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Five Little Broken Lifes

La paura le cresceva dentro, come un cancro, e Lui ne sentiva l'odore,lo percepiva.

Cara cercò di indietreggiare, ma un muro invisibile glielo impediva. Era bloccata lì, i suoi piedi erano come incastrati in mezzo alle assi di legno che sottostavano le suole delle sue scarpe nere.

Chiuse gli occhi.

Sapeva che sarebbe morta.

La paura continuava a crescere dentro di lei, fino a quando una luce prese possesso della sua mente e del suo esile corpo.

Conosceva cosa Lui aveva fatte agli altri, e lei non aveva paura di raggiungerli...

  

Cara non avrebbe mai voluto svegliarsi,  eppure un fastidioso raggio di sole le impedì di riprendere sonno.

La stanza era illuminata da una fioca luce bianca che faceva splendere i libri di Jules Verne sulla libreria.

La piccola Emily le stava raggomitolata accanto. Sembrava davvero carina quando dormiva.

Nonostante avesse già otto anni e la sua stanza si trovasse proprio accanto a quella di Cara, aveva paura di dormire da sola.

D'altronde, la sua finestra aveva una vista perfetta sul bosco, e questo le impediva di dormire.

Da piccola aveva sentito tante storie su persone scomparse misteriosamente nel bosco e mai ritrovate.  Si diceva che il bosco le tenesse imprigionare con lei.

Ma ovviamente erano solo leggende.

Sembrava crudele svegliarsi a quell'ora. Erano solo le sette e mezza,  e per giunta era sabato.

Cara si vestì senza voglia e uscì in giardino. 

Si fermò a guardare le foglie secche  che danzano mentre morivano ,il vento che le accompagnava sembrava cantare una melodia incomprensibile.

Era questo quello che le piaceva di Skye: la calma.

Sentì qualcosa vibrare nella sua tasca sinistra. 

Era il suo cellulare.

Vedi di vestirti.  Passo tra dieci minuti a prenderti.

Era Jonathan.

Cara aveva dimenticato che gli aveva promesso di accompagnarlo a una partita di basket, quindi fece più in fretta possibile per sistemarsi i capelli e il trucco.

Jonathan diceva sempre che non ne aveva bisogno e che era bella così com'era,  ma lei preferiva sempre un filo di matita sotto gli occhi. Era un'ossessione.

Decise di lasciare Emily dormire.

Quindi,di soppiatto,  si avvicinò al letto e le diede un leggero bacio sulla fronte.

Prese un foglietto di carta giallo e scrisse:Sono con Johnny.  Torno verso le sei.

Quando uscì,  si trovò Jonathan sulla soglia della porta che la guardava quasi con un aria di rimprovero.

-Te lo eri dimenticato?-disse lui quasi per rimproverarla del suo ritardo.

Cara fece cenno di sì con la testa.

-Bene. Lo sapevo. -

John abbassò lo sguardo e poi continuò.

-Non perdiamo altro tempo. -

Il ragazzo andò a sedersi sul sellino della sua Mountain Bike grigia e Cara si appoggiò sulle sue ginocchia.

Era bassa e magra, pesava solo quarantacinque chili e per John sarebbe stato facilissimo portarla in quella posizione fino al campo.

Partirono, e nel giro di dieci minuti erano già arrivati al campo dove si sarebbe giocata la partita. 

Ad aspettarli c'erano Simon e Natalie.

Come sempre erano i primi ad essere arrivati.

Erano davvero identici: Alti un metro e settanta tutti e due, capelli biondo cenere e lentiggini sparse su tutto il viso.

Avevano persino lo stesso carattere,  ed era per questo che litigavano per tutto.

Nat disprezzava suo fratello , e lo stesso faceva Simon.

Però,  in fondo,  si volevano bene. Avrebbero fatto tutto per proteggersi a vicenda.

