viso bruciava, perché si stava allungando,e la vista era diversa dal solito. La sua visuale aveva riflessi rossi, come ilsangue che pulsa nelle vene.
Sangue. Un desiderio irrefrenabile lo spingeva a correre nei corridoi della suaimmensa dimora, in cerca delle cameriere, che ignare di tutto, stavano giàdormendo.
Spaccò la porta e prima che la donna potesse gridare era sopra di lei emordeva, squartava. Dentro di se, la parte ancora cosciente del conte gridavadi fermarsi, ma non poteva! Desiderava troppo quell' elisir così caldo e dolcesul suo palato...
La notte finì quando tutto il personale del conte fu ucciso, e questi siritrovò in un lago di sangue, su uno scenario di morte e distruzione.
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