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Capitolo 27

CONSIGLIO PER LA LETTURA : “Vampire Tales” di BrunuhVille.
Buona lettura!
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Quando i soldati arrivarono fui costretta ad allontanarmi da Calen, il quale continuava a rimanere privo di sensi. Lo adagiarono su una brandina, per poi legargli mani e piedi con robuste corde. Gli sguardi dei soldati erano celati da elmi dorati e non proferivano parola, si limitavano semplicemente ad eseguire gli ordini del loro Re. Quattro di loro sollevarono la brandina senza alcuna fatica, mentre i rimanenti cinque li affiancarono per fargli da scorta, anche se sospettavo che ai piedi della torre ci fossero altre guardie per impedire ogni possibile tentativo di fuga nel caso in cui Calen si fosse ripreso.

Li osservai immobile mentre lo portarono via da me, domandandomi se avessi fatto davvero la scelta giusta.

Quaranta giorni.
Quaranta giorni per trovare il modo di riportare indietro Calen e salvargli la vita.
Quaranta brevissimi giorni, davvero poco tempo per un Elfo.

Osservai le gocce di sangue cadute sulla fredda e candida neve, imbrattandone la purezza. Perché mi sentivo come se avessi davvero ucciso Calen, anche se mi ero fermata in tempo?

Non potevo rimanere un momento di più in quel luogo, sentivo il bisogno di volare via, oltre le nuvole, nella pace assoluta. Ma non potevo, dovevo rimanere. Per Calen. Per Thranduil.

Scesi velocemente i gradini di pietra gelati della torre, che sembrava essere tornata abbandonata, ritornando sulla cascata ghiacciata.
Del sangue si era mescolato all’acqua sottostante lo spesso strato di ghiaccio, creando una lunga striscia rosso sangue. Il ghiaccio presentava numerose crepe ed era stato spezzato in numerosi punti, dove accanto ad uno di essi giaceva il corpo di Azog il Profanatore. La lama della spada di Thorin Scudodiquercia fuoriusciva dal corpo dell’Orco, mentre la punta aveva perforato il ghiaccio sottostante.

Thorin era riuscito nella sua impresa, aveva vendicato la Battaglia di Nanduhirion.

Ma sull’altra sponda della cascata vidi i Nani della compagnia raccolti in un silenzioso pianto attorno al corpo senza vita di Thorin; tra loro mancavano Fili e Kili.

Sentii una nuova fitta al cuore: la Stirpe di Durin era stata spezzata. Mi avvicinai lentamente ai Nani, i loro volti erano straziati dal dolore. Balin era accovacciato accanto a Thorin, mentre il fratello Dwalin cercava di trattenere invano le lacrime.

Balin alzò il capo per un istante ed i nostri sguardi si incrociarono. Decisi di non dire niente, lui aveva già capito dal mio sguardo ciò che provavo, non servivano le parole: quel giorno erano morti tre Nani valorosi e fedeli l’uno l’altro, ma soprattutto erano morti tre miei amici. Balin abbassò gli occhi sulla mia armatura sporca di sangue, ed anche lui decise di rimanere in silenzio.

Superai i Nani senza farmi sentire, pensando che avessero bisogno di rimanere soli con il loro Re, e mi diressi verso il sentiero che percorreva il fianco del Colle. Da lontano vidi Mithrandir accanto a Bilbo, ma anche per loro decisi di non interromperli e di proseguire verso il campo di battaglia ormai quasi deserto. Avrei parlato a Mithrandir in un secondo momento, quando sarei stata pronta.

Raggiunsi velocemente il campo di battaglia ai piedi di Collecorvo ed iniziai a camminarci attraverso, senza una meta precisa. I corpi senza vita di Elfi e Nani che giacevano sul terreno erano stati coperti da bianchi teli, in attesa che qualcuno venisse a recuperarli per dargli una degna sepoltura, mentre quelli degli Orchi e dei Troll erano stati ammucchiati e dati alle fiamme riempiendo l’aria di un odore acre. La terra intrisa di sangue era ricoperta da numerose lame e frecce spezzate, elmi ammaccati e scudi frantumati. Per un istante mi tornarono in mente i ricordi di Mordor, così simili a ciò che vedevo in quel momento.