Adesso Simon si stava avvicinando a Jonathan per salutarlo, poi si rivolse a Cara e disse:

-Cara, non ti si vedeva da un sacco.-

Poi la abbracciò.

Nat cominciò a correre verso di lei e le si gettò al collo, abbracciando la con forza.

Da piccole erano molto amiche, e da quando Cara si era trasferita dall'altra parte del paese non si erano viste molto.

Ancora non era arrivati nessuno apparte loro.

La causa dell'assenza degli altri erano di sicuro i nuvoloni neri che minacciavano

di voler far piovere a dirotto.

E così fu.

In poco tempo si trovarono bagnati a correre sotto la pioggia. Era divertente.

Si presero per mano e andarono al riparo sotto la tettoia di un bar.

Speravano che almeno avesse smesso di piovere nel giro di un'ora per poter giocare la partita.

Ma l'acquazzone andò avanti per diverso tempo, così ebbero modo di parlare del più e del meno mentre aspettavano che la pioggia finisse.

Quando a Nat venne un idea.

Sua nonna le aveva insegnato a leggere il futuro nelle tazze del tè.

Ne ordinarono quattro e , dopo aver bevuto quasi tutto il contenuto, la ragazza si accinse a leggere la prima tazza, quella di Cara.

              ****

Capitolo 2

Il futuro rimane sempre un mistero

Una croce ed una scure.

Erano questi i simboli che Nat vide nella tazza di Cara.

Una croce ed una scure...Croce...scure...

Cara non sapeva cosa volessero significare quei simboli. La teomanzia non l'aveva mai interessata. Nat, invece ,ne era al quanto attratta. Sin da piccola aveva avuto inclinazioni verso il mondo della magia e del mistero, e che cosa poteva essere più affascinante per lei di leggere il futuro nella tazza del tè della gente?

Una croce, una scure.

Natalie distorte lo sguardo dalla tazza e lo rivolse verso fuori. Rimase in quella posizione per un paio di secondi , poi la sua mano scattò e afferó la borsetta azzurra.La sua bocca si aprì e da lì ne uscirono poche semplici parole.

Andiamo.Dobbiamo essere a casa tra poco.

Disse infine la ragazza rivolgendosi al fratello con uno sguardo d'intesa.

Lui lo captó al volo e con velocità ci salutatono.

Cara allora si alzò dalla sedia rossa di plastica e afferó il braccio di Nat.

Non chiederlo. Non chiedermelo.

Queste erano le parole che risuonavano nella testa della sedicenne.

-Che cosa c'era nella mia tazza?-

chiese la ragazza dalla pelle color porcellana.

-Nulla di interessante.-

Cara la guardò a lungo e poi lasció la presa che intanto aveva lasciato un segno rosso sulla pelle di Nat che aveva preso la forma delle sottili dita della ragazza.

Nat mise una ma no sulla spalla del fratello e insieme lasciarono Jonathan e Cara soli in quel piccolo bar.

Cara cercò la piccola tazza di vetro nella quale aveva bevuto il tè .

Probabilmente doveva essere caduta nella furia di quanto era successo prima, perché ora se ne stava per terra  in mille pezzettini sparsi un po' su tutto il pavimento di granito.

Johnatan guardò Cara con un'aria di tenerezza.

-Tutto ok?-

Lei era china sulla ginocchia cercando di raggruppate tutti i pezzettini di vetro che una volta erano la sua tazza.

Senza distogliere lo sguardo da quel caos di pezzetti colorati che le si attaccavano alle mani rispose:

- S Sì. Tutto ok.-

La sua voce era balbettante e si affievoliva man mano che parlava.

Sforza un sorriso e si alzò.

- Tutto bene. Andiamo.-

John e Cara si rimasero nella posizione con la quale erano partiti da casa della ragazza e in fretta si diressero a casa del ragazzo.

Una croce...una scure.

Erano le uniche parole che Cara sentiva ripetere nella sua testa.

La croce e la scure.

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