Improvvisamente sentii una mano sulla mia spalla che riconobbi all’istante.

-Questa volta non ti caccerò via.

Thranduil. Anche lui stava rivivendo i miei stessi tremendi ricordi: alcune cose sono impossibili da dimenticare, anche se si vive una vita immortale.

Si avvicinò sempre di più a me, fino a quando mi strinse tra le sue braccia. Io non mi opposi, né ricambiai l’abbraccio: rimasi semplicemente immobile.

-I funerali solenni si terranno domani mattina e Lord Dain verrà incoronato Re Sotto la Montagna.- mi sussurrò. -Poi partiremo verso Bosco Atro.

-Dov’è Calen?- chiesi di getto.

-In un luogo sicuro. - mi rispose Thranduil, per poi cambiare subito  argomento - Perché non torniamo a Dale? Hai bisogno di riposo.

-Deve essere curato … io l’ho …

-Starà bene, non preoccuparti. Hai la mia parola. - mi rassicurò stringendomi ancora più forte.

Non riuscii più a resistente, avevo bisogno di Thranduil, del suo sincero sostegno, per cui mi lasciai andare tra le sue braccia. Sapevo che per lui avevo preso la giusta decisione, ma per Calen non ne ero pienamente sicura. Rimanemmo abbracciati per qualche minuto, senza dire nulla, soltanto rimanendo stretti uno all’altro. Poi Thranduil, stando sempre accanto a me come se mi dovesse sorreggere, mi condusse lentamente lontano dal campo di battaglia verso il mio cavallo, Namid, e mi aiutò a salirci in sella davanti a lui.

Ritornammo a Dale, distrutta in numerosi punti a seguito della feroce  battaglia. Le strade erano state liberate dai corpi degli Uomini ed Elfi caduti, gli Orchi invece erano stati portati fuori dalle mura e dati alle fiamme. Nelle piccole piazze sparse per la città erano state disposte delle tende dove i feriti venivano curati e dove i sopravvissuti avrebbero trovato rifugio per la notte. Arrivammo davanti al vecchio palazzo del Governatore, dove Bard con un ristretto gruppo di Uomini stava organizzando la ricostruzione della città. Dopo essere scesi da cavallo, Thranduil mi portò nella sua tenda posta a pochi metri dal palazzo, ordinando con voce dura alle guardie di non fare entrare nessuno per nessun motivo.

Mi aiutò a togliere l’armatura, gettandola in un angolo della tenda, e con un panno umido mi pulì il viso dalle gocce di sangue rappreso e dalle linee che le lacrime avevano solcato sulle mie guance; infine mi porse una tunica pulita e mi cambiai lentamente dietro un sipario. Quando tornai da Thranduil vidi che si era tolto anche lui l’armatura, mettendosi una tunica simile a quella che mi aveva offerto.

-Dormi pure tu sul letto, io mi arrangerò in qualche modo. - mi disse indicandomi con il capo un letto da campo ricoperto da morbidi cuscini e calde coperte.

Lo ringraziai molto e mi infilai sotto le coperte, cercando di chiudere gli occhi e dormire. Ma quelle coperte mi sembravano fredde come il ghiaccio e l’immagine di Calen privo di sensi continuava a scorrermi nella testa, rendendo impossibile addormentarmi.

-Thranduil? - sussurrai.

-Non riesci a dormire vero?

-No …

Thranduil si avvicinò al letto e si sedette accanto a me, chiedendomi cosa potesse fare per farmi riposare. Neanche lui però riusciva a prendere sonno.

-Non potresti rimanere qui con me? Solo per questa notte … - non so come quelle parole mi uscirono dalla bocca, ma in quel momento sentivo di averne bisogno.

Lui rimase interdetto per qualche istante, eppure quando mi guardò negli occhi il suo sguardo cambiò e sollevò le coperte distendendosi accanto a me. Per non cadere dal letto, viste le sue ridotte dimensioni, posai la mia testa sul suo petto e lui mi strinse nuovamente tra le sue braccia.

Poco dopo mi addormentai cullata dal calore del suo corpo e dal suono del battito del suo cuore.

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Mi risvegliai con la testa ancora sul petto di Thranduil, mentre lui dormiva profondamente con il mento appoggiato sulla mia nuca. Il sole stava sorgendo e una fresca brezza entrava dall’esterno nella tenda. Uscii dal letto cercando di non svegliare Thranduil, per poi osservarlo mentre continuava a riposare senza accorgersi della mia assenza.

Ma cosa diamine mi era passato per la testa?

Non avrei dovuto cedere alle mie emozioni distorte, non dopo aver finalmente ritrovato Calen.

Allora perché mi sentivo così bene nell’aver passato la notte accanto a Thranduil?

Scacciai subito quel pensiero dalla mente: era Calen ciò che il mio cuore desiderava, non poteva esserci nessun altro, non era possibile. Era Calen il mio Melamin, non Thranduil.

Trovai un mantello appeso vicino all’entrata della tenda, così decisi di indossarlo e uscire per schiarirmi le idee. Dissi alle guardie che avevo il permesso di Thranduil di uscire e di tornare quando lo avessi voluto, ma che nessuno poteva ancora disturbarlo. Sollevai il cappuccio per coprirmi il volto ed iniziai a camminare silenziosamente per la città. Il sottile velo della notte ricopriva ancora Dale, tutto sembrava essersi immobilizzato alla sera precedente anche se i primi raggi del sole colpivano la sommità delle case in rovina.

Sentivo che Calen era vicino, doveva essere in qualche tenda lì attorno. Non fu difficile scoprire quale fosse: in una piccola piazza isolata era stata posta un’unica tenda circondata da cinque file di soldati elfici armati e pronti a fermare chiunque si fosse avvicinato senza il permesso del Re. Mi acquattai dietro ad un muro di una casa e rimasi ferma ad osservare quella tenda: se mi avessero vista avrebbero subito dato l’allarme e Thranduil non si sarebbe più fidato di me. Ero sicura che Calen si trovasse là dentro, lo percepivo chiaramente.

“È ancora Calen, è ancora l’Elfo che ho conosciuto e amato” ribadii a me stessa.

Dopo alcuni minuti decisi di tornare indietro affinché Thranduil non si svegliasse senza trovarmi nella tenda, ma quando arrivai lui era già sveglio e mi stava aspettando in piedi al centro della tenda con le braccia conserte.

-Dove sei stata?- mi chiese con tono brusco.

-Avevo semplicemente bisogno di prendere un po’ d’aria fresca.- risposi senza esitare togliendomi il mantello dalle spalle; in fondo era stata quella la mia intenzione iniziale.

-Preparati, i funerali si terranno a breve. - disse senza aggiungere altro, mantenendo lo stesso tono di voce freddo ed indicandomi un abito nero disteso sul letto, per poi uscire velocemente dalla tenda.

“Se c’è una persona che non riuscirò mai a comprendere è sicuramente Thranduil” pensai una volta rimasta sola.

Mi rinfrescai il viso e cancellai dal mio corpo gli ultimi segni della battaglia, infine indossai l’abito che mi aveva indicato Thranduil. Era un semplice abito nero a maniche lunghe che scendeva morbido lungo i fianchi, con dei sottili ricami argentei quasi impercettibili sul corpetto. Raccolsi i capelli in una piccola crocchia bassa, lasciando però fuori alcune ciocche troppo corte per riuscire ad inserirle nella pettinatura, e come da tradizione mi coprii il capo con un leggero velo nero.

Uscita dalla tenda vidi Thranduil che mi stava attendendo tenendo per le briglie  Namid; anche lui indossava i colori del lutto. Senza dire una parola mi fece montare a cavallo, salendo successivamente dietro di me e guidando lui stesso Namid verso Erebor.

Arrivati alla Porta scendemmo da cavallo e seguimmo la folla di Nani venuta a dare l’ultimo saluto al proprio Re ed i suoi giovani nipoti, i suoi eredi diretti. Raggiungemmo un’immensa sala illuminata da centinaia e centinaia di candele, al centro della quale, su una sorta di isola rocciosa separata dai gradoni ad anello e affiancata da due gigantesche statue di antichi Re, vi erano Thorin, Fili e Kili.

I tre corpi erano stati posti uno accanto all’altro, sopra ad imponenti sarcofagi di pietra illuminati dalle candele, e stringevano tra le mani  quelle che erano state le loro armi. Era come se dormissero un sonno profondo. La spada di Thorin Scudodiquercia era stata posta sul fianco, poiché nelle mani reggeva l’Arkengemma che irradiava pura luce: la gemma che aveva così tanto desiderato sarebbe stata sepolta con lui.

Bilbo e gli altri membri della compagnia, in una lenta processione, si soffermavano accanto ad ognuno dei feretri per qualche minuto, ripensando a tutti i momenti passati insieme, alle avventure vissute e a tutte le emozioni che avevano provato con loro; fu impossibile trattenere le lacrime. In disparte vidi Gandalf, Radagast il Bruno e Beorn, i quali assistevano come me a quella scena straziante.

Una volta che ebbero finito di rendere a Thorin, Fili e Kili l’ultimo saluto, i Nani della compagnia si schierarono davanti alle tombe ed alzarono le armi al cielo.

-Il Re è morto! - esclamò Mithrandir.

-Lunga vita al Re!- gridò subito dopo Balin, seguito dal resto dei Nani.

Dain Piediferro si chinò in segno di rispetto, era divenuto ufficialmente Re di Erebor, anche se sulla sua testa vi era già stata posta la corona.

I Nani sulle gradinate cominciarono ad avviarsi verso l’uscita della sala, una grande festa li attendeva. Thranduil, che fino ad allora era rimasto silenziosamente al mio fianco, mi invitò a seguirlo fuori, ma decisi che sarei rimasta ancora qualche minuto. Aspettai che la folla di Nani se ne fosse andata e cominciai ad avviarmi verso le tombe di pietra, passando attraverso un tunnel scavato in una delle statue.

-Desidererei dare anche io il mio ultimo saluto.- dissi ai Nani rimasti, i quali si stupirono nel vedermi lì.

Balin mi osservò per qualche istante, cercando il mio sguardo nascosto dal velo, per poi farmi un leggero cenno di assenso. Lo ringraziai per il suo gesto e mi avvicinai alle tre tombe, dove mi soffermai per qualche minuto.

Fili e Kili avrebbero potuto avere una vita lunga e felice, troppo presto la morte li aveva presi con sé. Erano stati sempre gentili nei miei confronti, soprattutto Kili, fin da quando li avevo conosciuti ad Imladris; difficilmente avrei potuto incontrare altri Nani simili a loro.

Thorin invece all’inizio non era stato favorevole alla mia presenza nella compagnia, ma con il passare del tempo aveva saputo accettarlo mettendo da parte l’odio verso la mia razza. Grazie a lui i Nani di Erebor dopo secoli erano riusciti a fare ritorno a casa, e per questo sarebbe entrato nella leggenda; io lo avrei ricordato per sempre come un amico.

Mi accostai ad un candelabro ed utilizzando la Fiamma trasmisi alla fievole luce emanata il dono dell’eternità: le loro tombe non sarebbero mai cadute nel buio, così come il loro ricordo.

Quando mi voltai verso il gruppo di Nani vidi i loro occhi farsi di nuovo lucidi ed uno dopo l’altro cominciarono ad inchinarsi in segno di profondo ringraziamento. Una lacrima solitaria mi inumidì il viso: probabilmente quella era l’ultima volta che li avrei visti. Chinai il capo e con la mano sul cuore diedi loro il mio addio, per poi andarmene in silenzio.

Percorsi un’ultima volta gli immensi saloni di Erebor che lentamente stavano riprendendo vita, soffermandomi con lo sguardo sui volti dei Nani ricolmi di gioia nel fare finalmente ritorno nel loro antico regno. Varcai la Porta, abbandonando così la compagnia di Thorin Scudodiquercia, e trovai ad attendermi alcuni soldati di Thranduil, il quale era probabilmente tornato a Dale per congedarsi da Bard.

-Il Re la attende per partire mia signora. - disse uno di loro porgendomi le redini di Namid. 

-Aspettate!

Mi voltai di scatto verso la Porta dalla quale era uscita quella voce e vidi un giovane hobbit correre nella nostra direzione. Alzai il velo ed andai incontro a Bilbo, il quale aveva il respiro affannoso per la corsa. 

-Mi dispiace avervi interrotto, ma dovevo assolutamente parlare con voi prima che ve ne andaste. - disse cercando di riprendere fiato.

-Non vi dovete dispiacere, parlate pure signor Baggins. - lo incitai sorridendogli.

-Ho saputo che avete ritrovato l’Amore di cui mi avevate parlato a Gran Burrone.- trattenni il respiro per qualche istante, le sue parole mi avevano colpito in maniera inaspettata - Per questo volevo offrirvi un piccolo dono da parte mia, per augurarvi la sua guarigione.

Allungò la mano tremante ed aprendola comparve sul palmo una piccola ghianda.

-Ne ho raccolto una manciata nel giardino di Beorn. So che non è molto, ma …

Non gli lasciai finire la frase, mi inginocchiai davanti a lui e gli presi la mano, chiudendola con la mia.

-Non perdere mai la speranza Bilbo, perché sarà quella che ti farà andare avanti anche nei momenti più difficili; non abbandonarla, resta attaccato ad essa anche se ti diranno di mollare e che non ne vale la pena. Questo è ciò che ho fatto e che spero di continuare a fare. Voi Hobbit avete un coraggio incredibile e senza accorgervene date speranza agli altri, per questo dovrei essere io a farvi un dono.

-L’avervi incontrata è già per me un dono immenso, quando tornerò alla Contea pochi crederanno alle mie parole.

-Ma voi non mi avete semplicemente incontrata, voi siete diventato un mio caro amico Bilbo Baggins.

I suoi occhi si illuminarono ed io presi nella mia mano la ghianda che mi aveva porto, come ricordo di quel giovane hobbit allontanatosi dalla Contea per dare aiuto a tredici Nani sconosciuti nel riprendersi Erebor.

-Dunque addio amico mio.- dissi infine alzandomi da terra e sorridendo a Bilbo che stava cercando di trattenere le lacrime.

-Addio… amica mia … -sussurrò lo hobbit.

Montai a cavallo e diedi il comando a Namid di partire al passo, mentre i soldati di Thranduil si accodarono dietro.

Bilbo rimase sulla soglia di Erebor fino a quando la mia figura scomparve dalla sua vista, ed io mi voltai un’ultima volta verso Erebor.


ANGOLO DELL’AUTRICE
E così si conclude per Belthil la sua avventura con i Nani e Bilbo. Che cosa accadrà ora a Bosco Atro? Calen tornerà come era prima o dovrà essere giustiziato?  I sentimenti per Thranduil sono davvero distorti dal dolore per Calen o c’è  qualcosa di più?
Lo scoprirete nei prossimi capitoli ;)
Bacioni,
Giulia :3

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